lunedì 28 novembre 2016

Corte Costituzionale, Madia e furbetti del cartellino (che non venivano licenziati neppure prima)

Dopo la sentenza con cui la Corte Costituzionale ha fatto a pezzi gran parte della riforma della pubblica amministrazione voluta da Marianna Madia, nella parte in cui prevede di riformare l'assetto pubblico solo "previo parere" e non "previa intesa" con le Regioni, si sono scatenate le ire funeste del venditore di pentole e seguaci vari assortiti. I ritornelli più utilizzati sono stati due: "È un paese bloccato dalla burocrazia" e "La Corte costituzionale ci ha impedito di licenziare quelli che fanno i furbetti del cartellino." Naturalmente, da buon Wanna Marchi della politica, Renzi non si è certo lasciato scappare l'occasione per una bella strumentalizzazione della vicenda a favore del sì, lanciata in pompa magna dal salotto della signora D'Urso: "Col Sì nessuna Regione potrà più bloccare il Paese." Ovviamente sono tutte balle, ma l'elettore quadratico medio del Pd non è in genere uno che sta lì a farsi tante domande e ad approfondire, prende per buono e bello tutto ciò che gli dicono essere buono e bello e chiusa lì. Ma perché sono balle? Lo spiega Massimo Villone, professore emerito di Diritto Costituzionale all’Università Federico II di Napoli: "La Corte ha dichiarato la incostituzionalità del Decreto Madia perché l’intreccio delle competenze tra i livelli istituzionali avrebbe richiesto non un semplice parere delle autonomie sui decreti delegati attuativi della legge 124, ma una intesa formale da raggiungere nelle Conferenze tra Stato e autonomie. Intesa in cui si realizza il fondamentale principio di leale collaborazione tra i livelli istituzionali. Un principio, quest’ultimo, che rimarrà identico anche in caso di vittoria del Sì al referendum di domenica prossima. Non è vera, quindi, la versione dei sostenitori del Sì, secondo cui la riforma Renzi-Boschi avrebbe evitato la pronuncia di incostituzionalità grazie alle modifiche introdotte nel rapporto Stato-Regioni." (Il Fatto, 28/11/2016)
Per quanto riguarda la questione dei licenziamenti, che la sentenza della Consulta avrebbe vanificato, c'è da chiedersi di quali licenziamenti stiamo parlando. Due inchieste, svolte da Panorama e da Linkiesta e pubblicate in luglio, dimostrano che dei famosissimi licenziamenti in 48 ore promessi da Renzi non c'è traccia quasi da nessuna parte. "La loro rilevanza [le vicende dei furbetti del cartellino, ndr] è diventata quanto mai maggiore da quando il governo ha approvato il provvedimento del ministro Marianna Madia che prometteva proprio per casi del genere il pugno forte dell’amministrazione pubblica, con licenziamenti che sarebbero potuti scattare anche dopo 48 ore. In effetti, a distanza di mesi, se si vanno ad analizzare gli episodi di assenteismo e false attestazioni che si sono susseguiti, si nota che questi tempi celeri di intervento punitivo così tanto sventolati, di fatto sono ben lontani dall’essere reali. Dal caso del Comune di Foggia, a quello dell’Asl di Avellino, dalla prefettura di Pistoia al Comune di Acireale; e ancora, dal Museo delle tradizioni di Roma alla Asl di Caserta, passando per l’Agenzia delle entrate di Asti, per finire agli episodi “calabresi” del Comune di Oppido Mamertina e dell’Azienda sanitaria di Rossano Calabro: sono almeno una decina i casi che in questi mesi hanno conquistato gli onori della cronaca e per i quali, se si vanno a cercare le conseguenze, non si trova assolutamente nulla. L’unica inchiesta che ha portato effettivamente a degli effetti tangibili è quella, tra tutte forse la più eclatante, del Comune di Sanremo [...] La verità dunque è che la legge Madia presenta ancora delle lacune di carattere operativo che andrebbero colmate per rendere davvero più efficiente e veloce la punizione per i dipendenti fannulloni."(Panorama, 14/07/2016)
"'Licenzieremo i dipendenti in 48 ore' tuonava a gennaio il premier Matteo Renzi, promettendo l'impossibile con provvedimenti rapidi e inapplicabili. Inapplicabili perché a farsi un giro di telefonate tra le varie amministrazioni pubbliche coinvolte si scopre che è tutto un po' più complicato di quanto auspicherebbe il Presidente del Consiglio. Tuttalpiù i furbetti e i fannulloni, si possono sospendere, ma per misure più incisive bisogna aspettare la trasmissione degli atti dei magistrati." (Linkiesta, 15/07/2016)
Quindi, alla fine, i dipendenti fannulloni che secondo Renzi la Consulta adesso impedisce di licenziare, in realtà non venivano licenziati neppure prima della sentenza, come si è visto. Ma chi ci bada, in fondo? Bastano un paio di slogan, di tweet, e sono tutti contenti. Poi chi se ne frega del resto?

2 commenti:

Sbronzo di Riace ha detto...

tipo questo

http://www.ilmessaggero.it/primopiano/cronaca/sicilia_impiegato_fantasma_non_va_al_lavoro_tre_anni_colleghi_mai_visto_faccia-2108745.html

Andrea Sacchini ha detto...

Eh, esatto. Anche se qui siamo al parossismo della furbizia :)