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domenica 10 aprile 2022

Sulla libertà

Non è che in un post su un blog si possa discettare sul concetto di libertà, concetto smisurato e dalle molteplici sfaccettature, ma si può provare ad accennare qualcuna di queste sfaccettature. 

Noi siamo liberi? Formalmente sì, o almeno amiamo pensare che sia così, ma molto dipende dal piano su cui vogliamo porre la questione. Rispetto a un carcerato, ad esempio, è ovvio che siamo liberi. Possiamo uscire di casa a qualsiasi ora del giorno o della notte, possiamo scegliere se uscire a piedi, in bicicletta, in macchina. Abbiamo la libertà di scegliere se andare in spiaggia, oppure in collina ecc. Questa è senz'altro una forma di libertà. Ma ci sono altre forme di libertà che ci sono negate, o che comunque sono negate alla maggior parte di noi. Siamo liberi, ad esempio, di non andare a lavorare? No, non lo siamo (non mi riferisco, ovviamente, a chi per i motivi più vari e fortunati può permettersi di non andarci), perché ci muoviamo all'interno di una società strutturata in modo che sia possibile viverci solo possedendo un reddito. Quindi, da questo punto di vista, non si è liberi di poter trascorrere le giornate facendo solo ciò che piacerebbe fare (andare a passeggio, leggere, scrivere, viaggiare ecc.). Qui è facile vedere come il concetto di libertà si ridimensioni alquanto.

Ma c'è un altro aspetto della libertà abbastanza interessante a cui in genere non si pensa molto: la relazione tra libertà e identità, cioè tra libertà e carattere o modo di essere, di cui parla Galimberti nei pochi minuti del breve video qui sotto. 

In sostanza la questione è la seguente: Siamo liberi di non essere ciò che siamo? Galimberti porta un esempio. Un giorno Sartre andò in montagna per una escursione, cadde e si ruppe una gamba. Convalescente in ospedale, andò un giorno a trovarlo Maurice Merleau-Ponty, filosofo e suo grande amico, il quale gli chiese perché per andare a fare una escursione in montagna non si fosse fatto accompagnare da una guida. Risposta di Sartre: "Maurice, secondo te io sono uno che va in montagna con una guida?"

Con questa risposta Sartre ha voluto dire che, col suo carattere, per come è fatto lui, per il suo modo di essere, non sarebbe mai andato in montagna con una guida. La sua identità gli nega la libertà farlo. E non è una forma di limitazione della libertà (in questo caso della libertà di farsi accompagnare da una guida) anche questa?

In questo caso, quindi, la libertà si ridimensiona e si adegua al modo di essere, e molto difficilmente può essere diversamente. Quando succede, subentra la sorpresa, lo sconcerto. Quella sorpresa e quello sconcerto che ci fanno dire: "Questa cosa da lui non me la sarei mai aspettata", in riferimento a un comportamento, un atteggiamento, una frase detta da una persona da cui, in virtù di come la conosciamo, mai ce la saremmo aspettata.

Quindi, forse, non siamo liberi; diciamo però che ci piace un sacco pensarlo.


venerdì 26 agosto 2011

Non è solo lo spezzare le mani

Leggo su Repubblica la vicenda tragica e triste di Ali Farzat, vignettista e ostinato oppositore al regime siriano di Assad. Un commando lo ha pestato e gli ha spezzato le mani. Il gesto dello spezzare le mani non è semplicemente un gesto di gratuita ferocia fine a se stesso. E' un gesto che mira a distruggere psicologicamente, oltre che fisicamente.

I regimi hanno da sempre avuto, storicamente, una paura boia di tutto ciò che è arte, che è bellezza, che è espressione delle proprie idee attraverso una forma artistica, perché l'arte consente di entrare in contatto con la gente e di diffondere le proprie idee travalicando le censure che i regimi sono soliti attuare. Ecco il significato, terribile, dello spezzare le mani.

Questa vicenda mi ha colpito perché mi ha riportato alla mente una molto simile accaduta molti anni fa in Cile. In questo caso, la vittima di questo crudele trattamento si chiamava Vìctor Jara. Vìctor Jara è stato un musicista e un notissimo cantautore cileno, autore di bellissime ballate, alcune delle quali sono state riprese nel corso degli anni da molti artisti di primo piano a livello internazionale.

