
C'è un signore che oggi spegne 72 candeline, è uno dei maggiori e più prolifici romanzieri contemporanei, mi tiene compagnia da quando ero ragazzo e a lui devo gran parte della mia passione per i libri.
"...e il mio maestro m'insegnò com'è difficile trovare l'alba dentro l'imbrunire..." (Franco Battiato)
Oggi ho preso la mia prima multa per divieto di sosta. La cosa in sé non è di alcun interesse, naturalmente, lo è un po' di più il fatto che nel mio caso si tratta della prima multa per divieto di sosta da quando guido, e cioè da quando avevo diciotto anni (sono a un passo dai cinquanta). Non ho niente da recriminare né ho motivi per protestare: sapevo di aver parcheggiato in un posto in cui era proibito. Speravo di farla franca, certo, posso negare il contrario? Ma mi è andata male.
Ci tengo a precisare (a) di non aver posizionato l'auto davanti a un passo carrabile, (b) di non averla posizionata su un marciapiede, (c) di non averla posizionata in modo da ostruire o rendere difficoltoso il passaggio degli altri veicoli sulla strada. Voi direte: Ma allora perché c'era il divieto? Sarebbe stato interessante chiederlo al solerte vigile urbano che è passato di lì proprio nel quarto d'ora in cui ho lasciato la macchina, ma sono arrivato tardi.
In realtà avrei dovuto mettere in conto il suo passaggio, dal momento che la zona della stazione ferroviaria di Rimini è iperfrequentata sia durante il giorno che durante la notte, ma, come dicevo, speravo di farla franca. Ok, la pianto qui: la multa l'ho meritata e la pagherò senza fare storie. Anzi, se la pagherò entro cinque giorni avrò pure uno sconto del 30%, come si fa ad essere arrabbiati?
Sono piuttosto scettico sul fatto che iniziative pur lodevoli come #FridaysForFuture possano sortire qualche effetto, per il semplice motivo che chi ha in mano le redini del mondo, da Trump a Putin a Xi Jinping, è tutta gente in là con gli anni, e cosa volete che gli freghi del futuro del pianeta, al di là delle belle parole e dei buoni propositi che enunciare non costa nulla?
In secondo luogo perché, specialmente noi occidentali, se volessimo realmente contribuire a invertire il processo che sta devastando il pianeta dovremmo obbligatoriamente abbassare il nostro tenore di vita. Pura utopia.
Stavo pensando che a volte mi piacerebbe essere come quelli che commentano gli articoli (articoli, vabbe'...) del Giornale: essere cioè completamente ignorante, non avere la più pallida idea non dico di come funzioni il mondo, ma neppure di cosa succeda fuori del cancelletto di casa, e, con questo po' po' di background, vergare pietre miliari nella storia dei commenti online a base di invasioni, uscite dall'euro, programmi di sostituzione etnica, padroni a casa nostra, migranti palestrati e scempiaggini simili.
E, dopo aver vergato una delle pietre miliari di cui sopra, sentirsi appagati dalla propria ignoranza e galvanizzati dal profluvio di commenti simili che corroborano in maniera inequivocabile la certezza di avere espresso una verità di fede incontestabile, ignorando che verità di fede è un ossimoro.
Oggi, nella famiglia Sacchini, è caduto un tabù, quello del tatuaggio. In realtà non è che fosse un tabù, semplicemente nessuno dei quattro componenti si era mai interessato alla cosa, io per primo. A far cadere questo non-tabù è stata Francesca, mia figlia minore, la quale, dopo aver preventivamente chiesto un parere (naturalmente non vincolante, ormai aveva deciso) a me e mia moglie, stamattina è andata giù a Santarcangelo a farselo fare.
L'oggetto del tatuaggio, che Francesca si è fatta incidere sulla parte interna di un avambraccio, rappresenta in forma stilizzata due monumenti che identificano inequivocabilmente la città di Santarcangelo: l'arco Ganganelli e la Rocca malatestiana. È un tatuaggio non eccessivamente grande né eccessivamente vistoso e a me, a Michela (l'altra mia figlia in questo periodo soggiornante in Austria) e a mia moglie piace. Certo, se fosse venuta a casa con uno di quei tatuaggi che ricoprono braccia-collo-gambe tipo ragnatela, forse qualcosa da ridire l'avremmo avuto, ma per ora il tutto si limita a un piccolo disegno sull'avambraccio.
A farmi tatuare io non ho mai pensato. Cioè, ci ho pensato, ma ogni volta che immagino un tatuaggio, non so perché, la prima cosa che mi balza alla mente è Fedez con quella specie di ragnatela che gli avvolge il collo e la voglia mi passa subito. Una decina d'anni fa, invece, quando suonavo nei Ravens, avevo abbastanza seriamente pensato di mettere un orecchino. Non so bene perché mi fosse venuto quello "sbuzzo", probabilmente perché un paio dei ragazzi che suonavano con me lo portava, e l'idea non mi dispiaceva. Poi, alla fine, ho deciso di lasciar perdere, decisione su cui ho messo una pietra tombale all'indomani dello scioglimento del gruppo e su cui non sono ancora tornato indietro (e poi, ormai, a un passo dai cinquant'anni... andiamo, su).
Stasera Carola Rackete sarà ospite nella trasmissione TV di Corrado Formigli, un ottimo motivo per accantonare per un'oretta i libri e accendere la televisione. Salvini, invitato dal conduttore per confrontarsi con la ragazza, ha declinato l'invito, dice che non può.
Magari è pure vero che non può, ma non credo sia più di tanto azzardato ipotizzare che dietro il non può si nasconda in realtà un non vuole. D'altra parte è già scappato dal processo per il caso Diciotti, perché non potrebbe scappare da un confronto con la giovane capitana? Capitana che, va ricordato, quando decise di fare rotta verso Lampedusa infrangendo il divieto dell'allora uomo più potente d'Italia, disse: "Non m'importa delle conseguenze del mio gesto, me ne assumo la responbilità e ne risponderò, ma io devo portare in salvo queste persone".
Facile ipotizzare i motivi del diniego di Salvini al confronto, no? Qualsiasi pigmeo di fronte a un gigante scapperebbe.
Non ricordo altri post, oltre a questo, scritti in notturna. D'altra parte sta tuonando con un certo vigore da oltre un'ora: impossibile dormire. Se non fossi in ferie la cosa mi scoccerebbe assai, ma visto che in ferie ci sono, va bene così, dal momento che posso recuperare il sonno perso in qualunque momento della giornata.
Il suono incessante della pioggia, che filtra dalle righe della tapparella, è gradevole, quasi soave, e fa irrimediabilmente a pugni con gli improvvisi boati dei tuoni che ora, però, sembrano progressivamente allontanarsi. Potrei provare a riaddormentarmi, o forse potrei accendere la lampada sul comodino e leggere fino al mattino. Tanto ormai il sonno se n'è andato e tra un'ora dalle righe della tapparella farà capolino il primo chiarore.
Mi sento un po' come Guccini quando scriveva le sue celebri Canzoni di notte.
Chi non ha possibilità o voglia di andare al cinema a vedere Naza , può rimediare con questo. È in edicola da qualche giorno e descrive come...