"...e il mio maestro m'insegnò com'è difficile trovare l'alba dentro l'imbrunire..." (Franco Battiato)
venerdì 18 ottobre 2013
Santorate
Non so cosa è successo ieri sera da Santoro, se non quel poco che ho letto di sfuggita qua e là. Quel poco, comunque, è stato sufficiente a corroborare in me la convinzione di aver fatto bene, un paio d'anni fa, a smettere di guardare la tv.
giovedì 17 ottobre 2013
App blogger
Ho scoperto solo ora che blogger.com ha la relativa app per Android. Per i post che ho scritto finora via smartphone, ho utilizzato il browser del dispositivo, che è una cosa disumana.
Vabbe', il prossimo anno sarà peggio :)
mercoledì 16 ottobre 2013
Non era comunista
Vi ricordate di Antonio Esposito, il giudice di Cassazione oggetto per oltre un mese delle attenzioni morbose e del cancan in stile Mesiano degli sgherri di Sallusti perché ratificò la condanna definitiva di B. per frode fiscale? Tutto finito in una bolla di sapone, come del resto era ampiamente prevedibile.
lunedì 14 ottobre 2013
Concludendo
Lo so, l'hanno già scritto in 10.000, ma alla fine la conclusione è questa: per la chiesa cattolica Priebke e Piorgiorgio Welby sono uguali.
domenica 13 ottobre 2013
Alitalia spiegata da zio Tibia
C'è uno spassosissimo editoriale (mai letto uno di zio Tibia che non fosse men che divertente) di Sallusti sul Giornale di oggi. Si parla di Alitalia, argomento pericoloso e scivoloso sul quale il tapino dovrebbe andarci con una certa cautela, visto quello che il suo padrone combinò nel 2008. Ma la cautela, come è noto, non è certo prerogativa dei giornalisti prezzolati, i quali possono oltretutto contare sulla cortissima memoria che hanno le italiche genti, lettori del Giornale in particolare, e sparare così cazzate grosse come una casa nella certezza che pochi faranno poi le pulci alle suddette cazzate. Ecco quindi che, con una spavalderia degna di miglior causa, il prode editorialista dà fiato alle trombe così: "Pare che adesso ci tocchi pagare anche i debiti di Alitalia."
Bello. Peccati che i suddetti debiti, se proprio vogliamo dire le cose come stanno, li stiamo già pagando da anni, forse da decenni. Quello che si sa con un certo grado di certezza, è che dal 2008, anno in cui fallì la prima trattativa con Airfrance-Klm, la nostra compagnia di bandiera è pesata sullo stato italiano per quasi 4,5 miliardi di euro. Già questo basterebbe per mandare zio Tibia a zappare e per usare la pagina del Giornale su cui è stampato l'articolo come incarto per il pesce. Invece il poverino, in spregio a ogni forma di pudore, prosegue come se niente fosse. "La cassa è vuota, i debiti una montagna. I soci - una cordata di imprenditori che salvarono la compagnia dal fallimento cinque anni fa..."
I soci di cui vaneggia il poveretto non salvarono un bel niente, si misero in spalla la parte sana e redditizia di Alitalia (la famosa "good company", ché un po' di inglese fa sempre cool) e mollarono allo stato, cioè ai contribuenti, cioè a noi, la parte in perdita (l'altrettanto tristemente famosa "bad company"). Ma questo, i lettori del Giornale ovviamente non lo ricordano. Dopo il memorabile incipit, la chiusa del pezzo del poveretto non poteva essere da meno.
"Se ho capito bene, Alitalia non dovrebbe fallire, o finire in mani straniere, perché pagheremmo un prezzo caro sui flussi turistici. Può essere, non sono un tecnico, ma io credo che se uno straniero vuole visitare il Colosseo [...] lo farà a prescindere da che lingua parla chi lo trasporta. Del resto ognuno di noi, se deve viaggiare, cerca la soluzione più comoda al prezzo più conveniente senza fare tante storie."
Verissimo. Ma perché questa cosa Sallusti non l'ha fatta notare 5 anni fa, quando il suo padrone combinò il disastro, di cui ancora oggi paghiamo le conseguenze, "perché Alitalia deve restare italiana"? Continua pure a farci ridere, zio Tibia.
