domenica 20 settembre 2015

Cosa resterà di lui

"Ci sono alcuni sindacalisti che pensano ancora di poter prendere in ostaggio la cultura e la bellezza dell'Italia. Non hanno capito che la musica e' cambiata."
Se di ‪Renzi‬ resterà qualcosa nella memoria collettiva una volta che sarà sparito dalla scena politica (e lo scrivente, qui, si augura che ciò avvenga al più presto), una di queste sarà senz'altro il tipo di linguaggio utilizzato nel suo rapportarsi ai media e all'opinione pubblica. Un incedere retorico che, fateci caso, è quasi sempre composto da un mix abbastanza eterogeneo di supponenza, arroganza e puerilità. L'esternazione qui sopra, pubblicata ieri mattina da L'Unità e riguardante la famosa/famigerata assemblea dei dipendenti del ‎Colosseo‬, è solo l'ultimo esempio di una triste serie. Tre ore di assemblea autorizzata e perfettamente legale, indetta da dei lavoratori per rivendicare il loro sacrosanto diritto di ricevere in maniera regolare il proprio salario, non prendono in ostaggio nessuno, checché ne dica Renzi, e non provocano certo all'arte italiana più danni di decenni di incuria, di tagli di fondi e disinteresse politico. Molto più semplicemente, alcuni turisti per tre ore hanno trovato chiuso il Colosseo. Una scocciatura, certo, ma non stiamo parlando di un ospedale che chiude durante un'epidemia di colera, stiamo parlando di un sito culturale inaccessibile per qualche ora.
Messa giù in quel modo, la frase sui sindacati inculca in chi legge o ascolta l'idea che i sindacalisti siano un'orda di barbari intenzionati a mettere a ferro e fuoco il belpaese, e lui l'eroe che li fermerà e porrà fine alle loro scorribande. Tutto studiato per continuare nell'opera di creazione di quella sorta di dicotomia inaugurata da Berlusconi durante il suo ventennio: da una parte le forze del male, i brutti e i cattivi, in questo caso entrati nell'immaginario collettivo come i gufi e i rosiconi, e che sarebbero quelli che remano contro, che vogliono affondare l'Italia; dall'altra i buoni, quelli che lavorano per il bene comune, le forze del bene che alla fine avranno ragione delle forze del male. Con Berlusconi era la stessa cosa: se stavi con lui eri bravo, eri dalla parte giusta, altrimenti eri nella migliore delle ipotesi un coglione (ricordate la celeberrima "non credo ci siano in giro così tanti coglioni che votano a sinistra"?). Buoni contro cattivi. Lo schema comunicativo era questo per B. ed è il medesimo per Renzi, neanche si stesse parlando di Goldrake contro i vegani. Uno schema comunicativo che tende a semplificare le complessità e a bisecare le opinioni, e che fa particolarmente presa - Renzi lo sa benissimo - su quella larga parte di opinione pubblica così sensibile al fascino della partigianeria acritica. Così, chi lotta per vedere riconosciuto un suo diritto diventa un criminale che prende in ostaggio la cultura di un'intera nazione, chi osa avanzare dubbi o critiche all'operato del governo diventa un gufo o un rosicone.
Ecco, alla fine di Renzi resterà memoria della sua arroganza e puerilità, e della sua piccolezza d'intelletto. Null'altro.

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