sabato 21 marzo 2026

Perché No

È quasi finita, domani e lunedì si voterà per questo benedetto referendum sulla separazione delle carriere (anche se non è un referendum sulla separazione delle carriere). Come ho già scritto in precedenza, voterò convintamente No per alcuni motivi. Questi.

È surreale che la politica abbia imposto ai cittadini di esprimersi su un tema così complesso e tecnico, ed è quindi naturale che la consultazione fin da subito abbia assunto un carattere politico. Pochissimi dei milioni di cittadini italiani che si recheranno alle urne conoscono e capiscono i dettagli tecnici di questa riforma, ed è naturale che sia così, perché appunto si tratta di tecnicismi giuridici appannaggio di una ristretta cerchia di addetti ai lavori. Nessuno di noi è obbligato a conoscerli. Quindi si tratterà giocoforza di una consultazione le cui sorti non saranno determinate da una sua conoscenza nel merito, ma dalla simpatia o antipatia politica verso i proponenti. E una importante modifica della Costituzione (questa riforma ne modificherà ben 7 articoli) non si fa su presupposti di simpatia. Non esiste e non si può accettare. Mai.

Un altro motivo per cui voterò No è la quantità industriale di bugie e falsità che sono state messe in campo dai sostenitori del Sì. Per onestà va detto che anche dalle parti del No in alcuni casi si è esagerato, ma la sproporzione è palese e non paragonabile. Abbiamo sentito di tutto: se vincerà il Sì niente più casi Garlasco, niente più assoluzioni di Carola Rackete, niente più giudici che liberano migranti, i magistrati non intralceranno più il lavoro del governo e finalmente pagheranno per le loro "malefatte", la fuga dei cervelli si interromperà e i giovani torneranno in Italia: una disonestà intellettuale fuori da ogni decenza. Mentre se vincerà il No stupratori e pedofili in libertà, tana libera tutti per delinquenti di ogni risma e assurdità anche maggiori. Ora, è giusto che si faccia propaganda per la propria causa, ma questa propaganda non deve passare attraverso la mistificazione della realtà e la presa in giro di chi andrà a votare. Perché se si fa propaganda con la mistificazione significa che gli argomenti reali che dovrebbero supportare una posizione non hanno sostanza. In una sola cosa i sostenitori del Sì sono stati (involontariamente) sinceri: quando hanno ammesso che la vittoria del Sì toglierà di mezzo la magistratura (parole testuali della capa di gabinetto di Nordio), il sotteso del quale è che con la vittoria del Sì i controlli di legalità della magistratura nei confronti di reati e illeciti commessi in particolar modo dai "colletti bianchi" saranno fortemente limitati. C'è bisogno di aggiungere altro o è sufficientemente chiaro quali sono i reali scopi della riforma? L'hanno ammesso loro stessi. E comunque, al di là di altri tipi di motivazioni, votare No è una questione di principio, e il principio è che dare fiducia a chi ti estorce quella fiducia ingannandoti non è accettabile. Se anche io fossi in buona fede convinto di votare Sì, rinuncerei a farlo perché non voglio che quel Sì sia basato su falsità. In altre parole: non voglio essere preso in giro. E siccome ritengo di avere ancora sufficiente lucidità per capire quando mi si vuole prendere in giro, il mio voto non ve lo darò.

L'ultimo motivo per cui voterò No è che - e questo fatto se si è intellettualmente onesti non è contestabile -, con la vittoria del Sì, sulla bilancia dei pesi e contrappesi previsti dai padri costituenti il potere della politica aumenterà e quello della magistratura si abbasserà. Il nocciolo della questione e il fulcro di tutta la riforma è questo, non la separazione delle carriere, che sostanzialmente sono già separate da anni. Questo è quello a cui la politica vuole arrivare, e non da oggi. È un progetto che era già previsto dalla P2 di Licio Gelli e che negli anni Novanta Berlusconi provò (fortunatamente senza riuscirci) a realizzare. Nel cosiddetto Piano di rinascita democratica elaborato da Licio Gelli, era infatti prevista una riorganizzazione dello Stato che, tra le varie cose, avrebbe comportato anche un ridimensionamento del ruolo della magistratura a favore di un maggiore controllo politico. Da martedì, questo vecchio sogno di Licio Gelli e Berlusconi potrebbe diventare realtà. Sta a noi fare in modo di impedirlo.

31 commenti:

  1. No a prescindere da tutto, nessun governo può stare sopra la legge.

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    1. Sono d'accordo. Però forse più che da incorniciare sarebbe da diffondere, ovviamente tra quelli che a prescindere dal motivo sono orientati a votare SI'.

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    2. Purtroppo, Siu, con chi ha già deciso di votare Sì temo ci sia solo da perdere tempo. E non è mia intenzione perdere tempo in discussioni sterili.
      Più che altro spero che la gente vada a votare. Che la gente che non vuole riforme di destra o quello che è, vada a votare. Che la gente di sinistra, sempre più restìa, vada a votare.

