
Ho sempre adorato Stephen King, specie quello che nei suoi romanzi non perde occasione di ricordare ai suoi lettori l'affetto, e soprattutto l'ammirazione, che ha sempre nutrito per i Bush.
"...e il mio maestro m'insegnò com'è difficile trovare l'alba dentro l'imbrunire..." (Franco Battiato)
Scrive Scalfari (Repubblica, 31/12/2016), analizzando la situazione economica contingente, che "La politica sociale d’una sinistra moderna ha due compiti principali: aumentare la produttività ed abolire o almeno diminuire le diseguaglianze. [...] La diseguaglianza [...] significa sostanzialmente una costante e crescente differenza tra ricchi e poveri. Questa differenza fa sì che il numero dei ricchi diminuisca ma la ricchezza di ciascuno di loro aumenti mentre specularmente il numero dei poveri e dei meno abbienti aumenta insieme alla loro povertà soprattutto per quanto riguarda il cosiddetto ceto medio." Parole sante. Siamo nella stessa identica situazione che si è creata negli USA a partire dalla deregulation e abbassamento delle tasse ai ricchi voluti da Reagan e Bush, strada tra l'altro che si appresta ad imboccare nuovamente il neoeletto Trump. Chi ha letto libri come La grande frattura, di Joseph Stiglitz, lo sa benissimo. Il grande problema con cui si scontrano da decenni gli USA è appunto l'aumento della disuguaglianza e dell'allargamento della forbice tra un ceto ricco che diventa sempre meno numeroso ma sempre più ricco e un ceto povero che diventa sempre più numeroso - la classe media è praticamente sparita. Scalfari omette però di dire che la sinistra di cui ci parla, qui da noi non esiste, e non l'hanno certo incarnata il suo amato Renzi e predecessori vari: Letta, Monti, Berlusconi figurati, tutti orientati verso un liberismo selvaggio che ha finito per agevolare chi già stava bene a scapito dei tantissimi che stavano sull'altra sponda.
Ma magari sarà per l'editoriale della prossima settimana. Forse.


Par di vederli, tutti lì affannati a cercare una via d'uscita che permetta di evitare l'arrivo del referendum che ripristinerà l'art. 18 e butterà nel cesso i famigerati voucher, diventati il simbolo dell'istituzionalizzazione del precariato. Art. 18 e voucher, due dei frutti più avvelenati della famigerata riforma del lavoro targata Renzi. Se la Consulta deciderà per l'ammissibilità, il referendum si farà, a meno che il governo non trovi il modo di disinnescarlo intervenendo pesantemente sulla riforma stessa. Al governo lo sanno benissimo: se si va al referendum sono spacciati. Dopo la bocciatura a furor di popolo della revisione costituzionale; dopo che la Corte Costituzionale ha fatto a pezzi un paio di settimane fa la riforma della pubblica amministrazione targata Madia, una bocciatura popolare di uno dei fiori all'occhiello della gestione Renzi, il JobsAct appunto, potrebbe essere il colpo del KO.
Qua si è ottimisti.
Ieri, attorno alle 13, nel comune di Santarcangelo di Romagna l'app meteo del mio smartphone segnava 37° di temperatura reale e 41° di p...