"Credo che al punto in cui eravamo non ci fossero più alternative. E dunque che Ignazio Marino abbia fatto bene a dimettersi."
Probabilmente no, non c'erano alternative, se si vuole che le istanze etiche a cui ci si appella ogni volta che vengono alla luce storie di gestione allegra di soldi pubblici siano uguali per tutti (da questo punto di vista le cene di Marino e le mutande verdi di Cota sono sullo stesso piano).
Però.
Però, Renzi, potevi almeno mascherare un po' la contentezza per la dipartita di Marino, perché, come ben sai, il cardiochirurgo fu candidato alla guida di Roma dal tuo partito, il Pd, dopo che ne ebbe vinto le primarie. Ripeto: anche io sono convinto che le dimissioni ci stanno, ma tu e il Pd, invece di avallarle con salti di gioia, avreste potuto ad esempio spingere perché Marino arrivasse alla scadenza naturale del suo mandato e lasciare che fossero poi i romani a decidere, almeno per mostrare un barlume di facciata di spirito di squadra e di coerenza. Ma questa è politica, e a te non interessa, a te interessa solo che nessuno metta i bastoni tra le ruote ai tuoi progetti.
Sarebbe stato bello che Marino, formalmente ancora neppure inquisito, fosse stato difeso da te e dalla signora Boschi con un decimo della veemenza con cui ogni giorno difendete indifendibili come Verdini (5 processi sul groppone), ma si tratterebbe di buon senso e coerenza, e allora non saresti più tu. E poi adesso Verdini è un padre costituente, scherziamo?
Ah, Renzi, adesso che Marino siete riusciti a farlo fuori, cercate di proporre un vostro candidato credibile - mission impossible, lo so - perché se al prossimo giro al Campidoglio ci andrà la Meloni, mi sa che dovrete parecchie spiegazioni a tutti i piddini che ancora vi votano.
"...e il mio maestro m'insegnò com'è difficile trovare l'alba dentro l'imbrunire..." (Franco Battiato)
domenica 11 ottobre 2015
mercoledì 7 ottobre 2015
La forzatura di 'sta ceppa
Ma i Lupi, gli Adinolfi e tutti i poveri di intelletto che blaterano di forzatura, lo sanno che Renzi aveva promesso la legge sulle unioni civili nei primi 100 giorni del suo governo (e questo governo ce lo sbattiamo già da due anni)?
E sempre i suddetti signori, lo sanno che questo cavolo di disegno di legge, nelle sue varie versioni e definizioni, ce lo trasciniamo dietro dal primo governo Prodi o giù di lì? Mi spiegate, Lupi e Adinolfi, dove sarebbe 'sta cazzo di forzatura?
martedì 6 ottobre 2015
Vaccini e meccanismi psicologici
La questione del ritorno di malattie "sopite" (non sparite, che è diverso) a causa del rifiuto sempre maggiore da parte dei genitori di vaccinare i bambini, andrebbe studiata a livello psicologico, oppure psichiatrico. Perché la stupidità ha sempre un suo lato affascinante, specie quando è pericolosa e dannosa.
Come si spiega questa faccenda, ad esempio? Io ho una mia teoria, che ovviamente va presa per quello che è, cioè qualcosa meno di una improbabile ipotesi.
Penso ad esempio all'esistenza di un particolare meccanismo psicologico che scatta quando si raggiunge un certo grado di progresso e di civiltà e che dà avvio ad una sorta di regressione mentale. Potrebbe esplicitarsi in questi termini: siccome con l'uso dei vaccini si sono salvate milioni di vite e sono sparite malattie che fino a pochi decenni fa erano mortali, vediamo cosa succede smettendo di usarli. Così, giusto per vedere l'effetto che fa. No, perché effettivamente, se ci pensate bene, non sta in piedi la storiella che la gente smette di usare i vaccini perché pensa che facciano male. Voglio dire, oggi la gente ha la possibilità di informarsi, di capire; c'è internet, ci sono i libri, ci sono i medici, i centri di informazione; è facilissimo, ovviamente per chi vuole farlo, documentarsi seriamente e approfonditamente sui vaccini. E quindi non smette di usarli per ignoranza, ma proprio per vedere gli effetti. E naturalmente gli effetti non tardano ad arrivare.
