Francesca Albanese dal 2022 è relatrice speciale delle Nazioni Unite sui territori palestinesi occupati (
qui la sua pagina Wikipedia). Da qualche tempo è entrata nel mirino degli USA e di Israele per i suoi rapporti in cui accusa il governo israeliano di genocidio e apartheid nei confronti dei palestinesi. È la prima funzionaria delle Nazioni Unite a essere sanzionata dagli Stati Uniti, sanzioni
annunciate da Marco Rubio che prevedono il congelamento dei beni e il divieto di ingresso negli USA.
Anche Israele si è mosso contro la funzionaria delle Nazioni Unite, ma in altro modo: utilizzando la rete. Ne parla Fanpage in
questo dettagliato articolo. In pratica il governo israeliano sta attuando una campagna di discredito della funzionaria attraverso l'acquisto massiccio di sponsorizzazioni su Google. Lo scopo dell'operazione è quello di fare comparire, in caso di ricerca di informazioni sul motore di ricerca, non la sua pagina Wikipedia come primo risultato, ma le pagine denigratorie commissionate da Israele. Un'operazione di manipolazione della narrazione attraverso l'utilizzo della comunicazione commerciale.
Immagino che, se potessero, gli USA eliminirebbero fisicamente Francesca Albanese, ma non possono e quindi si va di sanzioni. Sarebbe interessante un commento dei liberali nostrani sulla democrazia USA, ma il loro silenzio era già assordante nei lunghi anni della vicenda di Julian Assange: figurarsi adesso. E comunque Rubio è stato chiaro: Bisogna sanzionare chi danneggia l'immagine degli USA o di Israele, facendo finta di ignorare che l'immagine di Israele la sta rovinando Israele stesso, come documenta la storica Anna Foa nel libro Il suicidio di Israele.
Quindi c'è questa donna coraggiosa, Francesca Albanese, nostra connazionale, che sta dalla parte giusta della storia e che viene massacrata mediaticamente da USA e Israele nel silenzio generale delle nostre istituzioni, istituzioni sempre così loquaci in altre occasioni.