giovedì 11 agosto 2016

Stregati da The walking dead



Non ero a conoscenza dell'esistenza della serie televisiva The walking dead, almeno finché non ne ho sentito fare un accenno da un mio collega di lavoro, il quale ne ha decantato le meraviglie. Spinto dalla curiosità, la sono andata a cercare su internet e ho cominciato a guardarla insieme a Chiara. La prima puntata della prima stagione (ne sono uscite sei, finora, e la settima comincerà in ottobre) non è stata granché, tutto sommato, poi è stato tutto un crescendo finché non ne siamo letteralmente rimasti ipnotizzati, tanto che in un mese ci siamo sciroppati i sei anni di episodi già trasmessi. In attesa che arrivi ottobre abbiamo nel frattempo cominciato a guardare un'altra serie televisiva, anche questa già trasmessa dalla tv: Under the dome, ispirata al romanzo The Dome di Stephen King.
Questa qui è una mezza sòla, di qualità decisamente scadente e priva di mordente. Alla seconda puntata abbiamo lasciato. E niente, aspettiamo ottobre. Se nel frattempo qualcuno tra i miei 32 lettori volesse segnalarmi una serie che gli è particolarmente piaciuta, beh, sarebbe il benvenuto.

martedì 9 agosto 2016

Cicciottelli

Non regge il ragionamento di Libero quando argomenta con "Chissà dove erano questi paladini del rispetto in quota rosa quando si faceva carne da macello delle ragazze coinvolte nei processi contro Silvio Berlusconi". È vero che quelle ragazze sono spesso state apostrofate con nomignoli deprecabili e inopportuni, ma è anche vero che nel presente caso quel "cicciottelle" è stato usato in chiave di evidenziazione ironica di una caratteristica fisica comunemente intesa come poco gradevole. Un po' come se, ad esempio, un atleta con pochi capelli fosse stato apostrofato il "calvetto" o cose simili.
Lo puoi fare in un bar, in piazza chiacchierando con gli amici, ma non lo puoi scrivere su un giornale letto da centinaia di migliaia di persone. A meno che si stia parlando di qualcosa di diverso dal giornalismo.

lunedì 8 agosto 2016

Sputare sul crocifisso

Vorrei far notare alla signora Meloni, che s'indigna perché tre musulmani (lo scrive Libero, quindi prendete la notizia con le pinze) avrebbero sputato su un crocefisso in una chiesa, che ci sono molti modi di sputare su Cristo, oltre a quello, sicuramente da condannare, riportato da Libero. Uno, ad esempio, è ignorare alcune cosette che avrebbe detto il summenzionato Cristo. Cose tipo "Ero straniero e mi avete ospitato" (Mt 25,35); oppure quando Cristo risponde a chi gli chiedeva lumi: "Ogni volta che non avete fatto queste cose a uno di questi miei fratelli più piccoli non l'avete fatto a me" (Mt 25, 44-45).
C'è modo e modo di sputare su Cristo, quel Cristo di cui su fb la signora Meloni prende le difese a spada tratta, e uno dei più subdoli è farlo con l'ipocrisia di chi ne prende le difese in chiave esclusivamente razzista e intollerante. Vorrei anche far notare alla signora Meloni che quelli come lei, che fanno i belli fuori ma sono marci dentro, sono quelli che nei vangeli a Cristo stanno più sulle palle.
E la cosa ironica della faccenda è che a far notare 'ste cose alla Meloni sia un ateo impenitente come lo scrivente.

domenica 7 agosto 2016

Pokemon Go diabolico

Lo afferma il vescovo di Noto, aggiungendo altresì che la app "crea dipendenza a un sistema totalitaristico che è pari a quello nazista" [...] "Ecco perché combatto quest’app che sta alienando migliaia e migliaia di giovani".
Ora, il vescovo di Noto non è certo il primo religioso più o meno di spicco che vede incunearsi il demonio tra le pieghe di una app o di un gadget elettronico di ultima generazione - abbiamo già degli illustri precedenti con l'iPod, ad esempio, con la musica rock, con i computer e così via - ma mi sento di tranquillizzarlo: il diavolo non esiste, è un'invenzione umana così come invenzione umana sono i Pokemon, quindi non può incunearsi o nascondersi da nessuna parte. La app cattura-Pokemon cadrà nel dimenticatoio con la stessa velocità con cui è venuta alla luce e non produrrà grosse conseguenze sui giovani a livello di alienazione, e comunque non più di quante ne siano prodotte già da altre cause, tra le quali non escluderei ad esempio la religione, invenzione umana pure essa, tra l'altro.

