La
mancata stretta di mano tra l'atleta russa e quella ucraina ai mondiali di scherma di Milano ha provocato, come ormai è consuetudine, polarizzazioni manichee tra i sostenitori del "ha fatto bene a non stringergliela" e del "ha sbagliato". Mi chiedo come si possano avere sicurezze così granitiche in un senso o nell'altro.
Io, pur con molti dubbi, penso che l'atleta ucraina abbia sbagliato a non stringere la mano all'avversaria russa. La valenza simbolica del gesto è chiara, intendiamoci: voi siete gli invasori, siete quelli che stanno procurando sofferenze e perpetrando atrocità contro il mio popolo e io la mano a voi non la stringo.
Ragionamento apparentemente legittimo, ma a una più attenta lettura mi pare la classica semplificazione di tematiche complesse tanto in voga nella nostra epoca storica, e a me ricorda un po' il puerile e un po' sciocco ostracismo verso esponenti della cultura russa da parte di noi occidentali, di cui da mesi parlano le cronache.
La valenza simbolica del gesto è chiara, come dicevo, ma noi non sappiamo cosa passa per la testa dell'atleta russa. Chi ci dice che, pur essendo russa, non provi, come tanti russi, sentimenti di orrore e repulsa per ciò che il suo paese sta facendo? E se così è, è giusto esporla a tale umiliazione mediatica? Secondo me no.
Oltretutto lo sport è per definizione, tra le attività umane, quella che maggiormente nell'immaginario collettivo rappresenta la fratellanza, l'ecumenismo se vogliamo, il mettere da parte tutto ciò che divide in favore di ciò che unisce. Io, poi, da inguaribile e ingenuo romantico quale sono, penso al sotteso e alla valenza "pedagogica" di una stretta di mano in mondovisione: due atleti si stringono la mano, perché non possono stringersela anche due popoli?