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domenica 20 febbraio 2011

E se io scarico Ubuntu?

Scrive Alessandro Longo, su Repubblica (qui l'annuncio sul sito ufficiale di Telecom Italia), che dal 1° marzo prossimo Telecom potrà limitare la banda agli utenti che fanno uso di applicativi che ne richiedono elevate quantità (il p2p, per intenderci).

La prima obiezione che mi viene in mente è la seguente: come fa Telecom a sapere se da un circuito p2p sto scaricando un film (è illegale) o l'ultima release di Ubuntu (è perfettamente legale)?

mercoledì 26 maggio 2010

Lady Gaga ama i pirati

Essere padre di due figlie adolescenti ha, tra i tanti vantaggi, quello di avere il polso della situazione riguardo a quello che i giovani oggi definiscono "musica". Ecco il motivo per cui conosco Lady Gaga (foto), ritrovandomi spesso addirittura a fischiettare alcuni suoi motivi. Perché un breve post sulla tipa? Perché ha dichiarato in questi giorni di amare i pirati, quelli che scaricano illegalmente la musica, "perché si lasciano ingolosire dall'artista per poi partecipare al tour".

Questa affermazione, apparentemente banale, si butta alle spalle in un sol colpo decenni di concetto di copyright e diritto d'autore che nell'epoca in cui stiamo vivendo non ha più ragione di esistere. Attenzione, non sto perlando di legittimazione di violazione di copyright inteso come attribuzione illecita della paternità di opere create da altri; mi sto riferendo al modo in cui oggi viene tenuto artificialmente in vita, anche se ormai moribonodo, il vecchio concetto di diritto d'autore, impersonato da quelle major discografiche e cinematografiche che ancora si dannano e spendono tempo e risorse per perseguire i cattivoni del web, cioè quei pirati che invece Lady Gaga dice di apprezzare.

E questo perché la cantante in questione, artisticamente figlia del tempo in cui viviamo, ha capito perfettamente, come hanno capito già da tempo molti addetti ai lavori, che la lotta alla pirateria è una battaglia persa. Punto. E allora, come si diceva una volta, "se non li puoi combattere fatteli amici". Vale la pena segnalare che Lady Gaga non è la prima che prende pubblicamente queste posizioni. I Marillion, ad esempio, nel 2008 hanno messo gratuitamente in rete il loro ultimo album; dopo il primo ascolto dei brani così scaricati, una finestra popup invitava i fan a fornire l'indirizzo e-mail tramite cui ricevere proposte di acquisto di biglietti per i concerti e gadget vari. Sulla stessa falsariga si sono mossi i Radiohead un anno prima, mentre appena un anno fa molte delle più celebri rockstar inglesi si sono unite in un appello indirizzato alle major discografiche e al governo con questo progetto: "It's not a crime to download".

Chi ha orecchi per intendere, intenda. Io, nel frattempo, vado subito a scaricare qualche canzone di Lady Gaga.

giovedì 5 novembre 2009

Mi controlli? E io mi nascondo (in Svezia)

Ne parlava già il Corriere questa estate, all'indomani della sentenza di primo grado che condannava quelli di The Pirate Bay. Si tratta di iPredator, un servizio di VPN che permette, dietro il pagamento di una somma quasi simbolica, di poter navigare sotto perfetto anonimato.

All'epoca Enzo Mazza, presidente della Fimi, dichiarava:

Il rischio, già denunciato da alcuni esperti, è che gli utenti trovino comunque un modo di aggirare norme che ritengono troppo severe e lesive dei loro diritti. Enzo Mazza, presidente della Fimi, l'associazione dei discografici italiani in prima fila nella lotta contro la pirateria digitale, minimizza: «Il ricorso a tecnologie che facilitano l'anonimato resterà sempre appannaggio di nicchie. L'obiettivo di leggi come quella svedese è portare la massa dei consumatori a disporre di un offerta online legale. Ci sarà sempre una quota di utenti che preferisce l'illegalità ma riteniamo che solo i più esperti saranno in grado di ricorrere a simili soluzioni».

Al che il buon Quintarelli gli rispondeva:

«Anche di Bit Torrent (tecnologia per la condivisione di file, ndr) si diceva che era solo per utenti esperti e che non avrebbe mai raggiunto la popolarità di Napster. Il tempo e i numeri hanno dimostrato il contrario. Quando gli utenti avvertiranno la necessità di usarli, anche sistemi come IPREdator potranno diventare di massa»

Puntualmente la profezia di Quintarelli si sta avverando. In Svezia, infatti, il servizio di anonimizzazione iPredator ha già coinvolto il 10% degli adolescenti tra i 15 e i 25 anni (qui l'articolo originale e qui il tentativo di traduzione di Google), corrispondente all'incirca a 130.000 utenti.

(via Quintarelli)

domenica 13 settembre 2009

Equo uso del servizio



Stanno facendo un certo rumore in rete le novità che si appresta a introdurre Vodafone per quanto riguarda il suo servizio internet mobile. In particolare, quello che più sta facendo storcere il naso a molti utenti è questo avviso:

A partire dal 20 Novembre 2009, allo scopo di salvaguardare la qualità del servizio Internet a vantaggio di tutti i Clienti, la velocità massima di connessione alle applicazioni peer-to-peer o file sharing potrà essere limitata fra le ore 7:00 e le ore 22:00.

Inoltre nelle offerte Dati in Mobilità con computer e cellulare (iPhone, BlackBerry, etc...) saranno introdotte alcune limitazioni e nuove condizioni per il traffico effettuato con applicazioni VoIP.

Ora, le cose che effettivamente stonano in questo avviso sono parecchie - Guido Scorza ne ha elencate alcune nel suo blog. Se infatti il problema della congestione della rete in caso di intensivo utilizzo di applicazioni p2p sotto certi aspetti ha una sua plausibilità, non si vede al contrario cosa c'entri in tutto questo la tecnologia VoIP. A meno che, se proprio si vuole pensare male, non si tratti di una forma di limitazione interessata, magari per meglio tutelare certi interessi della telefonia tradizionale.

