domenica 2 agosto 2026

Storie noiose


Una volta Daniel E. Lieberman chiese allo scrittore Jonathan Safran Foer, autore del libro Possiamo salvare il mondo prima di cena: "Perché è così difficile mobilitare le persone sul clima?" Risposta: "Perché non è una buona storia, è astratta. Procede in maniera incrementale: che suspense c'è nella calotta artica che si scioglie? È letteralmente la cosa più noiosa del mondo. E tende alla ripetitività: quante volte, ormai, abbiamo sentito ripetere 'le peggiori inondazioni degli ultimi cento anni'? Ogni anno. E senza una buona storia non convinci nessuno. Era vero 5000 anni fa e resta vero oggi. Bisogna reinventare il modo in cui lo raccontiamo." 

A questo va aggiunta una affermazione di qualche tempo fa del premio Nobel Daniel Kahneman: "Nessuno ha mai preso una decisione a causa di un numero. C’è sempre bisogno di una storia." 

Mi sono venuti in mente Safran Foer e Kahneman leggendo la continua sequela di titoli dove si continua a dire che il tale giorno/mese/anno è il più caldo di tutti i precedenti. Non perché non sia vero. È certamente vero, ma occorre tenere presente che il riscaldamento globale non aumenta con progressività regolare, ma irregolare. Per capirlo occorre immaginare un escursionista che cammini verso la vetta di una montagna: la direzione procede ovviamente da un livello altimetrico basso a uno alto, ma il percorso non è tutto in salita, ci sono curve, avvallamenti, salite, discese, che possono essere più o meno ripide. Quindi, in linea d'aria si sale, ma il percorso reale sale e scende. Il riscaldamento climatico procede allo stesso modo.

Ecco perché il tipo di comunicazione basata sul giorno/mese/anno sempre più caldo dei precedenti può apparire a tratti fuorviante (e in parte lo è) e non serve a fare cambiare idea ai negazionisti: non è una storia avvincente, e purtroppo la mente umana è programmata per essere sensibile alle storie che contengono suspense, non a quelle noiose e ripetitive.

sabato 1 agosto 2026

Lonesome Dove



Alcuni critici hanno sostenuto che se nella vita si vuole leggere un solo romanzo western, deve essere questo. Ambientato tra il 1876 e il 1877, pochi anni dopo la fine della Guerra di Secessione americana, questo poderoso romanzo si svolge in un'epoca di passaggio: il Texas è ormai parte degli Stati Uniti, la ferrovia avanza lentamente verso Ovest, ma vaste regioni del Paese sono ancora selvagge. La storia prende spunto da un fenomeno realmente esistito: le grandi "cattle drives", le interminabili migrazioni di mandrie dal Texas verso gli Stati del nord, dove il bestiame aveva un valore molto più elevato. Erano viaggi di migliaia di chilometri che duravano mesi, in cui i protagonisti affrontavano fiumi in piena, tempeste, siccità, predoni, malattie e una natura spesso ostile. McMurtry ricostruisce quel mondo con una accuratezza in cui tutto pare autentico: la durezza della vita, il senso di precarietà, le immense distese delle Grandi Pianure e, insieme, quella sensazione di libertà assoluta che solo la frontiera poteva offrire.

La vicenda narrata nel libro ha inizio a Lonesome Dove, un minuscolo paese immaginario al confine tra Texas e Messico. Qui vivono Augustus "Gus" McCrae e Woodrow Call, due ex Texas Ranger ormai convertiti al commercio di bestiame. Gus trascorre le giornate tra un bicchiere di whiskey e una partita a carte, mentre Call lavora senza sosta, incapace di restare fermo. Quando ricompare il vecchio compagno d'armi Jake Spoon con il racconto dei pascoli sconfinati del Montana, nasce l'idea: radunare una mandria, attraversare le Grandi Pianure e fondare il primo ranch oltre lo Yellowstone. Da qui prende forma un'epopea che coinvolge cowboy esperti e ragazzi alle prime armi, prostitute, cacciatori di bisonti, trapper, sceriffi, giocatori d'azzardo, indiani e fuorilegge.

