"...e il mio maestro m'insegnò com'è difficile trovare l'alba dentro l'imbrunire..." (Franco Battiato)
sabato 4 luglio 2009
Intercettazioni, al Quirinale qualcosa si muove
Naturalmente nessuno si fa illusioni che la cosa finisca qui. Però, e questo è senz'altro un segnale positivo, Napolitano pare abbia fatto capire, senza tanti giri di parole, ad Alfano e combriccola, che una legge così lui non la firma.
Staremo a vedere gli sviluppi (qui l'articolo di Repubblica di stamattina).
"La mia personale visione"
Lo so, sembra difficile da credere, sembra quasi impossibile. Poi uno ci pensa, fa un pochino mente locale e si rende conto che la sua "epopea", in fondo, se l'è costruita, da sempre, su una serie infinita di detti e contraddetti.
Lo so, sembra incredibile, ma quest'uomo, pur a fasi alterne, governa l'Italia da più di 15 anni.
Lo so, sembra incredibile, ma quest'uomo, pur a fasi alterne, governa l'Italia da più di 15 anni.
venerdì 3 luglio 2009
Effetti collaterali delle corna in Portogallo
Per l'immagine del governo è veramente troppo, tanto più che tra tre mesi si terranno in Portogallo le elezioni che potrebbero strappare la maggioranza al partito socialista. Pinho, 54 anni, uno dei principali artefici del piano di sviluppo delle energie rinnovabili in Portogallo, ha chiesto ripetutamente scusa per il gesto. Ma per il premier Jose' Socrates il gesto è veramente imperdonabile.
Lo so, è difficile da credere...
Lo so, è difficile da credere...
Giornata del silenzio, si va avanti
Pur nella generale convinzione che l'iniziativa non farà miracoli, ma ancor più convinti che non si possa comunque stare a guardare, l'iniziativa lanciata da Gilioli va avanti e raccoglie adesioni.E' sempre più probabile l'attivazione di una sorta di blog-raccordo, la stesura di un testo condiviso e la creazione di un banner che facciano da perno e riferimento al tutto. Nel frattempo lo stesso Gilioli continua a segnalare (qui e qui) i blogger che aderiscono all'iniziativa. Qui, invece, trovate il blog di Scorza, un po' il "regista" di tutta l'operazione.
Continuerò da queste pagine a segnalare, via via che si presenteranno, gli sviluppi dell'iniziativa.
Adesso mi sento più sicuro
Il decreto sicurezza è da ieri legge dello stato. Io, ovviamente, come cittadino, è normale che ne gioisca, perché se diventa legge un provvedimento chiamato "sicurezza" significa che io sono automaticamente più sicuro, più al riparo dalla criminalità, specie da quella di matrice straniera. D'altra parte pure Maroni ha detto che "E' un passo in avanti molto importante per garantire la sicurezza ai cittadini", mentre il geniale Gasparri ha detto - pensate un po' - che è "Una legge per gli italiani", come se finora il Parlamento avesse fatto leggi per i cittadini di Bora Bora.
Vorrei dire un paio di cose evitando, se possibile, di cadere nella facile retorica trita e ritrita su razzismo, xenofobia e storie simili - retorica comunque non del tutto campata per aria -, facendo brevi analisi e riflessioni su alcuni punti.
Il provvedimento cardine di tutta la legge, e anche quello più controverso e polemico, è la criminalizzazione del clandestino. In pratica, per decidere se una persona è un criminale oppure no non ci si baserà più su quello che combina, su eventuali reati commessi o su come si comporta, basterà che sia un clandestino. Ciò che si è e non ciò che si fa, quindi, determinerà l'essere o meno un delinquente. Questo è il punto che durante tutto l'iter legislativo, e anche adesso, ha dato più di altri fuoco alle polveri e ha innescato aspri confronti tra maggioranza e opposizione. Ora, è vero, come riporta anche il Ministero dell'Interno (2007), che la maggior parte della criminalità ascrivibile agli stranieri è da addebitare all'immigrazione irregolare, ma la percentuale non è nota. E comunque, è una ragione valida questa per privare tutti gli irregolari, indistintamente, degli elementari diritti riconosciuti a tutti gli esseri umani? Non lo so.
