venerdì 12 gennaio 2018

Ditelo a quelli, chiedetelo ai pochi

Ieri erano diciannove anni che De André se n'è andato. Mentre leggevo su vari siti di questa ricorrenza ho pensato che diciannove anni sono un'eternità, se rapportati alla velocità con cui accadono e poi precipitano nell'oblio le cose e gli avvenimenti oggi. E sono un'eternità a maggior ragione se si pensa che De André nella coscienza e nel sentire collettivo è come se fosse ancora vivo.

Magari non per tutti. Anzi, sicuramente non per tutti, ma per chi, come me, ancora tira fuori con regolarità i suoi cd, ancora si siede al pianoforte o imbraccia la chitarra per suonare suoi pezzi, o anche solo ripete mentalmente qualche suo verso mentre cammina, Faber vive.

2 commenti:

Giulia Maria d'Ambrosio ha detto...

Ho svariati libri su De Andrè, e ognuno è un mondo a sé, sempre appassionante perché è appassionante continuare a stare vicina alle fonti della mia filosofia di vita.
Se ti capita di trovarlo, perché non si trova facilmente, leggi "Fabrizio de Andrè. Amico fragile" di Cesare Romana, tra i tanti è un capolavoro.

Andrea Sacchini ha detto...

L'unico libro di Faber che ho è un voluminoso tomo con testi e partiture di tutti i suoi pezzi. Libri come quello che mi hai segnalato mi mancano, quindi grazie per la dritta, provvederò sicuramente a colmare la lacuna.