Linea 11, Rimini-Riccione, quella che d'estate non è una normale linea di trasporto pubblico ma una specie di apocalisse. L'autobus è uno di quelli snodati da 18 metri, quelli che, se sei in fondo, l'autista lo vedi giusto col cannocchiale.
Sul sedile davanti al mio un signore anziano, seduto, con un paio di stampelle in grembo a causa di problemi di deambulazione. Il bus è pieno zeppo. Il signore prenota la fermata, l'autista si ferma e apre le porte. Scendono un po' di persone ma il signore con le stampelle si attarda a causa della lentezza dei movimenti. L'autista chiude le porte e si accinge a ripartire. Il signore anziano, in piedi, si mette a urlare e a inveire contro l'autista una serie di robacce, tipo "Fermati, devo scendere! Fermati, autista figlio d'un cane comunista!" L'autista se ne accorge, blocca il mezzo dopo pochi metri e lo fa scendere.
Se l'autista fossi stato io, il signore sarebbe sceso alla fermata successiva: una qualsiasi forma di impedimento fisico non è mai un'autorizzazione alla maleducazione e all'insulto, specie se rivolti a chi sta lavorando.
"...e il mio maestro m'insegnò com'è difficile trovare l'alba dentro l'imbrunire..." (Franco Battiato)
martedì 23 giugno 2015
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