Penso ad esempio all'esistenza di un particolare meccanismo psicologico che scatta quando si raggiunge un certo grado di progresso e di civiltà e che dà avvio ad una sorta di regressione mentale. Potrebbe esplicitarsi in questi termini: siccome con l'uso dei vaccini si sono salvate milioni di vite e sono sparite malattie che fino a pochi decenni fa erano mortali, vediamo cosa succede smettendo di usarli. Così, giusto per vedere l'effetto che fa. No, perché effettivamente, se ci pensate bene, non sta in piedi la storiella che la gente smette di usare i vaccini perché pensa che facciano male. Voglio dire, oggi la gente ha la possibilità di informarsi, di capire; c'è internet, ci sono i libri, ci sono i medici, i centri di informazione; è facilissimo, ovviamente per chi vuole farlo, documentarsi seriamente e approfonditamente sui vaccini. E quindi non smette di usarli per ignoranza, ma proprio per vedere gli effetti. E naturalmente gli effetti non tardano ad arrivare.
Charamsa e don Giorgio
Sulla questione del teologo Charamsa è stato detto di tutto e di più, forse persino troppo. Ma alla fine credo che le cose più sensate le abbia dette un prete cattolico: don Giorgio. E la chiudo qui.
Ivan
Se le cose fossero andate diversamente, l'autore di questo e tanti altri capolavori sarebbe ancora vivo, e oggi festeggerebbe 70 anni. E magari sarebbe pure invecchiato bene, come un Guccini o un De Gregori. Ma, si sa, la vita fa quasi sempre quello che vuole, e spesso si porta via troppo presto chi avrebbe meritato di campare in eterno, mentre magari lascia qua chi avrebbe potuto tranquillamente togliere il disturbo senza grossi rimpianti.
Vabbe', ciao, grande Ivan.
Vabbe', ciao, grande Ivan.
domenica 4 ottobre 2015
Il dio tributarista
Giovanni Lajolo, presidente Emerito del Governatorato Vaticano. "Queste persone omosessuali - afferma il porporato - agiscono contro il comandamento di Dio, sarà Dio a giudicarle, come dice giustamente il Papa, ma il loro atto è peccaminoso e non giustificabile [...] la dottrina non si cambia."
(Il Giornale, 04/10/15)
C'è una domanda che mi assilla praticamente da sempre: perché gli omosessuali cattolici (preti e non) si ostinano a rimanere dentro la chiesa? Io me ne andrei. Che senso ha restare aggrappati a una istituzione che non ti vuole, ti discrimina e vede nel tuo orientamento sessuale una devianza e/o una malattia da curare? Il teologo vaticano monsignor Charamsa ha dichiarato pubblicamente di essere omosessuale e il Vaticano l'ha cacciato, tra l'altro con una solerzia sconosciuta quando si trattava di cacciare prelati pedofili, anche se questo è un altro discorso. "Mi cercherò un lavoro", ha dichiarato il teologo. Ha fatto benissimo. Ha aperto una strada.
Mi fa molta pena la dichiarazione del prelato qui sopra secondo cui gli omosessuali agiscono contro il volere di Dio, e la trovo di una arroganza spaventosa, perché dà per scontato che la chiesa cattolica sia depositaria assoluta e interprete infallibile della volontà di Dio. Una pretesa assurda e ridicola, ai limiti del grottesco. Il cattolicesimo non può né giudicare né fregiarsi di alcuna velleità trascendentale, e non può farlo da quando si è trasformato da movimento religioso e spirituale in agenzia etica, che sta lì a mettere becco su aborto, contraccezione, fecondazione eterologa, scuola, e a pontificare e a giudicare i comportamenti umani, arrogandosi il diritto di decidere cosa è volere di Dio e cosa no. Un dio che da essere infinito e trascendente, descritto come al di sopra del bene e del male, è stato trasformato dal cattolicesimo in una specie di giudice contabile che sta lì a vedere cosa facciamo e come ci comportiamo. Ma chi crede e ha fede, pensa davvero che una volta al cospetto del padre celeste verrà giudicato in base alle preferenze sessuali avute in vita? O è più probabile che verrà giudicato nella misura in cui ha amato gli altri come se stesso, come insegnano i vangeli?
Il cardinal Ruini ha detto che prova molta pena per il teologo omosessuale che ha fatto outing, evidentemente perché non si rende conto della pena che provoca lui in chi è ancora in grado di ragionare liberamente.