In ogni caso, trattandosi di modifica di un contratto tra le parti, Vodafone - dice sempre Scorza, che in queste cose è piuttosto ferrato - ha l'obbligo, come del resto prevedono le condizioni contrattuali pubblicate in qualche angolino nel suo sito, di notificare agli utenti la modifica tramite raccomandata A/R, e gli utenti hanno 30 giorni di tempo per decidere se recedere o meno dal contratto senza alcun tipo di penale aggiuntiva.

Penso che non saranno pochi quelli in attesa della raccomandata.

venerdì 12 giugno 2009

Stop all'Hadopi, internet è un diritto fondamentale del cittadino

A sentenziarlo è stato il Consiglio Costituzionale francese, l'equivalente della nostra Consulta, che ha di fatto dichiarato incostituzionale la recente e controversa legge francese, fortemente voluta da Sarkozy, che inibiva l'accesso a internet all'utente sospettato di condividere illegalmente files in rete.

Il termine "sospettato" non l'ho marcato in corsivo casualmente, in quanto una delle aberrazioni contenute all'interno di questo disegno di legge, consisteva nel fatto che non occorreva alcuna prova giuridicamente valida per vedersi tagliare il collegamento, ma era sufficiente una segnalazione all'autorità da parte del titolare del diritto d'autore.

La Corte Costituzionale ha spazzato via tutto questo, sentenziando inequivocabilmente che internet è un diritto fondamentale del cittadino e che nessuna autorità terza può decidere il distacco dell'utente dalla rete, ma soprattutto che il principio della presunzione d'innocenza è più importante di tutto.

Una lezione che dovrebbe insegnare qualcosa ed essere da monito anche ai tanti politici e addetti del settore di casa nostra, che hanno visto fin da subito come un esempio da imitare l'adozione di una simile astruseria giuridica.

martedì 26 maggio 2009

Telecom: gli indirizzi ip degli utenti? Scordateveli

Per adesso il pericolo pare scongiurato. Telecom ha infatti risposto picche alle richieste di Fapav, la federazione anti-pirateria audiovisiva, che aveva intimato al maggior internet service provider italiano di fornire alle autorità di pubblica sicurezza gli indirizzi ip di chi scarica files protetti da diritto d'autore dal web. Una richiesta perentoria, che lascia ben pochi dubbi interpretativi.

«La Fapav chiede a Telecom Italia di comunicare alle autorità di Pubblica sicurezza i dati idonei a consentire a quest'ultima di adottare gli interventi di sua competenza e comunica che l'industria cinematografica italiana, nel caso in cui questo tipo di azioni illegali dovesse continuare a persistere, procederà alla richiesta di risarcimento per gli ingenti danni subiti» (fonte)

Una sorta di intimazione a tutti gli effetti, sembrerebbe. In pratica Fapav ordina a Telecom di fornire i dati degli utenti altrimenti si rivarrà, con quale diritto non è ancora ben chiaro, su Telecom stessa obbligandola a risarcire i presunti danni economici al settore audiovisivo cagionati dai cattivoni del web.

Una richiesta, questa, che giunge stranamente poco tempo dopo l'approvazione in Francia della discussa legge Hadopi, quella che dà il potere agli isp di tagliare la connessione internet agli utenti recidivi in materia di download illegale. Una richiesta comunque strana, o quantomeno inusuale, che si basa, sembra, sul presupposto che il fornitore di connessione internet abbia sempre l'obbligo giuridico di fare tale delazione. Un assunto, scrive Punto Informatico, che se può avere una sua ragionevolezza dal punto di vista formale, solleva comunque parecchie obiezioni:

...come fa infatti la FAPAV a sapere che ci sono elenchi di nomi da consegnare all'Autorità giudiziaria? Lo presume o ne è certa? E in questo ultimo caso come fa a sapere che ci sono soggetti che scaricano musica o film senza adottare meccanismi di tracciamento degli IP o, ancor più grave sistemi di intercettazione dei flussi telematici?

Non si sa, e comunque la Fapav non lo spiega.

Questa vicenda ricorda, seppur con alcune marcate differenza, quanto successe due anni fa con il caso Peppermint, la casa discografica tedesca che aveva intimato a migliaia di utenti di pagare multe piuttosto salate per aver scaricato musica di cui essa deteneva i diritti, il tutto per evitare agli utenti stessi lunghi contenziosi giudiziari. All'epoca ci pensò il tribunale di Roma a rispedire al mittente le pretese della casa discografica tedesca; oggi, per adesso, ci pensa Telecom, che motiva il suo diniego appoggiandosi alla recente giurisprudenza in materia, in particolar modo, in questo caso, a quanto scritto proprio nella sentenza della magistratura sul caso Peppermint.

"la tutela delle persone fisiche con riguardo al trattamento dei dati personali è prevalente rispetto alle esigenze probatorie di un giudizio civile teso all'accertamento dell'asserita lesione del diritto di sfruttamento economico del diritto d'autore" (fonte)

Questo, naturalmente, nell'immediato. Il futuro, invece, purtroppo, presenta parecchie ombre su questo versante, specie dopo che la legislazione in materia di internet ha dato prova, almeno finora (vedi i vari disegni D'Alia, Barbareschi, Carlucci), di andare in tutt'altra direzione.

venerdì 15 maggio 2009

L'industria discografica italiana ringrazia Sarkozy (e avvisa Berlusconi)

Quello che si temeva, e che anche io avevo paventato in un mio articolo precedente, si è avverato. Tramite una lettera aperta, illustri rappresentanti dell'industria discografica e dell'intrattenimento italiana hanno infatti ringraziato il presidente francese per l'approvazione della cosiddetta HADOPI, la legge francese in difesa del diritto d'autore appena approvata.

Una lettera che per conoscenza è stata inviata al nostro Berlusconi e ad alcuni rappresentanti di governo, con il chiaro auspicio che pure essi si muovano in tal senso.