La caratterizzazione dei personaggi, più che le avventure raccontate, sono ciò che realmente dà forza al tutto. Augustus McCrae è spiritoso, intelligente, ironico. Capace di affrontare con leggerezza anche le situazioni più drammatiche, sembra appartenere a quella categoria di eroi che vengono immaginati invincibili. Poi, però, McMurtry ricorda che il West non fa sconti a nessuno. Basta una ferita, un'infezione, un imprevisto perché anche l'eroe più carismatico scopra la propria fragilità. Woodrow Call è invece agli antipodi: silenzioso, severo, incapace di esprimere i propri sentimenti, vive quasi esclusivamente attraverso il senso del dovere. L'amicizia tra lui e Gus è uno dei fili conduttori del romanzo.

Durante la lettura mi è capitato più volte di pensare che Lonesome Dove fosse una sorta di Signore degli Anelli ambientato nel West per la valenza epico del racconto. È un lungo viaggio che attraversa paesaggi immensi, durante il quale i personaggi cambiano, crescono, soffrono e affrontano perdite. È uno di quei romanzi in cui il viaggio conta molto più della destinazione. Viene in mente il Fabrizio De André di "per la sola ragione del viaggio, viaggiare". 

La storia editoriale del romanzo è singolare, ho scoperto approfondendo un po' la sua storia. All'inizio degli anni Settanta il regista Peter Bogdanovich voleva realizzare un film in omaggio a John Ford, con John Wayne, James Stewart e Henry Fonda come protagonisti. Larry McMurtry scrisse il copione, ma il progetto non andò mai in porto. Da quel copione nacque, molti anni dopo, Lonesome Dove, che venne pubblicato nel 1985 e vinse del Premio Pulitzer per la narrativa. Il romanzo viene oggi considerato da molti il più grande western mai scritto. Non ricordo di aver mai letto altri western, ma ho pochi dubbi sul fatto che sia così.

Ceuta e fake news

Repubblica ha messo in fila quattro tra le maggiori bufale partorite da esponenti di questo governo già nei minuti successivi alle immagini della crisi umanitaria di Ceuta, quando ancora non era chiaro cosa realmente stesse succedendo, né erano chiare le cause e le implicazioni. A partire dalla presidente del Consiglio più dimenticabile della storia repubblicana, giù giù fino al più dimenticabile e imbarazzante esponente di questa sciagurata compagine di governo (Tajani su tutti), è stato tutto un turbinio di dichiarazioni tra l'assurdo e l'inconcepibile, messe in campo con l'unico scopo di sfruttare politicamente l'ennesimo dramma migratorio. Nessuna attesa, nessuna analisi preventiva, nessun approfondimento, nessuna riflessione, solo il desiderio di speculare e sciacallare sul dramma. Nient'altro.

Nonostante gli anni e nonostante questo governo abbia fatto capire fin dal primo giorno del suo insediamento che il suo agire non sarebbe mai stato improntato alla soluzione reale dei problemi, quanto alla pura propaganda, ancora mi stupisco dei livelli infimi di beceraggine, ignoranza e sguaiatezza che è in grado di raggiungere.

In tutto questo, oltretutto, non ho ancora sentito e letto da nessuno, eccetto che da Pedro Sanchez, una parola di umanità relativamente alla vicenda. Questa massa di disperati che comprende anche donne, anziani, madri coi propri figli, ragazzi che hanno come unica colpa quella di provare a sopravvivere o anche solo di cercare un futuro migliore, viene unicamente vista come un problema geopolitico, un fattore destabilizzante potenzialmente in grado di mettere a rischio i nostri privilegi, la nostra ricchezza e la nostra rendita di posizione spesso conquistata sulla loro pelle. Non una parola su questo. D'altra parte veniamo da decenni di propaganda basata sulla criminalizzazione dello straniero o comunque del "diverso" per stato sociale, orientamento sessuale, politico. Il cinismo imperante viene per gran parte da qui.

Storie noiose

Una volta Daniel E. Lieberman chiese allo scrittore Jonathan Safran Foer, autore del libro Possiamo salvare il mondo prima di cena: "Pe...