Se sei uno di quei docenti precari di storia e filosofia che si esalta ogni volta che spiega la Rivoluzione francese, sognando di tagliare la testa al ministro dell’Istruzione con il righello (cosa assai probabile, se hai comprato questo libro), temo sia giunto il momento di ridimensionare il tuo entusiasmo rivoluzionario. Nessuno te l’ha mai detto finora, ma ormai sei abbastanza grande per conoscere la verità: la Rivoluzione francese fu un "inside job" dei nobili.
Sì, hai capito bene: a ideare e pianificare la Rivoluzione più amata di tutte furono proprio gli annoiati e spocchiosi aristocratici di Francia. D’altronde, riflettici un attimo: le piccole partite IVA, i precari, i pescivendoli, i bottegai e i contadini… avrebbero mai potuto mettersi insieme, fondare un partito, scrivere la Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino, creare una repubblica e tutte quelle altre belle cose? Siamo seri, caro mio: no.
La Rivoluzione la fecero i nobili, non i piccoli borghesi, come la tua crush. Nobile era Mirabeau, il mentore di tutti i rivoluzionari. Nobilissimo era Luigi Filippo d’Orléans, cugino del re (che, tra l’altro, votò la morte del re), così intrippato dalla Rivoluzione da farsi soprannominare Filippo Égalité – un nickname cringe pure per gli standard giacobini. Nobile era anche Robespierre, il turbo-rivoluzionario per antonomasia, noto per i suoi completi a righe stile tenda da sole Tempo-test e per i suoi occhiali da sole "steampunk" ("ante litteram"), oltre che per essere stato il fan più sfegatato della ghigliottina.
Nobile era il filosofo Condorcet, che si vantava nei suoi scritti di voler "impiccare l’ultimo dei re con le budella dell’ultimo dei preti" – frase scopiazzata dal prete rinnegato Jean Meslier, ma all’epoca non c’era il copyright. Condorcet era anche un matematico: immagina la gioia di essere uno dei suoi alunni. E ancora: nobile era Paul Barras, presidente del Direttorio. Nobile Le Pelletier, primo "martire" della Rivoluzione… Vado avanti? Se vuoi, vado avanti.
Nobile era persino Napoleone Bonaparte – seppure di nobiltà provinciale e sostanzialmente straniero – al punto che, dopo gli anni della contestazione, divenne imperatore e ripristinò i titoli nobiliari. Coincidenze?
A questo punto ti starai chiedendo: perché tutti questi aristocratici cospirarono per fare una rivoluzione contro se stessi? Si erano totalmente rincoglioniti? Non proprio. Da un secolo accoglievano nei loro salotti gli illuministi – gli opinionisti del Settecento che hai conosciuto nel cenno (§68) – e stravedevano per Voltaire, una sorta di Cacciari con la parrucca, vero idolo di tutti i salotti bene.
Il Galimberti incipriato e i suoi seguaci volevano vendicarsi del re e della prigionia dorata di Versailles, volevano la fine delle disuguaglianze, l’uguaglianza eretta a principio di governo. E la Rivoluzione francese fu proprio questo: egalitaria. Talmente egalitaria che tutti coloro che non furono abbastanza uguali finirono sul patibolo, con la testa ugualmente tagliata. Ovviamente non era questo il piano originale, ma sai come vanno queste cose, una testa tira l’altra… D’altra parte, Voltaire, nel frattempo, era morto (con la testa attaccata al corpo, tranquilli), e i nobili pensavano di sfruttare gli Stati Generali del 1789 per fare una rivoluzione controllata, a loro uso e consumo, infiltrandosi nel Terzo Stato per far passare le tesi più dirompenti. Tesi che poi sfuggirono di mano.
Ebbene sì: la Rivoluzione francese fu un gigantesco Frankenstein, un esperimento da radical chic malriuscito che riempì i cimiteri di mezza Europa. L’idea iniziale era fare le scarpe a Luigi XVI, il loro paria: un re con il carisma di Biden, con una passione per il bricolage, e senza la minima idea di ciò che stesse accadendo intorno a lui.
