La Pinotti che a un convegno sulla difesa risponde a un giornalista che sì, è vero, noi inviamo ed esportiamo armi in Medio Oriente ma lo facciamo "nel rispetto della legge", meriterebbe la classica risposta "grazie al cazzo". Al netto infatti di eventuali valutazioni circa la rispondenza di questo commercio con la legge sull'esport delle armi, laddove vieta espressamente le esportazioni di tutti i materiali militari e loro componenti verso i paesi in stato di conflitto armato, forse ci sarebbe qualche altra valutazione da fare, magari di tipo più politico e meno amministrativo/burocratico.
Intendiamoci, non è che del commercio delle armi si voglia fare una colpa (ammesso che lo sia) alla Pinotti, che è l'ultima arrivata, né si pretende che rinunci alla retorica formale tipica del ministro di un governo in carica. A me però sarebbe piaciuto sentire un ministro della difesa di un governo di sinistra dire: "È vero, noi vendiamo armi al medio oriente, e nel rispetto della legalità imbottiamo di armi paesi che sono già polveriere. Come ministro questa cosa mi indigna, ma non posso farci niente".
Ecco, sarebbe stata una bella risposta a quel giornalista, no?
"...e il mio maestro m'insegnò com'è difficile trovare l'alba dentro l'imbrunire..." (Franco Battiato)
sabato 21 novembre 2015
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