Si vocifera da più parti che Bergoglio non si sarebbe buttato via in merito alla possibilità di mettere in discussione l'infallibilità papale, dogma risalente al 1870 e secondo per ridicolaggine solo alla Trinità. Per ora niente di concreto, ovviamente, tranne qualche titolo qua e là buono solo ad avvalorare e rinforzare l'aura di rivoluzionario (finto) di cui si è ammantato papa Ciccio a partire dalla sua elezione.
Naturalmente chi non è cattolico tende solitamente a relegare la faccenda dell'infallibilità nella categoria L'angolo dell'umorismo, tipo quello della Settimana Enigmistica, per intenderci, mentre i devoti cattolici cercano solitamente di eludere come meglio possono le inevitabili sfumature di imbarazzo che tale dogma presenta loro.
Comunque tranquilli, la faccenda morirà qui e non se ne parlerà più.
"...e il mio maestro m'insegnò com'è difficile trovare l'alba dentro l'imbrunire..." (Franco Battiato)
sabato 30 aprile 2016
Cosa facevo trent'anni fa?
Mentre leggevo del compleanno di internet ripensavo a cosa facevo io 30 anni fa. Dunque, tre decadi fa avevo 16 anni, andavo in giro col mio Ciao PX fumo di Londra, che dovrebbe essere ancora qui nel garage sotto svariati centimetri di polvere, non avevo una ragazza e mi annoiavo e smaronavo a ragioneria, una scuola che non mi è mai piaciuta e che infatti non ho terminato.
Di internet a quell'epoca non c'era ovviamente traccia, come del resto non c'era traccia di pc né di telefonini (il primo lo acquistai, se non ricordo male, a metà degli anni '90, ma non sono sicuro). Niente cellulari, niente internet, niente blog, niente social, eppure mica si stava male, anzi. Lo so, si dice sempre così, ma credo sia proprio vero. Il primo pc lo comprai solo nel 2001, un bel pc nuovo di zecca (ben 512 MB di RAM, che allora sembravano chissà che cosa) su cui girava il leggendario Windows Xp, che aveva da poco visto la luce e che era agli inizi uno dei sistemi operativi più bacati di tutta la storia dell'informatica - anche in seguito non è che le cose siano poi cambiate granché, a dire il vero. Erano i tempi in cui ti potevi beccare virus in qualsiasi modo: tramite mail, tramite floppy o cd, visualizzando certi siti, insomma si facevano di quelle collezioni...
Quando lo comprai, qui a Poggio Torriana (allora Poggio Berni) non c'era neppure l'adsl, che sarebbe arrivata solo nel 2007, e per navigare mi collegavo alla rete coi vecchi modem analogici a 56K, quelli che quando attivavi la connessione internet emettevano suoni molto simili a quelli che si odono ancora oggi telefonando a un fax. Ovviamente la connessione, oltre a essere lentissima (i video su Youtube erano pura utopia, a meno che si avesse voglia di fare almeno mezzora di buffering preventivo) era a tariffa oraria, e quindi si controllava quanto si stava connessi onde evitare salassi in bolletta, senza contare che quando ci si connetteva a internet veniva occupata la linea telefonica, quindi il telefono era muto con annessi relativi disagi.
Rispetto a quei tempi è passata più di un'era geologica, "connettivamente" parlando; oggi c'è il ruoter always on a cui si può collegare ciò che si vuole, tutto il tempo che si vuole e senza sorprese in bolletta, e siamo tutti più felici, no?
Sì, può darsi, ma i tempi del mio Ciao Px fumo di Londra...
Di internet a quell'epoca non c'era ovviamente traccia, come del resto non c'era traccia di pc né di telefonini (il primo lo acquistai, se non ricordo male, a metà degli anni '90, ma non sono sicuro). Niente cellulari, niente internet, niente blog, niente social, eppure mica si stava male, anzi. Lo so, si dice sempre così, ma credo sia proprio vero. Il primo pc lo comprai solo nel 2001, un bel pc nuovo di zecca (ben 512 MB di RAM, che allora sembravano chissà che cosa) su cui girava il leggendario Windows Xp, che aveva da poco visto la luce e che era agli inizi uno dei sistemi operativi più bacati di tutta la storia dell'informatica - anche in seguito non è che le cose siano poi cambiate granché, a dire il vero. Erano i tempi in cui ti potevi beccare virus in qualsiasi modo: tramite mail, tramite floppy o cd, visualizzando certi siti, insomma si facevano di quelle collezioni...
