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giovedì 21 novembre 2019

L'Italia araba


Difficile condensare in un post la bellezza di questo saggio, che ho terminato poco fa dopo averlo letteralmente divorato. Anche se ci provassi, non saprei da dove cominciare. Molto brevemente, posso dire che si tratta di un viaggio nel nostro passato, un passato che muove a partire dalla metà del VII secolo, quando le prime navi more e saracene fecero la loro apparizione al largo delle nostre coste, mentre già l'Islam stava espandendosi velocemente verso Oriente e verso il nordafrica, e l'Italia meridionale era ancora bizantina mentre al nord c'erano i Longobardi.

Un viaggio che parte da Palermo - la Sicilia resterà sotto la dominazione musulmana per duecento anni, fino all'invasione normanna del XII secolo - per poi toccare Campania, Puglia e risalire quindi l'Adriatico fino a Venezia, la prima porta che dà sull'Oriente. Non esiste città italiana che non sia stata toccata da questa invasione e che non ne rechi tracce più o meno evidenti: da Palermo ad Amalfi, da Otranto a Bari a Fano, e poi Roma, Bologna, Torino, Venezia. 

Secoli in cui lo stivale è stato terra di una ricchissima "mescolanza mediterranea" fatta di uomini, donne, viaggiatori, mercanti, ma anche oggetti, spezie, cibi, gioielli, tessuti, libri, racconti, idee, lingue, tutto ciò che ha contribuito a forgiare quella che oggi comunemente definiamo tradizione italiana.

Accenno solo due curiosità tra le più interessanti, ma non ditelo a Salvini. Il risotto allo zafferano (o risotto alla milanese) è una ricetta araba. Il riso fu infatti portato in Europa dai saraceni nel XII secolo, e a Milano arrivò dopo aver attraversato lo stivale. Lo stesso termine zafferano deriva dall'arabo za'faran, in persiano zaâfara, termini che stavano a indicare la pianta da cui appunto si ricava lo zafferano.

Amalfi, la celeberrima città dell'omonima costa, è un termine arabo che significa "qui sta la speranza" e le venne dato quando, durante il regno di Salerno, navigatori di quella costa veleggiarono verso Il Cairo, Alessandria e molte città della costa mediterranea, intessendo un fitto traffico di merci, ma anche di usi, costumi, tradizioni.

Il libro si concentra sulla storia araba del nostro paese, ma per lo stivale non sono passati solo i musulmani, sono passati gli angioini, i tedeschi, gli austriaci, gli spagnoli, i francesi, e ogni popolo che è passato ha lasciato qualcosa di sé. Quindi, quando sentite qualcuno blaterare di identità italiana, difesa delle tradizioni et similia, fate una bella risata e ditegli di leggere qualche libro.

martedì 19 novembre 2019

L'Italia araba


Mi è capitato per caso in mano questo saggio e non ho resistito: l'ho portato a casa. È uno di quei libri che, come si intuisce già dal titolo, potrebbe far venire l'orticaria a Salvini, e questo è già un motivo più che sufficiente per leggerlo.

Non è infatti un mistero, tranne che per i suoi seguaci, notoriamente refrattari ai libri e a qualunque rudimento di storia, che la nostra penisola, posta al centro del Mediterraneo, abbia in passato avuto molto a che fare con la cultura e il mondo musulmani, nella forma degli arabi, dei turchi, dei persiani, e non solo limitatamente alla Sicilia o alla Puglia ma a gran parte del territorio. E tantissime tracce sono rimaste di quella cultura, che tra il 1000 e il 1100 era infinitamente più sviluppata della nostra (Tommaso D'Acquino studiava sui classici greci che venivano tradotti dai musulmani in latino, giusto per fare un esempio), tracce spesso nascoste, mascherate o volutamente dimenticate.

Lo inizio a leggere con la stessa, come dire?, tensione positiva che avverto ogni volta che comincio un libro.

Lonesome Dove

Alcuni critici hanno sostenuto che se nella vita si vuole leggere un solo romanzo western, deve essere questo. Ambientato tra il 1876 e il 1...