mercoledì 30 settembre 2026

Il senso di una fine


Devo ammettere di essere rimasto frastornato dal finale. Spiazzante. ​È un romanzo breve ma denso, che parte in modo quasi tranquillo con i ricordi di gioventù del protagonista, Tony Webster, per poi trasformarsi nella seconda parte in qualcosa che si può definire come un corto circuito psicologico. Il tema centrale del libro ruota attorno a una domanda: quanto possiamo fidarci della nostra memoria? Quanto rielaboriamo il passato per raccontarci di essere "innocenti" e considerarci così al riparo dalle conseguenze delle nostre azioni?

​Senza spoilerare, posso solo dire che il colpo di scena finale ridefinisce a ritroso tutto ciò che si è letto fino a quel momento, lasciando una sensazione di sgomento e una gran voglia di ricominciare il libro da capo per cogliere ogni singolo indizio.

​Splendido, pur nella sua drammaticità.

Naza

Ieri è stato proiettato il film-documentario Naza qui a Santarcangelo. Il cinema ha registrato il tutto esaurito già dal primo pomeriggio e molte persone non hanno potuto assistervi. Io non credo che andrò a vederlo. Non perché il tema non mi interessi (non so neppure io quanti post ho dedicato su questo blog al genocidio dei palestinesi), ma perché temo di uscirne eccessivamente turbato. E anche perché chi ha approfondito la questione, e io l'ho fatto leggendo anche libri come quello di Francesca Albanese, non ha bisogno del supporto visivo di un documentario per sapere cosa succede là. Chi si informa e approfondisce, sa.

Sarebbe molto più importante che lo guardassero i tanti che ancora continuano col ridicolo ritornello "eh ma allora il 7 ottobre?"

lunedì 28 settembre 2026

Esci da quella stanza


Io sono nato nel 1970 e ho trascorso tutta la mia adolescenza all'aperto. Letteralmente. La mattina andavo a scuola e il pomeriggio ero fuori casa: bicicletta, parrocchia, amici, giochi nei campi, corse con mio fratello e gli altri ragazzini sulla strada davanti a casa. Quasi ogni giorno, quando cominciava a fare sera, mia madre si affacciava alla terrazza e cominciava a chiamarci a gran voce perché tornassimo a casa (telefonini e smartphone non esistevano). Sono ragionevolmente sicuro che la stessa cosa è capitata a tutti quelli della mia generazione.

Oggi non è più così. Se i miei genitori si lamentavano e spesso mi rimproveravano perché non ero mai a casa, i genitori di oggi devono convivere col dramma di figli che ormai non escono più di casa. Si tratta di un'estremizzazione, ovviamente, ma è per indicare la direzione e il tema trattato da questo splendido e al tempo stesso inquietante saggio: lo smartphone (e in generale il mondo digitale) e l'adolescenza. Io giocavo con gli amici correndo nei campi, gli adolescenti di oggi giocano nelle loro camerette coi videogiochi, spesso connessi a internet e quindi in contatto con "amici" virtuali di cui spesso non sanno niente.

Si potrebbe pensare: Vabbe', il gioco è gioco. No, sono due mondi completamente differenti, specialmente in età evolutiva. È vero che giocare e videogiocare sono finalizzati alla stessa azione (svolgere una attività ludica), ma gli esiti del videogioco sono l'esatto opposto di quelli che venivano prodotti durante l'esperienza reale di gioco. Scrivono gli autori: "Nel corso delle generazioni precedenti, i genitori non hanno mai dovuto occuparsi e preoccuparsi di mettere un limite all'esperienza di gioco in età evolutiva. Perché da sempre il mondo adulto ha aderito – quasi inconsapevolmente – al principio montessoriano per cui giocare è il «mestiere dei bambini», senza aver mai avuto bisogno di metterne in dubbio la profonda verità. I bambini che giocano, infatti, vivono meglio, crescono meglio e stanno pure meglio dal punto di vista della salute e del benessere. Prova ne è che nei reparti pediatrici viene da più parti favorita e sollecitata la presenza di volontari che aiutino i piccoli degenti ad affrontare la fatica e il disagio di quel frangente, proponendo un'interazione basata sulle attività di gioco." 

Coi videogiochi, invece, non si cresce meglio e non si vive meglio (è esattamente l'opposto: ansia, scollegamento dal senso di realtà, crisi di rabbia, malessere ecc.) e i genitori sono costretti a mettere limiti per evitare che i videogiochi si trasformino in gioco-dipendenza.