Quando lo comprai, qui a Poggio Torriana (allora Poggio Berni) non c'era neppure l'adsl, che sarebbe arrivata solo nel 2007, e per navigare mi collegavo alla rete coi vecchi modem analogici a 56K, quelli che quando attivavi la connessione internet emettevano suoni molto simili a quelli che si odono ancora oggi telefonando a un fax. Ovviamente la connessione, oltre a essere lentissima (i video su Youtube erano pura utopia, a meno che si avesse voglia di fare almeno mezzora di buffering preventivo) era a tariffa oraria, e quindi si controllava quanto si stava connessi onde evitare salassi in bolletta, senza contare che quando ci si connetteva a internet veniva occupata la linea telefonica, quindi il telefono era muto con annessi relativi disagi.
Rispetto a quei tempi è passata più di un'era geologica, "connettivamente" parlando; oggi c'è il ruoter always on a cui si può collegare ciò che si vuole, tutto il tempo che si vuole e senza sorprese in bolletta, e siamo tutti più felici, no?
Sì, può darsi, ma i tempi del mio Ciao Px fumo di Londra...
Pannoloni e pannolini (e suicidio demografico)

Quelli de Il Foglio, assieme al Giornale e Libero (da un po' di tempo è ottima anche L'Unità) uno dei migliori prodotti per incartare il pesce, lanciano uno dei loro formidabili scoop, svelando - udite udite! - che il mistero del suicidio demografico dell'Europa si spiega con l'aumento delle vendite dei pannoloni in concomitanza con la contrazione delle vendite dei pannolini. Ora, potremmo provare a spiegare a questi veri e propri segugi dello scoop che, anche senza tirare in ballo il mercato dei pannolini, si poteva constatare la cosa con due semplici clic del mouse su un motore di ricerca e consultare la prima tabella di andamento demografico in Europa che fosse capitata a tiro. Solo che così lo scoop sarebbe andato a farsi benedire: meglio i pannoloni.
Tra l'altro non ho capito bene la questione del suicidio. Cosa significa suicidio demografico? La popolazione europea è in costante aumento, mica diminuisce. Viaggia attualmente sui 750 milioni di individui e si prevede che supererà gli 800 nel 2050. Non vedo alcun suicidio, a meno che quelli del Foglio si riferiscano alla composizione demografica, che registra un costante aumento del tasso di invecchiamento perché in Europa, come del resto qui in Italia, non si fanno più figli - ma a riequilibrare la situazione provvedono notoriamente gli immigrati. Insomma, io 'sto suicidio demografico non lo vedo, vedo semmai un progressivo suicidio del giornalismo di qualità, ma questo è un altro discorso.
giovedì 28 aprile 2016
Nazareno (di nuovo)
Domani uno dei personaggi più squallidi e impresentabili dell'intero panorama politico italiano, Verdini, incontrerà al Nazareno una rappresentanza di personaggi che se per squallore e impresentabilità non sono allo stesso livello, poco ci manca. Sembra che il tizio, Verdini, gravato da una mole di processi che Berlusconi a confronto è una verginella, voglia chiarire bene la posizione che il suo movimento dovrebbe occupare all'interno del Pd: ingresso organico o appoggio esterno. La formazione guidata da Verdini, infatti, si è sempre collocata, rispetto all'esecutivo Renzi, in una specie di limbo non ben definito, non chiaro, all'insegna di una sorta di "sta con loro ma è meglio non reclamizzarlo troppo", per rendere un po' l'idea. Ecco, diciamo che il pluri indagato, nonché pluri imputato, Verdini vuole chiarire una volta per tutte la sua posizione.
Chissà se a qualche elettore del Pd, magari in uno dei rari momenti di connessione sinaptica funzionante, è mai tornata alla memoria l'aura di rottamatore che il tipo di Rignano si era costruito con così tanta perizia ai suoi esordi.
