"...e il mio maestro m'insegnò com'è difficile trovare l'alba dentro l'imbrunire..." (Franco Battiato)
domenica 30 giugno 2019
I significati delle parole
sabato 29 giugno 2019
Leggo
Leggo dello scandalo degli affidi e di quei poveri bambini manipolati a Reggio Emilia, del nuovo concorsopoli partito da Catania ed estesosi praticamente ai maggiori atenei italiani. Leggo della 'ndrangheta che ormai si è impadronita di tutto il nord, poi leggo che siamo il primo paese in Europa per numero di giovani che non studiano e non lavorano. Leggo dell'aumento di famiglie povere, di disoccupazione cronica e stagnazione economica perenne. Leggo di poliziotti accoltellati per strada, di agguati mafiosi alla luce del sole, di monumentale evasione fiscale e corruzione endemica. Leggo di quattrocentomila persone all'anno (metà sono giovani) che abbandonano il nostro paese per mancanza di lavoro, prospettive, futuro. Leggo di carenza cronica di magistrati, forze dell'ordine, medici.
E, con tutta la mia buona volontà, non riesco a concepire come qualcuno sia riuscito a farci credere che il primo problema che abbiamo in Italia sia l'immigrazione. Ma come abbiamo fatto a farci prendere per il culo in questo modo?
Pratolini in ospedale
Questa mattina ho accompagnato mia madre all'ospedale di Pesaro per la consueta visita trimestrale di controllo. All'ingresso del reparto di oculistica - credo di averne già scritto, in passato - c'è una mensola su cui sono sistemati dei libri di proprietà della locale biblioteca. Chi vuole, può sceglierne qualcuno da leggere in sala d'attesa. Mi ha incuriosito un libro di Vasco Pratolini: La costanza della ragione. L'ho prelevato e ho cominciato a leggerlo. Ne ho letto una decina di pagine che mi sono piaciute un sacco, e mi è dispiaciuto doverlo riporre quando sono andato via.
Oggi pomeriggio farò un salto alla biblioteca di Santarcangelo, voglio assolutamente finirlo.
venerdì 28 giugno 2019
Lo stolto guarda il dito
mercoledì 26 giugno 2019
Carola Rackete

martedì 25 giugno 2019
lunedì 24 giugno 2019
Arrivare alla nausea
Stamattina un mio collega di lavoro mi ha chiesto come fare a cancellarsi da faccialibro. Gli ho risposto chiedendogli se volesse solo disattivare l'account o cancellarsi definitivamente. "Solo disattivare l'account, per ora, ho bisogno di disintossicarmi", mi ha risposto. Essendomi io cancellato da qualche anno, gli ho suggerito i passaggi un po' a memoria e alla fine ha disattivato il suo profilo.
Pensavo che forse, alla fine, bisogna arrivare proprio alla nausea per riuscire a realizzare quanto la creatura di Zuckerberg, e i social in generale, siano padroni della nostra vita. Non mi riferisco, naturalmente, a chi ne fa un uso moderato e tranquillo, quanto ai patologici della notifica.
Successe una cosa simile a me con le cipolline sott'olio, di cui da bambino andavo matto. Le mangiavo spessissimo e in quantità, finché un giorno corsi in bagno nauseato. Da allora non posso neppure più sentirne l'odore, pena il sopraggiungere dei conati. La nausea mette un freno a qualsiasi eccesso, facebook o cipolline che siano.
Kant e Sea Watch 3
Immanuel Kant, uno dei più grandi pensatori dell'Occidente, diceva che l'uomo deve sempre essere trattato come fine, mai come mezzo. Magari ai suoi tempi (è morto agli inizi del 1800) era effettivamente così, almeno in parte, oggi certamente non più, perché se si tengono più di quaranta persone bisognose di cure prigioniere su una nave per quasi due settimane, usandole come merce di ricatto nel braccio di ferro con l'Europa, è palese che quei poveretti sono dei mezzi e non degli uomini.