(Il Giornale, 04/10/15)
C'è una domanda che mi assilla praticamente da sempre: perché gli omosessuali cattolici (preti e non) si ostinano a rimanere dentro la chiesa? Io me ne andrei. Che senso ha restare aggrappati a una istituzione che non ti vuole, ti discrimina e vede nel tuo orientamento sessuale una devianza e/o una malattia da curare? Il teologo vaticano monsignor Charamsa ha dichiarato pubblicamente di essere omosessuale e il Vaticano l'ha cacciato, tra l'altro con una solerzia sconosciuta quando si trattava di cacciare prelati pedofili, anche se questo è un altro discorso. "Mi cercherò un lavoro", ha dichiarato il teologo. Ha fatto benissimo. Ha aperto una strada.
Mi fa molta pena la dichiarazione del prelato qui sopra secondo cui gli omosessuali agiscono contro il volere di Dio, e la trovo di una arroganza spaventosa, perché dà per scontato che la chiesa cattolica sia depositaria assoluta e interprete infallibile della volontà di Dio. Una pretesa assurda e ridicola, ai limiti del grottesco. Il cattolicesimo non può né giudicare né fregiarsi di alcuna velleità trascendentale, e non può farlo da quando si è trasformato da movimento religioso e spirituale in agenzia etica, che sta lì a mettere becco su aborto, contraccezione, fecondazione eterologa, scuola, e a pontificare e a giudicare i comportamenti umani, arrogandosi il diritto di decidere cosa è volere di Dio e cosa no. Un dio che da essere infinito e trascendente, descritto come al di sopra del bene e del male, è stato trasformato dal cattolicesimo in una specie di giudice contabile che sta lì a vedere cosa facciamo e come ci comportiamo. Ma chi crede e ha fede, pensa davvero che una volta al cospetto del padre celeste verrà giudicato in base alle preferenze sessuali avute in vita? O è più probabile che verrà giudicato nella misura in cui ha amato gli altri come se stesso, come insegnano i vangeli?
Il cardinal Ruini ha detto che prova molta pena per il teologo omosessuale che ha fatto outing, evidentemente perché non si rende conto della pena che provoca lui in chi è ancora in grado di ragionare liberamente.
sabato 3 ottobre 2015
Il Corriere, Adinolfi e il teologo gay
La reazione più divertente all'intervista rilasciata al Corriere dal teologo vaticano Krzysztof Charamsa, intervista con la quale annuncia pubblicamente la propria omosessualità e definisce "disumano" l'obbligo di rinunciare all'amore imposto dalla chiesa agli omosessuali, poteva essere solo di Adinolfi, uno degli ultimi, patetici omofobi di rilievo ancora in circolazione, il quale, sulla sua pagina fb, bolla il Corriere come portavoce della "battaglia dei media laicisti" per "aprire crepe nella dottrina cattolica".
Ora, una volta stemperate le inevitabili risate, la prima questione che viene alla mente è molto semplice: che c'entra il Corriere? Il teologo ha rilasciato l'intervista in esclusiva al Corriere chiedendo espressamente che venisse pubblicata, e il Corriere l'ha pubblicata. Se l'avesse rilasciata a Repubblica, Repubblica l'avrebbe pubblicata allo stesso modo, così come avrebbe fatto qualunque altro media. Non avrebbero dovuto farlo? Perché no? Ma Adinolfi non è anche giornalista? O lo è a targhe alterne? Il vecchio stilema di scaricare la colpa (colpa di cosa, poi?) su chi veicola una notizia invece che sull'autore del fatto da cui ne è scaturita, ha origini piuttosto antiche e fu ampiamente utilizzato anche da B. ai tempi in cui i media rendevano conto delle sue porcate all'opinione pubblica. In questo modo B. cercava di colpevolizzare i media trasferendo la responsabilità delle porcate da chi le commetteva (lui) a chi le annunciava (i media). Adinolfi fa la stessa cosa, pur in altro ambito.
In realtà, e il barbuto scribacchino lo sa benissimo, se c'è qualcuno che vuole aprire crepe nella anacronistica dottrina cattolica non è il Corriere, ma lo stesso teologo, e tutti quelli, laici e cattolici, che ormai da decenni chiedono alla chiesa di rivedere la sua granitica dottrina su certe questioni, ed è sufficiente leggere ciò che il teologo dice per capirlo. Capisco che per Adinolfi sia un rospo grosso da mandare giù e che sia più comodo per lui fare finta che la dottrina cattolica sia sotto attacco dall'esterno, invece che da ampi settori al suo interno, ma non siamo tutti fessi come crede lui, si rassegni, e continui pure la sua ridicola battaglia contro la civiltà, i diritti e l'umanità: noi guardiamo da fuori.