Chissà se a qualche elettore del Pd, magari in uno dei rari momenti di connessione sinaptica funzionante, è mai tornata alla memoria l'aura di rottamatore che il tipo di Rignano si era costruito con così tanta perizia ai suoi esordi.
mercoledì 27 aprile 2016
Per i nostalgici del conflitto d'interessi
Per quelli, ingenui o in malafede, che pensavano che fosse finita l'epoca delle leggi ad personam e dei conflitti d'interesse, c'è da segnalare che i verdiniani, tra i pilastri del governo Renzi, si opporranno strenuamente alla proposta di aumento dei tempi di prescrizione per i reati commessi dai colletti bianchi. Perché se passasse, per Verdini potrebbe mettersi male.
Il bello è che poi s'incazzano con Davigo quando denuncia proprio queste cose qua.
martedì 26 aprile 2016
Crocifissi e motivazioni
L'aspetto divertente che fa capolino ogni volta che una qualsiasi giunta di centrodestra propone una mozione o un ordine del giorno per infilare un crocefisso da qualche parte, sono le motivazioni. Nel caso del consiglio regionale ligure sono le seguenti: "...quale simbolo
universale dei valori di libertà, uguaglianza e tolleranza". Ora, tralasciando l'annosa e ormai stucchevole discussione sulla presenza del crocifisso nei luoghi pubblici, ciò che in questi casi provoca sempre ilarità è una giunta di centrodestra (quello ai cui valori si riferiscono i vari Salvini e compagnia bella, per intenderci) che si appella all'uguaglianza e alla tolleranza.
Odifreddi e il suo NO al referendum costituzionale di ottobre
La riforma costituzionale sottoposta a referendum è stata invece approvata, anzitutto, da un parlamento eletto in maniera maggioritaria nel 2013, con il cosiddetto Porcellum. Grazie al premio di maggioranza da esso attribuito, alla Camera la coalizione di centro-sinistra ha ottenuto 345 seggi su 630 con il 29,55% dei voti espressi, la coalizione di centro-destra 124 seggi con il 29,18% dei voti, e il Movimento Cinque Stelle 105 seggi con il 25,56% dei voti.
A quell’elezione ha partecipato solo il 75% degli aventi diritto. In realtà, dunque, sia il centro-sinistra che il centro-destra non rappresenta(va)no in Parlamento che il 22% circa degli elettori, e il Movimento Cinque Stelle il 19% circa: tutte piccole minoranze, cioè. Ma il centro-sinistra ha comunque ottenuto la maggioranza assoluta dei seggi alla Camera, grazie appunto all’indegna legge maggioritaria.
Come se non bastasse, la Corte Costituzionale ha dichiarato in seguito incostituzionale l’abnorme premio di maggioranza da essa assegnato, pur non annullando le elezioni e non dichiarando decaduto il Parlamento eletto con la “legge truffa”. La decenza politica avrebbe comunque richiesto che un tale Parlamento si limitasse a gestire l’ordinaria amministrazione, invece di arrogarsi addirittura il diritto di cambiare una Costituzione approvata a suo tempo nei ben diversi modi descritti sopra, e per cambiare la quale l’elettorato non aveva dato alcun mandato esplicito.
Alla faccia della decenza, a volere e a fare la riforma è stato invece un Partito Democratico che rappresenta soltanto il 25% dei voti espressi, pari a circa il 18% degli aventi diritto (dunque, meno del Movimento Cinque Stelle), ma che ha alla Camera ben 297 seggi, ottenuti grazie a un premio di maggioranza che però veniva assegnato alle coalizioni, e non ai partiti! Peccato che quelle coalizioni ora non esistono più, perché si sono sfaldate nei tre anni di legislatura, con la conseguente transumanza di deputati e senatori da un gruppo parlamentare all’altro.
Per completare il quadro va ricordato che il governo è presieduto da Matteo Renzi, che non era candidato alle elezioni del 2013, e ha scalato Palazzo Chigi grazie alle sole primarie di fine 2013 per la segreteria del Partito Democratico: elezioni alle quali hanno preso parte meno di tre milioni di elettori, cioè solo circa il 6% dell’elettorato, meno di due milioni dei quali hanno votato per Renzi.
Articolo completo qui.
