Il blog di Andrea
"...e il mio maestro m'insegnò com'è difficile trovare l'alba dentro l'imbrunire..." (Franco Battiato)
martedì 6 gennaio 2026
Neve
lunedì 5 gennaio 2026
Da che parte si sta
Questa mattina Repubblica ha messo in prima pagina foto dei manifestanti pro-Maduro scesi in piazza per protestare contro la sua cattura da parte degli americani; il Foglio (e anche il Giornale) hanno messo in prima pagina foto di manifestanti che festeggiano invece la sua cattura. Le due testate sono emblematiche delle modalità con cui l'informazione, e di riflesso l'opinione pubblica, si approcciano alle vicende storiche del nostro tempo: per partigianeria. Le testate di destra sono filo-trumpiane, appoggiano il rapimento di Maduro (anche la Meloni ha detto che l'intervento è stato legittimo) e quindi cercano di far passare l'idea che tutto il paese e tutti i venezuelani avallino l'intervento militare USA. Repubblica, invece, fa l'opposto. Ognuno tira acqua al suo mulino.
Nella realtà l'opinione pubblica venezuelana è profondamente divisa su quanto è successo. Molti cittadini venezuelani all’estero, per esempio nella comunità Little Caracas di New York, hanno manifestato gioia per la rimozione di Maduro, mentre dentro il Venezuela la situazione è molto incerta e controversa. I sostenitori di Maduro si sono schierati apertamente contro l’intervento statunitense, vedendo l’azione militare come un’aggressione ai danni della sovranità nazionale. Altri cittadini sono spaventati o confusi, preoccupati per la violenza e l’incertezza del futuro. Poi c'è la parte di opinione pubblica venezuelana critica verso il governo che, pur lieta dell'allontanamento del presidente venezuelano, non celebra l'aggressione militare esterna e teme l'instabilità che sicuramente genererà tutta l'operazione.
Insomma, una situazione caotica e complessa, che andrebbe affrontata con cautela, ponderazione e approfondimento, nel mondo dell'informazione e dei social (figurarsi!) si trasforma nel solito "o di qua o di là". Niente di nuovo sotto il sole.
domenica 4 gennaio 2026
Sopra eroi e tombe
Difficile definire un romanzo come questo. Direi oscuro, intenso, complesso, dove si intrecciano gotico, poesia, dramma, follia, introspezione, storia. Un romanzo che esplora le pieghe più profonde della psiche umana. La narrazione è visionaria ed estremamente psicologica e si concentra sulla mente tormentata di Fernando e sul destino della decadente famiglia argentina Vidal Olmos.
La storia d'amore impossibile, drammatica e tragica tra il giovane Martín e Alejandra, donna che si porta dentro un lacerante segreto che non svelerà mai a Martín, si svolge sullo sfondo dell'Argentina degli anni '50, in concomitanza col culmine e successivo declino della prima fase peronista. Ma non è un romanzo politico o storico, questo, gli elementi di storia contemporanea argentina sono solo un sottofondo degli avvenimenti; il fulcro narrativo si concentra più sui conflitti psicologici e personali dei personaggi.
Fino a una decina di giorni fa, prima di questo post di Massimo, non conoscevo né questo romanzo né il suo autore, solo in corso di lettura ho scoperto che Ernesto Sábato è stato uno dei più grandi scrittori dell'America Latina e che questo romanzo è universalmente considerato - a ragione, direi - uno dei suoi capolavori.
sabato 3 gennaio 2026
Letture digitali
Il 2026 appena iniziato per me rappresenterà una specie di rivoluzione per quanto riguarda la lettura. In 55 anni di vita non ho mai letto un e-book, sempre e solo libri di carta, e ho sempre cercato di ritardare il più possibile l'ingresso nel mondo della lettura digitale. Finché ho ceduto e ho scaricato sul mio smartphone le due applicazioni che vedete qui sopra.
Quella a sinistra è Google Play Libri, l'app di Google per leggere gli e-book; quella a destra, MLOL Ebook Reader, è l'applicazione che consente di leggere in formato digitale i libri reperibili nel circuito bibliotecario dell'Emilia-Romagna. Precisazione: la lettura di libri cartacei sarà sempre la mia prima scelta, la lettura di libri digitali sarà la via d'uscita in caso non riesca a reperire fisicamente quelli che mi interessano. A questo proposito, l'app per leggere i libri reperibili in biblioteca l'ho scaricata perché, purtroppo, in Romagna il servizio del prestito interbibliotecario è disponibile solo a pagamento ed è anche piuttosto costoso. Siccome mi sono stancato di fare chilometri per andare a prendere (e poi restituire) i libri nelle biblioteche della Romagna, se un libro non sarà disponibile fisicamente nella biblioteca di Santarcangelo lo scaricherò e lo leggerò in formato digitale.