Jara fu ucciso, dopo cinque giorni di torture, il 16 settembre 1973, assieme ad altri oppositori politici, nello stadio di Santiago del Cile, trasformato in un immenso campo di concentramento a cielo aperto dopo il colpo di stato militare con cui Pinochet, cinque giorni prima, aveva preso il potere destituendo Salvador Allende, il presidente democraticamente eletto (Allende morirà il giorno stesso del golpe militare all'interno del palazzo presidenziale che stava tentando di difendere).

Jara era un musicista, un chitarrista, e anche nel suo caso le fratture alle dita che gli sono state inferte nei giorni delle torture avevano allora lo stesso significato che hanno oggi quelle ad Ali Farzat. E' per certi versi sconvolgente constatare come nonostante passino i decenni, certe brutture non passano purtroppo mai di moda.

mercoledì 27 aprile 2011

Testamento biologico: guai a chi manca

Fa quasi tenerezza la lettera inviata da Berlusconi ai suoi yesmen nell'imminenza del voto in Parlamento della legge sul testamento biologico. "Ti chiedo dunque, ancora una volta, impegno e partecipazione, sicuro che, come sempre, saprai conciliare l'etica della convinzione con quella della responsabilità".

Eh già, sono decisioni difficili da prendere, così come è difficile, anche per i parlamentari, conciliare le proprie convinzioni personali con la responsabilità di garantire al governo una maggioranza. E così, il poveretto di turno deve scegliere se votare o meno quella che magari ritiene in cuor suo essere una porcata (come effettivamente è) in nome della "responsabilità" di governo.

E' interessante anche il passaggio in cui il teleimbonitore prima afferma che sul fine vita "non si dovrebbe legiferare", poi lamenta il fatto che i tribunali "adducendo presunti vuoti normativi, pretendono in realtà di scavalcare il Parlamento e usurparne le funzioni". In realtà, quelli che l'omino della pubblicità chiama "presunti vuoti normativi" sono effettivi vuoti normativi, per il semplice fatto che il nostro paese è uno dei pochi a non avere una legge che regoli il fine vita (e poi, scusate, se in Parlamento si sta approvando la legge, vuole dire che tale legge ancora manca, o mi sbaglio?).

In ogni caso, deliri a parte, la chiamata alle armi del capo è importante (per lui). La legge in discussione, infatti, se mai dovesse passare con la formulazione attuale farebbe fare salti di gioia a tutto l'entourage vaticano, e sarebbe l'emblema perfetto di cosa intende questo governo col termine "liberale". Sintetizzando brutalmente, il cardine su cui è imperniato tutto il ddl sta infatti nel considerare l'idratazione e l'alimentazione artificiale come "pane e acqua", e come tali non rinunciabili (checché ne dica l'interessato). Un ddl che lo stesso Veronesi ha più volte definito incostituzionale.

Ma tant'è...

martedì 8 marzo 2011

Ehm, ci saremmo anche noi...

Senza grandi clamori sta proseguendo alla Camera la discussione della legge sul testamento biologico. Il Pdl e l'UDC sono determinati a far approvare il testo mantenendo l'attuale impianto, che riportandoci di fatto a una sorta di stato confessionale, prevede alimentazione e idratazione forzata (fregandosene della volontà del paziente) e nessun obbligo per il medico di assecondare la volontà di chi sta attaccato alla macchina.

Penso che in mezzo a tutti i bla bla bla inutili e inconsistenti dei fautori della legge, che accusano chi si oppone di essere favorevole all'eutanasia - personalmente non ho niente da ridire se anche fosse -, le parole più sagge e di buon senso le abbia dette uno che il problema lo conosce sicuramente meglio dei tanti tromboni prezzolati che affollano il Parlamento, il professor Veronesi: "l'autodeterminazione è un diritto di tutte le persone in un paese civile". Già, appunto, un paese civile.

