Visualizzazione post con etichetta crimini. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta crimini. Mostra tutti i post

martedì 22 novembre 2011

Scusate per gli otto anni

Tre simpatici individui vengono condannati a 8 anni di carcere a testa per stupro di una ragazzina di 14 anni. Parenti e amici dei "poverini", incazzati per - a loro dire - l'entità della pena troppo elevata, devastano il tribunale. Alla fine rimediano solo di essere arrestati pure loro. Mi ricorda un po' quei casi in cui i genitori se la prendono coi professori per aver redarguito con troppo impeto i rispettivi "angioletti". L'ho messa un po' sull'ironico, ma c'è ben poco da ridere, purtroppo.

venerdì 21 ottobre 2011

Perché Alemanno si dovrebbe dimettere

Dopo il nubifragio che ieri ha devastato alcune zone di Roma, si sono levate le richieste di dimissioni da parte dell'opposizione capitolina. Non so, sinceramente, che grado di responsabilità si possa addebitare al sindaco di una grande metropoli per i danni provocati da un temporale.

Se proprio si devono chiedere le sue dimissioni, penso ci siano altri e più validi motivi per farlo. E uno di questi è ad esempio la questione criminalità. Se vi ricordate, Alemanno divenne sindaco, in quota Pdl, nel 2008 cavalcando l'ondata di proteste per la situazione criminalità a Roma. Il perno della sua campagna elettorale fu infatti proprio quella "tolleranza zero" che gli consentì di vincere con una certa facilità.

Se si va, oggi, a guardare i risultati dopo più di tre anni di gestione Alemanno della città, si capisce facilmente che non era necessario aspettare il temporale per chiedergli di dimettersi.

martedì 4 ottobre 2011

E' la giustizia, bellezza...

E così Amanda e Raffaele sono stati assolti con formula piena, nella sentenza d'appello, dall'accusa di aver ucciso Meredith. Naturalmente, due tra i più prestigiosi e autorevoli quotidiani di casa nostra, Libero e Giornale, hanno immediatamente preso la palla al balzo. D'altronde era impensabile che si lasciassero scappare un'occasione così ghiotta, visto che gli odiati pm, qui, hanno perso su tutta la linea.

"Figuraccia in mondovisione per la giustizia", titola infatti Libero stamattina. "Da condannare sono i pm", gli fa eco il Giornale.

Premetto che non ho seguito la vicenda perché mi ha sempre suscitato scarso interesse, e quindi non do giudizi nel merito, anche perché per farlo occorrerebbe aspettare le motivazioni della sentenza e non limitarsi alla lettura del semplice dispositivo. Ma quello che mi premeva mettere in evidenza è la faciloneria (a parte quella fisiologica e interessata di Sallusti e Belpietro) con cui si giudica l'operato della magistratura.

Gran parte della gente che si trovava in piazza a Perugia ad assistere davanti al maxischermo alla lettura della sentenza, ha subito intonato cori gridando "vergogna!", che è anche, probabilmente, la reazione istintiva di gran parte dell'opinione pubblica che ha seguito la vicenda.

Reazione che però non tiene conto di alcuni fattori. Il primo è che questa non è una sentenza definitiva: manca ancora l'ultimo grado, la Cassazione (la procura di Perugia ha già annunciato il ricorso). Il secondo è che il processo penale funziona così. Può piacere o non piacere, ma non è la prima volta, e sicuramente non sarà l'ultima, che una sentenza d'appello ribalta quella di primo grado, in un senso o nell'altro. Se si pensa che nel nostro paese si celebrano ogni anni più di tre milioni di processi penali, è facile e immediato arrivare alla conclusione che casi come quello della Knox e Sollecito non sono mosche bianche.

Certo, farsi 4 anni di galera per poi scoprire di essere innocenti non è una cosa semplice da digerire, non lo sarebbe per nessuno. E se c'è una sconfitta per la giustizia italiana è proprio questa, come spiega Carlo Federico Grosso stamattina su La Stampa. Ma, dall'altra parte, i tre gradi di giudizio cui ha diritto ogni imputato servono proprio a garantire la possibilità di un ripensamento nei gradi successivi e ad offrire quindi le più ampie garanzie di un processo equo e giusto a tutti.