L'app di Google probabilmente non la userò mai perché, in genere, è molto difficile che un libro non sia reperibile nel circuito delle biblioteche. Da anni, ormai, la maggior parte dei libri che leggo li prendo in prestito in biblioteca e anche questa è stata una sorta di scelta obbligata perché in casa comincio ad avere problemi di spazio. Siccome non ho la possibilità né lo spazio per allestire una biblioteca libirintica come quella di Umberto Eco, devo giocoforza ripiegare su altri sistemi. Provo quindi a entrare nel mondo degli e-book, pur con più di una titubanza, e vedo cosa succede.
Oggi tocca al Venezuela
Per chi fosse sorpreso dall'aggressione militare, e relativi bombardamenti, degli USA al Venezuela, ecco un breve elenco di precedenti storici in cui gli Stati Uniti hanno compiuto azioni militari contro altri Paesi senza un mandato formale delle Nazioni Unite, operazioni spesso giustificate come autodifesa, lotta al terrorismo o protezione di cittadini ma secondo il diritto internazionale considerate aggressioni unilateralmente decise:
1) Invasione dell’Iraq (2003). Contesto: Gli USA e una coalizione guidata da Londra hanno invaso l’Iraq sostenendo che Saddam Hussein possedesse armi di distruzione di massa e che fosse legato al terrorismo internazionale. ONU: Non c’era un mandato diretto del Consiglio di Sicurezza per l’invasione. Conseguenze: Crollo del regime di Saddam, occupazione decennale, guerre civili interne, crisi umanitaria massiva. Rilevanza: Precedente di invasione senza mandato ONU con giustificazione unilaterale.
2) Attacchi in Libia (2011) Contesto: Durante la guerra civile libica, gli USA hanno condotto bombardamenti aerei contro le forze di Gheddafi, principalmente con la NATO. ONU: Il Consiglio di Sicurezza ONU aveva autorizzato una no-fly zone e la protezione dei civili (Risoluzione 1973), ma gli attacchi sono stati interpretati da alcuni critici come oltrepassaggio del mandato perché hanno contribuito al rovesciamento del regime. Conseguenze: Instabilità prolungata, guerra civile, crescita di milizie e terrorismo in Libia.
3) Attacchi in Kosovo (1999) Contesto: Gli USA e la NATO bombardano la Serbia per fermare la repressione dei kosovari albanesi. ONU: Non c’era mandato ONU diretto per l’intervento militare. Conseguenze: Cessate il fuoco e ritiro delle truppe serbe, ma controversie sul rispetto della sovranità nazionale.
4) Invasione dell’Afghanistan (2001) Contesto: Dopo l’11 settembre 2001, gli USA invadono l’Afghanistan per colpire Al Qaeda e i talebani che li ospitavano. ONU: L’ONU ha approvato alcune risoluzioni contro il terrorismo, ma non c’era un mandato diretto per l’invasione. Conseguenze: Guerra ventennale, instabilità regionale, oltre 2 milioni di vittime civili e militari.
5) Interventi in America Latina e Caraibi (varie decadi). Granada (1983): Operazione “Urgent Fury” senza mandato ONU per rimuovere un governo filo-comunista. Panama (1989): Operazione “Just Cause”, arresto del presidente Manuel Noriega, giustificata dagli USA come protezione dei cittadini americani e lotta al narcotraffico. Conseguenze: Entrambi gli interventi hanno violato formalmente il diritto internazionale, ma hanno avuto conseguenze politiche limitate a livello internazionale.
Riassumendo, gli USA hanno sempre agito unilateralmente quando ritenevano che la loro sicurezza nazionale e/o i loro interessi strategici fossero a rischio. Sempre. Non è questione di Trump o di chi c'era prima o di chi verrà dopo, è una questione di politica degli imperi. Qui, a dire il vero, non sembra neppure tanto una questione di sicurezza quanto di interessi economici (il Venezuela possiede le più grandi riserve petrolifere del mondo) e geopolitici (estensione dell'influenza americana in Sudamerica). Poi vabbe', tra qualche ora Trump ammanterà tutta l'operazione con una patina di nobili motivi, che sono sempre quelli: rimozione di un regime corrotto, criminale e autoritario, lotta al narcotraffico, al terrorismo ecc. Niente che non si sia già visto e sentito.
(Ovviamente aspettiamo un commento della signora Meloni o di qualcun altro del governo, e anche di tutti quelli che da anni propongono ossessivamente, in altri contesti, il mantra dell'aggressore e dell'aggredito.)
venerdì 2 gennaio 2026
Promesse
giovedì 1 gennaio 2026
Il discorso di Mattarella
I discorsi di fine anno di Mattarella, ma anche dei suoi predecessori, sono sempre esercizi di retorica. Sono anche esercizi di sincretismo politico che hanno lo scopo di fare un po' il punto della situazione, ma che per loro natura non sono graffianti per non scontentare o irritare nessuno. L'arte della retorica consiste anche nel riuscire a nascondere messaggi o indicazioni tra le locuzioni, e chi redige i discorsi dei presidenti è maestro in questo.