Sulla sponda opposta c'è da segnalare la dichiarazione del sottosegretario Eugenia Roccella: "Ancora una volta bisogna stabilire se la legge la debba fare il Parlamento votato dagli elettori, o se la decisione sulla vita e la morte delle persone vada affidata ai tribunali". La Roccella dimentica che ci potrebbe essere un terzo soggetto interessato alla questione: il paziente. Ma d'altra parte è noto da tempo che per questo governo la linea che divide un cittadino da un suddito è sempre stata molto sottile. Sottilissima.

sabato 26 febbraio 2011

L'aborto terapeutico spiegato dal papa

In realtà si tratta di una spiegazione piuttosto semplice: non esiste! Lo dice il papa nei suoi ultimi deliri. "L'aborto non può mai essere considerato 'terapeutico' e i medici 'non ingannino' le donne". "...la donna viene spesso convinta, a volte dagli stessi medici, che l'aborto rappresenta non solo una scelta moralmente lecita, ma persino un doveroso atto terapeutico".

Ecco, lo dice il papa che l'aborto non può mai essere terapeutico. Che ci stanno fare i medici e la legislazione vigente? Spero che il pistolotto serva a convincere di ciò tutte quelle donne che hanno, o hanno avuto, la sventura di portare in grembo un feto malformato, o con patologie potenzialmente in grado di mettere a rischio la sopravvivenza di uno o dell'altra (per questo è previsto dalla nostra legislazione l'aborto terapeutico). D'altra parte il papa è notoriamente uno che di queste cose si intende.

E' interessante, poi, notare che seguendo il ragionamento del tipo a capo del Vaticano le donne sarebbero tutte delle povere gonze, senza un minimo di cognizione di causa, pronte a farsi abbindolare senza battere ciglio dal primo medico-macellaio in cui si imbattono. Penso che molte signore saranno felici di sapere che godono di così tanta considerazione da parte del successore di Pietro. Naturalmente, nella categoria dei suddetti gonzi rientrano anche i papà ("acceca la coscienza del padre"). Ce n'è per tutti.

Insomma, avete capito cari medici? Smettetela di ingannare le donne! E' il papa che ve lo dice.

La pillola del giorno del mai

Il comitato di bioetica permette ai farmacisti di esercitare obiezione di coscienza sulla vendita della pillola del giorno dopo. Però devono, dice sempre lo stesso comitato, essere garantiti anche i diritti dell'acquirente. In mezzo a questo patetico balletto c'è come al solito il cittadino, i cui diritti - pretendere un farmaco dietro prescrizione medica è un diritto, non un favore concesso dal farmacista - vengono regolarmente presi a calci da una assurda burocrazia impregnata di diktat vaticani.

lunedì 21 febbraio 2011

Fine vita, ci stanno riprovando


Ci stanno riprovando. In ossequio, naturalmente, ai voleri del Vaticano (mai come adesso hanno bisogno di tenerselo buono). Di solito non mi entusiasmano gli appelli, ma in fondo sottoscriverlo non costa niente.

domenica 20 febbraio 2011

L'omosessualità? "Un problema da estirpare"

Difficile fare spallucce a dichiarazioni come questa. Sì, è vero, a farle è un vescovo, e quindi, come al solito, un certo numero di sciocchezze sono sempre da mettere in conto. Ma quando sono così assurde meritano almeno un commento.

"L’omosessualità è un problema che va estirpato ai primi sintomi attraverso sedute di psicoterapia". Personalmente ritengo che un omosessuale non sia un malato, ma una persona che intende la sessualità in un'altra maniera rispetto a quella che ci hanno sempre detto essere quella canonica. Dove sarebbe la malattia? E quale sarebbe, in definitiva, questa malattia? E se non è una malattia, a che serve lo psicologo? Ma il punto centrale non è forse neppure questo. Il punto è che "l'omosessualità è un problema", dice sempre l'ispirato monsignore.

La domanda, anche qui, sorge spontanea: perché è un problema? E, soprattutto: per chi è un problema? E' un problema per l'omosessuale? Sotto certi punti di vista, sì, per chi è affetto da questa terribile "malattia" i problemi non mancano. Dovuti a una spessa coltre di intolleranza e diffidenza che un certo tipo di società, conservatrice e clericale, da sempre impone. E sulla quale, come dimostrano le strampalate e penose dichiarazioni di questo vescovo, si continua a spingere.

