
(da Strade di notte - G. Gazdonov)
"...e il mio maestro m'insegnò com'è difficile trovare l'alba dentro l'imbrunire..." (Franco Battiato)
Uno di questi giorni mi toccherà replicare a quello là, quello tutto casa e chiesa che dice sempre: "Se i soldi non fanno la felicità, pensa la miseria...", riprendendo un noto modo dire in voga da decenni. Uno che sta bene, lui, uno che non gli mancano, uno a cui piace accumulare.
Mi toccherà replicare per chiedergli come concilia i soldi con la devozione al cattolicesimo. Quel cattolicesimo che ha prodotto san Francesco, quel cattolicesimo del ricco che è più facile che il cammello passi per la cruna dell'ago che lui vada in paradiso, il cattolicesimo del vendere tutto e darlo ai poveri, se si vuole seguire lui, quel lui, per chi ci crede, che non perdeva occasione per stigmatizzare la ricchezza materiale perché il vero tesoro è di là. Insomma 'ste cose qua.
Un giorno glielo chiederò, a costo di inimicarmelo e di sentirmi rispondere: "E Bertone, allora?"

Sto cominciando Strade di notte, di Gajto Gazdonov. Nel risvolto di copertina leggo: "Un tassista russo vaga per le strade buie di Parigi degli anni trenta." [...]
Mi basta, certi romanzi si capisce che saranno belli già dalle note introduttive.
Alla fine le chiacchiere stanno a zero. Tutte le simulazioni sulla flat tax, così come la vogliono fare Salvini e Di Maio, portano a un'unica conclusione: più si è ricchi e più, proporzionalmente, si avranno vantaggi fiscali. Io, ad esempio, simulazione alla mano, sono tra quelli che non avranno alcun risparmio; anzi, è addirittura probabile che rientri tra quelli nei confronti dei quali scatteranno le previste clausole di garanzia per evitare che ci rimetta.
Mi chiedo che senso abbia abbassare le tasse a chi dichiara di più e lasciarle invariate (quando non addirittura aumentate) a chi dichiara meno. Salvini e Di Maio sperano forse di rimettere in moto i consumi e l'economia in questo modo? Beh, sappiano che ci avevano già provato prima di loro Reagan e Bush negli USA e la Tatcher in Inghilterra, e si è visto com'era andata a finire.

Ho fatto qualche calcolo e ho scoperto che se la cosiddetta Quota 100, così come congegnata nel programma di governo, diventasse legge, tra una dozzina d'anni potrei andarmene in pensione.
Con la legge attuale (Fornero) andrei nel 2033, e quindi avrei ancora quindici anni di lavoro, con la Quota 100 raggiungerei invece il traguardo nel 2030 (avrei sessant'anni tondi), cioè tre anni prima.
Naturalmente qua nessuno si fa troppe illusioni - Boeri ha già spiegato che il tutto costerebbe quindici miliardi di euro il primo anno e venti una volta che la riforma fosse a regime, per cui...
Però mi piacerebbe. Non perché mi sia stancato di lavorare (beh, sì, un po' anche per quello, via), ma pensando a quanti libri potrei leggere in tutto quel tempo libero.
Stamattina Shamir, il pescivendolo ambulante, era col suo furgone al solito posto, di fronte al vecchio casello, come ogni sabato. Marco, il barista qui sotto casa mia, vendeva come ogni giorno caffè, cappuccini e brioches. La bottega degli alimentari, di là dalla strada, era aperta come ogni giorno e ogni sabato, e pure Luca, il macellaio, vendeva alla affezionata clientela spiedini, salsicce, bistecche e quant'altro.
A Santarcangelo, Coop e Lidl avevano file agli ingressi in entrata e in uscita, per non parlare naturalmente dei bazar dei cinesi, anche se quelli non fanno testo, essendo aperti 365 giorni all'anno, Natale e primo dell'anno compresi.
Diciamo insomma che, almeno qua da queste parti, ci si accorge che è il due giugno unicamente dal numero colorato in rosso sul calendario, ché la sacralità della festa della Repubblica è stata immolata sull'altare dell'incasso.
Come tutto, del resto.
Sono anziano e, come anziano, ho una certa fissa per vecchi arnesi come la semantica. Nel post con cui Gioggia annuncia la sospensione del b...