Nel libro che sto leggendo in questi giorni si dice che l'italiano è l'unica lingua romanza in cui le professioni di prestigio non vengono declinate al femminile. Così, se non c'è alcun problema con termini quali ad esempio operaio/a, cassiere/a, maestro/a ecc. il problema nasce con "deputata", "sindaca", "ministra", "chirurga" e via dicendo. E - leggo sempre nel libro - non regge la scusa secondo cui si tratta di professioni a cui le donne si sono avvicinate maggiormente solo in epoca recente, perché ci sono paesi in cui questo problema, se di problema si può parlare, è stato risolto fin da subito mano a mano che si presentava. In Spagna e Portogallo, ad esempio, dove al pari dell'Italia l'accesso delle donne a queste professioni si è avuto relativamente tardi, non ha creato alcun problema l'adozione fin da subito di termini come "avogada", "medica", "deputda", " juiza" (la giudice) ecc. I problemi si sono riscontrati solo qui da noi, retaggi di una società da sempre fondata sul classismo e sul patriarcato più granitico, le cui conseguenze sono ancora oggi tristemente evidenti.
Se capitate in libreria, fate un pensierino a questo ottimo libro. Si chiama Sguardi differenti e la casa editrice è Mammeonline
"...e il mio maestro m'insegnò com'è difficile trovare l'alba dentro l'imbrunire..." (Franco Battiato)
sabato 9 luglio 2016
giovedì 7 luglio 2016
La pacifica cittadina di provincia
"L’assassinio di un nigeriano, scampato assieme alla moglie ai massacri di Boko Haram per poi finire ucciso dalla violenza razzista in Italia, suscita orrore. Questo è accaduto nelle Marche, a Fermo, in una pacifica cittadina di provincia, dove ci si aspetterebbe che il clima di civiltà e tolleranza tradizionali non possano lasciar germinare pulsioni criminali di questo genere."Le ipotesi che frullano in mente dopo aver letto questa scemenza sono due: o l'articolista del Foglio era in preda ai fumi dell'alcol, oppure la suddetta scemenza l'ha scritta pur sapendo che si trattava di una scemenza, quindi in malafede. In entrambi i casi si tratta appunto di una conclamata scemenza. Come infatti hanno rilevato tutti già poche ore dopo il tragico fatto, il substrato sociale in cui è maturata la tragedia era da tempo costituito da malcontento e intolleranza, a più riprese palesatisi attraverso veri e propri atti intimidatori (tipo bombe davanti a chiese e strutture di accoglienza, scritte xenofobe sui muri, manifestazioni ecc.). Una situazione che era quindi già "calda" e che purtroppo ha avuto il tragico epilogo che sappiamo.
Però per Il Foglio era tutto tranquillo, Fermo e paesi limitrofi erano oasi di serenità e di pace, c'era "un clima di civiltà e tolleranza" che manco in paradiso. E quindi come può essere successo un fatto di sangue così grave? Chi mai se l'aspettava?
Quasi quasi mando una mail a Ferrara con richiesta di spiegazioni.
Fermo e Il Giornale
Per rendersi conto di come siamo messi, è sufficiente leggere alcuni dei commenti che appaiono in calce all'articolo del Giornale in cui si parla della tragedia di Fermo: orrori grammaticali, bestialità sintattiche, revisionismi storici alla cazzo di cane, luoghi comuni come se piovesse, cinismo, cattiveria e tante altre belle cose. Un commentatore si chiede, solo per fare un esempio, come si possano mettere insieme gli aggettivi razzista e fascista, cosa c'entrino uno con l'altro (non sto scherzando, se lo chiede davvero). Un altro dice di essersi rotto di questi cazzo di musulmani, ovviamente ignorando che in Nigeria cristiani e musulmani sono in percentuale paritaria - il fatto che i due ragazzi di Fermo abbiano convalidato il loro matrimonio davanti al parroco che li ospitava fa supporre semmai che fossero entrambi di religione cristiana. E via così, in un florilegio di ignoranza sesquipedale e frasi stupide da bettola di quarta categoria, cioè tutto ciò che contraddistingue il lettore medio del fogliaccio di Sallusti e il follower medio di Salvini.
mercoledì 6 luglio 2016
Toh, la guerra in Iraq non era giustificata

