"...e il mio maestro m'insegnò com'è difficile trovare l'alba dentro l'imbrunire..." (Franco Battiato)
domenica 14 aprile 2019
Salvini e Zingaretti s'impegnano
Naturalmente, sia Salvini che Zingaretti non hanno alcun potere di dare corso alle intenzioni espresse, e c'è da dire che l'uscita del secondo mi sembra, se possibile, addirittura più infelice di quella del primo, in quanto se tu affermi di non mettere in atto una certa condotta senza essere stato sollecitato da alcuno a pronunciarti in questo senso, dài implicitamente l'impressione che in precedenza questo comportamento tu o i tuoi l'abbiate adottato, o ne abbiate avuto quantomeno l'intenzione, o ne abbiate dato l'impressione. Insomma, al posto di Zingaretti io avrei soprasseduto o detto qualcos'altro.
Per quanto riguarda il ministro della paura, invece, è lapalissiano come, per quanto possa impegnarsi, non abbia alcun potere di fare alcunché in merito alla durata della detenzione in carcere dell'assassino, perché tale decisione compete in maniera esclusiva alla magistratura e non certo a un ministro, fosse pure un ministro di tutto come il felpato. Il guaio di questi nostri sciagurati tempi, è che gran parte della plebe ragliante darà come sempre ampio credito alle sue corbellerie, al suono di: "Hai visto? Adesso ci pensa lui a non farlo più uscire di galera: grande Matteo!" Plebe ragliante perfetta espressione dell'epoca in cui viviamo.
Le anime morte

"L'importante è questo, che è venuto per noi il momento di salvare il nostro paese; che perirà, il nostro paese, non più per l'irruzione di venti popoli stranieri, ma per opera di noi stessi; che ormai, accanto alla legale amministrazione della cosa pubblica, è venuta a formarsi una seconda amministrazione, assai più potente di quella legale."
giovedì 11 aprile 2019
Pure la Finanza e la Guardia costiera ci si mettono
Si presenta un barcone con novanta persone sopra. Viene intercettato da una motovedetta della Finanza e da una della Guardia costiera e viene tranquillamente accompagnato a Lampedusa, dove i migranti sbarcano senza alcun impedimento. Il ministro della paura è furioso, inviperito, perché i porti sono chiusi, come sapete (non è vero ma facciamo finta di crederci), e basta che lui si distragga un attimo che zac!, arriva un barcone e quelli sbarcano.
E il tapino non può neppure tuonare contro qualche ONG, magari straniera, perché a soccorrerli e farli sbarcare sono due unità militari italiane. Bisogna correre ai ripari, naturalmente, perché l'immagine del ministro dal pugno di ferro mica può essere compromessa da un manipolo di disgraziati che arrivano e sbarcano così, come se niente fosse. Con le europee alle porte, poi? Stiamo scherzando?
E allora ecco la nota ministeriale che dovrebbe riparare il danno d'immagine, nota secondo la quale il Viminale starebbe già provvedendo al rimpatrio dei nuovi arrivati. Naturalmente sono tutte balle, in primo luogo perché non si sa neppure la nazionalità dei naviganti, in secondo luogo perché, quand'anche fosse accertata, occorrerebbero comunque mesi prima che tutta la trafila venga effettuata. Non c'è niente da fare, in certi giorni va tutto storto.
mercoledì 10 aprile 2019
Buchi neri e Hawking
martedì 9 aprile 2019
Non scaldiamoci per Bussetti, non c'è bisogno
Non mi scalderei troppo per ciò che ha detto Bussetti, e cioè che nelle scuole italiane la sua prima preoccupazione è per gli studenti italiani, perché in realtà è da circa una trentina d'anni che le varie riforme scolastiche che si sono succedute sotto ogni governo vanno nell'unica direzione di mettere la scuola in condizione di non nuocere, indipendentemente dalla nazionalità di chi la frequenta.
A meno che, naturalmente, non si pensi che riforme come quella della signora Moratti - la prima che mi viene in mente - che prevedeva l'introduzione del computer già in prima elementare, fossero cosa buona. È che ogni tanto anche Bussetti, poveretto, come tutti gli altri suoi compari, ha bisogno di dire la sua stupidaggine quotidiana, perché esiste anche lui, anche se nessuno lo sa.
lunedì 8 aprile 2019
Centellinando la tragedia di Stefano Cucchi
Ogni tot di tempo, siano giorni, settimane, mesi, anni, alla tragedia di Stefano Cucchi si aggiunge un tassello. E lentamente, tassello dopo tassello, anno dopo anno, il puzzle che viene piano piano a comporsi disegna una storia le cui gravità e incredibilità raggiungono vette che difficilmente ci si aspettava che sarebbero state raggiunte, almeno agli inizi.
E il pensiero va inevitabilmente alla forza che ha avuto e ha la sua famiglia, in particolare Ilaria, la cui incrollabile caparbietà nel volere a tutti i costi la verità, ha consentito di sgretolare ormai ogni muro che la racchiudeva.
Chapeau!
domenica 7 aprile 2019
Greta e Simone
Magari è un'impressione mia, ma mi pare che sia Greta che Simone, espressioni della migliore gioventù di oggi, di quella che autorizza a pensare che forse non tutto è perduto, siano accomunati dall'aver ricevuto gli stessi tipi di attacchi e accuse.