Ecco l'inizio:

Alla c.a. del Presidente
Nicolas Sarkozy
Palais de l'Élysée

e per conoscenza

Alla c.a. del Presidente Silvio Berlusconi
Presidenza del Consiglio dei Ministri

Alla c.a. del Ministro Sandro Bondi
Ministero per i Beni e le Attività Culturali

Alla c.a. del Ministro Christine Albanel
Ministero della Cultura

Oggetto: Loi Création et Internet

Illustre Presidente Sarkozy,

Le scriviamo in rappresentanza delle principali realtà associative del mondo musicale, artistico, librario, audiovisivo in merito alla recente approvazione della Legge “Création at Internet”, con la quale primo in Europa, il Suo Paese cerca di dare una riposta al dilagante fenomeno della pirateria digitale.
Esprimiamo il plauso delle organizzazioni italiane che rappresentano le industria dei contenuti perché siamo convinti che tale intervento risponda pienamente all’obiettivo di contrastare in radice l’assunto che tutto in rete deve essere solo gratis e liberamente accessibile. (testo completo qui)

Non c'è molto da aggiungere rispetto a ciò che è già stato detto fino allo sfinimento: internet e la tecnologia vanno in una direzione e il vecchio mondo in un altro.

Mi limito solo a segnalare un aspetto inquietante di questa legge, aspetto che a me era sfuggito ma che non è sfuggito a Paolo Attivissimo, il quale scrive:

Alla prima violazione sospettata, l'utente riceverà una mail di avviso. Alla seconda violazione sospettata, riceverà una lettera. Alla terza scatterà la disconnessione dalla Rete per un periodo da tre mesi a un anno. L'utente disconnesso non potrà aprire altri abbonamenti a Internet e dovrà continuare a pagare i canoni di quello che gli è stato chiuso.

La parola chiave, come avrete notato, è sospettato. Non occorre una prova giuridicamente valida per avviare il procedimento: un'autorità pubblica indipendente creata ad hoc, la Haute Autorité pour la Diffusion des Œuvres et la Protection des Droits sur Internet (in acronimo approssimativo, HADOPI, appunto), agisce su semplice segnalazione del titolare del diritto d'autore. La mail iniziale non informa neanche l'utente di quale opera avrebbe fruito senza permesso: indica semplicemente data e ora della violazione. Non è prevista una via di ricorso fino alla terza violazione, e a quel punto l'onere di dimostrarsi innocente sta all'accusato.

Come detto, i firmatari della lettera di congratulazioni auspicano, come si può leggere in calce alla stessa, che la governance italiana si sbrighi a mettere in atto iniziative legislative analoghe a quella francese.

A mio parere, visto l'andazzo, non dovremo aspettare molto.

Il file sharing uccide il cinema? Wolverine dice di no

Probabilmente si tratta di uno degli argomenti più gettonati di cui da tempo immemorabile si discute in rete, e non solo in rete: la pirateria danneggia l'industria cinematografica? Sì, la danneggia. Questo è l'assunto sul quale più o meno si trovano d'accordo quasi tutti, addetti ai lavori e no. La cosa, capite bene, è facilmente spiegabile, e si basa sul presupposto che chi scarica un film in maniera illegale da qualche circuito peer to peer poi non va al cinema a vederlo. Ma sarà veramente così? Può darsi, certo, ma a volte qualche eccezione può capitare. E' il caso, ad esempio, di Wolverine, la recente produzione della Fox.

Il film è uscito in molti paesi del mondo, tra cui gli Stati Uniti, il primo maggio scorso. Incidentalmente, però - sul fatto sta ancora indagando l'FBI -, il file del film, una versione pre-produzione tra l'altro anche incompleta e priva di molti effetti, è finito un mese prima dell'uscita ufficiale nei circuiti p2p. La BBC stima che almeno 4 milioni di persone abbiano quindi visto il film prima dell'uscita nelle sale cinematografiche. A prima vista si potrebbe pensare che tutta l'operazione Wolverine sia andata in fumo, e invece le cose sono andate molto diversamente dai timori iniziali.

Wolverine stupisce tutti e vola al primo posto del box office statunitense con un incasso di 87 milioni di dollari nel suo primo weekend di programmazione! Si tratta dell’unica uscita del week end che non abbia deluso.
[...]
“X-Men Le Origini: Wolverine” è stato distribuito in 4.099 cinema in Nord America, confermandosi una delle più ampie distribuzioni di sempre per la 20th Century Fox, forse preoccupata che il film fosse stato penalizzato dalla distribuzione su internet della copia pirata. Sebbene il film, non completo, sia stato scaricato più di un milione di volte [4 secondo la BBC, nda], ha comunque incassato 87 milioni di dollari, vincendo su due ostacoli non da poco: l’influenza suina che ha colpito anche gli Stati Uniti e la diffusione della copia pirata del film.
[...]
“Wolverine” è costato 150 milioni di dollari, ma potrebbe tranquillamente incassarne 200 solo negli Stati Uniti; c’è da dire che anche gli incassi internazionali del film sono stellari, poichè ha guadagnato 73 milioni di dollari al di fuori degli Stati Uniti, in 101 Paesi e in 9.234 cinema stranieri, aprendo ovunque in prima posizione. (fonte)

A questo punto una domanda s'impone, domanda che sarebbe interessante rivolgere a qualche rappresentante dell'industria cinematografica: se il film non fosse finito nei circuiti p2p avrebbe avuto lo stesso successo?

mercoledì 13 maggio 2009

Tre volte e poi basta

Ricordate il tira e molla legislativo sulla possibilità per i provider francesi di bloccare la connessione internet ai "pirati" del web? Beh, il tira e molla è finito. Il Parlamento dei nostri cugini d'oltralpe ha definitivamente approvato il disegno di legge, inizialmente bocciato dal Senato, che permette ai provider di staccare la connessione a internet agli utenti che per tre volte nell'arco di un anno verranno beccati a scaricare senza autorizzazione materiale protetto da copyright.

Curiosamente, l'approvazione di questa legge avviene negli stessi giorni in cui il Parlamento Europeo ha ratificato una legge che dichiara che l'accesso a internet fa parte dei diritti fondamentali dell'uomo, di fatto equiparandolo alla libertà d'espressione, e come tale non può essere negato in nessuno modo salvo che non esistano consistenti minacce per la sicurezza pubblica.

