I titoli dei giornali raccontano l'exploit di AfD in Sassonia-Anhalt col tono con cui si descrive un terremoto inaspettato o un meteorite piovuto dal cielo, facendo finta di ignorare che di inaspettato non c'è proprio niente. AfD aveva già preso il 30,6% alle regionali di settembre 2024, quasi lo stesso risultato della CDU, ed era già all'epoca il primo partito votato dai giovani uomini. E non regge nemmeno più il racconto del suo successo solo a est, dal momento che anche in land dell'ovest come Baden-Württenberg e Renania-Palatinato viaggia abbondantemente sopra il 20% (vedi elezioni del 2025).
Comunque mi pare che le cause che hanno portato al suo dilagare siano più o meno chiare, meno chiaro è capire cosa fare adesso.
Vediamo se la democrazia regge e se non ci sarà un bis-Georgescu.
RispondiEliminaSono molto curioso di vedere come andranno le cose... Il potere neoliberale-euro atlantico quale escamotage troverà per far fuori AdF?
Io non voterei mai AdF e neanche il suo "gemello" italiano Futuro Nazionale perché sono agli antipodi del loro modo di pensare ma al tempo stesso trovo inaccettabile considerare un partito una minaccia per la sicurezza altrimenti si dica chiaramente che la democrazia non esiste.
Il confine tra la tutela istituzionale della democrazia e il rispetto della volontà popolare è da sempre uno dei dilemmi più complessi dei sistemi democratici contemporanei. Quanto una democrazia possa o debba porre 'argini' istituzionali senza snaturare se stessa è il classico 'paradosso della democrazia', di cui tra l'altro ha parlato qualche anno fa Odifreddi in un suo interessantissimo saggio. D'altra parte, il dibattito si gioca proprio sulla necessità o meno di proteggere i principi costituzionali da forze che vengono percepite come anti-sistema. Boh, non so, staremo a vedere come evolverà la situazione.
EliminaRicordo che Friedrich Merz è uno dei massimi sostenitori della Terza guerra mondiale ci credo che di fronte ad uno scenario catastrofico i tedeschi votano in massa AfD.
RispondiEliminaAnche a me fa ridere, anzi diciamo pure fa cagare, leggere (titolo sul Corriere online): "il cancelliere Merz riunisce il suo partito". OGGI Merz riunisce il suo partito... Chiudere la stalla dopo che i buoi sono fuggiti, nient'altro che un blando eufemismo. Che sia in Germania o in altri Stati europei (escluderei la Spagna per molti versi meritevole), tutti trascurano i reali problemi che la politica dovrebbe affrontare e provare a risolvere, e poi quando arriva la batosta elettorale cascano dal pero, come pallide mammolette. Lo trovo rivoltante.
RispondiEliminaComunque mi permetto di correggerti, Andrea, perchè se si trattasse, come scrivi nel post, dell'exploit di AfD in Sassonia la cosa sarebbe molto più grave. Si tratta invece di un'altra regione, la Sassonia-Anhalt (Sachsen-Anhalt) che ha circa 2 milioni di abitanti, mentre la Sassonia credo ne abbia più o meno il doppio.
Grazie della utilissima precisazione ;-)
EliminaPer quanto riguarda la stalla e i buoi, qua in Italia non abbiamo niente da imparare, purtroppo.
Mi domando... ma i tedeschi non erano quelli che (come ho letto e sentito mille volte) erano riusciti a fare i conti con il loro passato?
RispondiEliminaNon mi sembra, a oggi.
E noi non stiamo messi meglio, temo.
È la stessa domanda che si fanno in molti in Germania. Ma quello che generalmente sfugge è che il "fare i conti con il passato" è andato in modo molto diverso tra Ovest ed Est. All'Ovest c'è stato un lavoro lungo dagli anni '60 in poi, all'Est nella DDR il racconto ufficiale era "noi siamo gli antifascisti per definizione", quindi quel dibattito individuale è arrivato solo dopo il 1990. Questo non significa che chi vota AfD in Sassonia voglia tornare agli anni '30. Le analisi del voto dicono che pesa molto di più altro: salari più bassi, sfiducia verso Berlino, paura dei costi dell'energia e della guerra in Ucraina, immigrazione percepita come non gestita, e voglia di dare un voto di protesta contro i partiti tradizionali. Quindi non è tanto un non aver imparato la storia, direi che è più una crisi di fiducia nel presente.
EliminaResto interdetto. Da un lato non mi piace quello che sta succedendo a Ceuta dall' altra c'è un destra estrema che come il pifferaio di Hamelin ingrossa le sue fila. E poi una politica stolta... Insipida, indifferente.
RispondiEliminaIl problema vero della politica, sia europea che (in misura maggiore) italiana è che non ha più una visione, un progetto, ma lavora sulle contingenze e spesso lo fa più per inseguire il consenso che per risolvere seriamente i problemi. Di conseguenza, l'elettorato si butta maggiormente su chi percepisce come recettore delle sue istanze. La maggior parte di quelli che hanno votato AfD è composta da operai e persone economicamente fragili. Stesso discorso in Italia. Gran parte dell'elettorato che vota a destra è composto da operai, precari, persone con una situazione economica difficile. Una volta questo elettorato votata a sinistra, adesso vota a destra. Perché?
EliminaUna volta, in tempi che sembrano ormai preistorici, c'erano politici di sinistra che prendevano l'autobus per ascoltare dal vivo la voce dei lavoratori, dei pendolari, delle donne.
RispondiEliminaOra la cosiddetta sinistra si è uniformata all'andazzo generale, preoccupano più le poltrone che i problemi e la gente si è scocciata. È tutto troppo astratto, mentre la gente deve affrontare ostacoli concretissimi.
A destra d'altronde sono bravissimi con le parole, e quando si arriva ai fatti magari gli elettori hanno dimenticare la metà di ciò che avevano detto. Ma nel frattempo la gente li ha votati.
È una situazione infinitamente triste e scoraggiante.
Analisi da incorniciare, direi.
EliminaIl neoliberalismo europeo ha prodotto questi risultati.
RispondiEliminaSì, in parte c'entra anche lui.
Elimina