Videogiochi, smartphone, tablet, social network e compagnia bella sono gli strumenti che stanno creando una generazione di zombie. E non è un modo di dire. Esiste ormai da anni una vastissima e solidissima letteratura scientifica che lo certifica: a partire dal 2010-2012, gli anni in cui il mondo è passato dal cellulare allo smartphone, si è assistito a un generale calo delle facoltà intellettive e cognitive. Ma non si tratta solo di problemi cognitivi. Una cosa che non sapevo, e che mi ha lasciato molto sorpreso, è che a livello globale negli ultimi vent'anni è aumentata la miopia negli adolescenti a causa dell'enorme numero di ore trascorse incollate allo schermo. Si calcola che entro il 2050 metà della popolazione mondiale sarà miope, tanto che è già stato coniato dai pediatri il neologismo "epide-miopia". Per non parlare del dilagare di sovrappeso e obesità dovuti alla maggiore sedentarietà.

C'è poi il tema social network. In maniera ampia ed esaustiva, nel libro viene spiegato come sono strutturati e qual è il loro impatto sulla mente di un adolescente, sulla percezione di sé e del proprio corpo, compresi i danni a questa percezione e alla propria autostima provocati dai famosi/famigerati influencer, ai quali va addebitato il dilagante senso di inadeguatezza degli adolescenti e dei giovani di oggi. 

È un saggio, questo, che spiazza, sorprende, inquieta e aiuta a capire le ragioni per cui un sempre maggiore numero di Paesi al mondo si sta progressivamente dotando di leggi sempre più restrittive riguardo all'uso dei social da parte degli adolescenti. A questo proposito cito quello che può sembrare un paradosso: i figli dei manager, dei dirigenti e dei tecnici che gestiscono le grandi aziende della Silicon Valley (Apple, Google, Facebook ecc.) mandano i loro figli in scuole "smartphone-free" e, in generale, cercano di preservarli dalla tecnologia che loro stessi producono.

Lo so, è difficile, oggi addirittura difficilissimo, perché la socialità nel mondo odierno passa dallo smartphone, ma è bene che ogni genitore faccia il possibile per tenere i propri figli, specie se adolescenti, il più a lungo possibile lontani dai social e vicini al mondo vero.

domenica 27 settembre 2026

Colpirne uno

Antonio Tajani andrebbe fatto oggetto di studi accademici per capire come sia possibile che una persona dica una così elevata mole di fesserie in così ristretti lassi di tempo. Solo per restare al mese in corso, abbiamo prima avuto l'infelice uscita sulle donne "serie" (secondo il ministro degli Esteri che tutto il mondo ci invidia, l'uomo dovrebbe sempre scegliere come compagna una donna che porti le gonne lunghe: è garanzia di maggiore serietà e fedeltà. Una scemenza sessista che poi il poveretto ha cercato goffamente di arginare e di ridimensionare. Inutilmente, dal momento che era già stata ripresa dalle maggiori testate internazionali facendogli fare una figura di palta globale). 

Ieri è invece stato protagonista di un'altra improvvida uscita, stavolta nell'ambito del diritto. Secondo il ministro degli Esteri che tutto il mondo ci invidia, i magistrati non dovrebbero scarcerare le persone con facilità ma dovrebbero tenerle dentro per restituire alla collettività un'immagine di maggiore sicurezza. Dovrebbero insomma "colpirne uno per educarne cento". In pratica, secondo Tajani, la magistratura non dovrebbe giudicare le persone secondo la legge ma in virtù di una non meglio precisata... funzione pedagogico/educativa. 

A parte il fatto che "colpirne uno per educarne cento" è un motto ripreso da Mao Zedong durante la rivoluzione culturale cinese degli anni '60 e poi dalle Brigate Rosse nostrane (Tajani non lo sa?), viene da chiedersi come possa un ministro non capire la portata e le implicazioni di ciò di cui sproloquia. La magistratura non deve educare, deve giudicare le persone applicando la legge. Nel nostro codice penale, e in qualsiasi Paese ove sia presente lo stato di diritto, non esistono pene esemplari, esistono pene comminate secondo quanto prescrive la legge. E se a Tajani e compagnia bella le leggi non piacciono, le cambino: non sono il governo più longevo della storia repubblicana? Intimare alla magistratura di comminare pene esemplari a fini educativi è tipico delle autocrazie e delle dittature. 

Boh, non so, a volte mi sembra di sognare.

sabato 26 settembre 2026

Ritorno alla carta

Nel corso della vita ho letto sempre e solo libri cartacei. All'inizio di quest'anno, incuriosito dai racconti di un paio di amici, ho installato sullo smartphone Google Play Libri e, successivamente, MLOL, l'app per la lettura digitale collegata al servizio di prestito della rete bibliotecaria regionale. In pratica, anziché andare fisicamente in biblioteca, si prende a prestito l'ebook e lo si legge direttamente sullo schermo dello telefono. Poter leggere e persino ascoltare libri ovunque e in qualsiasi momento, anche guidando, per me è stata una vera rivoluzione. Per alcuni mesi, stregato da questa novità, ho abbandonato del tutto il cartaceo. Completamente. Solo ebook.

