E così Amanda e Raffaele sono stati assolti con formula piena, nella sentenza d'appello, dall'accusa di aver ucciso Meredith. Naturalmente, due tra i più prestigiosi e autorevoli quotidiani di casa nostra, Libero e Giornale, hanno immediatamente preso la palla al balzo. D'altronde era impensabile che si lasciassero scappare un'occasione così ghiotta, visto che gli odiati pm, qui, hanno perso su tutta la linea.
"Figuraccia in mondovisione per la giustizia", titola infatti Libero stamattina. "Da condannare sono i pm", gli fa eco il Giornale.
Premetto che non ho seguito la vicenda perché mi ha sempre suscitato scarso interesse, e quindi non do giudizi nel merito, anche perché per farlo occorrerebbe aspettare le motivazioni della sentenza e non limitarsi alla lettura del semplice dispositivo. Ma quello che mi premeva mettere in evidenza è la faciloneria (a parte quella fisiologica e interessata di Sallusti e Belpietro) con cui si giudica l'operato della magistratura.
Gran parte della gente che si trovava in piazza a Perugia ad assistere davanti al maxischermo alla lettura della sentenza, ha subito intonato cori gridando "vergogna!", che è anche, probabilmente, la reazione istintiva di gran parte dell'opinione pubblica che ha seguito la vicenda.
Reazione che però non tiene conto di alcuni fattori. Il primo è che questa non è una sentenza definitiva: manca ancora l'ultimo grado, la Cassazione (la procura di Perugia ha già annunciato il ricorso). Il secondo è che il processo penale funziona così. Può piacere o non piacere, ma non è la prima volta, e sicuramente non sarà l'ultima, che una sentenza d'appello ribalta quella di primo grado, in un senso o nell'altro. Se si pensa che nel nostro paese si celebrano ogni anni più di tre milioni di processi penali, è facile e immediato arrivare alla conclusione che casi come quello della Knox e Sollecito non sono mosche bianche.
Certo, farsi 4 anni di galera per poi scoprire di essere innocenti non è una cosa semplice da digerire, non lo sarebbe per nessuno. E se c'è una sconfitta per la giustizia italiana è proprio questa, come spiega Carlo Federico Grosso stamattina su La Stampa. Ma, dall'altra parte, i tre gradi di giudizio cui ha diritto ogni imputato servono proprio a garantire la possibilità di un ripensamento nei gradi successivi e ad offrire quindi le più ampie garanzie di un processo equo e giusto a tutti.
Ecco perché, prima di urlare "vergogna!", forse sarebbe il caso di fare un supplemento di riflessione, magari informarsi un po', in modo da poter valutare il tutto con maggiore cognizione di causa. Se non altro per evitare di scendere ai livelli di Libero e Giornale.
"...e il mio maestro m'insegnò com'è difficile trovare l'alba dentro l'imbrunire..." (Franco Battiato)
martedì 4 ottobre 2011
La rabbia dopo
Noi siamo sempre il paese della rabbia dopo, non della prevenzione prima. A Barletta l'ennesima conferma.
lunedì 3 ottobre 2011
Quelli che dovrebbero
Nel solco di quella che è la migliore tradizione del Partito Democratico, Parisi e Bersani se le stanno dando di santa ragione. Questi sono quelli che dovrebbero montare su se cade quall'altro. Che pena.
Steinman non ha visto il Nobel

Mi hanno sempre appassionato e affascinato gli uomini che col loro lavoro hanno contribuito, e contribuiscono, al progresso dell'umanità. Allo stesso modo in cui non ho mai sopportato gli uomini che spendono la vita a diffondere chiacchiere e superstizione contribuendo alla regressione della suddetta umanità (no, non sto pensando solo a Ratzinger & c., non preoccupatevi). Ecco perché mi è dispiaciuto moltissimo quanto accaduto.
Ralph Steinman, lo vedete nel cerchietto, ha vinto assieme ad altri due scienziati il premio Nobel per la Medicina 2011. Per una di quelle incredibili circostanze della vita, Steinman è morto 3 giorni prima di sapere di avere vinto il Nobel. I tre scienziati hanno avuto il prestigioso riconoscimento grazie ad alcuni importanti studi riguardanti il sistema immunitario, e, ironia della sorte, il povero Steinman è stato vinto da un cancro al pancreas che stava curando da ben 4 anni con una terapia basata sulle sue scoperte.
(fonte immagine: lastampa.it)
Ripensamenti
Articolo aggiornato.
A me Vasco, bene o male, è sempre piaciuto abbastanza. Almeno finché faceva solo il rocker. Da un po' di tempo, invece, a partire dalla storia delle marchette agli antidepressivi fino ad arrivare al lascio/non lascio, non lo sfango più.
La vicenda della chiusura, speriamo temporanea, del sito satirico Nonciclopedia è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso.
Aggiornamento 18:44.
Mi sono accorto adesso che della questione si è interessato anche Paolo, tirando in ballo il noto "effetto Streisand".
A me Vasco, bene o male, è sempre piaciuto abbastanza. Almeno finché faceva solo il rocker. Da un po' di tempo, invece, a partire dalla storia delle marchette agli antidepressivi fino ad arrivare al lascio/non lascio, non lo sfango più.
La vicenda della chiusura, speriamo temporanea, del sito satirico Nonciclopedia è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso.
Aggiornamento 18:44.
Mi sono accorto adesso che della questione si è interessato anche Paolo, tirando in ballo il noto "effetto Streisand".
Il quartier generale racconta/67
Non dev'essere difficile fare il direttore editoriale di una testata come il Giornale. Per il semplice motivo che i lettori non stanno lì a guardare se quello che viene propinato loro sono cavolate oppure no.
