Dopo il bavaglio alla rete, ossia la possibilità per il governo di oscurare in poche ore qualsiasi pagina web bypassando il vaglio di un giudice, il parlamento turco ha approvato una legge che mette sotto controllo governativo la magistraura.
Scrive repubblica.it: "Il disegno di legge era stato frenato su pressione di Ue e Usa. Il premier Recep Tayyip Erdogan aveva congelato gli articoli più contestati, sperando di trovare un'intesa con le opposizioni su un testo emendato. Ma ieri il suo partito Akp ha rotto gli indugi, ha ripresentato la riforma in Parlamento e forte dei numeri l'ha approvata a tappe forzate. L'opposizione ha annunciato immediato ricorso alla Corte costituzionale, prima che la normativa venga sottoposta alla firma del presidente Abdullah Gul."
Questa legge si è resa necessaria perché i magistrati turchi hanno recentemente avviato scomode indagini sui rapporti tra corruzione e politica, e una di queste ha tirato in ballo il figlio del premier, Bilal Erdogan.
Bavaglio al web e magistratura controllata dal governo: i progetti, per fortuna mai andati in porto, che hanno improntato in questi anni le leggi ad personam di qualcuno di nostra conoscenza anche qui da noi. Tutto il mondo è paese, verrebbe da dire; peccato che siamo sempre costretti a consolarci prendendo come paragone quelli peggiori.
"...e il mio maestro m'insegnò com'è difficile trovare l'alba dentro l'imbrunire..." (Franco Battiato)
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