domenica 14 aprile 2019

Salvini e Zingaretti s'impegnano

Salvini, nello stile sobrio e pacato che lo contraddistingue, dice che si impegnerà affinché l'assassino del maresciallo dei carabinieri ucciso ieri nel foggiano non esca più di galera. Zingaretti, in maniera meno zotica e spiccia, dice che dalle parti del Pd si è intenzionati a non mettere i bastoni tra le ruote al corso della giustizia, che nello specifico è quella giustizia che ha recentemente messo in manette lo stato maggiore del Pd umbro per una faccenda di presunte mazzette in campo sanitario.

Naturalmente, sia Salvini che Zingaretti non hanno alcun potere di dare corso alle intenzioni espresse, e c'è da dire che l'uscita del secondo mi sembra, se possibile, addirittura più infelice di quella del primo, in quanto se tu affermi di non mettere in atto una certa condotta senza essere stato sollecitato da alcuno a pronunciarti in questo senso, dài implicitamente l'impressione che in precedenza questo comportamento tu o i tuoi l'abbiate adottato, o ne abbiate avuto quantomeno l'intenzione, o ne abbiate dato l'impressione. Insomma, al posto di Zingaretti io avrei soprasseduto o detto qualcos'altro.

Per quanto riguarda il ministro della paura, invece, è lapalissiano come, per quanto possa impegnarsi, non abbia alcun potere di fare alcunché in merito alla durata della detenzione in carcere dell'assassino, perché tale decisione compete in maniera esclusiva alla magistratura e non certo a un ministro, fosse pure un ministro di tutto come il felpato. Il guaio di questi nostri sciagurati tempi, è che gran parte della plebe ragliante darà come sempre ampio credito alle sue corbellerie, al suono di: "Hai visto? Adesso ci pensa lui a non farlo più uscire di galera: grande Matteo!" Plebe ragliante perfetta espressione dell'epoca in cui viviamo.

Le anime morte



"L'importante è questo, che è venuto per noi il momento di salvare il nostro paese; che perirà, il nostro paese, non più per l'irruzione di venti popoli stranieri, ma per opera di noi stessi; che ormai, accanto alla legale amministrazione della cosa pubblica, è venuta a formarsi una seconda amministrazione, assai più potente di quella legale."

Il paragrafo che ho riportato qui sopra è una citazione tratta dal discorso finale che il generale-governatore rivolge all'intero ceto impiegatizio della città prima di partire per Pietroburgo, discorso contenuto nelle pagine conclusive del possente romanzo Le anime morte, di Nikolaj Gogol. Chi abbia un minimo di perspicacia non può non cogliere una qualche analogia tra le cause che secondo lo scrittore porteranno alla distruzione dell'impero russo, e cioè la dilagante corruzione e decadenza dei costumi, col probabile, futuro destino del nostro paese oggi, un destino segnato non da cause esterne, come vorrebbero capziosamente farci credere, ma dal nostro operato. È del resto opinione di molti storici che pure la dissoluzione dell'Impero romano ebbe come causa il degrado e la decadenza dei costumi.

Gogol scrisse questo romanzo in un arco di tempo compreso tra il 1835 e il 1842, suddividendolo in tre libri, di cui il secondo lasciato incompiuto e il terzo dato alle fiamme dallo stesso autore e quindi mai pubblicato. Una caratteristica di questo romanzo, già ritrovata anche in Delitto e castigo di Dostoevskij, che lessi l'anno scorso, è il minuzioso dettaglio con cui i due autori descrivono i personaggi (sia dal punto di vista fisico che psicologico) e i luoghi e le vicende contenute nelle narrazioni. Si tratta di romanzi ad ampio respiro, totalmente diversi dalle modalità narrative contemporanee, dove spesso il ritmo e la velocità del susseguirsi delle vicende sono assoluti padroni della scena, a scapito della descrizione e della riflessione. A testimonianza di quanto questo modo apparentemente arcaico e desueto di intendere la letteratura sia distante dai canoni contemporanei, basta leggere ad esempio ciò che Stephen King ebbe a scrivere nel suo bellissimo On writing, autobiografia di un mestiere, e cioè che alla descrizione dei personaggi bisogna solo accennare, dedicare pochi tratti e pochissime righe, perché è l'immaginazione del lettore che farà poi il resto.

