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giovedì 21 agosto 2025

Nexus


Credo che questo saggio sia una lettura imprescindibile per chiunque voglia capire qualcosa di più del mondo in cui viviamo. È un libro che a tratti spiazza, fa riflettere, pensare e costringe a guardare molte cose da altre prospettive. In definitiva è questo che devono fare i libri, no?

Con questo lavoro Yual Noah Harari analizza la storia delle reti di informazione partendo dalle prime forme di comunicazione orale fino ad arrivare all'intelligenza artificiale. La tesi che l'autore intende sostenere è che, mentre le reti di informazione che l'umanità ha conosciuto fino a oggi (il telegrafo, la stampa, i rotoli di pergamena, la scrittura, la religione, il nazismo, lo stalinismo ecc.) erano mezzi con cui mettere in contatto le persone ed erano sempre le persone i soggetti imprescindibili della "catena", perché le storie e le narrazioni erano frutto dell'intelligenza e della creatività umane, l'intelligenza artificiale è la prima tecnologia in grado di prendere decisioni e generare idee in maniera autonoma. Con tutte le incognite e i potenziali rischi che ciò comporta e di cui ad ora non abbiamo ancora alcuna contezza.

Uno dei tanti esempi che Harari porta a supporto della sua tesi riguarda la contrapposizione tra la stesura del canone biblico e l'intelligenza artificiale. La discussione secolare su quali testi inserire nel canone biblico e quali escludere ha plasmato il mondo per millenni. Miliardi di cristiani fino al XXI secolo hanno formato la loro visione del mondo sulle idee misogine di alcuni testi del libro. Se al posto di quei testi di stampo misogino ne fossero stati inseriti altri meno discriminatori e più inclusivi, magari una certa parte della storia del mondo sarebbe stata diversa. Oggi l'uomo sta definendo i canoni su cui impostare questa nuova tecnologia e gli ingegneri che scrivono il codice iniziale per l'IA e che scelgono i set di dati su cui viene addestrata nel suo stadio infantile sono secondo Harari gli equivalenti dei padri della Chiesa che qualche millennio fa selezionarono cosa inserire nel canone biblico e cosa lasciare fuori. È impossibile, oggi, riuscire a immaginare l'evoluzione di questa tecnologia e le conseguenze che ne deriveranno. Harari tenta di fare alcune ipotesi in merito guardando al passato e analizzando attraverso le lenti della storia il flusso di informazioni che ha plasmato il mondo e le conseguenze prodotte. 

Fino ad oggi non avevo una idea chiara di cosa fossero l'intelligenza artificiale e gli algoritmi, ora ce l'ho, e non sono più argomenti da cui si può prescindere, di cui si può dire che non interessano, perché fanno già parte della vita di tutti noi. Agli algoritmi si sta già cominciando a demandare l'analisi dei candidati che aspirano a un posto di lavoro, la decisione se concedere un mutuo, una polizza assicurativa. In alcuni stati americani i giudici valutano l'entità della pena da comminare a chi commette certi tipi di reati in base al responso di un algoritmo. Siamo già immersi in un mondo in cui molti aspetti della vita vengono delineati dagli algoritmi, spesso senza rendercene conto.

Questo libro è imprescindibile per riuscire ad avere una maggiore consapevolezza del mondo in cui, volenti o nolenti, viviamo oggi. È uno dei saggi più belli letti finora quest'anno.

martedì 12 agosto 2025

lunedì 11 agosto 2025

Cher Ami

Mentre leggo Nexus. Breve storia delle reti di informazione dall'età della pietra all'IA, di Yual Noah Harari, mi imbatto nella storia di Cher Ami, eroe di guerra americano. Uno potrebbe dire: Vabbe', cosa c'è di strano? Le guerre sono piene di eroi. Verissimo, ma la cosa curiosa è che Cher Ami non è un soldato, è un piccione. Per la precisione un piccione femmina, il quale nell'ottobre del 1918, durante la Prima guerra mondiale, salvò da morte sicura 194 soldati americani appartenenti al "Battaglione Perduto", a sua volta inserito nella 77° divisione Signal Corps.

Cher Ami salvò i 194 soldati volando, con un messaggio attaccato alla zampa, dalla trincea americana in cui erano intrappolati, trincea che per errore si trovava sotto il fuoco di copertura degli stessi americani, fino al quartier generale. Nel bigliettino attaccato a una sua zampa, il comandante del "Battaglione Perduto" scrisse brevemente al quartier generale di cambiare coordinate e gli fornì quelle esatte. Cher Ami spiccò il volo ma venne colpita dal fuoco tedesco, riportando ferite al petto, a un occhio e a una zampa. Nonostante le sue condizioni riuscì ad arrivare a destinazione percorrendo 25 miglia in 65 minuti e consegnando così il prezioso messaggio.

Una volta arrivata a destinazione i medici dell'esercito la curarono e riuscirono a salvarle la vita, anche se purtroppo dovettero amputarle la zampa ferita. Cher Ami si riprese e al posto della zampa amputata le venne messa una protesi fatta di piccoli bastoncini di legno, e alla fine tornò pure a volare.

Mentre leggevo pensavo che si trattasse di una storia di fantasia e sono andato a verificare. Mi sono dovuto ricredere. La storia è vera e all'epoca ne parlò molto la stampa. Ci fecero anche un film. Qui la pagina wikipedia che la racconta.

Passerelle

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