giovedì 4 agosto 2016

Non hanno inventato niente

Apprendo dal saggio che sto leggendo in questi giorni (Parlare di Isis ai bambini) che i germi filosofici della violenza e della crudeltà come metodo d'azione, di cui oggi è portatore lo Stato Islamico, si trovavano già nelle idee e negli scritti del filosofo antisemita tedesco Eugen Dühring, un megalomane vissuto a cavallo tra il 1800 e il 1900 che voleva rifondare il socialismo su nuove basi e che ha avuto un certo seguito di simpatizzanti - è stato tra l'altro il padre di una discutibile Teoria della violenza.
No, è solo per far notare che quei delinquenti dell'Isis non hanno inventato niente di nuovo.

Marta... Bah!

Marta Marzotto è uno di quei nomi che ciclicamente senti nominare da anni, anzi decenni, ma non hai mai capito chi sia o cosa abbia fatto di importante, né ti sei mai preso la briga o hai mai sentito il bisogno di andare a controllare. Poi un giorno apprendi che se n'è andata e leggiucchiando qua e là scopri qualcosina di lei, qualcosa che ha a che fare con la moda, i salotti, il Maurizio Costanzo show.
Insomma, alla fine... bah.

lunedì 1 agosto 2016

I bambini e le tragedie

Terminato Lasciar andare, un ottimo (e voluminoso: 750 pagine) romanzo di Philip Roth, ho preso in mano un saggio: Parlare di Isis ai bambini. Nella prima parte ci sono degli elementi di psicopedagogia (credo), alcuni dei quali molto interessanti. Uno di questi spiega come comportarsi con un bambino che si trovi all'improvviso davanti a una notizia drammatica, e per farlo utilizza l'esempio di una normale famigliola che si trovi riunita sul divano a guardare un film o uno spettacolo divertente. All'improvviso lo spettacolo viene interrotto da un'edizione straordinaria del tiggì che annuncia una gravissima sciagura. Spesso, come è tristemente noto, fatti di cronaca particolarmente drammatici vengono presentati dalla tv senza filtri, nudi e crudi, con scene di bombardamenti, morte, distruzione ecc. che per i bambini possono rivelarsi esperienze particolarmente terrorizzanti. Ed è qui che entra in gioco il genitore, il quale può comportarsi in due modi, uno psicologicamente più dannoso per il bambino e uno benefico.
Quello dannoso, ad esempio, è dire: "Mamma mia, sta succedendo una cosa terribile. Chissà che paura. Non ci si può proprio più muovere da casa. Il mondo è diventato troppo pericoloso." Quello più positivo e benefico per il bambino, invece, è ad esempio dire: "Quello che sta succedendo in quella parte del mondo è davvero terribile. Per fortuna, però, noi siamo qui tutti uniti e nella nostra città non sta succedendo nulla di pericoloso."
Qual è la differenza tra i due atteggiamenti? Questa: nel primo caso il bambino si trova di fronte a un adulto impaurito quanto lui, che generalizza il senso di allarme e in questo modo trasferisce nel "qui e ora" del bambino la stessa sensazione di pericolo presente sul luogo della tragedia. Nel secondo caso il piccolo si trova di fronte un adulto consapevole che gli trasmette un senso di controllo della situazione, permettendogli così di tranquillizzarsi a sua volta, di "tirare il fiato" e scaricare la tensione, permettendogli altresì, una volta tranquillizzato, di porre domande al genitore su ciò che sta succedendo. E niente, 'ste cose non le sapevo, e non ricordo neppure come mi comportassi io in simili occasioni quando le mie figlie erano piccole.
Forse è meglio così.

domenica 31 luglio 2016

Chi deve andare a messa



Personalmente concepisco di più che a messa ci vada un appartenente a un'altra confessione religiosa piuttosto che un razzista ignorante, eh.
Diciamo che lo trovo un pelino più coerente.

sabato 30 luglio 2016

Dio e Auschwitz (e Bergoglio)