Visto l'andazzo, c'è da augurarsi che i solerti legislatori nostrani, sempre così zelanti quando si tratta di mettere in campo provvedimenti restrittivi su tutto ciò che ha che fare con internet e connettività, non traggano ispirazione dalla Francia.

martedì 12 maggio 2009

Quei pirati cattivi che rubano soldi all'Abruzzo

La questione dilaga ormai in rete, e quindi, anche se un po' controvoglia, un paio di cose le dico anch'io. Per chi non sapesse di cosa si sta parlando, mi riferisco agli strali della Caselli rivolti alla folta schiera di internauti che - a suo dire - sottrarrebbero fondi preziosi dedicati alla ricostruzione in Abruzzo scaricando dai circuiti p2p il brano che i cantanti nostrani hanno inciso proprio per questo scopo.

Secondo quanto scrive il Corriere, sarebbero stati effettuati finora due milioni di download illegali che avrebbero sottratto al progetto 4 milioni di euro. Naturalmente dobbiamo fidarci ciecamente di questo dato, dichiarato dal produttore del progetto, perché non esiste link attendibile che possa spiegare dettagliattamente come si è arrivati a questo calcolo.

Alcune considerazioni veloci a prescindere dall'esattezza o meno di quanto riportato. Siamo seri, veramente la Caselli pensava che il brano non sarebbe circolato illegalmente in rete in virtù del fatto che è stato pubblicato per scopi benefici? Beh, direi che la Caselli ha sbagliato pianeta, o forse, più banalmente, è rimasta agli anni '60, quando il p2p ancora non esisteva. Senza contare ovviamente il fatto che mi pare che gli italiani prova di generosità e sensibilità verso le popolazioni dell'Abruzzo l'abbiano già abbondantemente data anche prima, e pure senza il supporto del brano musicale.

Altro punto. Perché i promotori del progetto hanno messo in circolazione il brano dal 6 maggio nei circuiti radiofonici mentre nei negozi si potrà acquistare solo dal 15 maggio prossimo? Per caso, come ipotizza EmmeBi, non si fidano del pubblico? Mah...

La verità è che l'operazione che è stata messa in piedi sembra avere come unico scopo quello di utilizzare una tragedia come quella dell'Abruzzo per tutelare i soliti interessi commerciali, sbandierando la stranota, e un po' stantìa, filastrocca che la condivisione in rete equivale a mancato guadagno. Anche perché nessuno ha ancora reso pubblici i dati che riportano il numero di quelli che dopo averlo scaricato, e magari apprezzato, se lo sono andati a comprare.

giovedì 23 aprile 2009

Caso Pirate Bay, e se anche il giudice fosse un pirata?

Ricordate, appena qualche giorno fa, la vicenda della condanna a un anno di galera e risarcimenti vari di 4 responsabili del portale Pirate Bay? Bene, secondo The Register, una radio svedese avrebbe scoperto che uno dei giudici che hanno emesso la sentenza appartiene a un'associazione svedese per la tutela del copyright.

Si profila quindi un palese conflitto di interessi sul quale stanno cercando di fare leva gli avvocati del portale per ottenere l'annullamento del processo e un nuovo rifacimento.

Vedremo gli sviluppi. Per la cronaca, vale comunque la pena segnalare che la sentenza emessa qualche giorno fa è di primo grado, e per le successive pare che gli avvocati siano molto agguerriti.

giovedì 9 aprile 2009

Non passa in Parlamento la proposta Sarkozy sulla disconnessione degli utenti da internet

E' di questo pomeriggio la notizia (qui Le Monde) che il Parlamento francese ha bocciato la proposta Sarkozy che prevedeva il taglio della connessione, ai "pirati" recidivi, dopo l'invio di due avvertimenti preventivi. La notizia ovviamente è ottima, ma qui devo fare un piccolo mea culpa, anzi, meglio, una rettifica.

In un mio precedente post, infatti, avevo scritto erroneamente che il disegno Sarkozy era diventato legge a tutti gli effetti, mentre invece, evidentemente, si trattava solo di un passaggio intermedio dell'iter legislativo. Mi scuso ovviamente coi miei lettori per questa mia gaffe e gioisco, come penso molti di voi, per la definitiva bocciatura del provvedimento da parte del Parlamento francese.

giovedì 2 aprile 2009

In Francia passa la linea Sarkozy, i provider taglieranno la connessione a chi scarica

Questo articolo è stato modificato dopo la pubblicazione iniziale.

Alla fine è diventata legge. La proposta di Sarkozy che tanto ha fatto discutere fin dai suoi esordi, è stata approvata dal Senato ed è diventata legge.

Da oggi i provider francesi avranno l'obbligo, dopo aver avvisato per due volte l'utente colto in "flagrante", di staccare la connessione internet per un tempo massimo di 12 mesi, la cui durata sarà commisurata alla gravità dell'infrazione.

Non so quante saranno le probabilità che una tale legge arrivi anche da noi. Istintivamente mi viene da pensare che non siano poche, soprattutto se si considera il trend legislativo in materia di internet in cui si è incanalata l'attività di questo governo nel recente periodo (vedi i vari disegni Barbareschi, Carlucci e D'Alia).

Comunque sia, per la rete, la libertà e gli utenti, oggi non è un bel giorno.


Aggiornamento 09/04/2009.

Il disegno di legge è stato bocciato dal Parlamento francese.

venerdì 13 marzo 2009

Appello degli artisti inglesi: lasciate scaricare la musica agli utenti

L'appello non viene da qualche clandestina lobby di incalliti pirati del web, ma da una nutrita schiera di famosi musicisti e artisti inglesi, tra cui - solo per fare qualche nome - Robbie Williams (foto), Billy Bragg, Annie Lennox, David Gilmour (Pink Floyd), Peter Gabriel e altri.

Questi musicisti si sono riuniti in una sorta di associazione, la Featured Artists Coalition, tramite la quale intendono farsi promotori di azioni e provvedimenti che tutelino maggiormente i loro interessi rispetto a quelli delle major discografiche e delle lobby dell'industria musicale.

Dell'iniziativa hanno parlato ieri The Register e The Indipendent, mentre oggi ne ha parlato il Corriere. Il titolo dell'Indipendent lascia pochi dubbi sull'idea di fondo e sulle modalità con cui intendono portare avanti questo progetto: "It's not a crime to download".

