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venerdì 22 maggio 2026

Considera gli animali


Riassumendo e semplificando un po’, ogni volta che ci troviamo di fronte alla possibilità di compiere una certa azione, abbiamo almeno due strade: compierla o non compierla. Pensiamo a quando scegliamo cosa preparare per cena. Vogliamo preparare un pasto con un buon apporto proteico e possiamo farlo in due modi: cucinando un piatto che contenga proteine di origine animale o un altro piatto che contiene proteine di origine vegetale. Nel primo caso la nostra azione contribuisce al malessere dell’animale che finirà nel nostro piatto, per esempio, sotto forma di hamburger. Nel secondo caso no. Ovviamente dobbiamo tenere in considerazione anche i nostri interessi per valutare la situazione. Se siamo in Italia e abbiamo un normale accesso al cibo, la nostra sopravvivenza non dipende dal consumo di animali. Per un nativo dell’Artico che non può andare al supermercato, ma deve cacciare una foca per sopravvivere, le cose sono diverse. Ma se escludiamo l’interesse fondamentale a sopravvivere, che cosa rimane? Rimane il nostro interesse a gustare un piatto che forse ci piace molto e magari quello di non perdere troppo tempo per trovare un’alternativa vegetale a un piatto di carne più facile da cucinare. Il piacere di gustare un hamburger e il tempo che risparmiamo sono sufficienti a bilanciare la sofferenza imposta all’animale da cui quella carne è derivata?

Quello citato qui sopra è uno dei passaggi più "problematici" del libro, e uno dei molti dilemmi etici, morali e filosofici in esso contenuti. Quanti di noi, pur riconoscendo la validità logica del ragionamento, continuano a scegliere l'hamburger di carne? Simone Pollo, professore di filosofia morale alla Sapienza di Roma, si infila proprio in questa fessura: la distanza tra ciò che la nostra razionalità riconosce come "giusto" e ciò che le nostre abitudini culturali e sociali ci spingono a fare.

Considera gli animali è un libro che "disturba" perché toglie gli alibi. Smonta l'idea che gli animali siano "oggetti" a nostra disposizione e pone domande sul peso che diamo alla sofferenza. Leggendo questo saggio si capisce chiaramente che la questione animale non è una moda passeggera né un tema "snob" ed elitario. I temi affrontati nel saggio sono molti e tutti interessanti (ovviamente per chi è interessato a questi argomenti), a partire dai capitoli iniziali in cui si parla degli animali da compagnia che tutti amiamo (cani, gatti ecc.) e della storia evolutiva che li ha portati a stare in mezzo a noi. 

Altri argomenti trattati sono, inevitabilmente, gli impatti ambientali ed ecologici degli allevamenti intensivi, l'enorme consumo di acqua, suolo e risorse causati da queste pratiche. Uno dei dati sorprendenti, tra i tanti, è che attualmente la maggior parte (circa il 70 per cento) delle superfici coltivabili del pianeta è destinata alla produzione di cibo per gli animali negli allevamenti, non all'alimentazione umana. È paradossale questo dato, se ci si pensa. La maggior parte delle terre coltivate sono destinate ad alimentare animali le cui carni sono poi consumate da una piccola minoranza degli esseri umani a causa dei suoi costi. Senza contare le elevatissime ricadute sul cambiamento climatico, a causa dell'effetto serra, generate dal consumo di carne e derivati animali (gli allevamenti intensivi sono ai primi posti nella produzione di gas serra).

Ma il punto centrale del saggio sta, appunto, nei dilemmi etici e morali che solleva, e sono veramente tanti. È interessante anche perché non ha un tono moralistico o colpevolizzante nei confronti di chi ama cibarsi di animali. Si limita a esporre dati, numeri, evidenze e a sollevare interrogativi, che ognuno può interpretare come crede.

sabato 21 febbraio 2026

Salviamo i cavalli?

Già da qualche anno ho quasi azzerato il consumo di carne, salumi, insaccati e compagnia bella per motivi etici, di salute e ambientali. In virtù di questo, la proposta di legge in discussione alla Camera di proibire in Italia la macellazione dei cavalli la vedo positivamente. Non solo. Fosse per me estenderei il divieto di macellazione a ogni animale, ma naturalmente mi rendo conto che è pura utopia. In realtà, comunque, la eventuale messa al bando della carne di cavallo non avrebbe alcuna utilità, in quanto spalancherebbe le porte alla macellazione clandestina illegale e tutto sarebbe come prima. E comunque è facile prevedere che la proposta non diventerà mai realtà a causa degli enormi interessi economici che andrebbe a toccare.

