"...e il mio maestro m'insegnò com'è difficile trovare l'alba dentro l'imbrunire..." (Franco Battiato)
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Mancata crudeltà e cognizione di causa
Tutte le sentenze sono commentabili e anche criticabili e quella che ha condannato Filippo Turetta all'ergastolo non fa eccezione. Tuttavia io non credo che abbiano qualche valore, oltre a quello del mero sfogo, i commenti sdegnati vergati frettolosamente in pochi caratteri sui social, commenti dettati esclusivamente dalla reazione emotiva del momento per la mancata attribuzione dell'aggravante della crudeltà. Per alcuni motivi.
Uno di questi è che la sentenza emessa è il risultato di indagini approfondite che sono durate quasi due anni e che hanno preso in esame ogni singolo aspetto della vicenda: dalle perizie all'ascolto dei testimoni, dall'analisi delle riprese video agli esami psicologici della personalità dell'assassino e altro. Commentare tutto questo frettolosamente, e soprattutto senza aver letto per intero le motivazioni, è scorretto proprio a livello metodologico, anche se ovviamente è gratificante a livello emotivo (è risaputo che uno degli effetti "benefici" del vergare frettolosamente commenti indignati è l'allentamento della carica emotiva di cui sopra).
Il punto focale della sollevazione popolare è, come noto, la mancata attribuzione dell'aggravante della crudeltà a Filippo Turetta. Ovviamente io non sono in grado di dire se tale omissione sia corretta oppure no. Non ho cioè strumenti conoscitivi di alcun tipo per dire se l'assassino ha ucciso la sua vittima in modo crudele oppure no. E credo nessuno di noi, non avendo partecipato alle indagini e non avendo letto le centinaia e centinaia di pagine degli atti del processo, li abbia. I giudici però sì, e per loro l'aggravante della crudeltà non sussiste. Sbagliano? Può darsi di sì, ma può darsi anche di no.
La spiegazione dei giudici su questa mancata attribuzione è ben evidenziata qui, ove tra le altre cose si legge:
Analizzando le immagini registrate durante le fasi dell’aggressione, il collegio giudicante ha rilevato una dinamica caotica, fatta di colpi ravvicinati, rapidi e inferti quasi alla cieca. Per i magistrati, pur riconoscendo l’efferatezza complessiva dell’azione, queste modalità non sarebbero frutto di una decisione lucida o cosciente da parte dell’imputato, ma piuttosto l’esito di un comportamento concitato, dettato dal panico e dalla mancanza di padronanza del gesto omicida. Nella carte si legge infatti che Turetta "non aveva la competenza e l'esperienza per infliggere sulla vittima colpi più efficaci, idonei a provocare la morte della ragazza in modo più rapido e pulito", cosi ha continuato a colpire fino a quando si è reso conto che Giulia "‘non c'era più'".
In altre parole, per i giudici l'aggravante della crudeltà si definisce dall'intenzionalità di infierire crudelmente sulla vittima anche facendone scempio e causandone sofferenza aggiuntiva a quella necessaria a procurarle la morte. Per i giudici questo elemento non c'era in quanto l'assassino aveva intenzione di portare a termine il crimine il più velocemente possibile.
Un altro elemento da tenere presente per cercare di allargare un po' lo sguardo è che gli stessi giudici è vero che hanno negato l'aggravante della crudeltà, ma hanno escluso tutte le attenuanti generiche che solitamente in questi casi vengono concesse. Più in generale, come scrive Luciano Butti qui:
Quando i giudici applicano la legge, e quindi anche quando riconoscono o escludono le aggravanti o attenuanti di un delitto, non possono decidere “a buon senso”, Devono, invece, verificare se sussistano, o meno, i requisiti che la legge richiede per applicare le varie norme. Nel sistema delle nostre norme penali, l’aggravante della crudeltà presuppone, in un omicidio, che l’assassino abbia utilizzato verso la vittima violenze crudeli “ulteriori” rispetto a quelle necessarie per ucciderla.
Naturalmente le reazioni di pancia che si leggono sui social o al bar non sono totalmente ingiustificate. Le materie che hanno a che fare con la giurisprudenza sono infatti complesse - in generale quasi tutti i temi di cui discutiamo sono complessi, anche se il più delle volte non ce ne rendiamo conto - e necessiterebbero di essere commentati con un minimo di cognizione di causa. Ma pure senza arrivare alla cognizione di causa, occorrerebbe che quando si leggono titoli tendenziosi e fuorvianti come "75 coltellate ma per i giudici l'aggravante della crudeltà non c'è" (i giornali sono perfidi in questo), prima di prendere in mano frettolosamente il nostro smartphone e allentare la pressione emotiva scrivendo di getto sciocchezze, contassimo almeno fino a dieci. Durante il conteggio potremmo farci qualche domanda, tipo: perché questo titolo? Cosa significa? Come si spiega? Perché per i giudici non c'è questa aggravante?
Ma, è noto, la riflessione e i dubbi nell'epoca della velocità non hanno casa.
martedì 8 aprile 2025
Steve
Leggo che oggi è il compleanno di Steve Howe. È un chitarrista a cui sono molto legato non solo perché è stato il chitarrista degli Yes, ma soprattutto perché è stato il chitarrista degli Asia. Gli Asia nei primi anni ottanta pubblicarono un album omonimo, questo, che da ragazzino ascoltai fino a consumare il nastro magnetico della musicassetta e che, secondo me, è uno degli album più belli di tutta la storia del rock.
Piccola curiosità: l'assolo spagnoleggiante di chitarra acustica all'interno della canzone Innuendo, contenuta nell'ultimo, omonimo album in studio dei Queen, non è suonato da Brian May ma da Steve Howe.
Lunga vita, grande chitarrista.
Qui Innuendo e qui Without you, uno dei pezzi più belli di quel disco.
Vecchitudine
Calmissimo
lunedì 7 aprile 2025
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