Che poi, alla fine, non è neppure il fatto che Salvini faccia quello che fa a indignare, ma il sostanziale menefreghismo collettivo. Il nostro governo sta tenendo dei naufraghi prigionieri su una nave in barba a ogni convenzione internazionale, ogni legge sui salvataggi in mare e ogni forma di umanità, e quando la soglia della disumanità (mi sembra lo dicesse Cacciari) tocca certi livelli tutto diventa possibile.
sabato 22 giugno 2019
Gli striscioni per Giulio Regeni
Alcune delle amministrazioni comunali e provinciali passate alle ultime amministrative dal centrosinistra alla lega, stanno rimuovendo gli striscioni tramite i quali si cercava di tenere alta l'attenzione sulla tragica vicenda del giovane ricercatore friulano barbaramente assassinato in Egitto. I pretesti sono i più bislacchi e improbabili, tipici del (non) pensiero leghista. Si va da "era impolverato" a "non è più attuale" e altre scuse ancora più patetiche che vi risparmio (se anche fosse stato impolverato, sarebbe stato così complicato spolverarlo? Circa l'attualità, invece, sarà sempre attuale finché non si giungerà alla verità, io credo).
Il fatto è, semplicemente, che l'iniziativa di tenere alta l'attenzione sulla tragedia Regeni era una battaglia del centrosinistra, almeno formalmente - è noto che né Renzi né Gentiloni si sono sbattuti più di tanto in questo senso - e i nuovi barbari arrivati non potevano tollerare questa sorta di promiscuità ideologica con gli avversari politici, promiscuità che avrebbe fatto storcere il naso a più di un elettore.
Naturalmente, per le persone sane di mente è normale pensare che la ricerca della verità e il perseguimento della giustizia per Giulio Regeni sono battaglie che dovrebbero essere di ogni italiano a prescindere dalle sue idee politiche, ma, è noto, la sanità mentale non sembra essere molto di moda in questi ultimi tempi.
Sciocchezze da lasciar perdere
Molti si perdono dietro a (per me) sciocchezze: qualche euro in più sulla bolletta dell'acqua o della luce di cui non sanno darsi spiegazioni; l'assicurazione della macchina che è aumentata di dieci euro rispetto all'anno prima; l'Imu quest'anno più cara dell'anno addietro; un'ora di straordinario che non risulta sull'ultima busta paga e via a seguire: aggiungete a piacere ciò che vi pare a questa lista. E dietro a queste sciocchezze ci perdono pure grandi quantità di tempo: estenuanti telefonate a cui risponde sempre una voce registrata (prema uno se vuole parlare con Tizio, due se vuole parlare con Caio, cancelletto se vuole tornare al menù principale ecc.); mattinate intere perse per recarsi di persona negli appositi uffici, perché quei dieci euro in più esigono una spiegazione.
A me non frega niente di tutto questo, e non perché abbia così tanti soldi da potermene fregare di sganciare dieci euro in più (è vero l'esatto contrario: tanti presi, tanti spesi, in un perenne e precario equilibrio), ma perché tengo molto di più a impiegare il mio tempo in altro modo. Mi hai preso dieci euro in più? Tieniteli, chi se ne frega? Certo, quel leggero fastidio generato dal sospetto (certezza?) che il tale gestore stia facendo illeciti guadagni contando sul fatto che io non abbia voglia o tempo di mettermi lì a cercare di capire la natura dell'ipotetico meccanismo truffaldino, quel leggero fastidio, dicevo, si fa vivo, ma amen. Mi hai fregato dieci euro? Io non vengo a perdere una mattinata in un ufficio a chiedere spiegazioni, quella mattinata la impiego andando a piedi su in collina fino al palazzo Marcosanti, e da lì ammiro la splendida apertura di visuale che spazia da Cesenatico a Rimini, appoggiate delicatamente sul mare, e anche più in là, su quella striscia di blu che al suo limite si confonde col cielo. Mi hai fregato dieci euro? Non mi rovino il fegato aspettando un'ora e mezza al telefono che tu ti degni di rispondermi, apro un libro e in quell'ora e mezza prendo il volo e vado a Pickering, nel Somerset, a seguire le vicende dell'uomo che amava le nuvole. Mi hai preso dieci euro? Tienili pure. Io sarò un coglione ma la mia vita sarà sempre un gradino più bella della tua.
Immagini da Ceuta
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