Che il grande ("grande" non sottende una mia forma di ammirazione, intendiamoci; anzi...) Costantino fosse un megalomane, un po' me lo aspettavo. In fondo quasi tutti i grandi della storia, bene o male, lo sono stati. Quello che mi ha sorpreso è che, secondo il professor Cacitti, in realtà Costantino non si convertì mai sinceramente e convintamente al cristianesimo, nonostante sia opinione oggi diffusissima.
Da buon politico e calcolatore, la sua conversione non fu infatti nient'altro, appunto, che un calcolo... politico. Insomma, Costantino era sì megalomane e pure un po' visionario - basta ricordare il noto "in hoc signo vinces" e il modo in cui ha dato ordine di preparare la sua morte - ma sicuramente non fesso. In pratica non fece altro che trasferire il "potere religioso", prima appannaggio delle varie divinità pagane, al cristianesimo. Una mossa, se vogliamo, tutto meno che lungimirante, specialmente considerando l'inizio della fase di declino dell'impero romano all'epoca di questi eventi.
Per certi versi, la vicenda di Costantino riporta alla memoria certi politici di oggi, che della sua "grandezza" politica naturalmente non hanno niente, ma che nell'uso interessato del cristianesimo sono veri maestri.
Ah, dimenticavo: sto leggendo 'sta roba qua.
"...e il mio maestro m'insegnò com'è difficile trovare l'alba dentro l'imbrunire..." (Franco Battiato)
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