Ecco perché, prima di urlare "vergogna!", forse sarebbe il caso di fare un supplemento di riflessione, magari informarsi un po', in modo da poter valutare il tutto con maggiore cognizione di causa. Se non altro per evitare di scendere ai livelli di Libero e Giornale.

mercoledì 29 giugno 2011

Che sarà mai?

"Stavo passando di lì, ho dato solo du' pugni e me ne sono andato via. E che sarà mai...". Eh, certo. Uno in più o uno in meno a questo mondo, che sarà mai?

martedì 1 febbraio 2011

Cani in esubero


Sembra che al termine delle olimpiadi invernali di Vancouver, tenutesi nel febbraio dello scorso anno, gli organizzatori si siano trovati un centinaio di Husky, di quelli utilizzati per trainare le slitte con sopra i turisti, in più. Perché non impiegare questi stupendi animali per riempire una bella fossa comune?

Qui la notizia riportata dall'Ansa, e qui come riportata da CTV News.

martedì 14 dicembre 2010

Da che parte sto


Giusto per evitare fraintendimenti. Quando ci sono persone che invece di protestare in maniera civile incendiano auto, accerchiano blindati, tirano sassate e danno fuoco a negozi, io sono dalla parte dei manganelli.

(fonte immagine: ansa.it)

lunedì 6 dicembre 2010

"Occhio per occhio" un corno


Chissà se gli abitanti di Brembate di Sopra che hanno esposto lenzuoli contro i marocchini li lasceranno ancora in bella vista se per caso sarà confermata la versione che i responsabili principali sono due italiani?

E chissà se anche quelli che hanno auspicato l'applicazione di uno dei più aberranti concetti biblici ("occhio per occhio, dente per dente") lo lasceranno ancora lì, quel lenzuolo?

Cerchiamo di intenderci bene: io non sto facendo una crociata pro-immigrati. Non mi frega assolutamente niente. Sto solo cercando di dire che chi ha commesso questo crimine dovrà pagare, e dovrà pagare indipendentemente dalla nazionalità. In un paese normale non sarebbe neppure necessario ribadire questo concetto elementare. Nel nostro, che normale purtroppo non è, è ancora necessario.

venerdì 19 novembre 2010

Autosbrodolamenti


Ora, intendiamoci, io sono il primo a felicitarmi per i risultati ottenuti dalle forze dell'ordine nella lotta alla criminalità. Quello che vorrei sapere, naturalmente quando Maroni e soci avranno finito di auto-incensarsi, è come il governo ha contribuito a questi risultati.

Aumentando i fondi e gli stanziamenti alle forze dell'ordine? Aumentando gli organici della magistratura? Promulgando leggi più severe per agevolare la caccia ai criminali?

Non si tratta di domande polemiche, intendiamoci. E' solo un po' di sana curiosità.

sabato 30 ottobre 2010

Condannato il "macellaio" della clinica Santa Rita

Capita spessissimo di venire a conoscenza di fatti di cronaca nera particolarmente eclatanti senza che poi si conosca l'epilogo. Ricordate lo scandalo della clinica milanese Santa Rita (ne ho parlato qui e qui)? Quanto ne hanno parlato i media? La storia è semplice e terribile: alcuni medici operavano i pazienti senza che ci fosse alcun bisogno, solo per avere i rimborsi dalla regione.

Molti di questi pazienti hanno riportato lesioni gravissime. Scrive Repubblica: "Secondo la Procura milanese, i medici imputati dal 2005 al 2007 avrebbero eseguito 83 interventi nella migliore delle ipotesi completamente inutili, effettuando decorticazioni e sezioni, soprattutto di polmoni e mammelle, unicamente per chiedere il massimo dei rimborsi".

La "mente" di questa specie di associazione a delinquere, il professor Pier Paolo Brega Massone, è stato ieri condannato in primo grado a 15 anni e mezzo di galera, mentre altri suoi "colleghi" a sei e nove anni. Certo, per qualcuno saranno pochi, magari per qualcun altro troppi. Però una condanna è arrivata. Oggi come oggi non è poco.

giovedì 21 ottobre 2010

Chi se ne frega di ciò che avviene in Papua Nuova Guinea?