Insomma, i primi ad aver capito che non ha più alcun senso continuare a perseguire gli utenti che scaricano illegalmente la musica da internet sono proprio i musicisti stessi, consci che la battaglia (come è ormai ampiamente dimostrato) è perduta, non c'è speranza di sconfiggere il p2p. E l'appello che hanno lanciato in occasione del lancio ufficiale della loro iniziativa è rivolto in primo luogo alle major stesse, perché la smettano con l'assurda e improduttiva criminalizzazione degli utenti, e al ministro delle comunicazioni inglese lord Carter, che recentemente si è fatto promotore di alcune iniziative che vanno nella direzione di un aggravamento delle pene per i downloader selvaggi.

La musica ceduta liberamente agli utenti non è una novità. I primi a tentare questo esperimento sono stati un paio di anni fa i Radiohead, che hanno messo il loro ultimo cd in rete liberamente scaricabile e con il prezzo deciso dagli utenti stessi in base al loro gradimento dell'album.

Insomma internet ha rivoluzionato tutto nel campo della musica: la condivisione, la distribuzione, la fruizione. E lo strapotere delle case discografiche, che spesso a scapito degli artisti hanno fatto il bello e cattivo tempo, è sempre più un lontano ricordo.

venerdì 5 settembre 2008

"Scaricate sempre, scaricate tutto", parola di Pietro Valsecchi

L'appello che leggete qui sopra non è stato lanciato - come a prima vista potrebbe sembrare - da qualche esponente di punta di qualche misteriosa organizzazione p2p, ma da Pietro Valsecchi (foto), uno dei più noti e attivi produttori di fiction italiani.

L'esternazione del produttore, nell'ambito di un convegno a Venezia proprio sul tema della pirateria, ha lasciato ovviamente di stucco molti degli addetti ai lavori, e, com'era facilmente prevedibile, ha trovato ben poco spazio sui media.

Ecco un estratto dell'articolo pubblicato da articolo21.info:
'Scaricate sempre, scaricate tutto. Anzi, fotocopiate pure i libri di testo che costano un sacco di soldi': con queste invito rivolto ai giovani e agli studenti il produttore televisivo Pietro Valsecchi entra senza peli sulla lingua nel dibattito sulla 'retorica dell'antipirateria' intervenendo a Venezia nel salotto in diretta di RAISAT EXTRA, condotto da Italo Moscati. E oggi si scatenano le reazione di Anica, Siae e del Comitato contro la pirateria. Nell'intervista, che seguiva quella del giorno prima, sempre a RAISAT EXTRA, del Presidente della Siae Giorgio Assumma: Valsecchi ha aggiunto: 'Si fanno troppi convegni sulla pirateria, il paese ha altri problemi. La fiction 'I liceali', da noi prodotta, e' stata trasmessa prima da Mediaset Premium, vista, scaricata, trasmessa poi dalla tv generalista e nonostante tutto cio', una volta fatti i dvd, ne abbiamo venduti tantissimi. La pirateria e' un problema molto marginale, basterebbe pagare forse lo 0,50. Ben vengano i ragazzi che scaricano. La cultura va divulgata, e' un bene che vi si possa accedere facilmente'.
Le reazioni, prevedibili, degli addetti ai lavori alle parole del produttore non si sono naturalmente fatte attendere: frasi farneticanti, sconcertanti, irresponsabili, ecc... Ora, naturalmente, prima che a qualcuno venga in mente di cominciare a scaricare a destra e a manca in maniera scriteriata tutto ciò che gli capita sotto mano, qualche precisazione va comunque fatta.

Scaricare materiale protetto da copyright, sul quale non si hanno diritti, è reato, e qui non ci piove. E quindi l'invito del produttore non va preso alla lettera. Il concetto che ha voluto esprimere (da parte mia più che condivisibile) è condensato nelle ultime parole: "La cultura va divulgata, è un bene che vi si possa accedere facilmente". Una frase che, detta da uno che in teoria dovrebbe trovarsi dall'altra parte della barricata, risulta ancora più significativa.

Ma, in genere, quando si parla di p2p, scambio di files audio e video e compagnia bella, i detrattori del libero scambio sono soliti tirare in ballo i gravissimi danni in cui incorre l'industria cinematografica e dell'intrattenimento a causa dei cattivoni che si scambiano i films in rete. Da ogni parte trovate facilmente cifre terribili sulle perdite (in termini di proventi e posti di lavoro) riconducibili all'odioso fenomeno della pirateria. Peccato che accanto a queste ci siano - molto, ma molto meno strombazzate - anche cifre che raccontano una realtà un tantino diversa (tipo queste, ad esempio), ma che difficilmente raggiungono gli onori delle prime pagine.

E la conferma a tutto ciò l'ha implicitamente (e probabilmente involontariamente) data il presidente della SIAE, Giorgio Assumma, che in risposta alle parole di Valsecchi ha affermato:
Il fatto che le sue opere [di Valsecchi, ndr] televisive abbiano venduto moltissimo malgrado siano state vittime di scaricamenti illeciti - continua la nota - dimostra quanto lui sia bravo nel suo lavoro e quanto i frutti dello stesso, quantunque danneggiati dalla pirateria realizzino un proficuo successo economico'.
Cosa vuol dire tutto questo? Che se un prodotto (cinematografico, musicale, ecc...) è di qualità non c'è pirateria che tenga. E i dati sfornati dal produttore sono lì a dimostrarlo. Non ci sono certo grosse speranze che a breve termine cambi qualcosa, sia a livello di legislazione che di presa di coscienza della cosa da parte di tutta la cricca delle lobby dell'intrattenimento, ma a volte una colomba (in questo caso Valsecchi) potrebbe anche fare primavera.

mercoledì 13 agosto 2008

Piratebay.org, ennesima dimostrazione che la rete non si ingabbia

E' da ieri che sui media non si parla d'altro: l'inibizione, dal territorio italiano, dell'accesso a piratebay.org (ci ha fatto un articolo pure il Corrierone). La cosa ha fatto scalpore per vari motivi, e uno dei principali è che si tratta della prima volta - pare - che l'oscuramento riguarda un sito con un tale livello di popolarità. Solo in Italia, infatti, sono stimati circa 450.000 accessi mensili.

Brevemente, per chi non ne fosse al corrente, piratebay.org non è nient'altro che un indicizzatore di files .torrent, utilizzati per trasferire files audio e video da pc a pc tramite BitTorrent e gli altri client che si appoggiano a questo sistema di condivisione di files.