​Poi, con il passare del tempo, ho iniziato ad avvertire la sensazione che mi mancasse qualcosa. Una sensazione diventata certezza quando, un paio di settimane fa, ho ripreso in mano un libro tradizionale. Da quel momento ho ricominciato a leggere su carta, affiancando il formato fisico a quello digitale. Oggi ho trovato un discreto equilibrio: leggo i libri tradizionali a casa, nei momenti di relax, mentre tengo i digitali per tutti gli altri contesti (gli audiolibri, per esempio, mi tengono spesso compagnia durante i turni di lavoro più ripetitivi e noiosi).

​Curiosamente, prima di questa scoperta mi rifiutavo categoricamente di prendere in considerazione il digitale: con un pizzico di integralismo ero convinto che un libro, per essere tale, dovesse per forza essere di carta. Mi sbagliavo. Alla fine penso che la questione fondamentale non riguardi il supporto con cui si legge, ma il fatto che ormai oggi non si legga più, che si tratti di carta o di uno schermo.

Impugnazioni

Senza troppo clamore il governo ha impugnato di fronte alla Consulta la legge regionale con cui, nel luglio scorso, l'Emilia-Romagna si era dotata di una legge sul fine vita dopo la storica sentenza della stessa Corte Costituzionale del 2019. I motivi del ricorso, dicono dal governo, stanno nel fatto che l'Emilia-Romagna non avrebbe utilizzato tutti i fondi destinati alle cure palliative messi a disposizione dallo Stato.

Questi i motivi ufficiali, ovviamente, i motivi reali stanno invece nel fatto che questo governo, come tutti i governi che si sono succeduti negli ultimi 40 anni, oltre a non avere alcuna intenzione di regolare con una legge definitiva a livello nazionale la materia, cerca in tutti i modi di boicottare chi decide da sé di sopperire a questa non più tollerabile inerzia. Si deve soffrire perché, come diceva ironicamente Galimberti, la sofferenza è un viatico per il paradiso e una caparra per l'eternità.

venerdì 25 settembre 2026

El Mundo

Provo a riassumere per sommi capi, e per come l'ho capito io, lo scoop lanciato un paio di giorni fa da El Mundo. 

L'equivalente spagnolo del Corriere della Sera, quel Corriere della Sera che negli ultimi due decenni ha virato sempre più verso Novella 2000, ha lanciato la notizia del secolo: la Russia potrebbe colpire Italia, Francia e Spagna con droni Gerbera nascosti in container dislocati su navi mercantili a zonzo nel Mediterraneo. Corriere della Sera (il nostro), Repubblica e compagnia bella, ligi alla missione che si sono dati da anni di amplificare senza alcun motivo allarmismi e sensazionalismi, rilanciano a caratteri cubitali lo scoop, che in realtà non è che una fuga di notizie di intelligence mai verificate ufficialmente.

Questa mattina i nostri ministri della Difesa e degli Esteri hanno dichiarato di non saperne niente bollando lo scoop alla stregua di chiacchiere di comari di paese. Lo stesso hanno fatto la Commissione Europea e Macron. Ma il tono di Corriere, Repubblica ecc. era inequivocabile e perentorio: l'attacco da parte della Russia non è più questione di se ma solo di quando. In realtà non è totalmente da escludere che nell'ambito di quella che oggi viene chiamata guerra ibrida una cosa del genere possa accadere, ma va precisato che i droni di cui parla El Mundo, i Gerbera, sono droni economici, di disturbo, difficilmente in grado di fare danni importanti. Se usati, il loro scopo sarebbe più quello di provocare disagi (chiusura precauzionale di un porto o un aeroporto, titoli sui giornali, ritardi, pratiche assicurative ecc.) e di dimostrare l'esistenza di falle nella nostra capacità di intercettarli. Niente a che vedere con gli scenari apocalittici veicolati dalla fervida immaginazione (interessata) della Novella 2000 nostrana. Anche perché Putin è un criminale di guerra e un autocrate, ma non è stupido. Sa bene cosa comporterebbe un attacco come quello vagheggiato dal Corriere a un Paese Nato. 

Ma la propaganda sulla necessità di un riarmo contro un nemico immaginario, con conseguente sperpero di soldi in armi invece che in ospedali e scuole, non conosce né pause né riposi, lavora incessantemente. A questo proposito consiglio alla Russia, quella Russia che secondo Corriere e Repubblica già nel 2022 era pronta a partire lancia in resta alla conquista del territorio europeo fino a Lisbona, di darsi una mossa, di non indugiare ulteriormente, perché più passa il tempo senza che succeda niente e maggiori sono le probabilità che sempre più persone mangino la foglia.

giovedì 24 settembre 2026

Shantaram


Credo che il primo insegnamento di questo poderoso romanzo sia la differenza tra fare turismo e viaggiare. Fare turismo significa andare in vacanza per una o due settimane da qualche parte, vedere monumenti, imparare qualcosa della storia e delle consuetudini locali per poi tornare a casa e riprendere la vita di sempre. Viaggiare significa partire senza sapere quando si tornerà, a volte senza tornare più. Significa immergersi nella cultura di un luogo, viverla, farla propria, diventarne parte. È ciò che fa Gregory David Roberts, autore di questo splendido romanzo autobiografico, quando evade da un carcere di massima sicurezza in Australia e vola a Bombay.