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    3. Lo spero anch'io...

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    4. Rischio di spostare la discussione sull'astensionismo, ma voglio scrivere lo stesso.

      Stamattina riflettevo su quanto, nei giorni delle varie votazioni, mi alzo carico e contento di andare alle urne. E' da sempre la prima cosa che faccio nella giornata.

      Ci vado veramente volentieri. Anche per i referendum di cui mi interessava meno di nulla.

      Forse è il mio modo di vivere il "sentiamo anche il tuo parere". Che vale pochissimo, sulle varie decine di milioni di aventi diritto di voto. Lo so benissimo.
      Ma è un diritto che esercito da sempre con molto entusiasmo.

      Forse sarò uno degli ultimi qui in Italia che riuscirà a comprendere e/o condividere le ragioni o gli inviti al "non voto".
      E anche per i referendum, considero da sempre molto più giusta una scheda nulla (accettabilissima in caso di indecisione) che non un'assenza.

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    5. Anche io anche se dopo aver lasciato il M5S seguo molto di meno la politica ma tranne le elezioni locali vado sempre al seggio.

      Inutile nasconderlo domani per il governo se va male potrebbe essere come un terremoto magnitudo 10...

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    6. Io, invece, Gravo, temo il contrario:

      se vince il "no" andranno avanti come se nulla fosse successo; continuando a governare come fatto fin'ora;
      se vince il "sì" ne usciranno molto più forti nell'orgoglio e, soprattutto, nell'unità.
      D'altronde saranno riusciti a far approvare delle riforme che, a livello parlamentare e istituzionale, non erano passate.

      Vedremo...

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    7. Capisco benissimo quello che dici, Maurizio, e anzi condivido l’idea che il voto sia prima di tutto un diritto da esercitare con consapevolezza. Il fatto che tu ci vada volentieri è già di per sé un segnale importante, che purtroppo oggi non è così scontato.
      Detto questo, proprio perché il voto è un diritto, credo che anche la scelta di non votare, soprattutto nel caso dei referendum, possa avere un significato politico preciso, e non essere necessariamente disinteresse o disaffezione.
      Nel referendum, a differenza delle elezioni politiche, il mancato raggiungimento del quorum produce un effetto concreto: per questo l’astensione può diventare una forma di espressione, al pari di un voto contrario. Ovviamente non mi riferisco a questo referendum, che è confermativo e non abrogativo.
      Poi è chiaro: tra scheda nulla, voto contrario e astensione ci sono sensibilità diverse, e ognuno sceglie il modo che sente più coerente. L’importante è che dietro ci sia una scelta consapevole, non automatica.

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    8. Sicuramente hanno fatto tesoro della passata esperienza (arroganza) di Matteo Renzi. E stavolta non hanno fatto lo stesso errore.

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    9. Io, però, penso che il voto sia anche un dovere.

      Poi, nei referendum abrogativi, l'astensionismo viene anche abusato per ampliare, scorrettamente, il numero dei no.

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    10. L'articolo 48 della Costituzione italiana sancisce il diritto di voto.
      «Sono elettori tutti i cittadini, uomini e donne, che hanno raggiunto la maggiore età.

      Il voto è personale ed eguale, libero e segreto. Il suo esercizio è dovere civico.
      La legge stabilisce requisiti e modalità per l'esercizio del diritto di voto dei cittadini residenti all'estero e ne assicura l'effettività. A tale fine è istituita una circoscrizione Estero per l'elezione delle Camere, alla quale sono assegnati seggi nel numero stabilito da norma costituzionale e secondo criteri determinati dalla legge.
      Il diritto di voto non può essere limitato se non per incapacità civile o per effetto di sentenza penale irrevocabile o nei casi di indegnità morale indicati dalla legge.»

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    11. Sposto di poco la discussione su un altro lato della questione:
      sbaglio se dico che gli astensionisti sono soprattutto di sinistra/centro-sinistra (così come anche gli anarchici)?
      E' solo una mia impressione che a destra a votare ci vanno molto più convinti?

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    12. Boh, non saprei risponderti. Non credo che oggi l'astensione abbia un solo colore. In passato era vero che la destra mostrava una maggiore disciplina di voto (il cosiddetto 'voto di appartenenza'), ma secondo me oggi è diventata interclassista. Colpisce molto le fasce più deboli della popolazione e i giovani, segmenti che un tempo la sinistra mobilitava con forza, ma che oggi spesso si sentono non rappresentati da nessuno schieramento.

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    13. Linko questo articolo:

      https://lespresso.it/c/opinioni/2026/3/20/referendum-chi-perde-cosa-cambia-riforma-nordio-meloni/60729

      Sarebbe una botta durissima...

      Difficile che non ci siano conseguenze enormi.

      "Sposto di poco la discussione su un altro lato della questione:
      sbaglio se dico che gli astensionisti sono soprattutto di sinistra/centro-sinistra (così come anche gli anarchici)?
      E' solo una mia impressione che a destra a votare ci vanno molto più convinti?"