Ovviamente i gestori del noto sito non sono rimasti con le mani in mano, mettendo online a tempo di record un clone, attualmente ancora raggiungibile qui, del portale. Va comunque precisato che in realtà il sito è sempre stato raggiungibile cambiando i propri DNS con quelli forniti ad esempio da OpenDNS, o con altri sistemi di navigazione anonima, anche se sembra che il provvedimento, a breve, bloccherà non solo i DNS ma anche gli indirizzi ip e i futuri siti-clone che saranno creati.

Non lo so, staremo a vedere. Certo è che lascia un po' perplessi il fatto che ci si accanisca con tanta veemenza contro un sito che ancora, a quanto risulta, non è stato condannato in nessun paese. E' vero, ci sono state in passato prese di posizione e pressioni per tentare di chiuderlo o di limitarne l'attività, e tuttora sono in corso processi, ma rimane il fatto che a termini di legge è pulito.

E lascia ancora più perplessi, e anche un po' increduli (e rassegnati), il fatto che ancora ci siano persone che pensano di chiudere internet o una sua parte con provvedimenti che con la rete non hanno nulla a che vedere. Un sito internet non è un negozio che si può chiudere con un lucchetto alla serranda; sarebbe come voler interrompere un fiume costruendo una diga: prima o poi l'acqua arriverà in cima e tracimerà riprendendo il suo corso, oppure troverà altre strade. E' un po' come un bambino che soffia in cielo pretendendo di spostare le nuvole. Non si può pretendere di applicare all'immateriale le regole delle cose materiali. E questo non è ancora stato capito.

Sia ben chiaro, con questo non sto difendendo la pirateria, sto solo cercando di mettere in evidenza come le leggi che regolano tutto ciò che concerne il copyright nell'era di internet siano terribilmente obsolete. Vetuste. E chi sta nella "sala dei bottoni" sarà bene che capisca e si adegui in fretta, se non vuole rimanere vittima della sua obsolescenza.

p.s.
come vedete dall'immagine qui sotto, catturata ieri sera poco prima delle 21, il sito oscurato è perfettamente raggiungibile e funzionale semplicemente nascondendosi dietro a un proxy: alla faccia del "lucchetto alla serranda"...

mercoledì 21 maggio 2008

Quanto è pericoloso il p2p?

Sulla vicenda accaduta allo sfortunato operaio 22enne di Torino si è parlato e si continua a parlare con una certa insistenza. In forum e newsgroup in rete, com'è naturale, ma anche nelle normali chiacchiere fuori dall'ambiente "virtuale". E capita spesso anche a me, ad esempio, di sentirmi chiedere da parte di conoscenti e amici - che sanno che mi interesso un po' di queste tematiche -, quali siano le ultime novità, se sia ancora reato scaricare film da BitTorrent o eMule, ecc...

L'approccio con cui ci si accosta a queste argomentazioni, ho notato, è però quasi sempre leggero, giocoso quasi. Atteggiamento probabilmente figlio della radicata convinzione che in rete si possa fare quello che si vuole, che tanto nessuno avrà niente da ridire o contestare. E che soprattutto, per usare un'espressione più terra terra ma che rende bene l'idea, che nessuno "mi beccherà mai". Episodi come quello di Torino - che tra l'altro non è il primo e non sarà certo l'ultimo - sono però indicatori abbastanza eloquenti che le cose non stanno forse esattamente così.

Ecco il motivo per cui mi ha fatto piacere leggere su Punto Informatico di ieri questo pregevole articolo di Gilberto Mondi. Perché appunto analizza il problema dal lato delle normative che regolano un po' l'amata/odiata tecnologia p2p, e propone soluzioni meno drastiche e più realistiche per cercare di contrastare l'odioso fenomeno della pedopornografia via p2p, senza mettere inutilmente alla gogna chi inconsapevolmente è caduto nell'infernale ingranaggio.

Penso che sia capitata a molti la poco simpatica esperienza di scoprire che il Biancaneve che si stava scaricando per i figli in realtà con Walt Disney aveva ben poco a che fare. Sono quelli che in gergo vengono chiamati fake, cioè files che vengono rinominati o modificati (anche a livello di tag) in modo da essere spacciati per altri. Nella maggioranza dei casi queste operazioni hanno prevalentemente una componente goliardica, scherzosa, oppure di opportunità. Condividere con eMule un file rinominato in un certo modo permette ad esempio di poter usufruire di un maggiore credito e scavalcare con più facilità le code per il download.

Scaricare files di questo tipo è quindi un imprevisto piuttosto comune, anche se esistono diversi modi per capire la qualità e l'attendibilità di ciò che si scarica. Un conto è però ritrovarsi un film di Woody Allen al posto di Biancaneve e un conto è trovarsi materiale che a livello di conseguenze legali può essere molto più scottante, com'è capitato appunto all'operaio torinese. Trovarsi in casa alle 6 di mattina la Polizia che ti sequestra il pc e ti notifica di essere indagato per aver scaricato e condiviso materiale pedopornografico, è un'esperianza che a livello psicologico, ma non solo, può avere conseguenze di non poco conto.