"Un matrimonio celebrato per nascondere l’omosessualità di un individuo è destinato a naufragare". A parte il fatto che non si capisce come possa un vescovo pontificare di matrimonio, visto che non ci ha mai avuto a che fare, ma all'illustre monsignore non viene il dubbio che addebitare all'omosessualità il fallimento del suddetto matrimonio sia un po' una forzatura? Il matrimonio, nel nostro paese, è un istituto profondamente in crisi, e da anni, e non mi sembra che lo sia a causa dell'omosessualità di uno dei due coniugi. Mi pare che le cause siano ben altre.

"Quando purtroppo l’omosessualità è incancrenita è difficile estirparla". E' vero. E' un po' lo stesso discorso dei pregiudizi e dei luoghi comuni: una volta che si sono incancreniti è difficile estirparli. D'altra parte l'aveva capito benissimo, a suo tempo, lo stesso Einstein: "è più facile spezzare un atomo che un pregiudizio". Da parte mia non provo rancore o irritazione per le dichiarazioni di questo monsignore e di tutti quelli che la pensano come lui. Provo solo una grande compassione.

sabato 29 gennaio 2011

Comunque andrà a finire...




Penso che qualunque sarà l'epilogo del conflitto in corso in Egitto, qualcosa di incredibile sia comunque successo.

(immagini tratte da questa rassegna di repubblica.it)

venerdì 28 gennaio 2011

Mubarak ad libitum

Leggendo qua e là alcune cose su quanto sta accadendo in Egitto, ne ho scoperto una interessante che non sapevo: il presidente egiziano Mubarak è al potere da quasi 30 anni, e precisamente dal 6 ottobre 1981, quando fu assassinato Sadat. E' abbastanza comprensibile che gli egiziani ne abbiano le scatole piene.

Se qualcuno fosse interessato, quelli del Post fanno liveblogging qui.

mercoledì 12 gennaio 2011

Solo in Italia


Solo nel nostro paese succede che un tribunale è costretto a ribadire ciò che è già scritto nella Costituzione: "la liberta' di scegliere a quali trattamenti sanitari essere sottoposti e' garantita da numerose norme costituzionali".

domenica 2 gennaio 2011

Linee guida


Le linee guida sull'aborto della regione Lombardia, fortemente volute da Formigoni e di prossima esportazione nelle altre regioni (diceva lui), sono state sonoramente bocciate dal Tar della Lombardia. Considerando che queste "avveniristiche" linee guida in realtà erano solo dei bastoni tra le ruote a chi desiderava abortire, direi che si tratta di un'ottima notizia.

lunedì 27 dicembre 2010

Fine vita di qua e di là dell'oceano


Negli USA Barack Obama si sta battendo come un leone per dare la possibilità e la libertà alle persone di poter scegliere come, e se, essere curate in caso di malattia terminale. Da noi la legge sul testamento biologico è arenata in parlamento da tempo immemorabile. La differenza tra avere o non avere in casa una palla al piede come il Vaticano è tutta qui.

martedì 23 novembre 2010

Sull'omosessualità (secondo Ratzinger)

Il famoso libro del papa ce lo stanno centellinando una pagina alla volta, come le anticipazioni dei libri di Bruno Vespa. Praticamente quando uscirà non sarà più una novità perché gli interessati l'avranno già letto e sapranno già cosa contiene.

L'anticipazione di oggi ha a che fare con la questione dell'omosessualità. Fortunatamente, al contrario di quanto pensano illustri politici ed esponenti della chiesa, Ratzinger non la considera una malattia. E questo è già qualcosa. Di più. Si spinge addirittura a dire che l'omosessuale non deve essere discriminato.

Aggiunge però che l'omosessualità non "è moralmente giusta". Il problema è sempre quello: il "moralmente" della chiesa, spesso, anzi quasi sempre, non coincide con il "moralmente" delle persone. Poi ritorna ai vecchi stereotipi coi quali la chiesa cattolica da centinaia di anni continua a imbambolare i fedeli: "Si potrebbe dire, volendosi esprimere in questi termini, che l’evoluzione ha generato la sessualità al fine della riproduzione".

