Quando si sente un politicante parlare di patto con gli italiani, la memoria - almeno la mia - va sempre al quel nefasto 1994, quando il teleimbonitore che avrebbe monopolizzato la politica del ventennio successivo siglò il famoso patto con gli italiani. Ricordate? Lo studio televisivo, le luci, la poltrona, il giornalista zerbino (Vespa) che si profondeva in continui inchini e baciamano, un contratto con dei punti che il teleimbonitore si impegnava a mantenere pena il non ripresentarsi più alle successive elezioni. Poi s'è visto com'è andata a finire.
Dal quel '94 sono passati più di vent'anni e siamo ancora qui, con un altro teleimbonitore che sforna un altro contratto, che promette 50 miliardi di tagli di tasse se continuiamo (continuate) a votarlo.
Da noi la storia si ripete sempre uguale, inesorabile, implacabile, non si scappa; è il destino di tutti i paesi in cui la memoria storica arriva giusto a ricordarsi cosa si è mangiato la sera prima.
"...e il mio maestro m'insegnò com'è difficile trovare l'alba dentro l'imbrunire..." (Franco Battiato)
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