E qui veniamo a quanto scrive Gilberto Mondi su Punto Informatico, il quale sostanzialmente si chiede:
...il pericolo del download di un file fasullo, di un fake che contiene contenuti indesiderati e indesiderabili, non può essere costituito dal fatto che alle 6 del mattino bussino alla porta gli agenti della Polizia Postale. Il pericolo sta invece nella normativa, che rende possibile un'azione di quel tipo perché un utente P2P ha scaricato un pedofile pensando che fosse altro. Una normativa cieca, incapace di ogni flessibilità, che trasforma un 22enne in una persona accusata di aver contribuito ad abusi su minori, un'accusa soverchiante e con ogni probabilità nel caso specifico, e chissà in quanti altri, del tutto gratuita, fasulla come il file scaricato. L'utente che si imbatta in un file del genere non dovrebbe avere a disposizione invece un numero telefonico, un'email, un sito, un qualcosa che gli consenta in pochi clic di segnalare il file? Non sarebbe questo assai più utile a colpire chi diffonde questa roba?
Questo è effettivamente il punto. Che utilità ha nella lotta a questa terribile piaga prendersela con chi inconsapevolmente ha scaricato pedofiles pensando fossero tutt'altro? Perché invece non si mette a disposizione di chiunque un sistema qualsiasi per segnalare di essersi imbattuti in questa roba? Interessanti a questo proposito sono alcune riflessioni di Daniele Minotti, avvocato che si occupa di diritto penale applicato alle nuove tecnologie, il quale scrive in questo post nel suo blog:
Bisognerebbe ripensare parecchio questo genere di indagini. Se una persona viene sopresa a condividere un file illegale, con eMule, non è detto che ne sia consapevole. C’è il problema dei fake e non soltanto, per dirla tutta. E sono fatti arcinoti. E’ piuttosto triste che gli investigatori non lo sappiano.
L’attività di monitoraggio delle reti P2P si rivela, spesso, soltanto un pretesto per avviare perquisizioni e sequestri. E’ troppo poco, a mio parere, per giustificare un’invasione così profonda e traumatica nella sfera dell’individuo.
E' vero, alcune possibilità di segnalare situazioni illegali alle autorità ci sono già, ma sono più che altro limitate alla semplice segnalazione di essersi ad esempio imbattuti in siti illegali. Chi le utilizzerebbe per dire di aver scaricato qualcosa dai circuiti p2p? Se poi aggiungiamo il fatto che le norme per quanto riguarda il materiale pedopornografico sono molto severe e si corrono guai grossi anche per la semplice detenzione, il resto viene da sé.

Insomma, il succo di tutta la questione è che sarebbe molto più efficace la lotta a questo aberrante fenomeno e ai suoi organizzatori se fosse data la possibilità all'utente che inconsapevolmente ci si imbatte di poterlo tranquillamente segnalare con un'apposita procedura, senza provvedimenti drastici e sostanzialmente inutili che al di là dell'immagine di facciata servono a ben poco.

lunedì 5 maggio 2008

Redditi online: come chiudere la stalla quando i buoi sono già scappati

Non ho trovato detto più appropriato di questo per descrivere ciò che è successo, e che sta ancora succedendo, come corollario alla ormai stranota vicenda della fuga in ogni meandro della rete dei dati sensibili (730 e 740) di alcuni milioni di italiani.

La decisione dell'Agenzia delle Entrate, con il beneplacito iniziale del vice ministro all'economia Visco, di mettere online queste informazioni e poi di tentare di bloccarle repentinamente per volere del garante della privacy, dimostra - oltre a provocare una triste ilarità e se mai ce ne fosse ancora bisogno - che per governare requisito essenziale è non capire un tubo di internet e delle meccaniche della rete. La vicenda e i suoi sviluppi, infatti, al cospetto dei quali gli omissis del rapporto Calipari e i file .doc che hanno smascherato le bugie di Tony Blair sulle fantomatiche armi di distruzione di massa iraqene sono delle quisquilie, offrono in tutta la loro drammaticità la prova di tutto questo.

Molti ancora si chiedono come sia stato possibile che il poco tempo in cui i dati sono rimasti online sia stato sufficiente a provocare l'emorragia. Ma mezza giornata online non è poco tempo, è un tempo lunghissimo, quasi l'equivalente della lunghezza di un'era preistorica, in rapporto alla velocità dello scambio delle informazioni in rete. Non è dato sapere quanti sono stati gli utenti che nel "poco tempo" in cui i dati sono rimasti online hanno fisicamente avuto la possibilità di farne il copia e incolla e di immetterli come .txt o .pdf nei circuiti p2p, ma non importa. Sarebbe bastato un solo utente che l'avesse fatto e il patatrac sarebbe successo, perché anche un solo file in un circuito di condivisione diventa immediatamente disponibile a tutto il pianeta.

Ora, a parziale scusante di Visco, c'è il fatto che probabilmente non immaginava (non immaginava?) che il garante avrebbe bloccato l'iniziativa, ma questo in ogni modo non giustifica un bel niente. Lui l'ha fatto - almeno così dice - in nome di una presunta "democrazia e trasparenza" (come se la democrazia di un paese si misurasse dalla possibilità o meno di sbirciare i redditi del vicino di casa) e adesso di questa democrazia e trasparenza ne subisce le giuste conseguenze. Perché la rete sotto questo punto di vista non perdona: tutto ciò che entra in circolo diventa di difficile (impossibile) rimozione.

Ecco perché suscitano ancora più ilarità le minacce di arresto, da parte dei responsabili delle indagini, per chi usa tali dati. Operazione che ovviamente presuppone la visita porta a porta nelle case degli utenti per verificare che nei rispettivi pc non vi siano archiviati i file incriminati. Grottesco che si aggiunge a grottesco e che ha già suscitato l'ilarità del resto d'Europa.

L'unica speranza rimasta, è che chi di dovere da questa storia abbia imparato qualcosa, ma è una speranza vana, visti anche certi precedenti. E quindi i buoi possono stare tranquilli: anche nelle prossime occasioni le porte le chiuderanno certamente sempre dopo.

sabato 15 marzo 2008

Basta "grande fratello" sul traffico p2p e nuova ondata di siti web infetti

Sul fronte tecnologico/informatico/legislativo, sono accaduti in questi giorni un paio di fatti piuttosto interessanti che ho pensato di segnalare in un unico post per evitare di essere troppo dispersivo.


La pronuncia del Garante della Privacy

Il primo di questi riguarda - probabilmente alcuni di voi ne saranno già al corrente - la recente pronuncia del Garante della Privacy in merito al noto caso Peppermint, la casa discografica che a maggio dell'anno scorso si è avvalsa di sua iniziativa della consulenza di una società informatica specializzata per monitorare il traffico p2p e risalire così alle generalità degli utenti. Vicenda che ha sollevato, com'era prevedibile, non poche polemiche. In pratica il garante, a conclusione dell'istruttoria avviata sulla suddetta vicenda, ha sentenziato che le richieste della casa discografica sono illegittime.

