C'è un patetico editoriale di Sallusti sul Giornale di oggi. Titolo: "L’orgoglio di avere il lettore come padrone" (guai a voi se ridete). Il motivo della stesura di tale pregevole scritto è la ricorrenza del quarantennale della fondazione della testata, ad opera di Indro Montanelli. Testata che il grande giornalista abbandonerà quando verrà acquistata da Berlusconi per farne il suo esclusivo organo politico. La vicenda dell'abbandono del Giornale da parte di Montanelli è nota a tutti quelli che si interessano di giornalismo, ed è uno degli episodi che più fanno onore al grande vecchio. Sarebbe stato facile e comodo adagiarsi sulle grandi risorse - il Giornale all'epoca aveva grossi problemi economici - che il palazzinaro votato alla politica metteva a disposizione in cambio dell'asservimento ai suoi progetti politici. Montanelli disse no, voleva restare libero. Prese su e, assieme a un manipolo di giornalisti come lui, se ne andò.
Sallusti rievoca la vicenda, ovviamente a modo suo.
"Per quello che ne so, quello strappo non fu figlio del pericolo di perdere l'autonomia con la discesa in politica della famiglia dell'editore. Più semplicemente Montanelli non riuscì a reggere la pressione psicologica di una situazione del tutto inedita. Mi immagino che Indro si chiese: se parlerò bene di Berlusconi mi daranno del servo, se ne parlerò male dell'ingrato. Che faccio? Non trovando via d'uscita lasciò."
Montanelli non può più replicare a questa cazzata galattica. Ma, purtroppo per Sallusti, internet ha buona memoria e non dimentica come andarono le cose. E sentirle dalla voce stessa di Montanelli fa capire a quale razza di giornalista appartenga Sallusti. Si vergogni pure, se gli riesce.
"...e il mio maestro m'insegnò com'è difficile trovare l'alba dentro l'imbrunire..." (Franco Battiato)
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