L'episodio di violenza nella scuola a Trescore Balneario (il bambino 13enne che ha accoltellato l'insegnante) ha riacceso il solito coro politico: inasprimento delle pene (Valditara), tolleranza zero (Salvini). Se i due ministri avessero letto anche solo un bignamino di sociologia saprebbero che inasprire pene e sanzioni non serve a niente. Mai. A meno che non si vogliano fare slogan elettorali. Il concetto base è che la pena non è un deterrente per chi non ha nulla da perdere. Chi pensa che un tredicenne, nel momento in cui pianifica un gesto folle e lo filma, si fermi a riflettere sul codice penale, vive fuori dalla realtà. La criminalità giovanile spesso nasce da un vuoto emotivo, da un disagio psichico o da un isolamento sociale che nessuna "pena esemplare" può colmare. Inasprire le leggi serve a placare l'opinione pubblica dopo la tragedia, ma si tratta di una finta risposta che non impedisce che accadrà di nuovo.
La tolleranza zero, un ritornello vuoto e stupido che Salvini ci propina da vent'anni, agisce sull'effetto, non sulla causa. Se un ragazzino arriva a scuola con un coltello e del materiale esplosivo a casa, il fallimento è avvenuto mesi, se non anni prima. È fallita la famiglia, è fallita la capacità della scuola di intercettare il disagio, è fallita la comunità. Abbiamo fallito tutti. Punire duramente dopo significa ammettere che non siamo stati in grado di educare prima.
Sull'educazione a monte Umberto Galimberti e altri si sgolano da decenni. Serve educazione all'emotività, serve insegnare ai ragazzi a gestire la rabbia, la frustrazione e l'uso dei social media, visto che il filmare l'attacco è un segno di distorsione profonda della realtà. Servono supporti alle famiglie. Invece di invocare il carcere per dei bambini (perché un 13enne è un bambino), dovremmo invocare più risorse per la scuola intesa come centro educativo e non come tribunale. La sicurezza vera non si costruisce con le sbarre, ma con i libri, l'ascolto e la presenza costante dello Stato nei luoghi dove i ragazzi crescono. Servono classi di 12-13 alunni in modo da poterli seguire anche emotivamente e sentimentalmente, non classi-pollaio di 30-32 studenti. Finché la politica risponderà alla violenza solo con altra violenza istituzionale, continueremo a rincorrere le tragedie invece di evitarle.
Non so davvero cosa pensare.
RispondiEliminaEro una adolescente che a scuola è stata umiliata tante volte anche dai professori perchè ero timida e soprattutto balbuziente, eppure mai ho avuto pensieri di violenza verso nessuno.
Adesso penso che la formazione educativa sia principale per le vicende della vita e solo la presenza di uno psicologo nelle scuole può aiutare davvero a capire e forse prevenire. Elisa
Sono d'accordo sullo psicologo. È una figura che nelle scuole dovrebbe essere "istituzionalizzata". Istituirla forse non risolverebbe il problema, ma credo sia uno dei tentativi di soluzione che, assieme ad altri, sarebbe sicuramente utile.
EliminaUn post che tratteggia con chiarezza da manuale i punti fondamentali della questione; ovviamente del tutto assenti, inesistenti proprio, nell'orizzonte mentale prima ancora che strategico degli esponenti di un governo che assomiglia ogni giorno di più ad un carrozzone d'incompetenti ed inetti scappati di casa.
RispondiEliminaNella cui compagine tra l'altro, se solo avesse vinto il SI', continuerebbero indisturbati a stazionare e far danni pure i recenti espulsi.
Ovvio. I recenti espulsi sono frutto della vittoria del No, se avesse vinto il Sì sarebbero ancora saldamente al loro posto. Per dire io senso dello Stato di questa gente...
EliminaMi ha sconvolto il disinvolto uso dei media di questi tredicenni.. a meno che non ci sia qualcuno che li manovra, siamo di fronte ad un fenomeno da monitorare seriamente.. a cosa servirebbe la Polizia postale?
RispondiEliminaNon credo siano manovrati da qualcuno. Chi oggi ha 13 anni è un cosiddetto "nativo digitale", appartiene cioè a quella generazione che praticamente nasce con lo smartphone in mano, quindi la disinvoltura è naturale che ci sia. Io credo, molto più semplicemente, che sia "solo" un problema di mancata educazione, carenze familiari, sociali, scolastiche, di ragazzini abbandonati a se stessi con un cellulare in mano.
EliminaStiamo pagando decenni di buonismo, lasciare andare, fregarsene e non impegnarsi a educare e a far usare la testa. Prima di sistemare le cose passeranno anni, purché si ricominci a impegnarsi con i giovani, facendo gli adulti, non mettendosi al loro livello.
RispondiEliminaCi vorrebbe una rivoluzione educativo-culturale, ma non mi sembra sia alle viste.
EliminaLe pene, in Spagna, dovrebbero servire a reintegrare chi commette un crimene in società. Ma è vero che "il popolo" grida VENDETTA, non educare la persona a scopo di non farlo un'altra volta.
RispondiEliminapodi-.
In teoria anche in Italia, secondo la Costituzione, le pene e il carcere hanno finalità rieducative, non punitive. In teoria.
EliminaUn film già visto, una canzone già sentita: questo Governo non è certo in grado di smentire se stesso e le proprie distorte convinzioni.
RispondiEliminaE anche a livello mediatico non è che vada meglio: si condanna la violenza e la sua esibizione (e ci mancherebbe altro!), ci si stupisce per la giovanissima età dell'aggressore (stentando a definirlo tale per timore forse di risultare troppo brutali), ma in sostanza la ricerca di soluzioni reali non pare così a portata di mano.
Si sprecano tante parole e i fatti non si capisce bene dove siano andati a finire.
Non ci sono. Semplicemente. È sufficiente leggere il programma elettorale con cui hanno vinto le elezioni (è ancora reperibile online) e verificare. Quasi niente di quanto promesso è stato realizzato, e dubito che nell'anno abbondante che manca alla fine della legislatura cambierà qualcosa.
EliminaConcordo... per quel che vale la mia opinione... ;-)
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