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sabato 22 novembre 2025

Nordio e la genetica



Se il ministro della giustizia Carlo Nordio si occupasse solo di giustizia, ambito in cui a detta di molti esperti se la cava discretamente male, ne trarremmo tutti grossi benefici. Ne trarrebbe beneficio soprattutto lui, perché un sano silenzio su temi che non si conoscono è sempre il modo migliore per evitare di scadere nel ridicolo. Purtroppo, e non da oggi, viviamo in un'epoca storica in cui tutti, ministri compresi, si sentono in diritto di pontificare relativamente a ogni ramo dello scibile umano (vedi Salvini, ad esempio), con risultati che generalmente si collocano tra il ridicolo e il patetico.

Ecco quindi che il ministro Nordio, intervenendo a una conferenza internazionale contro il femminicidio (pensate un po'!), se ne esce con questa meravigliosa frase: "Nel codice genetico dell'uomo c'è una resistenza alla parità dei sessi." La stupidaggine in questione riprende una nota convinzione (sbagliata) che più o meno abbiamo, o abbiamo avuto, tutti, e cioè che un comportamento è tale perché "scritto nel DNA". 

Senza scomodare scienziati come Telmo Pievani e altri, che su questi temi hanno scritto e detto molto, e che evidentemente Nordio non conosce, è sufficiente anche una piccola cultura di base per capire che quella frase non ha fondamento scientifico. Anzi: dal punto di vista della biologia, della genetica e delle neuroscienze è completamente sbagliata sotto diversi aspetti, il più importante dei quali è che il DNA non contiene “pulsioni” né norme morali o sociali. Il codice genetico si limita a determinare caratteristiche biologiche (altezza, colore degli occhi…), funzioni cellulari, predisposizioni fisiche o neurobiologiche. Non contiene norme, valori, ruoli sociali o rapporti di potere (per informazioni citofonare a Guido Barbujani). La parità (o la disuguaglianza) tra uomini e donne è una costruzione culturale e sociale, non biologica. Poi, certo, tra uomini e donne ci sono evidenti differenze biologiche (ormonali, riproduttive ecc.), ma non giustificano ruoli sociali diversi, non determinano "pulsioni dominanti" e non implicano superiorità o inferiorità.

La frase di Nordio è in sostanza espressione del vecchio determinismo biologico ottocentesco, oggi considerato pura pseudoscienza. Del resto, da uno pseudoministro non è che ci si potesse aspettare granché.

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