A quell’elezione ha partecipato solo il 75% degli aventi diritto. In realtà, dunque, sia il centro-sinistra che il centro-destra non rappresenta(va)no in Parlamento che il 22% circa degli elettori, e il Movimento Cinque Stelle il 19% circa: tutte piccole minoranze, cioè. Ma il centro-sinistra ha comunque ottenuto la maggioranza assoluta dei seggi alla Camera, grazie appunto all’indegna legge maggioritaria.
Come se non bastasse, la Corte Costituzionale ha dichiarato in seguito incostituzionale l’abnorme premio di maggioranza da essa assegnato, pur non annullando le elezioni e non dichiarando decaduto il Parlamento eletto con la “legge truffa”. La decenza politica avrebbe comunque richiesto che un tale Parlamento si limitasse a gestire l’ordinaria amministrazione, invece di arrogarsi addirittura il diritto di cambiare una Costituzione approvata a suo tempo nei ben diversi modi descritti sopra, e per cambiare la quale l’elettorato non aveva dato alcun mandato esplicito.
Alla faccia della decenza, a volere e a fare la riforma è stato invece un Partito Democratico che rappresenta soltanto il 25% dei voti espressi, pari a circa il 18% degli aventi diritto (dunque, meno del Movimento Cinque Stelle), ma che ha alla Camera ben 297 seggi, ottenuti grazie a un premio di maggioranza che però veniva assegnato alle coalizioni, e non ai partiti! Peccato che quelle coalizioni ora non esistono più, perché si sono sfaldate nei tre anni di legislatura, con la conseguente transumanza di deputati e senatori da un gruppo parlamentare all’altro.
Per completare il quadro va ricordato che il governo è presieduto da Matteo Renzi, che non era candidato alle elezioni del 2013, e ha scalato Palazzo Chigi grazie alle sole primarie di fine 2013 per la segreteria del Partito Democratico: elezioni alle quali hanno preso parte meno di tre milioni di elettori, cioè solo circa il 6% dell’elettorato, meno di due milioni dei quali hanno votato per Renzi.
Articolo completo qui.
lunedì 25 aprile 2016
Il codice del traditore

Sia messo agli atti che della conquista dello scudetto da parte della Juventus non mi frega una beata fava, e dicasi lo stesso per la vittoria di Valentino in Spagna. Non per snobismo, ovviamente, ma semplicemente perché non mi interesso di sport ma di altre cose, come i libri, ad esempio (ma va'? Scommetto dirà qualcuno).
Tra ieri e oggi ho letto Il codice del traditore, un libro che si inserisce nel fin troppo inflazionato filone dei thriller storico-medievali con contorni di biblioteche, abbazie, cattedrali gotiche, codici segreti, complotti e via dicendo, e che narra di un complotto ordito per uccidere il re d'Inghilterra durante la guerra civile che insanguinò quelle terre nei primi decenni del 1600. Il libro è discretamente noioso e con poco mordente, e anche la trama non brilla per originalità. Gli unici aspetti interessanti riguardano la descrizione del contesto storico in cui si inserisce la vicenda, compresi molti particolari sulla vita, le usanze, le leggi e più in generale la vita dell'Inghilterra del 1600. In ogni caso, tutto molto più interessante delle vicende riguardanti la Juve o Valentino.
domenica 24 aprile 2016
Il bazar dei brutti sogni

Alla fine, nonostante abbia letto e legga regolarmente opere di tantissimi altri autori, Stephen King, che cominciai a leggere da ragazzino e che mi tiene compagnia ancora oggi, rimane sempre il mio preferito - e che il cielo gli conceda di vivere ancora a lungo. Amo sia i suoi romanzi oceanici, quelli "che coinvolgono profondamente autore e lettore, nei quali la narrativa ha occasione di diventare quasi un mondo reale", che le antologie di racconti come questa che ho appena terminato di leggere.
Sono piccoli affreschi, pezzi di vita, storie coinvolgenti, in cui l'autore mescola sapientemente, con la nota maestria che lo distingue, l'ironia, la paura, la ferocia, l'amore, la malinconia. Peculiarità di questa opera: King scrive una breve introduzione a ogni storia, raccontando la genesi e le vicende della vita reale (letture, fatti, situazioni) che ne hanno ispirato le relative stesure.
Per quel che mi riguarda, questo libro è un capolavoro.
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