Scrive ad esempio Micromega:
Il secondo punto, quello a mio avviso più ipocrita di tutta la legge, ha sempre a che fare con la presunta maggior sicurezza degli italiani che deriverebbe dal provvedimento. Ma come è possibile parlare di aumento della sicurezza quando in concomitanza con questa legge ne sta per arrivare un'altra, quella sulle intercettazioni, che di fatto consentirà a una marea di delinquenti, esteri o stranieri qui non fa differenza, di farla franca? L'impressione è che si stia mettendo in atto il famoso detto "forti coi deboli e deboli coi forti". Questo perché da una parte lo stato fa una legge dura, restrittiva e severa nei confronti di chi è più debole e ha meno garanzie, dall'altro ne fa un'altra che di fatto garantirà l'impunità, oltre agli stupratori e ai delinquenti comuni, agli autori dei reati dei cosiddetti colletti bianchi: frode, corruzione e tutti i reati di natura finanziaria.
Naturalmente si sta ragionando per ipotesi, non essendo possibile, adesso, prevedere gli effetti di questa legge.
Nel frattempo, comunque, non ho dubbi: mi sento certamente più sicuro.
Vorrei dire un paio di cose evitando, se possibile, di cadere nella facile retorica trita e ritrita su razzismo, xenofobia e storie simili - retorica comunque non del tutto campata per aria -, facendo brevi analisi e riflessioni su alcuni punti.
Il provvedimento cardine di tutta la legge, e anche quello più controverso e polemico, è la criminalizzazione del clandestino. In pratica, per decidere se una persona è un criminale oppure no non ci si baserà più su quello che combina, su eventuali reati commessi o su come si comporta, basterà che sia un clandestino. Ciò che si è e non ciò che si fa, quindi, determinerà l'essere o meno un delinquente. Questo è il punto che durante tutto l'iter legislativo, e anche adesso, ha dato più di altri fuoco alle polveri e ha innescato aspri confronti tra maggioranza e opposizione. Ora, è vero, come riporta anche il Ministero dell'Interno (2007), che la maggior parte della criminalità ascrivibile agli stranieri è da addebitare all'immigrazione irregolare, ma la percentuale non è nota. E comunque, è una ragione valida questa per privare tutti gli irregolari, indistintamente, degli elementari diritti riconosciuti a tutti gli esseri umani? Non lo so.
Scrive ad esempio Micromega:
Con tale divieto si impedisce, in ragione della nazionalità, l’esercizio di un diritto fondamentale quale è quello di contrarre matrimonio senza vincoli di etnia o di religione; diritto fondamentale che in tal modo viene sottratto non solo agli stranieri ma agli stessi italiani.
Con una norma ancora più lesiva della dignità e della stessa qualità umana, è stato inoltre introdotto il divieto per le donne straniere, in condizioni di irregolarità amministrativa, di riconoscere i figli da loro stesse generati. Pertanto in forza di una tale decisione politica di una maggioranza transeunte, i figli generati dalle madri straniere irregolari diverranno per tutta la vita figli di nessuno, saranno sottratti alle madri e messi nelle mani dello Stato. Neanche il fascismo si era spinto fino a questo punto. Infatti le leggi razziali introdotte da quel regime nel 1938 non privavano le madri ebree dei loro figli, né le costringevano all’aborto per evitare la confisca dei loro bambini da parte dello Stato. (fonte)
Il secondo punto, quello a mio avviso più ipocrita di tutta la legge, ha sempre a che fare con la presunta maggior sicurezza degli italiani che deriverebbe dal provvedimento. Ma come è possibile parlare di aumento della sicurezza quando in concomitanza con questa legge ne sta per arrivare un'altra, quella sulle intercettazioni, che di fatto consentirà a una marea di delinquenti, esteri o stranieri qui non fa differenza, di farla franca? L'impressione è che si stia mettendo in atto il famoso detto "forti coi deboli e deboli coi forti". Questo perché da una parte lo stato fa una legge dura, restrittiva e severa nei confronti di chi è più debole e ha meno garanzie, dall'altro ne fa un'altra che di fatto garantirà l'impunità, oltre agli stupratori e ai delinquenti comuni, agli autori dei reati dei cosiddetti colletti bianchi: frode, corruzione e tutti i reati di natura finanziaria.
Naturalmente si sta ragionando per ipotesi, non essendo possibile, adesso, prevedere gli effetti di questa legge.