Ma è interessante leggere le motivazioni a supporto della suddetta proposta di legge. Qualcuno potrebbe infatti chiedersi: perché risparmiare i cavalli e continuare ad ammazzare tranquillamente maiali, mucche, vitelli, pecore, agnelli, conigli, polli ecc.? Beh, perché per la legge in discussione i cavalli verrebbero classificati come "animali d'affezione" al pari di cani, gatti ecc., quindi non macellabili. In più, il cavallo, a differenza di suini & c., ha una storia di utilità storica e di supporto nelle umane vicende che gli altri animali non hanno. Da qui l'aura di nobiltà che giustificherebbe il divieto di ucciderli per cibarsene.

Qui si entra nell'ambito un po' scivoloso del cosiddetto specismo, concetto reso popolare negli anni ’70 dal filosofo australiano Peter Singer nel libro Animal Liberation (1975). Secondo questa prospettiva, di stampo etico-filosofico, discriminare un essere vivente solo perché appartiene a un’altra specie sarebbe una forma di pregiudizio morale. È un concetto con cui io concordo, anche per la simpatia che nutro verso Peter Singer, Richard Dawkins e la grande primatologa Jane Goodall, morta recentemente, tutte personalità scientifiche vicine a posizioni anti-speciste.

Tali posizioni trovano terreno fertile soprattutto dove la ricerca mostra continuità tra umano e animale: neuroscienze (coscienza animale), etologia (comportamento e emozioni), biologia evolutiva (continuità tra specie), studi sulla cognizione animale. Mi rendo conto che la questione è estremamente complessa e su alcuni suoi aspetti non ho le idee perfettamente chiare neppure io. Rimango comunque fermamente convinto che Homo Sapiens, la nostra specie, sia niente di più di una delle milioni e milioni che sono apparse sul pianeta e che non abbia granché di più o di meglio rispetto alle altre.

martedì 1 febbraio 2011

Cani in esubero


Sembra che al termine delle olimpiadi invernali di Vancouver, tenutesi nel febbraio dello scorso anno, gli organizzatori si siano trovati un centinaio di Husky, di quelli utilizzati per trainare le slitte con sopra i turisti, in più. Perché non impiegare questi stupendi animali per riempire una bella fossa comune?

Qui la notizia riportata dall'Ansa, e qui come riportata da CTV News.

mercoledì 21 aprile 2010

Arbitrato e caccia, tutto come prima (o quasi)

Due dei provvedimenti che in questo ultimo periodo hanno fatto parecchio parlare (e arrabbiare, perlomeno lo scrivente), si sono oggi risolti con un nulla di fatto, o quasi. Il primo riguarda la norma, inserita nella legge sul riordino del lavoro, che prevedeva il ricorso all'arbitrato invece che al giudice per le controversie tra lavoratore e datore di lavoro. In particolare era previsto che la famosa "clausola compromissoria" fosse inserita nel contratto di lavoro già all'atto dell'assunzione. Molti, in prima fila i sindacati, hanno visto subito in questa manovra un subdolo tentativo di aggiramento dell'art. 18 dello statuto dei lavoratori.

Tutto l'impianto di legge ha raggiunto l'onore delle cronache anche per il fatto di essere stato il primo, approvato dal Parlamento, che Napolitano ha rispedito alle Camere rifiutandosi di firmarlo (speriamo che il prossimo sia quello sulle intercettazioni). Oggi la commissione Lavoro della Camera ha spazzato via tutto, sostenendo che "La clausola compromissoria sull'arbitrato non può riguardare controversie relative al licenziamento".

Si è concluso tutto sommato positivamente anche il tira e molla, che tiene banco ormai da più di un anno, sulla famosa questione dell'allungamento dei tempi in cui è possibile cacciare. In pratica si può cacciare solo 10 giorni in più rispetto al normale calendario venatorio attualmente in vigore. Da segnalare che questa retromarcia del governo non è stata determinata solo dal lavoro dell'opposizione, ma anche, se non soprattutto, dalla frattura che si è creata su questo argomento all'interno del centrodestra. A cominciare dall'opposizione netta di due ministri di un certo "peso", la Brambilla e la Prestigiacomo, fino ad arrivare al piccolo esercito di deputati che addirittura hanno firmato un documento congiunto, inviato poi a Berlusconi, col quale si chiedeva di fermare "doppietta selvaggia".

martedì 20 aprile 2010

I 30 ribelli contro la caccia lunga

Tempi duri per il Pdl. Non bastavano i guai, con litigate annesse, provocati da Fini; adesso arrivano anche i "dissidenti". Come ormai saprete, è passato all'esame del Senato il disegno di legge comunitaria 2009 con relativa modifica all'art. 43, che è quello che stabilisce la durata a discrezione dei governatori di regione dell'attività venatoria.