Greta, da più parti, è stata accusata di essere una specie di bamboccetta manipolata da non si sa bene quale lobby; Simone è stato accusato da tale scrittrice Elena Stancanelli (e chi è?) di non parlare correttamente l'italiano. Cosa hanno in comune queste critiche? Semplice: sono critiche formali, non sostanziali, come del resto è prassi oggi nella normale dialettica politica e sociale quando si tenta di screditate un avversario.
Hanno accusato Greta di essere una marionetta, ma nessuno ha potuto controbattere alle sue preoccupazioni sul suo futuro e quello del pianeta, perché nessuno può realisticamente obiettare che se non si cambia rotta una volta per tutte, tra vent'anni la nostra civiltà si estinguerà sotto montagne di rifiuti e smog.
Hanno accusato Simone di non parlare bene l'italiano (accusa categoricamente smentita dal suo professore), ma nessuno ha potuto attaccarlo sul piano sostanziale, perché le cose che ha detto sono inattaccabili sul piano della logica, dell'intelligenza e del buon senso. E poi, scusate, in una discussione con quelli di casapound pensate che se il ragazzino si fosse prodotto in un italiano corretto quelli l'avrebbero capito? Non scherziamo, su.
Morale della storia: se non si possono attaccare le persone sui contenuti, si attaccano pretestuosamente su tutto ciò che rimane: linguaggio, persona, vita privata ecc. Metodo collaudato e spesso di sicuro successo.
sabato 6 aprile 2019
Torre Maura, i rom e la semplificazione
Credo che la vicenda dei rom respinti da Torre Maura si inquadri perfettamente nell'epoca che stiamo vivendo, che è quella dei luoghi comuni, della superficialità, dei bassi istinti, del rifiuto generalizzato di usare un minimo di ragione come appiglio per affrontare la complessità. E in fin dei conti è normale che sia così, dal momento che chi dovrebbe far di tutto per opporsi a questa tendenza è invece il primo ad agevolarla e anzi ci campa pure sopra.
Perché non si vogliono i rom? Perché lo stereotipo imperante vuole che i rom rubino, e se rubano non li vogliamo. La faccenda analizzata secondo i canoni imperanti si chiude qui, mentre invece un approccio intelligente alla questione prevederebbe l'accettazione del fatto che alcuni rom rubano e altri no, così come molti italiani rubano e molti no. E così per tutte le cose. Non c'è mai solo un bianco e un nero, nel mezzo ci sono sfumature diverse di bianco e nero. Il problema è che guardare le sfumature, valutare, ponderare, analizzare i problemi in sé sono attività che richiedono tempo e impegno, tutte cose che una politica che viaggia sull'onda di un consenso le cui minime variazioni vengono rendicontate a cadenza settimanale se non addirittura giornaliera, non può permettersi.
E allora, basta distinzioni: via i rom, sia quelli che rubano che quelli che si comportano bene, non fa differenza. Via gli stranieri, ché gli stranieri delinquono. E via anche l'ultimo barlume di intelligenza, ché oggi non serve più.
Compleanno tra tecnologia e umanità
Stamattina le lettere che compongono il logo di Google sono sormontate da candeline, una su ogni lettera. Il motore di ricerca si ricorda che oggi è il mio compleanno e mi festeggia. Tutto questo alla luce di una antropologizzazione e umanizzazione del fenomeno della comparsa delle candeline - d'altra parte è noto che noi umani abbiamo questa innata tendenza a umanizzare tutto ciò che ci circonda e interagisce con noi. Per certi versi, pensandoci, è paradossale che nell'età della tecnologia, dove tutto viene disumanizzato e messo in vendita, resistano certe pulsioni foriere forse di un desiderio di riappropriarsi di un'umanità ormai largamente perduta, ma tant'è e ben venga, se di questo si tratta.
Fuor di sentimentalismi e pulsioni antropologizzanti, è palese che in realtà a Google non frega assolutamente niente del mio compleanno, anzi nemmeno sa cosa sia un compleanno. Molto più semplicemente e freddamente, uno dei suoi algoritmi informatici fa comparire le candeline ai milioni di individui iscritti al motore di ricerca che ogni giorno festeggiano il compleanno. Che è la medesima cosa che fanno anche faccialibro e la maggior parte dei servizi informatici a cui siamo iscritti.
Ricordo che anni fa, quando sul social di Zuckerberg c'ero anch'io, ogni giorno mi veniva notificato il compleanno di qualcuno dei miei contatti, e ovviamente ai miei contatti veniva notificato il mio, in una perenne giostra di scambio di auguri anche con persone mai viste né conosciute. Difficile capire il senso di questa cosa, e in fin dei conti uno dei motivi per cui mi sono cancellato era anche questo. Sì, magari lì per lì faceva piacere ritrovarsi la bacheca invasa da auguri e quant'altro, ma poi?
Una volta che ci si toglie da FB, ci si rende conto che quelli che in realtà si ricordano della ricorrenza sono principalmente i familiari più stretti, un paio di colleghi di lavoro e qualche amico, cioè le persone che si frequentano abitualmente e fisicamente tutti i giorni. Finita lì. E forse è giusto così. Se poi, come lo scrivente, ci si avvicina inesorabilmente al giro di boa del mezzo secolo, ci si accorge dell'inutilità e della sempre maggiore avversione nei confronti di tale ricorrenza.
Addio, Francesco
Se n'è andato l'ultimo della generazione dei grandi cantautori. Forse è stato il più grande di tutti, ma io vedo da sempre Guccini c...