Forse dipende dalla distanza. In fondo Papua Nuova Guinea rispetto a dove siamo noi è dall'altra parte del globo. O forse dipende dalle vittime: gli indigeni, che in genere nell'immaginario collettivo si tende ad associare a rozzi e ignoranti selvaggi che popolano le foreste.

E quindi, tutto sommato, può sembrare abbastanza naturale che nell'indifferenza generale queste persone, gli indigeni, siano sistematicamente torturati dalle forze governative, siano trattati un po' come si trattano da noi gli animali nei mattatoi per farli sloggiare da un territorio ricchissimo di materie prime che tanto fanno gola alle multinazionali straniere.

Il Corriere, oggi, pubblica un paio di video sfuggiti al rigido sistema di controllo delle forze militari indonesiane. Ecco, oltre a indignarci (giustamente) per Sara Scazzi, non sarebbe male trovare 5 minuti anche per indignarci di quello che sta succedendo là. Anche se si trova dall'altra parte del mondo.

mercoledì 13 ottobre 2010

Entrata libera (allo stadio)

Questo articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.

Penso che chiunque abbia visto la partita della nazionale, ieri sera (anzi, la non-partita, visto che alla fine non si è giocato), si sia fatto almeno una domanda: come hanno fatto quei "tifosi" a entrare nello stadio? Attualmente è in corso una diatriba, con tanto di immancabili risvolti politici, tra la Serbia e il Viminale e tra l'opposizione e Maroni - Pd e Idv ne chiedono le dimissioni.

A me, sono sincero, non interessa tanto la questione politica. A me interessa che qualcuno, alla fine, risponda alla domanda qui sopra. Io non sono abituale frequentatore degli stadi, ma so che generalmente i controlli agli ingressi durante le normali partite di campionato sono piuttosto meticolosi (ti controllano il contenuto degli zaini, ad esempio). Questi qua sono entrati con bengala, fumogeni e attrezzi per tagliare la recinzione. Non c'era nessuno all'entrata a controllare?

Maroni potrebbe spiegare qualcosa, oltre a limitarsi a dire che "la Polizia ha sventato una strage". Attendiamo fiduciosi.


Aggiornamento 17,56.

Maroni non si è fatto vivo. In compenso ha dato voce Roberto Massucci, portavoce dell'osservatorio delle manifestazioni sportive, il quale ha detto che i controlli all'entrata sono stati carenti (ma va?). Poi, però, ha aggiunto anche: "cio' e' stato dovuto a diversi fattori, tra cui 'la vera e propria determinazione criminale' dei tifosi violenti che hanno 'letteralmente assalito le forze di Polizia'". Cosa significa questo secondo voi?, che i controlli sono stati superficiali perché i delinquenti erano molto determinati? Spero di avere capito male.

martedì 12 ottobre 2010

Follia collettiva, ci spostiamo a Roma


Ieri il tassista a Milano, oggi l'infermiera a Roma. Domani?

I tranquilli pestaggi nei tranquilli sobborghi delle nostre città

Mi pare che siano interessanti (si fa per dire) gli sviluppi della vicenda che ha visto coinvolto, ieri, il tassista a Milano. In un primo momento, infatti, sembrava che l'aggressione nei suoi confronti fosse opera del padrone del cane che il tassista stesso ha inavvertitamente investito. Già l'episodio in sé, se anche si fosse fermato a questo, mi pare avrebbe avuto ben poche giustificazioni. Oggi, in più, si scopre, almeno stando agli sviluppi dell'inchiesta, che l'aggressore non avrebbe agito da solo, ma il pestaggio sarebbe stato opera di più persone intervenute a dare "manforte" all'amico.

Scrive il Corriere:

