domenica 4 ottobre 2026

L'intruso


Stamattina, camminando per Santarcangelo, mi sono accorto che sulla strada ero un intralcio. Per chi? Per le macchine. Nelle città e nei paesi i pedoni sono diventati un intralcio al traffico veicolare dominante. Mentre realizzavo questa cosa, che in realtà ho sempre avuto distrattamente sotto agli occhi, mi è venuta in mente una lezione di Stefano Mancuso in cui il noto scienziato e divulgatore spiegava che non è sempre stato cosi. Anzi, non è mai stato così. 

Nella storia urbana, dalle città romane ai borghi medievali ai paesi più grandi, la strada non era una pura corsia di scorrimento, non è nata e non è mai stata concepita per questa funzione, ma era l'estensione della casa e della piazza. Era il luogo in cui si svolgevano i mercati e le attività commerciali, si passeggiava, si sostava e si interagiva socialmente. La strada era il luogo in cui i bambini giocavano liberamente, poiché i ritmi del movimento erano dettati dai passi umani o, al massimo, da carrozze e animali che procedevano a velocità ridotta.

La strada apparteneva a chi la viveva a piedi. Il concetto stesso di "marciapiede" come striscia delimitata per proteggere il pedone dal traffico è un'invenzione relativamente recente, diventata norma solo con l'aumento dei veicoli a motore. La rivoluzione (in questo caso nella sua accezione più negativa) si ebbe tra gli anni '20 e '50 del Novecento (negli Stati Uniti prima, in Europa subito dopo la Seconda Guerra Mondiale) con l'arrivo di massa dell'automobile che ha ribaltato questo modello.

Negli USA degli anni '20 la lobby dell'automobile promosse campagne di comunicazione e leggi per colpevolizzare i pedoni che camminavano in mezzo alla strada, trasformando chi occupava lo spazio pubblico a piedi da "legittimo utilizzatore" a "ostacolo al traffico" (qui nasce il cosiddetto "jaywalking"). A partire da lì le città sono state gradualmente riprogettate, nel corso degli anni, attorno al concetto di fluidità del traffico veicolare. Lo spazio pubblico è stato diviso in modo asimmetrico: oltre il 70-80% della superficie stradale nelle città moderne di oggi è infatti riservato alla carreggiata per i veicoli e al parcheggio, lasciando ai pedoni solo sottili margini ai lati. Un completo cambio di paradigma: i pedoni, che nella storia sono sempre stati i legittimi "proprietari" delle strade, sono diventati intrusi.

Tutto questo, ovviamente, è andato a detrimento della funzione aggregativa delle strade, che storicamente è stata per il 99 per cento della storia la loro funzione principale. Da alcuni anni si cerca di invertire questa tendenza imponendo severi limiti di velocità per restituire la strada alla condivisione tra pedoni, biciclette e auto. Si aumentano le zone pedonali chiuse al traffico veicolare, si ridisegnano i quartieri in modo che i servizi di prossimità tornino al centro della vita quotidiana. Si cerca insomma di restituire alle strade parte di quella funzione che ha avuto per secoli e secoli: fare incontrare le persone.

8 commenti:

  1. E, insomma, diventano le strade più pacifiche. Nonostanteciò, quando si proietta di ritirare le macchine per che una zona sia pedonile, con più alberi, più possibilità di attività senza macchinae, le proprie persone che saranno beneficiari della nuova configurazione urbana fanno un baccano infernale contro il cambio.

    podi-.

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    1. Vero. Succede anche qua dove abito io. C'è un progetto di rendere pedonale un'ampia porzione di centro storico e ovviamente fioccano le proteste, perché nessuno vuole rinunciare a prendere la macchina per fare 200 metri.

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  2. "Da alcuni anni si cerca di invertire questa tendenza imponendo severi limiti di velocità ecc. ecc." Esatto: ma questo lo si fa seriamente e conseguendo risultati tangibili nei Paesi civili; da noi finora in misura minimale, per cui direi che quasi nessuno ancora se n'è accorto.

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    1. Già, e nei posti dove si prova a farlo la maggior parte delle persone protesta.

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  3. Sperando che qualche "monopatterista" a tutta velocità, e senza le dovute assicurazioni non ti travolga anche nelle isole pedonali.

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    1. I monopattini elettrici possono circolare nelle isole pedonali ma con limitazioni molto stringenti rispetto alla circolazione su strada. In più molti comuni proibiscono tout court l'accesso a questi veicoli nelle zone pedonali, quindi direi che il pericolo di venire travolti si colloca tra il minimo e l'inesistente.

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    2. La stragrande maggioranza che qui gira.non e' né minimamente né inesistente, anzi, te lo garantisco.

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  4. Anche questo è un bel pezzo: complimenti!

    Anni fa riflettevo che siamo nati nel secolo del petrolio e quindi delle auto e dello smog: magari fra 100 anni, a petrolio esaurito, torneremo alle carrozze trainate da cavalli... se l'umanità esisterà ancora ovviamente..

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