Questo romanzo di Rosa Matteucci non è un libro su Lourdes, ma è la storia di un pellegrinaggio a Lourdes. A compierlo è la giovane Maria Angulema, con lo scopo di rendere al mittente il pesante fardello di dolore che si porta dietro da quando suo padre è morto in un incidente automobilistico e "chiedere formale spiegazione e magari soddisfazione di tanta sofferenza al Padreterno".
È raccontato con un linguaggio al tempo stesso feroce, esilarante e disperato. L'autrice trasforma la fede, il corpo e la famiglia in una specie di teatro grottesco dove si ride per non piangere. Il finale, assolutamente inaspettato e sorprendente, chiude il cerchio con la stessa onestà brutale di tutto il libro. Forse non è per tutti, ma chi ama la scrittura che graffia probabilmente lo apprezzerà.
È interessante notare che la vicenda raccontata nel romanzo, il pellegrinaggio a Lourdes della protagonista, è inventata, ma nella realtà l'autrice ha veramente perso il padre in un incidente. Simbolicamente, quindi, ha utilizzato la vicenda raccontata come espediente retorico per dare forma a quel dolore.

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