Mentre leggevo questa autobiografia di Angela Merkel, pubblicata alla fine del 2024, non potevo non pensare alla differenza abissale tra i vari modi in cui si può fare e intendere la politica. La cancelliera federale che ha guidato la Germania ininterrottamente per sedici anni, dal 2005 al 2021, ha sempre basato la sua azione partendo da un unico, fondamentale, principio: evitare di promettere cose che non fosse sicura di poter mantenere. Ed è rimasta rigorosamente fedele a questo principio sia durante gli anni di cancellierato, sia durante gli anni precedenti come ministra. Fa sorridere - o almeno a me veniva da sorridere - pensando a casa nostra, dove politicanti di infima levatura cambiano idea ogni due ore e promettono a spron battuto tutto e il contrario di tutto senza alcun ritegno e senza vergogna, con in testa solo il mantenimento del consenso.
"Mutti", il soprannome affettuoso e un po' ironico allo stesso tempo, con cui è stata chiamata per anni, ha sempre fatto politica e preso le decisioni nell'interesse esclusivo della Gemania e dell'Europa, mai per tornaconto politico suo o della CDU, il partito di cui è stata per lunghi anni segretaria. Alla fine di ogni mandato si è sempre presentata agli elettori elencando le cose fatte e chiedendo di essere giudicata esclusivamente in base al suo operato.
Il libro si divide sostanzialmente in due parti. Nella prima Angela Merkel racconta i suoi primi 35 anni di vita nella DDR, in piena guerra fredda. Lei nacque ad Amburgo, nella Germania ovest, poi nel 1954 la sua famiglia si trasferì a Templin, nella Germania est, perché il padre, pastore luterano, fu inviato a guidare la chiesa di Quitzow, nel Brandeburgo. Angela Merkel si laureò in chimica fisica all'università di Lipsia e, prima di dedicarsi alla politica, ottenne vari riconoscimenti in ambito scientifico. Ma ciò che più la segnò fu l'aver vissuto per tanti anni sotto una dittatura. Ci sono pagine e pagine dense di descrizioni riguardo a come era la vita sotto il regime oppressivo sovietico nella Germania est.
Nella seconda parte del libro, invece, Angela Merkel racconta il suo ingresso in politica e la sua vita come ministra, prima, e come cancelliera federale, poi. Non è solo un’autobiografia, questo libro è un affresco della storia della Germania e dell’Europa degli ultimi decenni. Attraverso il racconto dei suoi incontri con i leader mondiali e delle lunghe notti trascorse a negoziare a Bruxelles si capisce chiaramente come la cancelliera sia stata una protagonista assoluta, capace di incidere profondamente su ogni grande avvenimento: dalla crisi finanziaria del primo decennio degli anni duemila alla gestione dei flussi migratori, dalla questione russa (la signora Merkel è stata una dei pochissimi leader europei ad aver mantenuto ottimi rapporti con Putin e, allo stesso tempo, è sempre stata convinta che con la Russia bisognasse parlare) alla pandemia.
Le pagine finali sono una lezione preziosa sulla libertà - mai scontata per chi è cresciuto oltre il Muro - e sulla dignità del servizio pubblico. Personalmente, sento di consigliare questo libro non solo a chi ama la storia, ma a chiunque cerchi ancora un briciolo di serietà in un mondo di slogan urlati.

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