lunedì 11 giugno 2018

Io resto di qua

Mi sono reso conto che viviamo in un periodo storico in cui è sempre più difficile restare umani. Ieri mi è capitato di parlare con una persona che conosco da una trentina d'anni, un brav'uomo, onesto, lavoratore, una vita passata a votare a sinistra. Mi ha confidato che da qualche anno simpatizza per la Lega, e a marzo l'ha votata. Quando il discorso è andato a ciò che sta succedendo in queste ore, navi cariche di disperati che vagano per il Mediterraneo perché nessuno le vuole, ha detto che se fosse per lui butterebbe tutti a mare.

Si tratta naturalmente di una esagerazione. Lo conosco troppo bene per pensare che avendo in mano una ipotetica leva con cui azionare un meccanismo per ribaltare quelle navi, la azionerebbe. Una esagerazione, però, che è sintomatica di un modo di pensare che purtroppo sta progressivamente prendendo piede nella testa delle italiche genti: considerare i migranti come nemici, con tutto ciò che ne consegue: indifferenza, cinismo, ostilità, ossia tutto ciò che normalmente si nutre verso i nemici.

C'è una bellissima raccolta di scritti di Umberto Eco, uscita ormai più di una quindicina d'anni fa, che si chiama Costruire il nemico e che indaga i procedimenti retorici con cui, dall'antichità ad oggi, si è costruito e demonizzato il nemico. Raccolta di scritti attualissima, direi, perché spiega esattamente ciò che è successo grosso modo nell'ultimo ventennio, con televisioni, giornali, politicanti e personaggi più o meno pubblici che in maniera asfissiante e subdola hanno strumentalmente costruito l'immagine del migrante come nemico. E che male c'è a buttare un nemico in acqua? Quale remora morale può avere una qualche efficacia contro questa azione? Nessuna, perché si tratta appunto di un nemico, e se si non si hanno sulle spalle gli strumenti culturali e intellettuali (e umani) per contrastare questo pensiero unico ormai imperante, ecco che è un attimo passare dalla parte di là, ecco che è un attimo accettare l'idea che sia giusto buttare tutti a mare, oppure chiudere porti e porte e uomini, donne e bambini s'arrangino.

Ora, intendiamoci, io non ho la soluzione per risolvere questo problema, non so con quali mezzi e strategie si possano gestire questi spostamenti di moltitudini di persone da un continente all'altro, e nemmeno sono, ipocritamente, tra quelli che fingono di non riconoscere che siamo di fronte a un vero e proprio commercio di esseri umani, un business su cui lucrano mafie e delinquenti vari assortiti. Quello che so è che questo dramma non si risolve chiudendo i porti. È la storia che lo insegna. E comunque, nonostante tutto, io resto dalla parte di qua.

1 commento:

Anonimo ha detto...

ho diversi conoscenti che si definiscono di sinistra, addirittura di estrema sinistra che hanno votato lega. e' come una malattia. se si accorgono che non la pensi come loro - specie sulla questione degli sbarchi - allora ti chiamano piddino o renziano.

adal