I modi di scrivere e di intendere la letteratura cambiano, evolvono a secondo dei luoghi, delle epoche, come del resto ogni attività umana, è innegabile, solo il malcostume e l'illegalità viaggiano trasversalmente a epoche e luoghi, e la letteratura non è altro che uno dei tanti mezzi con cui ne veniamo a conoscenza.

giovedì 11 aprile 2019

Pure la Finanza e la Guardia costiera ci si mettono

Si presenta un barcone con novanta persone sopra. Viene intercettato da una motovedetta della Finanza e da una della Guardia costiera e viene tranquillamente accompagnato a Lampedusa, dove i migranti sbarcano senza alcun impedimento. Il ministro della paura è furioso, inviperito, perché i porti sono chiusi, come sapete (non è vero ma facciamo finta di crederci), e basta che lui si distragga un attimo che zac!, arriva un barcone e quelli sbarcano.

E il tapino non può neppure tuonare contro qualche ONG, magari straniera, perché a soccorrerli e farli sbarcare sono due unità militari italiane. Bisogna correre ai ripari, naturalmente, perché l'immagine del ministro dal pugno di ferro mica può essere compromessa da un manipolo di disgraziati che arrivano e sbarcano così, come se niente fosse. Con le europee alle porte, poi? Stiamo scherzando?

E allora ecco la nota ministeriale che dovrebbe riparare il danno d'immagine, nota secondo la quale il Viminale starebbe già provvedendo al rimpatrio dei nuovi arrivati. Naturalmente sono tutte balle, in primo luogo perché non si sa neppure la nazionalità dei naviganti, in secondo luogo perché, quand'anche fosse accertata, occorrerebbero comunque mesi prima che tutta la trafila venga effettuata. Non c'è niente da fare, in certi giorni va tutto storto.

mercoledì 10 aprile 2019

Buchi neri e Hawking

Mentre leggevo della sensazionale prima immagine di un buco nero, ho pensato immediatamente al grande astrofisico Stephen Hawking, che ci ha lasciato giusto un anno fa dopo aver passato una vita intera a studiarli. Ancora un anno e l'avrebbe visto anche lui, e immagino che gli avrebbe fatto un gran piacere. Beffarda, la vita (e la morte), a volte. (Ovviamente, il verbo vedere in questo caso è improprio, si fa per semplificare.)

martedì 9 aprile 2019

Non scaldiamoci per Bussetti, non c'è bisogno

Non mi scalderei troppo per ciò che ha detto Bussetti, e cioè che nelle scuole italiane la sua prima preoccupazione è per gli studenti italiani, perché in realtà è da circa una trentina d'anni che le varie riforme scolastiche che si sono succedute sotto ogni governo vanno nell'unica direzione di mettere la scuola in condizione di non nuocere, indipendentemente dalla nazionalità di chi la frequenta.

A meno che, naturalmente, non si pensi che riforme come quella della signora Moratti - la prima che mi viene in mente - che prevedeva l'introduzione del computer già in prima elementare, fossero cosa buona. È che ogni tanto anche Bussetti, poveretto, come tutti gli altri suoi compari, ha bisogno di dire la sua stupidaggine quotidiana, perché esiste anche lui, anche se nessuno lo sa.

lunedì 8 aprile 2019

Centellinando la tragedia di Stefano Cucchi

Ogni tot di tempo, siano giorni, settimane, mesi, anni, alla tragedia di Stefano Cucchi si aggiunge un tassello. E lentamente, tassello dopo tassello, anno dopo anno, il puzzle che viene piano piano a comporsi disegna una storia le cui gravità e incredibilità raggiungono vette che difficilmente ci si aspettava che sarebbero state raggiunte, almeno agli inizi.

E il pensiero va inevitabilmente alla forza che ha avuto e ha la sua famiglia, in particolare Ilaria, la cui incrollabile caparbietà nel volere a tutti i costi la verità, ha consentito di sgretolare ormai ogni muro che la racchiudeva.

Chapeau!

Regali di compleanno :-)



domenica 7 aprile 2019

Greta e Simone

Magari è un'impressione mia, ma mi pare che sia Greta che Simone, espressioni della migliore gioventù di oggi, di quella che autorizza a pensare che forse non tutto è perduto, siano accomunati dall'aver ricevuto gli stessi tipi di attacchi e accuse.

Greta, da più parti, è stata accusata di essere una specie di bamboccetta manipolata da non si sa bene quale lobby; Simone è stato accusato da tale scrittrice Elena Stancanelli (e chi è?) di non parlare correttamente l'italiano. Cosa hanno in comune queste critiche? Semplice: sono critiche formali, non sostanziali, come del resto è prassi oggi nella normale dialettica politica e sociale quando si tenta di screditate un avversario.

Hanno accusato Greta di essere una marionetta, ma nessuno ha potuto controbattere alle sue preoccupazioni sul suo futuro e quello del pianeta, perché nessuno può realisticamente obiettare che se non si cambia rotta una volta per tutte, tra vent'anni la nostra civiltà si estinguerà sotto montagne di rifiuti e smog.