      Dalle mie parti sono gli elettori di centrosinistra quelli che vanno con più frequenza ai seggi.

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    14. Speriamo, Gravo.
      Una instabilità o una crisi di governo, di questo governo, potrebbe non essere una cosa così negativa.

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  3. 👍nulla da aggiungere. Ciao a tutti

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  4. Oltre a quanto dici, aggiungo una cosa: le volte in cui un cambiamento del genere è stato voluto da un governo di destra, la vita di milioni di persone e famiglie è stata rovinata. Mi riferisco alla legge Biagi (vittima certo di delinquenti, ma non certo eroe o martire, ma uno le cui idee hanno fatto molti danni); per questo, per evitare altri peggioramenti (perché questa riforma non cambierà in meglio la vita delle persone, ma farà l'interesse di pochi, ovvero chi ha soldi e potere), occorre che si voti no.

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    1. Purtroppo la legge Biagi, preceduta dal pacchetto Treu, decreto Poletti e seguita infine dal famigerato Jobs Act renziano, è stata una di quelle che maggiormente ha contribuito alla diffusione del precariato nel lavoro. Precariato che oggi in molti settori è purtroppo la regola.

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    2. Senza dimenticare le liberalizzazioni Bersani-Visco.
      L'inizio della fine.

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  5. Il bravo Leonardo Tondelli stavolta ha superato se stesso, nel senso che sul tema referendum gli è riuscito di scrivere un post molto più breve del solito, ma soprattutto di esemplare efficacia, che rappresentando un caso fintamente ipotetico fa capire meglio di mille trattati perchè sia sconsigliabile votare SI': da leggere!
    https://leonardo.blogspot.com/2026/03/la-riforma-che-piace-ai-bassotti.html

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    1. Leonardo Tondelli è sempre da leggere ed è tra i blogger che da sempre leggo più volentieri.

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  6. Buongiorno, Andrea. Condivido ogni parola e, infatti, fra un po' uscirò per votare no. Purtroppo ho la disgrazia di avere un parente di estrema destra, che m'invia su whatsapp slogan tratti da la " Verità" e affini, oltre che da Facebook. Qualche giorno fa mi ha scritto che, per evitare un altro caso Tortora, bisogna votare sì. Secondo te, cosa posso fare io quando mi arrivano queste mirabili perle politiche? Non rispondo neppure, ovviamente, perché ogni tentativo di conversazione razionale è inutile.
    E non ti dico che cosa ho dovuto leggere in passato, amenità tipo Mattarella comunista (sigh!) e Bersani violento. Per non parlare degli insulti a papa Francesco. Il problema è che, se al potere abbiamo la Meloni e i suoi compagni di merende, è per gente di questo tipo.

    Buon voto e buona domenica. :)

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    1. Purtroppo ogni discussione in questi contesti diventa inutile (e dannosa per il fegato, per le persone particolarmente sensibili).
      Ignora e glissa...

      Tanto si scannerà con qualcun altro su qualche social-network.

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    2. Benvenuta nel club di "Quelli che hanno parenti dall'altra parte" :-)
      Lo so, usare argomenti razionali con loro è impossibile perché loro si muovono su un altro piano, che è quello dell'irrazionalità ideologica, quindi non vale neppure la pena di perderci tempo.
      L'unica speranza, oggi e domani, è che la maggioranza di chi andrà a votare appartenga ai "razionali". Speriamo e incrociamo le dita.

      Ciao, Romina :-)

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  7. Nel frattempo quest'affluenza alle urne così incredibilmente alta mi fa ipotizzare che non ci troviamo in presenza di elettori improvvisamente rinsaviti, ma più realisticamente di un esercito di allocchi che si sono fatti abbindolare dalle menzognere fanfare meloniane. E se la vittoria sarà, come anche temo, schiacciante, li vedremo di botto diventare ancora più potenti e prepotenti.
    Ditemi, vi prego, che mi sbaglio su tutta la linea.
    (ricopiato qui il commento che per errore avevo messo sotto un altro post)

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    1. Speriamo di no, Siu.
      Speriamo che siano gli elettori rinsaviti un po' più coi piedi per terra...

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    2. Altrimenti sarebbe un segnale forte che agli italiani questo governo va ancora bene.

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  8. Mai così contenta di essere stata smentita... che voglia di scendere in strada con barbe e allegri campanelli!
    Ma soprattutto: che si cominci a non credere più tanto alle urla della signora urlante e... quasi non oso pensarlo, forse ad invertire una rotta?

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    1. Aspettiamo la fine, Siu. Speranzosi, ma aspettiamo.
      E speriamo che Gravo abbia ragione su eventuali ripercussioni sul futuro di questo governo.

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    2. Direi che ci siamo quasi...

      Posso dirlo?
      Grazie alla democrazia, che dà strumenti per frenare chi è al governo. E grazie, soprattutto, a chi è andato a votare.

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