Nel frattempo, comunque, non ho dubbi: mi sento certamente più sicuro.
giovedì 2 luglio 2009
Viareggio, la ruggine non c'entra
Questa mattina, la stragrande maggioranza dei giornali usciti addebitava la causa principale della sciagura di Viareggio alla ruggine. Oggi pomeriggio le cose sono cambiate e la ruggine pare adesso che non c'entri più nel cedimento strutturale dell'organo meccanico (qui Ansa e qui Repubblica).
Come al solito, dopo sciagure tipo questa si corre ai ripari: Berlusconi ha affermato che occorre cambiare le regole per il trasporto su rotaia di questi tipi di materiali, Matteoli ha detto che ci saranno controlli severissimi su tutti i carri cisterna circolanti in Italia immatricolati all'estero e che addirittura potrebbero essere fermati tutti i carri appartenenti alla Gatx.
A me ha molto colpito una domanda che si è posto .mau., che mi pare non sia stata evidenziata da nessuno: perché quel treno si trovava a Viareggio? E, più in generale, perché questi treni vengono fatti viaggiare sulle direttrici principali che attraversano il nostro paese senza pensare a soluzioni alternative?
Come al solito, dopo sciagure tipo questa si corre ai ripari: Berlusconi ha affermato che occorre cambiare le regole per il trasporto su rotaia di questi tipi di materiali, Matteoli ha detto che ci saranno controlli severissimi su tutti i carri cisterna circolanti in Italia immatricolati all'estero e che addirittura potrebbero essere fermati tutti i carri appartenenti alla Gatx.
A me ha molto colpito una domanda che si è posto .mau., che mi pare non sia stata evidenziata da nessuno: perché quel treno si trovava a Viareggio? E, più in generale, perché questi treni vengono fatti viaggiare sulle direttrici principali che attraversano il nostro paese senza pensare a soluzioni alternative?
Sciopero dei giornalisti e (forse) dei blogger
La Federazione Nazionale della Stampa Italiana ha indetto una giornata di sciopero il 13 luglio (comunicato qui), il che significa che il giorno 14 in edicola non ci saranno i quotidiani, perlomeno quelli che aderiscono all'iniziativa. Questa presa di posizione unitaria è stata indetta in segno di protesta nei confronti del ddl intercettazioni, che, come sapete, è stato licenziato e approvato da un ramo del Parlamento, la Camera, e si appresta a espletare l'ultimo passaggio al Senato per essere definitivamente convertito in legge.Di molte delle misure contenute in questo testo di legge ho parlato piuttosto diffusamente in questo blog, e quindi non sto a tornarci sopra; ricordo solo, molto brevemente, il "pericolo" maggiore che si annida in questo disegno di legge, pericolo a cui noi tutti saremo esposti qualora il testo diventasse legge dello stato: il sostanziale azzeramento della possibilità di utilizzare le intercettazioni come strumento di indagine. Apparentemente nulla, o quasi, cambia rispetto alla vecchia disciplina che regolava l'utilizzo di questo strumento di indagine; infatti i reati per i quali sono utilizzabili le intercettazioni rimangono, come lo erano prima, tutti quelli per i quali è prevista una pena edittale dai 5 anni in su.
Quello che cambia è solamente una piccola formuletta, e precisamente quella che sostituisce i "sufficienti indizi di reato" per poter disporre un'intercettazione con "evidenti indizi di colpevolezza". Cosa comporta questo piccolo cambiamento (e la presa per i fondelli che c'è dietro) lo capite bene da soli. A tutto questo c'è da aggiungere quella che è forse la parte più irritante del complesso iter legislativo che ha condotto alla formulazione finale del testo, ossia l'infinita scia di bugie che ci hanno raccontato nell'ultimo anno per poter giustificare in qualche modo l'adozione di questo provvedimento, bugie che sostanzialmente vertono su privacy e costi. Sia sull'uno che sull'altro aspetto non c'è stato ministro che non si sia sbizzarrito, da ogni pulpito, a prenderci per i fondelli raccontando le balle più stravaganti e impensabili, balle che chiunque abbia un computer connesso a internet può tranquillamente smontare con due clic del mouse.
Le intercettazioni sono uno dei due punti controversi contenuti nel disegno di legge, l'altro riguarda il cosiddetto bavaglio alla stampa, la morte della cronaca giudiziaria, come l'hanno definita molti giornalisti. Una norma contenuta nel testo, infatti, prevede il divieto per la stampa di riportare il resoconto testuale di intercettazioni telefoniche e di atti di inchieste anche quando non più coperti da segreto. La pena per il giornalista che sgarra prevede addirittura il carcere, commutabile con una sanzione pecuniaria anche a carico dell'editore. Facile prevedere quali saranno le conseguenze di tutto ciò: silenzio tombale su tutto.
