Passati i titoloni e il fragore delle prime ore, rimangono le carte, che in genere nessuno legge. Le carte con cui i magistrati motivano gli arresti e i fermi di quell'ammasso di persone per la vicenda delle presunte tangenti per il Mose, faccenda che Raffaele Cantone, il super magistrato anticorruzione voluto da Renzi, ha definito perfino più grave di quella sulle mazzette per l'Expo scoperta giorni fa. Riassumendo, gli imprenditori impegnati nella costruzione di quell'opera, aveva creato un sistema che ormai si era consolidato negli anni. Pagavano politici per avere appalti sulle singole opere, pagavano i controllori e autorità affinché non controllassero se i lavori venivano svolti a regola d'arte e via andare. Alcuni politici avevano addirittura uno "stipendio" fisso, potremmo dire; praticamente le mazzette venivano corrisposte regolarmente come se fossero una normale retribuzione. Un sistema che andava avanti da anni e che ha visto i costi iniziali del Mose lievitare di oltre 5 miliardi di euro.
Viene da chiedersi se esista, in Italia, un lavoro, un cantiere, un'opera pubblica qualsiasi che sia messa in essere in maniera regolare e legale. È sempre più difficile crederlo. Ed è sempre più difficile accettare le posizioni di chi dice che non si deve generalizzare, che non tutti rubano e via di seguito.
Difficilissimo.
"...e il mio maestro m'insegnò com'è difficile trovare l'alba dentro l'imbrunire..." (Franco Battiato)
giovedì 5 giugno 2014
Endemica (corruzione)
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