Tant’è che, nel giorno della presa della Bastiglia, che diede inizio alla Rivoluzione, annotò nel suo diario una sola parola: «Nulla». Per lui, quel 14 luglio era un martedì qualunque. E in effetti, sotto certi aspetti, lo era davvero. Certo, gli insorti presero d’assalto la prigione-fortezza, decapitarono le guardie e il governatore, portandone a spasso le teste sulle picche per la città come decorazioni natalizie fuori stagione. Ma chi liberarono, esattamente, questi eroici rivoluzionari? Ebbene, dentro la leggendaria Bastiglia c’erano esattamente sette prigionieri. Sì, sette. Non settanta, né settemila.
Quattro erano falsari di documenti, che appena liberi sparirono nel nulla. Grazie e arrivederci. Due erano malati di mente, portati in trionfo per un giorno, e rinchiusi di nuovo all’ospizio di Charenton il giorno dopo. Il settimo era un libertino, termine aulico con cui nel Settecento si descrivevano festaioli come P. Diddy o Jeffrey Epstein.
Fino a pochi giorni prima c’era stato pure il marchese de Sade (sì, quel De Sade, l’inventore del sadismo, §68), che aveva passato settimane ad aizzare la folla urlando dalle finestre che nella Bastiglia si torturava la gente. Spoiler: non era vero, ma funzionò.
E poiché nessuno dei prigionieri era stato rinchiuso per motivi politici, la propaganda dell’epoca fece quel che ogni spin doctor farebbe: si inventò un personaggio. Usando la barba imponente di un tizio di nome Jacques-François-Xavier de Whyte, si spacciò il pover’uomo per il conte di Lorges, presunto martire della tirannide monarchica, realmente esistito un secolo prima e incarcerato per aver assassinato un prete.
Un caso di fake news ante litteram, da manuale di CNN. Insomma, quella che ti hanno venduto come l’eroica liberazione dei martiri della libertà, fu più simile a un blitz in una RSA gestita male.
A proposito di fake news, non si può certo ignorare Maria Antonietta, odiata solo perché austriaca, che subì una storica shitstorm a cui probabilmente pure la tua crush crede ancora. Prima fra tutte la famosa storia delle brioche. Che non disse mai, né pensò. Ma tutto faceva brodo, per quell’élite che voleva cambiare il mondo e rifarlo a propria immagine e somiglianza.
Come dici? Ti ricorda qualcosa? Possibile che nel 1789 un’élite di nobili ricchi sfondati volesse costringere tutta la Francia a un Great Reset come il principe di Galles (futuro Carlo III) al World Economic Forum del 2020? La risposta è: sì. Ma già lo so: non vuoi fare la figura del complottista davanti al corpo docenti. Fai bene, anche perché i tuoi colleghi sono tutti rettiliani.
La verità ufficiale è che quattro sanculotti analfabeti produssero la Dichiarazione dei diritti dell’uomo, caposaldo del diritto moderno. Che una masnada di derelitti affamati costituì la prima Repubblica francese. Che il popolo sconfisse l’aristocrazia, mandandola in massa sulla ghigliottina (per altro, il 96 per cento delle vittime della ghigliottina in realtà erano proprio popolani). Ti sembra una verità plausibile? Non è più plausibile che fosse un regime change, da élite a élite? O da Ancien Régime a rettiliani, come dici di fronte alla macchinetta del caffè, al riparo da occhi parietali indiscreti?
In ogni caso, ormai, la Rivoluzione era fatta. E se non ci fosse stato un altro nobile a metterci il freno a mano, si sarebbe autodistrutta da sé, come ogni rivoluzione che si rispetti. Fortunatamente per lei, arrivò un certo caporaletto corso a mettere le cose a posto.
Guido Damini - Quasi Sapiens. Dalla scimmia a Trump
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