Sì, si potrebbe anche dire. Oggi come oggi si può dire tutto.

giovedì 21 ottobre 2010

Libertà di stampa


Reporters Sans Frontières dice che a libertà di stampa siamo messi più o meno come il Burkina Faso. Per cercare un po' di rimediare, e magari salire qualche posizione, martedì prossimo, a Roma, si terrà un convegno dal titolo "Libertà di stampa? Due pesi e due misure". Presenti il direttore del Giornale Vittorio Feltri, Maurizio Belpietro (Libero), Giorgio Mulè (Panorama), Giuliano Ferrara (Il Foglio) e l’editorialista del Giornale, Marcello Veneziani.

martedì 27 luglio 2010

Camminare per Milano da uomini liberi nell'anno 2010



La nostra Costituzione dice che "la libertà personale è inviolabile" (art. 13). Ciò significa che io, libero cittadino, posso fare quello che mi pare e andare dove voglio, di notte come di giorno, con la pioggia o con il sole, con l'unico limite di non violare eventuali regole prestabilite o il codice penale.

Ecco perché il video che Piero Ricca ha pubblicato sul suo blog in qualche misura mi ha lasciato sconcertato. Scusate, ma se voi steste camminando per le vie di una qualsiasi città e vi trovaste davanti la Polizia che vi impedisce di entrare in una piazza balbettando qualche ridicola giustificazione, come vi sentireste? Vi sentireste cittadini di una libera democrazia occidentale o di qualche altro paese un po' meno democratico?

L'articolo di Piero è qui.

sabato 29 maggio 2010

Otto episodi in nove mesi

Voi salireste su un mezzo pubblico guidato da un omosessuale? Io sì. Voi vi fareste operare da un chirurgo omosessuale? Io sì. Voi salireste su un aereoplano condotto da un pilota omosessuale? Io sì. Voi non vi sentireste ugualmente tutelati se un carabiniere della gazzella di pattuglia fosse omosessuale? Io sì. Alcuni capolavori scritti da Elton John sono meno capolavori perché è omosessuale? No, i capolavori sono capolavori.

Voi picchiereste uno che esce da un locale solo perché è omosessuale? Io no.

domenica 23 maggio 2010

"Sono felice di essere libero di non rispettare la legge"

Questo articolo di Bruno Tinti mi ha fatto venire i brividi. Ne ripubblico un estratto.

Sono felice di essere libero di non rispettare la legge, di poter dire al giudice che mi processerà per aver raccontato ai cittadini i delitti commessi da quelli stessi che vogliono impedirmi di raccontarli, che sì, è vero, ho violato la legge di B, di Alfano, di Ghedini, dei tanti volenterosi protettori di capi e sottocapi colti con le mani nel sacco; ma che questa legge è ingiusta.

Sono felice di poter chiedere al mio giudice di non condannarmi, perché la legge-bavaglio è contraria ai principi della Corte di Giustizia dell’Unione europea.

Sono felice di potergli chiedere il rinvio della legge alla Corte costituzionale perché, ancora una volta, sia evidente il disprezzo di B&C per i principi fondamentali del nostro ordinamento.

Sono felice di poter chiedere alla Corte europea dei diritti dell’uomo, se mai sarà necessario (prima dovrei essere condannato), di dichiarare che questa legge è contraria alla Carta dei Diritti.

E, alla fine, sarò felice anche se fossi condannato; perché con me saranno condannati centinaia di giornalisti, di direttori, di editori.

E sarà questa la prova più evidente di quella verità ostinatamente negata da B&C anche dopo la pubblicazione (la pubblicazione, vedete?) delle intercettazioni di Trani, quando B. spiegava che a lui (a lui) non piaceva Annozero e che quindi nessuno (nessuno) avrebbe più dovuto vedere questa trasmissione: è una dittatura quella in cui Antigone deve ancora scegliere tra leggi dello Stato e leggi a queste superiori.

Forse da qui inizierà il cambiamento.


(articolo integrale qui)

Lonesome Dove

Alcuni critici hanno sostenuto che se nella vita si vuole leggere un solo romanzo western, deve essere questo. Ambientato tra il 1876 e il 1...