Ecco i motivi per cui la federazione della stampa ha indetto lo sciopero. Che è condivisibilissimo anche perché, come precisa la stessa federazione nel suo comunicato, non si tratta - e questo accade per la prima volta - di uno sciopero attuato per motivi di contratto o salario, ma semplicemente per poter continuare a essere liberi di scrivere e di informare, così come garantito dalla Costituzione. Qui, per la verità, e mi tocca dirlo, mi pare di scorgere un leggero velo di ipocrisia, in quanto, come è noto, molte delle testate che aderiranno allo sciopero sono le stesse che spesso e volentieri, quando era ora di approfittare di questa libertà di scrivere e raccontare, hanno girato la testa dall'altra parte evitando di dare notizie che potessero dar fastidio a qualche potere forte. E questo aspetto non si può, per serietà, non menzionare.
Il giorno 14 luglio anche io farò "sciopero", anche io non aggiornerò questo blog per un giorno, anche se non sono un giornalista, e lo farò, simbolicamente, oltre che per tutto quello che ho già spiegato, per un motivo molto semplice: l'obbligo di rettifica. Ne avevo già parlato qui, ma è probabile che qualcuno se ne sia dimenticato. Eh sì, perché i nostri attenti legislatori non si sono occupati solo di imbavagliare la stampa, ma anche qualche fastidioso blogger magari un po' troppo zelante. So che tra voi, amici lettori, ci sono alcuni blogger; penso che sarebbe un bellissimo gesto se anche anche voi partecipaste a questa inziativa evitando di aggiornare per un giorno il vostro blog o sito, magari mettendo un semplice link a questo articolo o a quello di Alessandro Gilioli, che è quello che ha avuto l'idea. Un giorno in cui giornalisti e blogger seppelliscono la storica ascia di guerra in nome del diritto comune di continuare a scrivere in libertà.
Vi lascio qui di seguito alcuni link utili.
- L'Abc ddl intercettazioni (Sole24Ore)
- Intercettazioni, giro di vite su stampa e pm (la Repubblica)
- Il bavaglio, i giornalisti, i blogger (A. Gilioli)
- Chiuso per rettifica (Punto Informatico)
- Massima insicurezza (M. Travaglio)
- I numeri delle intercettazioni (Inviato Speciale)
- Intervista a Giancarlo Caselli (beppegrillo.it)
mercoledì 1 luglio 2009
Contentissimi del nostro "dittatore"
Giovanni Sartori, classe 1924, considerato uno dei massimi politologi a livello internazionale (professione curiosa, non trovate?), ha rilasciato al quotidiano spagnolo El Pais un'interessante intervista nella quale afferma, tra le altre cose, che in realtà quella di Berlusconi non è una dittatura, come molti pensano, ma semmai un "sultanato", come ha anche scritto nel suo ultimo libro.
E, anche se fosse una dittatura, difficile potersi lamentare visto che quelli che lo votano, che sono ancora la larga maggioranza degli italiani, dicono "siamo contenti del nostro dittatore".
Inviato Speciale ha tradotto e ripubblicato l'intervista, che vi vado a riportare pari pari qui sotto.
Domanda: L’idea alla base del libro è che l’Italia di Berlusconi non sia né una dittatura né una democrazia, ma un sultanato.
Risposta: Ho scelto il titolo prima che venissero fuori le notizie sulle feste e sulle veline e la scelta è stata azzeccata, anche se alcuni sultani erano più violenti di lui. Alcuni avevano brigate di nani acrobati che assassinavano i nemici. Comunque, è un regime cortigiano, un harem.
D. In cosa assomiglia ad una dittatura?
R. Non parliamo di un dittatore del XX secolo perché non ha cambiato la Costituzione, anche se ha provato a svuotarla del suo contenuto dall’interno per togliere potere al Parlamento. Ma gli italiani che lo votano dicono: “Siamo contentissimi del nostro dittatore”. Gli calza a pennello l’idea di corte: fa quello che vuole, ottiene ciò di cui ha bisogno, non fa distinzione tra pubblico e privato, il piacere del potere lo gratifica. È a metà strada tra l’essere un dittatore e il non esserlo. È il padrone all’antica, il proprietario della fattoria.