Delle decine di persone che hanno assistito al pestaggio, solo quattro o cinque sono i testimoni che hanno accettato di ricostruire i fatti davanti agli inquirenti; a uno di loro è stata bruciata l’auto, ad altri sono state rivolte minacce, di persona, per telefono, al citofono di casa. E per aver scattato alcune foto all'auto incendiata il fotoreporter Maurizio Maule dell'agenzia Fotogramma è stato a sua volta aggredito lunedì pomeriggio. E’ successo in via Luca Ghini alle 15. Secondo il racconto del fotografo, uno sconosciuto l’ha colpito con il manico di una scopa, facendogli cadere l'aparecchio fotografico, mentre stava scattando alcune immagini della vettura bruciata. La vittima ha riportato una sospetta frattura al setto nasale ed è stata soccorsa dal personale del 118. Ci sono stati altri momenti di tensione nel corso della giornata: due ragazzi di 21 e 24 anni sono stati indagati a piede libero con l'accusa di resistenza a pubblico ufficiale dopo aver minacciato gli agenti delle Volanti intervenuti dopo l'aggressione al fotografo. I due giovani sono stati avvicinati dagli agenti per un controllo e invitati a salire sulla volante, ma hanno minacciato i poliziotti rifiutandosi di seguirli. Sono stati accompagnati in questura e identificati.

Omertà allo stato puro, insomma. E questa volta non si possono neppure incolpare gli stranieri o i clandestini, visto che si tratta di appartenenti alla tranquilla e brava gioventù di un tranquillo sobborgo milanese. Infatti quelli della Lega non hanno strillato e inveito, come sono soliti fare, contro i criminali clandestini, ma si sono limitati ad auspicare che ai tassisti vengano forniti strumenti di difesa (per difendersi dai tranquilli mascalzoni milanesi).

Nel frattempo, il povero e incolpevole tassista continua a ballare tra la vita e la morte. Con il suo aguzzino che agli investigatori che l'hanno interrogato ha dichiarato: "Mi ha fatto venire i nervi e allora l'ho picchiato". Mi pare un'ottima giustificazione.

giovedì 7 ottobre 2010

La belva che è in noi


Non so se sia il caso di aggiungere qualcosa, oltre a tutto quello che è già stato scritto, riguardo al tragico epilogo della vicenda di Sarah. Forse, molto semplicemente, è solo il caso di aspettare che il tempo si porti via questa brutta storia.

martedì 7 settembre 2010

Pulizia etnica in Amazzonia

Al centro dell'attenzione, in questi giorni, c'è la pulizia etnica che Sarkozy sta facendo in Francia per risollevarsi un po' nei sondaggi. Ma c'è un'altra pulizia etnica, ben più grave, in corso già da un po' di tempo. Solo che è molto lontana da noi, e quindi, logicamente (si fa per dire), se ne parla meno.

Si tratta delle uccisioni di massa degli indios dell'Amazzonia ad opera dei trafficanti di cocaina. Ne ha parlato ieri, tra gli scazzi Berlusconi-Fini e la formazione della nazionale di stasera, il Corriere, che cita un rapporto ufficiale dell'ONU.

Omicidi mirati, minacce, reclutamento forzato dei giovani nei gruppi armati della guerriglia, colonizzazione delle terre da parte dei coltivatori di coca e dei grandi latifondisti. In Colombia, nel fitto della foresta amazzonica, è in atto uno sterminio delle tribù indigene. Questa pulizia etnica avviene, salvo eccezioni, lontano dall'attenzione dell'opinione pubblica mondiale e in mezzo al decennale conflitto tra esercito e guerriglieri.
[...]
Secondo un rapporto dell'Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (Unhcr), almeno 34 tribù colombiane stanno rischiando l'estinzione per le continue violenze cui sono sottoposte nelle loro terre. Le deportazioni sono citate come uno dei principali problemi che colpisce i popoli tribali della Colombia.
[...]
Secondo il rapporto, gli Awa richiedono «un'attenzione speciale» così come una delle ultime tribù nomadi dell'Amazzonia, i Nukak. Da quando i coltivatori di coca hanno colonizzato le loro terre, più della metà dei Nukak sono stati sterminati.

Enzo Di Frenna, sul suo blog, in maniera molto poco diplomatica devo dire, lancia un appello al "titolare della creazione".

lunedì 6 settembre 2010

Sindaci diversamente eroi

Il sindaco di un comune del salernitano, Angelo Vassallo, è stato ucciso dalla camorra. E' stato ucciso perché ha fatto quello che riteneva essere la cosa più naturale: tenere la schiena dritta e dire no ai soprusi dei clan.

