Per la ministra Roccella, le cui visioni della donna e della maternità non si discostano granché da quelle di Vannacci - con l'aggravante che lei è una donna - ha dichiarato ieri che il "problema" dei figli e del periodo della maternità non deve riguardare i padri ma è una faccenda da donne. Non importa che i figli si facciano in due: i padri è meglio non disturbarli. La frase esatta, estrapolata da una intervista alla Stampa, è questa: "Non amo gli obblighi, specie quelli che entrano nelle relazioni: il congedo paritario è un obbligo innanzitutto per le persone. Dobbiamo far sì che la genitorialità non svantaggi né le aziende né le famiglie. Se resta uno svantaggio, suddividerlo non risolve il problema, semmai lo moltiplica."
Per la ministra, quindi, evidentemente impegnata a dare manforte a Meloni nella rincorsa a Vannacci, il congedo di paternità obbligatorio può tranquillamente continuare a essere limitato, come oggi, a soli 10 giorni per i padri a fronte dei 5 mesi per le madri, anche se il costo sociale e professionale del fare figli continuerà in questo modo a ricadere quasi interamente sulle donne (una donna su cinque in Italia è costretta ad abbandonare il lavoro dopo il parto), mantenendo e cristallizzando sine die il cosiddetto gender pay gap. D'altra parte perché concedere ai padri un diritto che consentirebbe loro di vivere appieno la paternità e di assumersi la giusta quota di lavoro di cura fin dai primi mesi di vita del bambino, come avviene in tutti i Paesi d'Europa? Qui siamo nella avanzata Italia, mica nella retrograda Europa!
Continueranno quindi a esistere inique differenze salariali tra uomini e donne e il lavoro di cura sarà ancora quasi totalmente appannaggio delle donne, bloccando la loro crescita professionale e l'occupazione, perché le neo-mamme continueranno a essere costrette a scegliere tra maternità e lavoro. Il tutto per volere di una signora che, ironicamente, è a capo di un ministero che si chiama delle Pari Opportunità.

Ed ecco perché (uno tra i tanti) l'Italia è un paese morto.
RispondiEliminaDiciamo in rianimazione, via.
EliminaMi pareva di ricordare che le donne che abbandonano il lavoro alla nascita del primo figlio fossero persino più di una su 5 ma ho controllato, ed è così.
RispondiEliminaQuanto alla cosiddetta ministra delle Pari Opportunità, non è la prima volta che di fronte alle sue uscite mi viene da pensare: ma questa è scema.
No, purtroppo è lucida. Comunque l'articolo da cui ho preso spunto è qui.
EliminaConcordo con quello che affermi, Andrea
RispondiEliminaCredo che la Roccella sia uno dei mali peggiori di questo governo che, di per sé, è già un disastro.
RispondiEliminaForse prima cercavano anche di camuffare o mistificare il loro pensiero becero, adesso non hanno più remore né senso di vergogna.
Capaci di dire, fare e votare uno scempio dietro l'altro.
Difficile dire quale sia il male peggiore tra questi. Ma il guaio vero è che credo che dovremo sorbirceli per altri cinque anni.
EliminaSe tutti e due i genitori avessero gli stesi permessi, non si darei quello di "preferisco un uomo a una donna" quando si fa un contratto di lavoro.
RispondiEliminapodi-.
Infatti le aziende esultano.
EliminaTuttavia è vero, lo vedo spesso, padri assolutamente inadatti al ruolo, che se non ci fossero le mogli loro sarebbero inadatti a qualsiasi attività, perfino educativa della prole. C'è in Italia un arretramento marcato della parità, dei diritti, delle opportunità. Non so se il merito sia di questo governo, non penso, sarebbe dare alla politica troppa influenza culturale. Non la meritano. Credo sia altro. Il quadro che ne emerge è comunque sconfortante.
RispondiEliminaVerissimo, ci sono padri inadatti al ruolo di cura, assistenza ed educazione della prole. Ma anche padri che, semplicemente, non hanno voglia di sobbarcarsi queste attività e le lasciano alla compagna. Ma ci sono anche tanti padri che vorrebbero farlo e con entusiasmo. Se avessimo una legge sul congedo paritario, credo che ne gioverebbero sia i primi che i secondi.
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