La questione dei tweet al veleno che si scambiano Renzi e Gasparri credo si possa analizzare da diversi punti di vista. In uno di questi si potrebbero paragonare i due contendenti a bambini delle elementari (grosso modo, a livello intellettivo siamo lì). Avete presente, no, i dispettini, i dispettucci, le battutine stupide, le frecciatine idiote, le prese in giro sciocche con cui appunto ci si trastullava da bambini? Oppure, prendendo a prestito l'immagine dal sempre grande Malvino, si potrebbero paragonare ai primi ominidi apparsi sulla terra, quelli che risolvevano i contenziosi sfondandosi vicendevolmente il cranio con schegge appuntite di selce. Certo, di paragoni su questa falsa riga se ne potrebbero fare a bizzeffe, lavorando un po' di fantasia, ma credo che l'idea sia stata resa chiaramente.
Il problema vero, ironia a parte, è che i due tizi in questione sono uno il presidente del consiglio, l'altro un senatore. Certo, entrambe le posizioni occupate dai due signori sono a tutt'oggi inspiegabili, ma questo è. Io direi di lasciarli tranquillamente giocare, tanto, a questo punto...
"...e il mio maestro m'insegnò com'è difficile trovare l'alba dentro l'imbrunire..." (Franco Battiato)
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Dimenticarsi i limiti
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