Hanno accusato Simone di non parlare bene l'italiano (accusa categoricamente smentita dal suo professore), ma nessuno ha potuto attaccarlo sul piano sostanziale, perché le cose che ha detto sono inattaccabili sul piano della logica, dell'intelligenza e del buon senso. E poi, scusate, in una discussione con quelli di casapound pensate che se il ragazzino si fosse prodotto in un italiano corretto quelli l'avrebbero capito? Non scherziamo, su.

Morale della storia: se non si possono attaccare le persone sui contenuti, si attaccano pretestuosamente su tutto ciò che rimane: linguaggio, persona, vita privata ecc. Metodo collaudato e spesso di sicuro successo.

sabato 6 aprile 2019

Torre Maura, i rom e la semplificazione

Credo che la vicenda dei rom respinti da Torre Maura si inquadri perfettamente nell'epoca che stiamo vivendo, che è quella dei luoghi comuni, della superficialità, dei bassi istinti, del rifiuto generalizzato di usare un minimo di ragione come appiglio per affrontare la complessità. E in fin dei conti è normale che sia così, dal momento che chi dovrebbe far di tutto per opporsi a questa tendenza è invece il primo ad agevolarla e anzi ci campa pure sopra.

Perché non si vogliono i rom? Perché lo stereotipo imperante vuole che i rom rubino, e se rubano non li vogliamo. La faccenda analizzata secondo i canoni imperanti si chiude qui, mentre invece un approccio intelligente alla questione prevederebbe l'accettazione del fatto che alcuni rom rubano e altri no, così come molti italiani rubano e molti no. E così per tutte le cose. Non c'è mai solo un bianco e un nero, nel mezzo ci sono sfumature diverse di bianco e nero. Il problema è che guardare le sfumature, valutare, ponderare, analizzare i problemi in sé sono attività che richiedono tempo e impegno, tutte cose che una politica che viaggia sull'onda di un consenso le cui minime variazioni vengono rendicontate a cadenza settimanale se non addirittura giornaliera, non può permettersi.

E allora, basta distinzioni: via i rom, sia quelli che rubano che quelli che si comportano bene, non fa differenza. Via gli stranieri, ché gli stranieri delinquono. E via anche l'ultimo barlume di intelligenza, ché oggi non serve più.

Compleanno tra tecnologia e umanità

Stamattina le lettere che compongono il logo di Google sono sormontate da candeline, una su ogni lettera. Il motore di ricerca si ricorda che oggi è il mio compleanno e mi festeggia. Tutto questo alla luce di una antropologizzazione e umanizzazione del fenomeno della comparsa delle candeline - d'altra parte è noto che noi umani abbiamo questa innata tendenza a umanizzare tutto ciò che ci circonda e interagisce con noi. Per certi versi, pensandoci, è paradossale che nell'età della tecnologia, dove tutto viene disumanizzato e messo in vendita, resistano certe pulsioni foriere forse di un desiderio di riappropriarsi di un'umanità ormai largamente perduta, ma tant'è e ben venga, se di questo si tratta.

Fuor di sentimentalismi e pulsioni antropologizzanti, è palese che in realtà a Google non frega assolutamente niente del mio compleanno, anzi nemmeno sa cosa sia un compleanno. Molto più semplicemente e freddamente, uno dei suoi algoritmi informatici fa comparire le candeline ai milioni di individui iscritti al motore di ricerca che ogni giorno festeggiano il compleanno. Che è la medesima cosa che fanno anche faccialibro e la maggior parte dei servizi informatici a cui siamo iscritti.

Ricordo che anni fa, quando sul social di Zuckerberg c'ero anch'io, ogni giorno mi veniva notificato il compleanno di qualcuno dei miei contatti, e ovviamente ai miei contatti veniva notificato il mio, in una perenne giostra di scambio di auguri anche con persone mai viste né conosciute. Difficile capire il senso di questa cosa, e in fin dei conti uno dei motivi per cui mi sono cancellato era anche questo. Sì, magari lì per lì faceva piacere ritrovarsi la bacheca invasa da auguri e quant'altro, ma poi?

Una volta che ci si toglie da FB, ci si rende conto che quelli che in realtà si ricordano della ricorrenza sono principalmente i familiari più stretti, un paio di colleghi di lavoro e qualche amico, cioè le persone che si frequentano abitualmente e fisicamente tutti i giorni. Finita lì. E forse è giusto così. Se poi, come lo scrivente, ci si avvicina inesorabilmente al giro di boa del mezzo secolo, ci si accorge dell'inutilità e della sempre maggiore avversione nei confronti di tale ricorrenza.

Addio, Francesco

Se n'è andato l'ultimo della generazione dei grandi cantautori. Forse è stato il più grande di tutti, ma io vedo da sempre Guccini c...