sabato 1 ottobre 2016

Al Referendum Costituzionale vincerà il SÌ

Il giorno 5 dicembre prossimo spero di tornare qui a leggere questo post scoprendo, con gioia, di avere sbagliato la previsione, ma temo non sarà così. Mi sono convinto che il fronte del sì vincerà dopo aver visto ieri sera, dal sempre professionale Mentana, il prof. Zagrebelsky e Renzi discutere della riforma costituzionale voluta dal governo. Il motivo di questa mia previsione è molto semplice. Ieri sera si è assistito a un dibattito tra chi criticava argomentando, entrando nel merito delle questioni, e chi replicava per slogan, peraltro sempre gli stessi. Ogni volta che Zagrebelsky elencava punto su punto le criticità della riforma, la miglior risposta che otteneva era sempre quella che da 35 anni si cerca di fare questa riforma e finalmente un governo ce la sta per fare. Stop. Nient'altro. Mai una risposta nel merito di una singola questione sollevata dal professore. Le poche volte che la macchietta travestita da Presidente del Consiglio ha provato a replicare nel merito, è andato fuori tema, come capitava spessissimo a me, da ragazzo, quando a scuola venivo interrogato su argomenti su cui non ero preparato e cercavo di ingannare l'insegnante vendendo aria fritta.
L'esempio sommo di questa commedia, uno dei tanti che si potrebbero citare, si ha quando Zagrebelsky spiega i motivi per cui il nuovo Senato delle Autonomie, così come concepito dalla riforma, non potrà mai funzionare. L'altro farfuglia qualcosa, dice che la formula del nuovo Senato rispecchia quella di altri paesi d'Europa come Germania o Francia. Zagrebelsky replica, documenti alla mano, che non è vero, che hanno modalità operative molto differenti; l'altro, per tutta risposta, torna sulla storia dei 35 anni che si prova a cambiare e blablabla, sempre il medesimo refrain. Una battaglia persa.
Ed ecco, insomma, perché i sì probabilmente vinceranno: perché la maggioranza delle persone rifugge le complessità ed è attirata dagli slogan, è allergica alla voglia di informarsi e documentarsi preferendo con poco sforzo dare credito a un imbonitore che afferma che taglierà costi e poltrone. (Piccola nota a margine: il cazzaro ha ripetuto di nuovo che con la sua riforma si risparmieranno 500/600 milioni di euro all'anno, quando la Ragioneria Generale dello Stato ne ha certificati poche decine.)
In altre parole, la gente si immedesima nella superficialità di Renzi piuttosto che nella preparazione e cognizione di causa di Zagrebelsky, e la cosa in fin dei conti non stupisce visto che siamo sempre il paese che ha dato credito per oltre vent'anni a teleimbonitori del calibro di Berlusconi.
Quindi, probabilmente, vinceranno i sì. L'unica consolazione che avrò sarà che questo scempio non avrà il mio contributo.

2 commenti:

Anonimo ha detto...

il sì decreterà la fine definitiva della democrazia in Italia. Democrazia che - da un punto di vista elettivo - è già finita visto che noi non contiamo più niente. Abbiamo senatori e parlamentari nominati, un presidente del Consiglio nominato, un governo composto da persone di bassa lega e vallette di Renzi caratterizzati da principi morali inferiori a quelle delle prostitute di strada.
Insomma se è vero che la differenza tra democrazia è dittatura è che nella seconda non perdi tempo a votare, ora in Italia possiamo anche smettere di andare a votare.
tanto non cambierà e non cambierebbe mai nulla.
Io voterò no. Forse sarà l'ultima volta - esclusi i referendum e forse le comunali - che voterò per qualcosa.
Dopodiché o scheda bianca o me ne andrò al mare a prendere il sole.

adal

Andrea Sacchini ha detto...

Sul governo composto da persone di bassa lega concordo in pieno. Perfino Mussolini, che era quel che era, nominava ministri che questi al confronto sembrano degli scherzi.