sabato 30 maggio 2020

George Floyd e l'omicidio involontario

Alla fine, il poliziotto implicato nella morte di George Floyd è stato arrestato e incriminato dal procuratore di Minneapolis per omicidio di terzo grado. L'omicidio di terzo grado, nell'ordinamento penale del Minnesota, si configura quando, "senza intenzione di uccidere, si provoca la morte di un’altra persona compiendo un’azione crudele e molto pericolosa per gli altri, mostrando di non avere riguardo per la vita umana."

La famiglia della vittima aveva chiesto l'incriminazione per omicidio volontario (primo grado), ma l'avvocato che la assiste ha dichiarato che l'accusa non avrebbe retto in tribunale perché si sarebbe dovuto dimostrare oltre ogni ragionevole dubbio che il poliziotto aveva realmente l'intenzione di uccidere George Floyd, ad esempio estraendo la pistola e sparandogli a sangue freddo. In più, l'autopsia ha dimostrato che la vittima soffriva di patologie pregresse e già prima della tragedia aveva lamentato difficoltà respiratorie.

In sostanza, per la legge di quello stato la violenza del poliziotto sull'uomo è stata una delle cause che ha contribuito al verificarsi del suo decesso, ma non quella determinante. Questo, naturalmente, sminuisce solo in parte la sua responsabilità, tanto è vero che, qualora l'accusa di omicidio di terzo grado venisse provata, il poliziotto rischierebbe fino a 25 anni di carcere.

Ho provato a guardare il video integrale dell'intervento della polizia, che dura poco più di una decina di minuti, ma dopo tre minuti ho smesso perché mi ha dato fastidio, e ho pensato come in certi casi il confine che delimita la volontarietà di un'azione dalla sua involontarietà sia talmente sottile da apparire difficilmente individuabile. Il poliziotto ha tenuto per dieci minuti il suo ginocchio sul collo dell'uomo (disarmato, oltretutto) e ha continuato a esercitare la pressione del peso del suo corpo non solo quando questi gli ha detto a voce, più volte, di non riuscire a respirare, ma anche quando era ormai esanime a terra.

Già è difficilmente comprensibile come l'agente non abbia allentato la pressione quando George Floyd (già ammanettato, tra l'altro) gli diceva di non riuscire a respirare, ma il fatto che abbia continuato imperterrito a tenerlo bloccato per tutti i lunghissimi minuti in cui il poveretto era ormai privo di coscienza come si concilia con la non intenzionalità di uccidere prevista nell'omicidio di terzo grado? Ecco perché dicevo che il confine che separa la volontarietà di un'azione dalla sua involontarietà è talmente sottile da essere a volte difficilmente individuabile. E io, in questo caso, fatico a vederla.

6 commenti:

Francesco ha detto...

Tra l'altro ho letto che l'agente in questione non è nuovo ad abusi su persone e uso indiscriminato delle violenza.

Andrea Sacchini ha detto...

Sì, ha un notevole curriculum pieno di queste "prodezze", e tuttavia nessuno ha pensato di rimuoverlo dal suo lavoro o anche solo di destinarlo a mansioni che gli permettessero di fare meno danni. Triste ma è così.

MikiMoz ha detto...

Una storiaccia che davvero apre al confine tra tante cose.
Ma penso che la giustizia, stavolta, farà il suo giusto corso e darà il giusto peso a tutto, dalle patologie pregresse all'abuso effettivo di violenza.
A me, per quel tipo, andrebbero bene anche soli 5 anni di carcere. Tanto sai cosa succede a un poliziotto in carcere? Ci sarà da divertirsi, spero trasmettano in streaming tutto... :D

Moz-

Andrea Sacchini ha detto...

Sì, spero anch'io che la giustizia faccia il suo corso e punisca quell'uomo sulla base di quanto prevede la legge di quello stato. Sul "ci sarà da divertirsi", invece, non concordo molto; un conto è la giustizia, altro è la vendetta, e in uno stato di diritto quale si presume l'America sia, preferisco si applichi la prima piuttosto che la seconda.

sinforosa c ha detto...

Una delle tante tristi e tragiche storie di violenza, razzismo, sopraffazione di quel Paese, non ci sono parole.
sinforosa

Andrea Sacchini ha detto...

No, non ce ne sono. Credo che l'America non si sia mai completamente liberata da una certa cultura razzista, tipica della sua storia, di cui è ancora impregnata larga parte della società. Ma del resto anche noi, pur non arrivando a certi palesi eccessi, non ne siamo purtroppo immuni.

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