Si legge infatti su Zeus News:

[...] Il Garante inoltre ha confermato la decisione dei giudici del Tribunale di Roma, confermando che "i fornitori di servizi di comunicazione elettronica, allo stato della legislazione vigente, non possono comunicare i nominativi degli interessati ritenuti responsabili di violazioni del diritto d'autore".

I dati in possesso dei provider, insomma, devono essere consegnati solo in caso di "indagini penali o di tutela della pubblica sicurezza e della difesa nazionale", conformemente a quanto stabilito dalla Corte di giustizia europea chiamata a pronunciarsi su una questione simile. [...]

Siccome pronunciamenti tipo questo hanno solitamente il potere di allentare in molti utenti certi freni inibitori e nel contempo generare strane idee, tipo quella che si sia automaticamente autorizzati a scaricare allegramente a destra e a manca di tutto e di più, vale sempre la pena ricordare che scaricare o condividere file protetti da diritto d'autore è illegale, e può comportare conseguenze anche piuttosto spiacevoli.


Ennesima ondata di siti web infetti

La notizia ha fatto capolino ieri dal blog di McAfee, una delle maggiori aziende specializzate in sicurezza informatica. Secondo questa, alcuni aggressori informatici sarebbero riusciti a mettere in circolazione uno script dannoso che avrebbe infettato almeno 10.000 pagine web.

Brevemente, uno script è generalmente un programma piuttosto semplice e privo di una propria interfaccia grafica. Nel caso in questione è composto da alcune linee di codice che vengono arbitrariamente inserite nell'html di una pagina web, le quali hanno lo scopo di reindirizzare il browser verso siti malevoli appositamente progettati per infettare il pc (Windows) una volta visualizzata la pagina, come riporta anche PI:

"Le pagine Web sono state modificate con un codice che reindirizza in automatico i visitatori a un altro sito web contenente un cocktail di malware che tenta di entrare nel PC dell'utente. I redirect e i tentativi di violazione del PC avvengono senza che il navigatore possa rendersene conto". (...) "Le pagine Web manomesse includono siti comuni, come quelli di viaggi, istituzionali o dedicati al tempo libero. A seguito di questo attacco è importante richiamare l'attenzione di tutti sul fatto che persino i siti web affidabili possono risultare poco sicuri e celare malware".

Ovviamente attacchi di questo tipo non sono una novità. Non si tratta del primo e non sarà certo l'ultimo. Ma questo è interessante per un motivo in particolare, e cioè per il fatto che la vulnerabilità che sfrutta lo script in questione è stata corretta da Microsoft addirittura ad aprile 2006 (MS06-014). Questo dimostra, una volta di più, una cosa risaputa: molti utenti hanno di meglio da fare che tenere aggiornato il proprio sistema operativo. E, come dicevo, questo è già noto da tempo.

I motivi possono essere più di uno: si sono ad esempio verificati casi in cui l'installazione di una patch ha creato più problemi di quelli che doveva risolvere, altri in cui si è resa responsabile di inspiegabili rallentamenti del pc. Molti utenti temono anche una sorta di effetto "grande fratello", immaginando che queste patch vengano utilizzate da Microsoft per intrufolarsi nei pc degli utenti, ignari che invece a zio Bill del contenuto del pc di un utente medio non può fregare di meno.

E così, spesso (troppo spesso), il povero Windows Update se ne sta lì inutilizzato, dando carta bianca ad attacchi informatici come quello di cui sopra che potrebbero essere tranquillamente evitati con un minimo sforzo e un po' più di buon senso. Ma questa è storia nota.

giovedì 31 gennaio 2008

Non sono solo gli mp3 a essere "degradati", ma anche certi legislatori

Quando dico (e non solo io) che i nostri legislatori capiscono di tecnologia come un ciuco capisce di fisica quantistica, non vado molto lontano dal vero.

L'ultimo in ordine di tempo di tali esempi, ce l'ha offerto un comma della nuova legge sul diritto d'autore appena licenziata, che avendo avuto sia l'approvazione della Camera che del Senato, attende solo di essere pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale e non può più essere modificata. Ecco il testo del comma:

"È consentita la libera pubblicazione attraverso la rete internet, a titolo gratuito, di immagini e musiche a bassa risoluzione o degradate, per uso didattico o scientifico e solo nel caso in cui tale utilizzo non sia a scopo di lucro"

Come osserva giustamente Andrea Monti su Repubblica, chi ha scritto la legge, forte della sua evidente (in)competenza in materia, non si è reso conto che gli mp3 che gli utenti scaricano allegramente dai circuiti p2p, e non solo, rientrano a pieno titolo nel concetto di musica degradata, in quanto questi tipi di file altro non sono che delle versioni compresse delle normali tracce audio che si trovano nei cd musicali.

Certo, nel comma viene messo in evidenza che la libera pubblicazione di questi file deve essere "per uso didattico o scientifico e solo nel caso in cui tale utilizzo non sia a scopo di lucro", e, più genericamente (forse troppo), viene indicata la "rete internet" come mezzo di diffusione. Ma se si prende alla lettera tutto ciò, è facile trarne le conseguenze, come del resto ha ottimamente illustrato lo stesso Monti nell'articolo:

"Di conseguenza, il comma permetterà "di pubblicare mp3 coperti da copyright, senza autorizzazione dai detentori di diritto d'autore: su siti web o anche su server peer to peer, il mezzo non conta. Lì si parla infatti solo di "pubblicazione su internet". L'importante - dice il comma - è che lo scopo sia didattico o scientifico, quindi per esempio posso immaginare un sito che pubblichi la discografia di un autore a scopo di commento e recensione. Oppure una rete peer to peer dei conservatori che mettono la musica a disposizione degli allievi, per studiarla. Tutti usi permessi, se si interpreta in modo letterale la legge".

In attesa che il Ministero fissi le regole attraverso le quali chiarire esattamente le caratteristiche degli usi "didattici e scientifici", con le quali probabilmente si rimedierà a questa "gaffe" legislativa, godiamoci questo periodo di "tolleranza" augurandoci che i nostri politici non si avvalgano della stesso livello di competenza quando si tratta di legiferare su materie più serie e delicate.

Per il nostro bene.

Lonesome Dove

Alcuni critici hanno sostenuto che se nella vita si vuole leggere un solo romanzo western, deve essere questo. Ambientato tra il 1876 e il 1...