Ed è per questo che Sallusti può ancora permettersi il lusso di scrivere cose come "grande operazione di spionaggio messa in piedi da un potere dello Stato, la magistratura"; "Siamo al processo numero 26 in diciotto anni, senza che l'imputato sia mai stato condannato una sola volta" e cose di questo genere.
Ovviamente, è del tutto superfluo da parte di Sallusti specificare che la mancanza di condanne non significa automaticamente assoluzione, ma spesso e volentieri significa prescrizione, magari proprio perché la suddetta prescrizione per certi tipi di reati è stata accorciata su misura. Ed è sempre del tutto superfluo specificare che accanto alle assoluzioni nel merito, che pure ci sono, ce ne sono alcune rimediate grazie al fatto che il relativo reato non è più previsto come reato. Magari perché qualcuno (a caso) l'ha nel frattempo depenalizzato.
Ma questi sono particolari insignificanti, specie per il lettore quadratico medio del Giornale. L'importante è buttare tutto nel calderone.
Ma è la chicca finale che è da incorniciare: "In un Paese normale nessun pm avrebbe potuto fare come la Boccassini e compagni. Li avrebbero cacciati con infamia dalla magistratura per attentato contro lo Stato". E' vero: in nessun paese normale uno dei magistrati che più si è messo in luce nella lotta alla mafia e al terrorismo sarebbe trattato come un attentatore dello Stato dai pennivendoli prezzolati al soldo di un capo di governo.
Inutile anche aggiungere che in nessun paese normale, come ama ripetere Sallusti, un capo di governo come quello che ci ritroviamo sarebbe ancora al suo posto.
Ed è per questo che Sallusti può ancora permettersi il lusso di scrivere cose come "grande operazione di spionaggio messa in piedi da un potere dello Stato, la magistratura"; "Siamo al processo numero 26 in diciotto anni, senza che l'imputato sia mai stato condannato una sola volta" e cose di questo genere.
Ovviamente, è del tutto superfluo da parte di Sallusti specificare che la mancanza di condanne non significa automaticamente assoluzione, ma spesso e volentieri significa prescrizione, magari proprio perché la suddetta prescrizione per certi tipi di reati è stata accorciata su misura. Ed è sempre del tutto superfluo specificare che accanto alle assoluzioni nel merito, che pure ci sono, ce ne sono alcune rimediate grazie al fatto che il relativo reato non è più previsto come reato. Magari perché qualcuno (a caso) l'ha nel frattempo depenalizzato.
Ma questi sono particolari insignificanti, specie per il lettore quadratico medio del Giornale. L'importante è buttare tutto nel calderone.
Ma è la chicca finale che è da incorniciare: "In un Paese normale nessun pm avrebbe potuto fare come la Boccassini e compagni. Li avrebbero cacciati con infamia dalla magistratura per attentato contro lo Stato". E' vero: in nessun paese normale uno dei magistrati che più si è messo in luce nella lotta alla mafia e al terrorismo sarebbe trattato come un attentatore dello Stato dai pennivendoli prezzolati al soldo di un capo di governo.
Inutile anche aggiungere che in nessun paese normale, come ama ripetere Sallusti, un capo di governo come quello che ci ritroviamo sarebbe ancora al suo posto.
Il salto della quaglia
domenica 2 ottobre 2011
sabato 1 ottobre 2011
Il paradosso di Sallusti
"L’ipotesi di una secessione della Padania è talmente paradossale, qui al Nord lo sappiamo bene, da non meritare di uscire dai confini del folclore leghista". Avete capito? Oggi, improvvisamente, e casualmente dopo lo schiaffo di ieri di Napolitano, per Sallusti la secessione della Padania è diventata un paradosso, una trovata folcloristica.
Ma è il tono dell'articolo ad essere divertente, perché in pratica è come se avesse voluto dire: noi abbiamo capito fin dall'inizio che la storia della secessione era una boutade. Voi ci avete creduto davvero? Beh, io e quelli che ancora riescono a fare 2 + 2 no. Ma molti di quelli che vanno sul famoso prato vestiti da Obelix ho paura che ci abbiano creduto per davvero.
Ma è il tono dell'articolo ad essere divertente, perché in pratica è come se avesse voluto dire: noi abbiamo capito fin dall'inizio che la storia della secessione era una boutade. Voi ci avete creduto davvero? Beh, io e quelli che ancora riescono a fare 2 + 2 no. Ma molti di quelli che vanno sul famoso prato vestiti da Obelix ho paura che ci abbiano creduto per davvero.
La democrazia del bavaglio

Tra le reazioni più divertenti all'affondo di ieri di Napolitano sulla questione Padania, va registrata sicuramente quella di Calderoli - poteva essere diversamente? -, il quale ha dichiarato, tra le altre cose: "il presidente poi sa bene che la Lega da oltre 20 anni è garanzia di democrazia".
Certo, lo sa bene. Un esempio di questa democrazia lo abbiamo proprio in questi giorni. Dopo quasi un ventennio, gran parte dei militanti leghisti ha capito che è stato tutto un bluff. Tutti i problemi di allora (tasse, sicurezza, ecc...) sono rimasti tali e quali, nonostante le palle e la propaganda demagogica delle gerarchie che continua ancora oggi. E poi tutta la questione delle poltrone a Roma, per mantenere le quali Bossi e soci non hanno esitato ad abbassarsi alle più invereconde richieste del "fedele alleato" (il recente salvataggio di un ministro siciliano indagato per mafia è stato la goccia che ha fatto traboccare il vaso).
Ma tutto questo non si può dire, non si può denunciare. E' scattato il bavaglio di Bossi contro chiunque osi lamentarsi pubblicamente (sindaci, amministratori, militanti), pena l'espulsione dal partito. E' la democrazia della Lega.
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