È un romanzo lunghissimo - oltre 1200 pagine nella versione cartacea - complesso e stratificato, in cui dalla storia principale del protagonista si dipanano una miriade di altre storie. A tratti l'ho trovato prolisso, ridondante, e ammetto di aver fatto fatica ad andare avanti in alcuni punti. Ma queste poche difficoltà sono state ampiamente ripagate da descrizioni interessantissime della società indiana, così complessa, stridente e contraddittoria, e da innumerevoli speculazioni filosofiche sulla vita, sul dolore, su Dio. 

Tutto ruota attorno alla vicenda e alle molte vicissitudini di Roberts, soprannominato Shantaram - in lingua marathi "uomo di pace", o "uomo a cui Dio ha dato la pace". Nel romanzo è la madre del suo migliore amico indiano a dargli questo nome, perché lo vede tormentato e gli augura di ritrovare la pace.

È un romanzo che lascia le stesse sensazioni con cui si torna da un viaggio lungo: stanchezza, un po' di pesantezza, unite però alla consapevolezza di essere cambiati. Non è un libro che consiglierei a chi cerca una lettura leggera per le vacanze. È un libro che consiglierei a chi ha voglia di partire senza biglietto di ritorno.

martedì 22 settembre 2026

Tre mesi di Emma

Oggi la mia nipotina Emma compie tre mesi. È cambiata tanto rispetto a quando è nata. Incomincia a riconoscere le voci, sorride davvero e non solo per riflesso, riconosce le persone. Ma non è cambiata solo lei, sono cambiato anch'io, e molto. 

A volte forse non ci si pensa, ma il rapporto nonni-nipoti è molto diverso dal rapporto genitori-figli. Il rapporto genitori-figli è verticale, il genitore deve dire no, educare, mettere regole, preparare alla vita. L'amore del genitore è condizionato dal dovere di fare diventare i figli autonomi, è un tipo di amore che a volte, giocoforza, può risultare anche antipatico.

Il rapporto nonni-nipoti è invece orizzontale e di restituzione. I nonni non educano, amano, i "no" li hanno già detti i genitori (o almeno si spera). I nonni non hanno la pressione del futuro, non hanno ansia o fretta, hanno tempo. Un vecchio proverbio recita: I genitori danno le radici e le ali, i nonni dicono che qualunque posto i nipoti raggiungeranno con quelle ali, c'è sempre una casa dove tornare.

sabato 19 settembre 2026

Professoresse e remigrazione

La professoressa accoltellata da uno studente italiano e salvata da un altro studente originario del Congo, professoressa a cui va tutta la nostra solidarietà, dice di non vedere incoerenza tra il gesto del suo salvatore, che ha ringraziato, e le sue idee sulla remigrazione. Per come l'ha spiegata lei stessa nelle interviste dopo l'aggressione, per lei non c'è incongruenza perché tiene separati due livelli: quello personale (è grata al ragazzo congolese, dice che ha pieno diritto di vivere in Italia e che meriterebbe un riconoscimento) e quello politico (quando dice di essere per la remigrazione, intende una posizione di principio sulla gestione dell'immigrazione irregolare e non integrabile, non un giudizio su ogni singolo straniero presente in Italia).

A me, sinceramente, sembra una posizione piuttosto paracula. Se infatti si vede la remigrazione nell'accezione più estesa, cioè come progetto di rimpatrio anche di persone già integrate, con permesso, o addirittura di seconda generazione, allora il ragazzo che l'ha salvata rientrerebbe proprio tra le persone che dovrebbero partire, e quindi salvarle la vita e volerlo rimpatriare diventa giocoforza contraddittorio.

In ogni caso, quale che sia la posizione della professoressa (che nel suo profilo ha la foto di Almirante accompagnata dalla data della marcia su Roma), io vedo una incongruenza difficilmente sanabile nel fatto che una insegnante possa essere incline ad abbracciare certe idee. La cultura, in particolare quella umanistica, non dovrebbe rappresentare un argine naturale a queste derive?

Sbattezzo e cancellazione

Ho sempre pensato che con lo sbattezzo il nome del battezzato venisse cancellato dai relativi registri della Chiesa. Ero convintissimo di qu...