D. È rimasto sorpreso dagli usi dell’harem?
R. No, il sultano fa quello che gli pare. Sapevamo che aveva sempre avuto un debole per le ragazze. Fa parte del personaggio: il lusso, le grandi feste, le minorenni. Non ci sono ancora prove, ma è assolutamente verosimile, in armonia con il personaggio.
D. Veronica Lario ha parlato di “vergini offerte al drago”.
R. È sua moglie, quindi è logico pensare che sia al corrente dei fatti. Da quel momento sta zitta. Lui ha molti e molto forti meccanismi di pressione. Il primo sono i figli. Se Veronica parla di nuovo, li può diseredare.
D. Crede che questa sará la fine di Berlusconi?
R. Ora sarà più cauto e farà più attenzione. Continua ad avere l’appoggio popolare e a vincere le elezioni. Dice: “Sono fatto così, e agli italiani piace come sono, non cambierò”. Per proteggersi approverà una legge per limitare le intercettazioni telefoniche, fatto gravissimo perché va a discapito dell’attività della polizia contro la mafia, ma questi danni collaterali non gli sono mai importati.
D. Ma la sensazione è che il marcio stia solo iniziando a venire a galla.
R. Verranno fuori foto e prove di tutti i tipi, ma dirà che si tratta di fotomontaggi e calunnie.
D. Il suo partito non gli crederà.
R. Il Popolo della Libertà è una massa clientelista più fedele della ex-DC. Tutti vivono di lui, papi gli dà la pappa. Non cadrà così facilmente come la DC, ha più privilegi e più potere locale, le regioni sono uno scandalo assoluto. È una rete feroce e vorace che conquista sempre più potere, un para-stato che ha tutto l’interesse nel continuare compatto. Tutti salgono sul carro del vincitore, e lui li lascia salire. L’unica cosa che gli sta a cuore è di mantenere il suo patrimonio intatto, tutto il resto è un grande “magna magna”.
D. E Fini?
R. Fini è in pensione. Con l’integrazione dei partiti, Berlusconi ha incoronato i colonnelli facendoli ministri. Fini non ha potere nemmeno sui suoi collaboratori. È freddo e ha una parlata sassone, ma la sua carriera politica è costellata da errori e stupidaggini. Se arrivasse al potere mi fiderei di lui meno che del mio gatto.
D. Ma l’immagine internazionale del paese peggiora di giorno in giorno.
R. Nel ‘94 gli sono saltati addosso, nessuno credeva che sarebbe durato, e alla fine si abituarono a lui. Non penso che ci sia la più piccola pressione internazionale. Dice che è tutto un complotto dei nostri comunisti, di Murdoch e de El País, e con questa favola tira avanti. È molto intelligente e furbo. Va a trovare Obama e si piazza come primo amico della lista. Manda più soldati in Afghanistan, prende tre prigionieri da Guantanamo, e Obama non può trattarlo male.
D. Non sembra plausibile che si dimetta: perderebbe l’immunità.
R. Se si dimette, lo processano. Prima di dimettersi si farebbe garantire l’immunità come Pinochet. Guardi il suo sorriso: è genuino, autentico. Non mente. Sembra dire: “Ve la sto dando a bere. Degli scandali del paese non si sa niente di niente. La televisione non informa, e l’80% degli italiani si informa attraverso la televisione”. Controlla sei canali su sette, e il settimo ha paura di lui. È impossibile che gli presentino il conto. Non ci sono speranze.
D. E la chiesa non potrebbe farlo cadere?
R. Sta molto attenta, ma lui la lascia comandare sempre più. Non ci sono relazioni stato-chiesa, ma solo potere-potere. Anche loro mangiano sulla sua Italia, sulle scuole, sulla fine della vita… È comprata come gli altri. Per questo tace e sopporta. Ecco cos’è la chiesa.
(fonte: inviatospeciale.it)
E, anche se fosse una dittatura, difficile potersi lamentare visto che quelli che lo votano, che sono ancora la larga maggioranza degli italiani, dicono "siamo contenti del nostro dittatore".
Inviato Speciale ha tradotto e ripubblicato l'intervista, che vi vado a riportare pari pari qui sotto.
Domanda: L’idea alla base del libro è che l’Italia di Berlusconi non sia né una dittatura né una democrazia, ma un sultanato.