La retorica non racconta quasi mai lo stato delle cose come è realmente - non è suo compito farlo. Per rendersene conto basta leggere alcune delle cose che ha detto Mattarella ieri sera. A questo riguardo ci sarebbe molto da eccepire, ad esempio, relativamente ai livelli di "libertà e democrazia" nel nostro Paese. Formalmente siamo una democrazia, è verissimo, ma sostanzialmente non si tratta di una democrazia di qualità così come la racconta Mattarella, specie se la si rapporta al concetto di emancipazione sociale a cui, obbligatoriamente, la qualità della democrazia è legata.
Ma anche la funzione sociale del lavoro e del Sistema sanitario nazionale non sono nella realtà come li ha descritti Mattarella nel suo discorso. Siamo così sicuri, poi, che "l’Italia è un attore di grande rilievo sulla scena internazionale"? Conosco più di un analista geopolitico che avrebbe parecchio da ridire su questa affermazione. Magari in passato di più, oggi questo fantomatico rilievo appare parecchio ridimensionato. Anche la frase "Non vanno ignorate, ovviamente, lacune e contraddizioni ma eravamo una società con un basso livello di istruzione, con alti tassi di emigrazione" mi pare presenti qualche criticità. È vero che 80 anni fa, all'alba della nostra Repubblica, la situazione era quella descritta, ma mi sembra che anche oggi, pur con le evidenti differenze rispetto ad allora, il livello generale di incultura e l'emigrazione di italiani verso lande più favorevoli non siano esattamente problemi di poco conto.
Il passaggio che però mi ha lasciato più perplesso è quello sulle guerre in corso. Dice Mattarella: "Di fronte alle case, alle abitazioni devastate dai bombardamenti nelle città ucraine, di fronte alla distruzione delle centrali di energia per lasciare bambini, anziani, donne, uomini al freddo del gelido inverno di quei territori, di fronte alla devastazione di Gaza, dove neonati al freddo muoiono assiderati, il desiderio di pace è sempre più alto e diviene sempre più incomprensibile e ripugnante il rifiuto di chi la nega perché si sente più forte."
Messa giù così sembra - ma magari è solo un'impressione mia - che l'Ucraina sia sotto le bombe e Gaza nella morsa del freddo. Nel primo caso Mattarella nomina in maniera chiara i bombardamenti russi sulle infrastrutture energetiche ucraine, nel secondo caso sembra più voler derubricare il tutto a una faccenda climatica. È vero che i bambini di Gaza muoiono di freddo, ma muoiono di freddo per le condizioni disumane in cui Israele li costringe a vivere: villaggi fatti di tende in balia delle intemperie. Attualmente nella striscia di Gaza ci sono circa 30.000 bambini orfani perché genitori e familiari sono stati uccisi dall'esercito israeliano. Bambini di cui nessuno riesce più a prendersi cura, abbandonati a loro stessi nel fango delle tendopoli. I responsabili della loro morte per assideramento si sa benissimo chi sono, caro presidente Mattarella: ci voleva poco a dirlo. Così come ci voleva poco a imbastire un discorso più realista, onesto e meno sfocato, retorico e compiaciuto. Anche a costo di irritare qualcuno.
lunedì 29 dicembre 2025
Le mie letture del 2025
Sull'inverno demografico
Sul tema del cosiddetto inverno demografico si discute e si parla, spesso a vanvera o in chiave acchiappa-consenso politico, da decenni. Quelli di Nova Lectio, uno dei canali divulgativi più interessanti in circolazione sul tubo, hanno realizzato il video qui sotto in cui si spiegano in maniera chiara e documentata i motivi per cui qua da noi non si fanno più figli (spoiler: nonostante ciò che comunemente si pensa non c'entrano i motivi economici, o almeno non sono i principali).
Il video in questione l'ho trovato estremamente interessante in primo luogo perché è la tematica in sé a esserlo, in secondo luogo perché in una qualche misura mi riguarda, dal momento che ho saputo che tra qualche mese diventerò nonno :-)
Se avete una mezz'oretta e l'argomento vi interessa, dateci un'occhiata: merita.
domenica 28 dicembre 2025
Vale la pena tentare
È quasi impossibile arrivare a 500.000 firme entro il mese di gennaio, ma vale la pena provarci. Si può sottoscrivere la petizione online (qui) in un paio di minuti con carta d'identità elettronica o Spid e l'iniziativa serve a neutralizzare il colpo di mano con cui il governo cerca di anticipare al mese di marzo il referendum sulla giustizia. Il motivo principale per cui vuole anticiparlo è che i No, inizialmente in svantaggio, stanno lentamente ma costantemente guadagnando terreno e il governo non vuole correre rischi.
Vale la pena tentare.
Neve
Qua in Romagna nevica ininterrottamente dalla scorsa notte e ha smesso un'oretta fa. Era da un po' di anni che qua nel riminese la n...
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