Un altro sindaco, invece, non è stato ucciso, ma sotto certi punti di vista è come se lo fosse stato. Qui siamo in provincia di Caserta, e la "vittima" è Vincenzo Cenname, "ingegnere ambientale, under 40, preparato e competente", scriveva ieri il Fatto. E' stato destituito dalla sua carica di sindaco, su decreto di Maroni controfirmato da Napolitano, perché si rifiutava di cedere la gestione dei rifiuti alla provincia. Mantenendola infatti sotto la competenza comunale, era riuscito ad arrivare a una quota di raccolta differenziata vicina al 70%.

"Mi sono sempre opposto alla gestione del consorzio e ora lo faccio con la società provinciale. Preferisco usare uomini e mezzi del comune, imposte all’ente locale in cambio di un servizio efficiente", ha dichiarato il giovane sindaco. In una zona dove solitamente i comuni vengono sciolti per mafia, ci può pure stare un caso di scioglimento per troppa efficienza, no?

lunedì 9 agosto 2010

Le motivazioni della sentenza d'appello sui fatti della Diaz



Il 31 luglio scorso, nella indifferenza quasi generale dei media, sono state pubblicate le motivazione della sentenza d'appello per i fatti relativi al massacro avvenuto nella scuola Diaz durante il G8 del 2001, a Genova. Queste motivazioni sono pubbliche (117 pagine, pdf qui) e ieri, avendo un po' di tempo libero, ne ho letto un certo numero di pagine. Non c'è molto da commentare, ed è difficile anche elencare le sensazioni che si provano leggendo nello specifico gli episodi raccontati con dovizia di particolari.

C'è stupore, rabbia, senso di impotenza, indignazione, la sensazione di rivivere scene di certi film in cui si documentano abusi della Polizia contro i dissidenti in paesi sotto dittatura. E invece è successo in Italia, in uno dei paesi che è considerato tra i più avanzati e democratici del mondo. E proprio qui, in Italia, un tribunale ha accertato e documentato in appello che i vertici massimi della Polizia italiana hanno coperto e cercato di depistare quanto è avvenuto quella notte: ragazzi inermi, in piedi contro i muri con le mani alzate e documenti in mano, presi brutalmente a manganellate senza nessun motivo; sangue sui muri e sui termosifoni (la famosa "macelleria messicana" evocata da un funzionario di Polizia al processo); violazione sistematica e immotivata di qualsiasi diritto, che i funzionari dell'ordine pubblico sono tra l'altro i primi che dovrebbero garantire.

Come ho scritto spesso in altri miei post in cui ho raccontato di abusi da parte di esponenti dello stato, sottolineo anche questa volta che singoli episodi e singoli autori non vanno confusi con la stragrande maggioranza di quelli che compiono onestamente e correttamente il proprio dovere. Ma quella sentenza, a mio avviso, sarebbe dovuta restare per molto più tempo nelle prime pagine dei giornali; avrebbe dovuto avere ben più visibilità di quella che le è stata data. Certi avvenimenti è bene che rimangano nella memoria. Anche se fa male.

Le due schermate che vedete in alto (clicca per ingrandire), raccontano una parte dell'episodio del pestaggio del giornalista inglese Marc Kovell, episodio che potete leggere integralmente a partire dalla pag. 20 del pdf. La schermata qui sotto, invece, riporta la testimonianza, sempre contenuta nei verbali della sentenza, di Albrecht Daniel Thomas, e la trovate a pag. 23.


Qui sotto, invece, pubblico quelle che sono un po' le conclusioni della Corte, emesse alla richiesta da parte della difesa degli imputati delle attenuanti generiche (pag. 103). Non mi sembra ci sia altro da aggiungere. Forse è sufficiente tenere bene a mente.

sabato 7 agosto 2010

Gli stupri, gli omicidi e i "casi che non fanno testo"


Ieri, a Milano, un ucraino è stato lasciato dalla fidanzata. Lui cos'ha fatto? E' sceso in strada e ha ammazzato la prima donna che ha incontrato (tra l'altro l'ha ammazzata in maniera brutale, come potete leggere qui). In questi casi si dice che ha dato fuori di testa, che è pazzo, che non fa testo.

Metilparaben si chiede quanti "non fa testo" dovranno ancora succedere prima che ci si renda conto dell'emergenza.

Due Kit Carson

Cosa che si scoprono leggendo certi romanzi: esistono due Kit Carson; uno è il leggendario "pard" di Tex Willer, l'altro è un ...