Risposta: Ho scelto il titolo prima che venissero fuori le notizie sulle feste e sulle veline e la scelta è stata azzeccata, anche se alcuni sultani erano più violenti di lui. Alcuni avevano brigate di nani acrobati che assassinavano i nemici. Comunque, è un regime cortigiano, un harem.
D. In cosa assomiglia ad una dittatura?
R. Non parliamo di un dittatore del XX secolo perché non ha cambiato la Costituzione, anche se ha provato a svuotarla del suo contenuto dall’interno per togliere potere al Parlamento. Ma gli italiani che lo votano dicono: “Siamo contentissimi del nostro dittatore”. Gli calza a pennello l’idea di corte: fa quello che vuole, ottiene ciò di cui ha bisogno, non fa distinzione tra pubblico e privato, il piacere del potere lo gratifica. È a metà strada tra l’essere un dittatore e il non esserlo. È il padrone all’antica, il proprietario della fattoria.
D. È rimasto sorpreso dagli usi dell’harem?
R. No, il sultano fa quello che gli pare. Sapevamo che aveva sempre avuto un debole per le ragazze. Fa parte del personaggio: il lusso, le grandi feste, le minorenni. Non ci sono ancora prove, ma è assolutamente verosimile, in armonia con il personaggio.
D. Veronica Lario ha parlato di “vergini offerte al drago”.
R. È sua moglie, quindi è logico pensare che sia al corrente dei fatti. Da quel momento sta zitta. Lui ha molti e molto forti meccanismi di pressione. Il primo sono i figli. Se Veronica parla di nuovo, li può diseredare.
D. Crede che questa sará la fine di Berlusconi?
R. Ora sarà più cauto e farà più attenzione. Continua ad avere l’appoggio popolare e a vincere le elezioni. Dice: “Sono fatto così, e agli italiani piace come sono, non cambierò”. Per proteggersi approverà una legge per limitare le intercettazioni telefoniche, fatto gravissimo perché va a discapito dell’attività della polizia contro la mafia, ma questi danni collaterali non gli sono mai importati.
D. Ma la sensazione è che il marcio stia solo iniziando a venire a galla.
R. Verranno fuori foto e prove di tutti i tipi, ma dirà che si tratta di fotomontaggi e calunnie.
D. Il suo partito non gli crederà.
R. Il Popolo della Libertà è una massa clientelista più fedele della ex-DC. Tutti vivono di lui, papi gli dà la pappa. Non cadrà così facilmente come la DC, ha più privilegi e più potere locale, le regioni sono uno scandalo assoluto. È una rete feroce e vorace che conquista sempre più potere, un para-stato che ha tutto l’interesse nel continuare compatto. Tutti salgono sul carro del vincitore, e lui li lascia salire. L’unica cosa che gli sta a cuore è di mantenere il suo patrimonio intatto, tutto il resto è un grande “magna magna”.
D. E Fini?
R. Fini è in pensione. Con l’integrazione dei partiti, Berlusconi ha incoronato i colonnelli facendoli ministri. Fini non ha potere nemmeno sui suoi collaboratori. È freddo e ha una parlata sassone, ma la sua carriera politica è costellata da errori e stupidaggini. Se arrivasse al potere mi fiderei di lui meno che del mio gatto.
D. Ma l’immagine internazionale del paese peggiora di giorno in giorno.
R. Nel ‘94 gli sono saltati addosso, nessuno credeva che sarebbe durato, e alla fine si abituarono a lui. Non penso che ci sia la più piccola pressione internazionale. Dice che è tutto un complotto dei nostri comunisti, di Murdoch e de El País, e con questa favola tira avanti. È molto intelligente e furbo. Va a trovare Obama e si piazza come primo amico della lista. Manda più soldati in Afghanistan, prende tre prigionieri da Guantanamo, e Obama non può trattarlo male.
D. Non sembra plausibile che si dimetta: perderebbe l’immunità.
R. Se si dimette, lo processano. Prima di dimettersi si farebbe garantire l’immunità come Pinochet. Guardi il suo sorriso: è genuino, autentico. Non mente. Sembra dire: “Ve la sto dando a bere. Degli scandali del paese non si sa niente di niente. La televisione non informa, e l’80% degli italiani si informa attraverso la televisione”. Controlla sei canali su sette, e il settimo ha paura di lui. È impossibile che gli presentino il conto. Non ci sono speranze.