Bello. Peccati che i suddetti debiti, se proprio vogliamo dire le cose come stanno, li stiamo già pagando da anni, forse da decenni. Quello che si sa con un certo grado di certezza, è che dal 2008, anno in cui fallì la prima trattativa con Airfrance-Klm, la nostra compagnia di bandiera è pesata sullo stato italiano per quasi 4,5 miliardi di euro. Già questo basterebbe per mandare zio Tibia a zappare e per usare la pagina del Giornale su cui è stampato l'articolo come incarto per il pesce. Invece il poverino, in spregio a ogni forma di pudore, prosegue come se niente fosse. "La cassa è vuota, i debiti una montagna. I soci - una cordata di imprenditori che salvarono la compagnia dal fallimento cinque anni fa..."
I soci di cui vaneggia il poveretto non salvarono un bel niente, si misero in spalla la parte sana e redditizia di Alitalia (la famosa "good company", ché un po' di inglese fa sempre cool) e mollarono allo stato, cioè ai contribuenti, cioè a noi, la parte in perdita (l'altrettanto tristemente famosa "bad company"). Ma questo, i lettori del Giornale ovviamente non lo ricordano. Dopo il memorabile incipit, la chiusa del pezzo del poveretto non poteva essere da meno.
"Se ho capito bene, Alitalia non dovrebbe fallire, o finire in mani straniere, perché pagheremmo un prezzo caro sui flussi turistici. Può essere, non sono un tecnico, ma io credo che se uno straniero vuole visitare il Colosseo [...] lo farà a prescindere da che lingua parla chi lo trasporta. Del resto ognuno di noi, se deve viaggiare, cerca la soluzione più comoda al prezzo più conveniente senza fare tante storie."
Verissimo. Ma perché questa cosa Sallusti non l'ha fatta notare 5 anni fa, quando il suo padrone combinò il disastro, di cui ancora oggi paghiamo le conseguenze, "perché Alitalia deve restare italiana"? Continua pure a farci ridere, zio Tibia.
sabato 12 ottobre 2013
Dalla Lomellina con furore
Un carabiniere è stato ucciso nel novarese da un automobilista, mentre era intento ad aiutarne un altro a cambiare una gomma dopo una foratura. L'investitore viaggiava ad alta velocità ed era ubriaco, però era italiano, addirittura della Lomellina, quindi non sentiremo il Salvini, su Twitter, augurargli di crepare in galera, state tranquilli.
venerdì 11 ottobre 2013
La libertà di pensiero spiegata da Radio Maria
"Padre Livio (Livio Fanzaga, direttore di Radio Maria, ndr) ritiene che non si possa essere conduttori di Radio Maria e, contemporaneamente, esprimere critiche sul Papa".
Non fa una piega, mi pare, no?
Non fa una piega, mi pare, no?
Tocca alle poste
Dopo le ferrovie, opzione cassata da Moretti, si pensa di far entrare Poste italiane dentro Alitalia, per tentarne il salvataggio. Lupi si affretta a precisare che "non si tratta di aiuto di stato" (infatti è noto che il 100% del capitale di Poste italiane non è detenuto dallo stato, ma dai venusiani).
Siamo al ridicolo, sia con Alitalia che con le carceri. Due problemi che si sono incancreniti nel corso degli anni perché affrontati sempre con soluzioni tampone, provvisorie, come del resto l'italica politica ci ha da sempre abituati.
Siamo al ridicolo, sia con Alitalia che con le carceri. Due problemi che si sono incancreniti nel corso degli anni perché affrontati sempre con soluzioni tampone, provvisorie, come del resto l'italica politica ci ha da sempre abituati.
giovedì 10 ottobre 2013
Vietato pensare autonomamente?
Che cavolo c'entra "l'abolizione del reato di clandestinità non è nel programma"? E allora? È un programma di governo o la sacra Bibbia? E i grillini in parlamento cosa sono, persone a cui è permesso pensare o marionette in mano a te e Casaleggio? Va' a cagare, Grillo, te e chi t'ha votato.
Me compreso.
Me compreso.
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