Visualizzazione post con etichetta Il conte di Montecristo. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Il conte di Montecristo. Mostra tutti i post

venerdì 27 marzo 2020

La fine del Conte (di Montecristo)


Mi ci sono voluti una ventina di giorni per terminarlo, ma poco fa ho finalmente girato l'ultima pagina. L'avverbio finalmente non tragga in inganno il lettore; non ha infatti valenza di sollievo, ma nasce dalla constatazione che, pur trattandosi di un romanzo che avvince, non finisce mai. È come guardare un film di quindici ore. Il film è bello, accattivante, coinvolgente, ma quindici ore sono quindici ore, e devo ammettere che più d'una volta, durante la lettura, ho avuto la tentazione di lasciarlo momentaneamente da parte per leggere qualcos'altro e poi magari riprenderlo successivamente. Alla fine, invece, l'ho letto tutto in una volta. D'altra parte è un romanzo d'appendice, e fu pubblicato in diciotto puntate dal 1844 al 1846 - la stesura completa consta di 1540 pagine.

Come si può recensire un romanzo del genere? Difficile, l'unica cosa che si può fare è leggerlo. È sicuramente un romanzo in cui l'uomo (il "cuore dell'uomo", come lo definisce Edmond Dantès) viene sviscerato in tutte le sue sfaccettature: odio, dolore, amore, rabbia, gioia, disillusione, fede, entusiasmo, frustrazione, desiderio di vendetta, ma, alla fine, quello che maggiormente permea tutto il romanzo è proprio quest'ultimo: il desiderio di vendetta, desiderio che Edmond Dantès, alias conte di Montecristo, trasformerà da desiderio in realtà, vendicandosi astutamente e diabolicamente di tutti quelli che, complottando contro di lui, gli tolsero l'amore, il futuro e annullarono con un'azione abietta e meschina tutti i suoi sogni e progetti.

Tuttavia non è un romanzo che fa della vendetta apologia acritica. E questo concetto viene ribadito, tra gli altri, in questo bellissimo passo: "Montecristo impallidì a quello spaventoso spettacolo, comprese di aver oltrepassato i limiti della vendetta, comprese che non poteva più dire: 'Dio è per me e con me'." Non so dire se Alexandre Dumas abbia voluto dare una valenza pedagogica in chiave anti-vendetta al romanzo, tenderei a escluderlo, pur avendone avuto l'impressione, ma è fuor di dubbio che una stigmatizzazione dell'eccedere nell'occhio per occhio e dente per dente ci sia. O almeno così a me è parso.

Chiudo questo breve post con una citazione sulla felicità presa dall'ultima lettera scritta da Edmond Dantès a Maximilien e Valentine: "Non vi sono né felicità né infelicità assolute a questo mondo, vi è soltanto un paragone tra una condizione e l'altra, ecco tutto".

domenica 22 marzo 2020

Edmond e Mercédès

Il dialogo tra Edmond Dantès e Mercédès Herrera, dove quest'ultima gli confessa di aver sempre saputo chi si celasse dietro la figura del Conte di Montecristo, e dove implora Dantes di risparmiare la vita del figlio, a mio avviso è una delle pagine più belle di tutta la letteratura mondiale.

domenica 15 marzo 2020

Il primo è andato


Terminato in quattro giorni il primo libro (750 pagine) dei due che compongono il capolavoro di Alexandre Dumas (padre) Il conte di Montecristo, stranamente non menzionato da Il Post nella pagina dei tomi suggeriti per questi giorni di isolamento. Comunque, adesso mi butto sul secondo.
Mai stare in casa è stato così bello, mi spiace solo che, terminata questa settimana di ferie, domani dovrò rientrare al lavoro. Amen.

martedì 10 marzo 2020

Il conte di Montecristo


Ho iniziato stamattina Il conte di Montecristo, di Alexandre Dumas padre, uno dei tanti classici che da ragazzo mi sono perso e che col tempo spero di recuperare.

Si tratta di un'edizione pubblicata nel 1984 dalla Arnoldo Mondadori Editore e tradotta da Emilio Franceschini. I due volumi in cui sono suddivise le oltre 1500 pagine di questo poderoso romanzo, li ho acquistati per pochi euro, più o meno un annetto fa, in una bancarella di libri usati a Santarcangelo.

Dopo le prime cento pagine, finite di leggere poco fa, posso già anticipare che si tratta di uno di quei capolavori da cui è difficilissimo staccarsi. Ma immagino che chi l'abbia letto lo saprà già.

Tutta la vita che resta

Questo è il romanzo di esordio di Roberta Recchia ed è stato un caso editoriale nel 2024. Mi è piaciuto tantissimo, l'ho trovato a tratt...