Bergoglio ha visitato Auschwitz e si è chiesto dove fosse Dio mentre Hitler gasava e bruciava in quei forni milioni di ebrei, zingari, omosessuali ecc. Poi ha allargato il ventaglio delle situazioni che sono da sempre, per tutti, stimolo alla domanda di cui sopra, e si è chiesto: "Dov'è Dio se nel mondo c'è il male, se ci sono uomini affamati, assetati, senzatetto, profughi, rifugiati? Dov'è Dio, quando persone innocenti muoiono a causa della violenza, del terrorismo, delle guerre? Dov'è Dio, quando malattie spietate rompono legami di vita e di affetto? O quando i bambini vengono sfruttati, umiliati, e anch'essi soffrono a causa di gravi patologie?"
Ora, a mio modestissimo parere c'è qualcosa che non torna quando Bergoglio si chiede dove sia Dio, e il qualcosa che non torna sta proprio nel fatto che sia lui a porsi la questione. Sarebbe infatti molto più logico che me la ponessi io e assieme a me tutti i laici e atei. Saremmo noi che dovremmo chiedere al rappresentante del suddetto Dio in terra dove sta il suo principale quando nel mondo accadono le brutture che ogni giorno riempiono le cronache. Se quello che dovrebbe avere le risposte è il primo a farsi le domande, lo capite anche voi, si va in corto circuito, crolla tutto. Chi, come lo scrivente, pensa che Dio non sia niente di più che un'invenzione dell'uomo, è facilitato nel trovare la risposta alla domanda di Bergoglio, ma per gli altri la faccenda si complica un po', come è facile immaginare.
Nel 2006 ad Auschwitz ci andò anche Ratzinger ma pose la questione in maniera diversa. Non chiese infatti dove fosse Dio, domanda che nell'ampio ventaglio di possibili risposte ammette pure la sua inesistenza, ma perché si fosse girato dall'altra parte mentre si verificavano quegli orrori, domanda che non ammette tra le risposte la sua inesistenza ma al limite un po' di menefreghismo. La differenza tra la domanda di Ratzinger e quella di Bergoglio nasce probabilmente dal fatto che Ratzinger era un fine teologo, molto furbo, mentre papa Ciccio, lo vedete anche voi, è un gesuita sempliciotto che la Bibbia l'avrà letta sì e no, come del resto gran parte dei cattolici. Tutto questo pistolotto per dire che per certi versi è confortante che la domanda che chi non crede pone sempre a chi crede (in genere ricevendo come risposte sguardi di compassione, quando va bene) se la faccia un papa, anche se non sfugge, ovviamente, il lato retorico, teatrale e mediatico del tutto.
Poi, per quanto riguarda la risposta, beh, si vedrà.

giovedì 28 luglio 2016

Terrorismo e complessità

La complessità incute timore, anche insofferenza, perché per essere affrontata richiede tempo, pazienza, capacità di discernimento. In una parola sola: impegno. E di impegnarsi non ha voglia nessuno, troppa fatica. Il fenomeno del terrorismo è complesso, articolato, ha molte sfaccettature, e non si ha voglia di analizzarle tutte in maniera esaustiva perché ciò richiede un tempo e una energia che si preferisce impiegare per cose più leggere, e anche perché gli eventuali tentativi di approfondire e analizzare il fenomeno vanno di solito a toccare le ferree convinzioni politiche e religiose che ognuno si è costruito (e su cui si è cristallizzato) nel corso della vita. E allora è più facile (appunto perché meno faticoso) prendere per buono il semplicismo stupido di chi ogni giorno si fa portavoce dell'equazione immigrazione=terrorismo oppure Islam=terrorismo. È più allettante perché più semplice, ed è più semplice perché appunto affranca dalla necessità di analizzare il fenomeno nella sua complessità.
E quindi ci ritroviamo i titoloni alla Libero "Occhio, se vai in chiesa ti sgozzano" e simili, che sono il massimo della stupidità ma che piacciono, fanno presa, fanno anche ridere, perché semplici, immediatamente assimilabili; il cervello dorme tranquillo e la pancia è sazia, e dare sollievo alla pancia è sempre stato l'obiettivo di quelli lì: i Salvini, i Sallusti, i Feltri, i Belpietro, gli Allam e compagnia bella, tutta gente che non si rende conto del favore che sta facendo a quelli dell'Isis e che non si rende conto che se in questo cazzo di paese non ci fosse così tanta gente che ragiona con l'intestino crasso, dovrebbe trovarsi un lavoro. Un lavoro vero, dico, eh.

Matteo Lepore

Da un po' di giorni è sotto tiro Matteo Lepore, sindaco di Bologna, per i disordini e gli atti criminali alla manifestazione con cui si ...