Tony Blair: "Chiedo scusa per la guerra, ha favorito la nascita dell'Isis" (Il Fatto, 25/09/2015).
Tony Blair, oggi, dopo la pubblicazione del rapporto Chilcot: "Io non credo che la rimozione di Saddam Hussein sia la causa del terrorismo a cui assistiamo in Medio Oriente e altrove".
Per come la vedo io, se Blair avesse un minimo barlume di quella cosa ormai così rara chiamata dignità, dovrebbe sparire, vergognarsi e andare a nascondersi in qualche remoto angolo dall'altra parte del globo. Ma non adesso. Avrebbe dovuto farlo almeno un decennio fa e più, quando si scoprì che i famosi rapporti che certificavano l'esistenza delle armi di distruzione di massa nelle mani di Saddam erano più falsi di una banconota da 22 euro, e furono assemblati da lui e dai suoi collaboratori con la compiacenza dell'altro guerrafondaio che all'epoca era presidente degli USA.
Quello che più rattrista è che nessuno chiederà mai conto del loro operato a questi due mascalzoni.
martedì 5 luglio 2016
Chi perde paga

Le ultime 80/100 pagine sono congegnate, se così si può dire, in modo che il lettore non possa staccarsi dal libro. Non so se King sia più o meno bravo dei grandi maestri giallisti alla Poe o alla Christie o alla Doyle o a chi volete voi - e perdonate se i paragoni possono apparire blasfemi - so solo che questo thriller mi ha stregato.
lunedì 4 luglio 2016
Se volete mandarlo a casa

"Se volete mandarmi a casa convocate un congresso e vincetelo", ha detto quello che si crede il Padreterno, un Padreterno di 'sta ceppa che governa un paese di 60 milioni di abitanti con 2 milioni di voti scarsi rimediati alle primarie del 2013. Come diceva il buon Guccini: "...ne abbiamo visti maghi e geni uscire a frotte, per scomparire..."
Diamo tempo al tempo.
domenica 3 luglio 2016
Stragi di serie B
I macellai dell'Is hanno fatto una strage a Baghdad, in due centri commerciali: 120 morti (molti di questi bambini) e oltre 140 feriti. Non si trova una riga da nessuna parte, se non spulciando negli anfratti dei vari siti, ma la cosa è comprensibile: le vittime erano tutte iraqene e di religione musulmana, dei poveri sfigati, insomma, almeno secondo il metro di valutazione in voga da queste parti, e si sa che l'indignazione segue da sempre precise regole geografiche e di pancia.
Un selfie per Libero
Dopo la prima pagina di Libero di stamattina, la prossima volta che in pizzeria si presenterà al mio tavolo uno di quei ragazzi bengalesi per vendermi una rosa, invece di rifiutare gentilmente, come ho sempre fatto, comprerò tutto il mazzo, dopodiché farò un selfie col ragazzo e invierò la foto via mail a quella redazione di stronzi.
Hanno sempre ragione loro
SMS da Wind: il prezzo del mio piano tariffario passa da 12 a 13,50 euro, però mi danno un giga in più (da uno a due). A me del giga in più non frega una beata fava, dal momento che per la maggior parte del tempo sto collegato tramite WiFi. Stamattina vado giù a Santarcangelo alla Wind e dico alla gentile signorina che vorrei mantenere il mio piano tariffario a 12 euro, che tra l'altro non è neppure più tanto conveniente dal momento che altri operatori ne offrono di più vantaggiosi. L'addetta risponde che non è possibile perché Wind ha comunque deciso che All Inclusive aumenterà di prezzo, se il cliente non è d'accordo può recedere dal contratto o cambiare operatore entro trenta giorni senza penali (e vorrei anche vedere!). Chiedo quindi all'addetta se esista un altro piano tariffario Wind al prezzo di 12 euro. Mi risponde di sì ma il cambio costa 15 euro. Conclusione: in un modo o nell'altro fanno quello che vogliono loro.
Domani cerco un altro operatore.
Domani cerco un altro operatore.
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