Sorridendo.
Ora, una volta stemperate le inevitabili risate, la prima questione che viene alla mente è molto semplice: che c'entra il Corriere? Il teologo ha rilasciato l'intervista in esclusiva al Corriere chiedendo espressamente che venisse pubblicata, e il Corriere l'ha pubblicata. Se l'avesse rilasciata a Repubblica, Repubblica l'avrebbe pubblicata allo stesso modo, così come avrebbe fatto qualunque altro media. Non avrebbero dovuto farlo? Perché no? Ma Adinolfi non è anche giornalista? O lo è a targhe alterne? Il vecchio stilema di scaricare la colpa (colpa di cosa, poi?) su chi veicola una notizia invece che sull'autore del fatto da cui ne è scaturita, ha origini piuttosto antiche e fu ampiamente utilizzato anche da B. ai tempi in cui i media rendevano conto delle sue porcate all'opinione pubblica. In questo modo B. cercava di colpevolizzare i media trasferendo la responsabilità delle porcate da chi le commetteva (lui) a chi le annunciava (i media). Adinolfi fa la stessa cosa, pur in altro ambito.
In realtà, e il barbuto scribacchino lo sa benissimo, se c'è qualcuno che vuole aprire crepe nella anacronistica dottrina cattolica non è il Corriere, ma lo stesso teologo, e tutti quelli, laici e cattolici, che ormai da decenni chiedono alla chiesa di rivedere la sua granitica dottrina su certe questioni, ed è sufficiente leggere ciò che il teologo dice per capirlo. Capisco che per Adinolfi sia un rospo grosso da mandare giù e che sia più comodo per lui fare finta che la dottrina cattolica sia sotto attacco dall'esterno, invece che da ampi settori al suo interno, ma non siamo tutti fessi come crede lui, si rassegni, e continui pure la sua ridicola battaglia contro la civiltà, i diritti e l'umanità: noi guardiamo da fuori.
Sorridendo.
Tagli all'italiana
Vi ricordate, tra le tante promesse di Renzi, i famosi 10 miliardi di tagli alla spesa pubblica che sarebbero dovuti arrivare, diceva, da tagli mirati a ministeri, poltrone inutili, partecipate sanguisughe, sprechi annidati qua e là nei meandri della pubblica amministrazione? "Se salteranno poltrone inutili nelle partecipate sarà solo un beneficio per i cittadini", diceva spavaldo in aprile, in una delle sue leggendarie e un po' megalomani conferenze stampa.
Com'è andata a finire? Come tante altre sue promesse: in niente. Le partecipate sono ancora lì, le poltrone pure, i 10 miliardi di tagli agli sprechi si sono ridotti a 5, forse 6, gli interventi chirurgici mirati agli sprechi erano solo una bella favoletta utile a incantare i poveri di spirito, e tutto alla fine si è ridotto a tagli lineari del 3% ai ministeri, esattamente uguali a quelli di Letta, Monti, Berlusconi e predecessori vari. Con tanti saluti dal tipo che nei primi 100 giorni di governo doveva rivoltare il paese come un calzino.
Com'è andata a finire? Come tante altre sue promesse: in niente. Le partecipate sono ancora lì, le poltrone pure, i 10 miliardi di tagli agli sprechi si sono ridotti a 5, forse 6, gli interventi chirurgici mirati agli sprechi erano solo una bella favoletta utile a incantare i poveri di spirito, e tutto alla fine si è ridotto a tagli lineari del 3% ai ministeri, esattamente uguali a quelli di Letta, Monti, Berlusconi e predecessori vari. Con tanti saluti dal tipo che nei primi 100 giorni di governo doveva rivoltare il paese come un calzino.
venerdì 2 ottobre 2015
Dall'Oregon con furore
Ora, non è che qui si voglia essere superficiali, ma se io avessi un figlio introverso e taciturno che stravede per i terroristi dell'Ira, è appassionato di armi e tutti i giorni esce di casa in stivaletti militari, mimetica e maglietta bianca, qualche campanellino mi suonerebbe, credo.
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