D. E la chiesa non potrebbe farlo cadere?
R. Sta molto attenta, ma lui la lascia comandare sempre più. Non ci sono relazioni stato-chiesa, ma solo potere-potere. Anche loro mangiano sulla sua Italia, sulle scuole, sulla fine della vita… È comprata come gli altri. Per questo tace e sopporta. Ecco cos’è la chiesa.
(fonte: inviatospeciale.it)
Facciamo una tregua e non raccontiamo più i fatti?
Giorgio Napolitano, nel giorno del suo 84° compleanno, se n'è uscito con un curioso invito, rivolto, a quanto sembra, a politica e informazione. Questo:
Come sapete, tra qualche giorno ci sarà a L'Aquila il famoso G8, e la preoccupazione del presidente, detto in maniera molto brutale, è probabilmente quella di fare in modo che i capi di stato dei paesi più "in" arrivino qui trovando un clima tranquillo, che dia l'idea insomma che non ci sono problemi e che tutti qui vanno d'amore e d'accordo.
Non condivido per niente questo appello. Se infatti una qualche plausibilità ce l'ha per quel che riguarda l'aspetto politico, per quanto riguarda l'informazione mi pare che sia completamente fuori dal mondo. Cosa pretende, Napolitano, una sorta di moratoria dell'informazione fino al G8? Pretende che in questo lasso di tempo si parli solo di sole, mare e vacanze?
E' vero, nel recente periodo non sono mancate le polemiche, anche aspre, specialmente in riferimento a tutto quanto ruota attorno alle vicende del premier, ma non ci sono state solo queste: ci sono stati soprattutto i fatti. Prosegue a pieno ritmo l'inchiesta di Bari su Tarantini, tangenti, escort e presunti rapporti col premier; c'è lo scandalo di due giudici della Consulta che vanno a cena con chi sarà oggetto del loro giudizio riguardo al lodo Alfano; in questa settimana ci sarà l'ultima discussione in Senato riguardo alla peggior porcata legislativa mai partorita, quella che di fatto abolirà le intercettazioni telefoniche e metterà in galera i giornalisti che non "rigano" dritto.
E l'informazione cosa deve fare, starsene buona finché passa la bufera del G8? Deve zittirsi ipocritamente per salvaguardare il prestigio del paese? Ma il prestigio di un paese normale come si salvaguarda, nascondendo le nefandezze di chi ci governa sotto il tappeto o denunciandole mettendole in piazza?
"Io capisco le ragioni dell'informazione e della politica, ma il mio augurio ed il mio auspicio in questo momento sono di una tregua nelle polemiche"
Come sapete, tra qualche giorno ci sarà a L'Aquila il famoso G8, e la preoccupazione del presidente, detto in maniera molto brutale, è probabilmente quella di fare in modo che i capi di stato dei paesi più "in" arrivino qui trovando un clima tranquillo, che dia l'idea insomma che non ci sono problemi e che tutti qui vanno d'amore e d'accordo.
Non condivido per niente questo appello. Se infatti una qualche plausibilità ce l'ha per quel che riguarda l'aspetto politico, per quanto riguarda l'informazione mi pare che sia completamente fuori dal mondo. Cosa pretende, Napolitano, una sorta di moratoria dell'informazione fino al G8? Pretende che in questo lasso di tempo si parli solo di sole, mare e vacanze?
E' vero, nel recente periodo non sono mancate le polemiche, anche aspre, specialmente in riferimento a tutto quanto ruota attorno alle vicende del premier, ma non ci sono state solo queste: ci sono stati soprattutto i fatti. Prosegue a pieno ritmo l'inchiesta di Bari su Tarantini, tangenti, escort e presunti rapporti col premier; c'è lo scandalo di due giudici della Consulta che vanno a cena con chi sarà oggetto del loro giudizio riguardo al lodo Alfano; in questa settimana ci sarà l'ultima discussione in Senato riguardo alla peggior porcata legislativa mai partorita, quella che di fatto abolirà le intercettazioni telefoniche e metterà in galera i giornalisti che non "rigano" dritto.
E l'informazione cosa deve fare, starsene buona finché passa la bufera del G8? Deve zittirsi ipocritamente per salvaguardare il prestigio del paese? Ma il prestigio di un paese normale come si salvaguarda, nascondendo le nefandezze di chi ci governa sotto il tappeto o denunciandole mettendole in piazza?
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