Ieri una delegazione di Legambiente, insieme a varie altre associazioni ambientaliste e animaliste, si è radunata davanti a Montecitorio per protestare e per chiedere al premier che si attivi affinché venga scongiurata questa sorta di vera e propria deregulation della caccia. Fin qui non ci sarebbe niente di strano: normale (e giustissimo) che gli ambientalisti protestino per questi motivi.

Quello che è meno normale, invece, è che a questi si siano poi aggiunti una trentina di esponenti del Pdl appartenenti alla Camera dei Deputati. Tutti insieme, ambientalisti e parlamentari, uniti in un'unica protesta contro questo disegno di legge. I deputati hanno quindi firmato una lettera, indirizzata a Silvio Berlusconi, in cui si legge: "Non intendiamo legittimare con il nostro voto il cedimento politico di alcuni a una piccola lobby di settore e di 750 mila cacciatori. Né, tanto meno, alla loro volontà di sparare indiscriminatamente tutto l'anno e contro qualsiasi specie animale".

Questo disegno di legge non è nato sotto una buona stella: già un anno fa, alla sua presentazione in parlamento, si levarono alte le proteste della Prestigiacomo e della Brambilla, ministri rispettivamente dell'Ambiente e del Turismo. Adesso arrivano i 30 deputati. Naturalmente è inutile sottolineare che si tratta dell'ennesimo disegno di legge che non era minimamente contemplato nel programma elettorale.

sabato 17 aprile 2010

Caccia libera tutto l'anno?

Mentre giornali e tiggì ci riempiono la testa di cose utili e interessanti (per loro), quelle che sarebbe veramente un po' più importante sapere passano e spariscono subito. E' capitato ad esempio pochi giorni fa con l'approvazione dell'emendamento all'art. 43, sulla caccia, della legge comunitaria. In sostanza, è passata un po' alla chetichella una norma che consentirà di cacciare per un periodo molto più lungo di quello normalmente previsto dal calendario venatorio.

Avevo già parlato di questa storia quando ha fatto capolino in parlamento (qui e qui); adesso è definitiva. Ma cosa prevede in sostanza la nuova versione della legge? Formalmente il calendario rimane invariato, dal 1° settembre al 31 gennaio, ma, previa parere positivo dell'Ispra, le regioni avranno facoltà di prolungare a loro discrezione la durata del periodo di caccia. Anche per tutto l'anno se il governatore della regione lo riterrà opportuno. E comunque in qualunque periodo. Insomma, se il federalismo fiscale è ancora sulla carta, quello venatorio è già in vigore - sempre che l'Europa non abbia qualcosa da ridire.

La cosa per certi versi più curiosa è che anche due ministri di questo governo, la Brambilla e la Prestigiacomo, avevano preannunciato battaglia contro l'ipotesi di allungare a dismisura il tempo di caccia, ma niente da fare: alla lobby dei cacciatori non si comanda. Altra cosa curiosa (curiosa il giusto): ho spulciato il programma elettorale del Pdl del 2008, ma l'allungamento della caccia non l'ho trovato. Mah...

lunedì 5 aprile 2010

In Svizzera si possono mangiare cani e gatti?

Oggi rubo per un giorno il mestiere a Paolo Attivissimo e mi improvviso detective anti-bufala. Tutto questo perché mi sono accorto che sta circolando con sempre più insistenza su Facebook, e anche su molti blog, una storia che è comparsa il 13 gennaio di quest'anno sul sito express-news.it, il quale riprende il medesimo articolo pubblicato dall'associazione ambientalista svizzera Offensiva animalista. Vi riporto il testo qui di seguito omettendo le foto, perché sono molto crude (se non siete impressionabili il link all'articolo è questo).

Cina? Corea? No, Svizzera! Pensavate che i cani si mangiassero solo in alcuni paesi asiatici? Sbagliato…

Pensavate che i cani si mangiassero solo in alcuni paesi asiatici? Sbagliato…La Svizzera è l’unica nazione del mondo occidentale a consentire il consumo di carne di cane e di gatto. In alcuni cantoni, come San Gallo e Appenzello, è ancora una triste abitudine. In altri cantoni, tra cui il Ticino, si mangia carne di gatto. E, sorpresa…
LA LEGGE LO PERMETTE!

Sono solo proibiti la vendita, il commercio e l’uso nei ristoranti. Non il consumo privato. Nel nostro Paese, insomma, cani e gatti non hanno nemmeno uno straccio di legge che ne tuteli almeno il diritto fondamentale a non essere uccisi se non gravemente malati e nemmeno ad essere mangiati!

La nuova legge federale sulla protezione degli animali, che permette di macellare il proprio cane e gatto e di mangiarseli, non è per nulla adeguata.

Andiamo con ordine. Innanzitutto, è vero che in alcuni cantoni svizzeri "è ancora una triste abitudine" cibarsi di cani e gatti? Beh, io ho googlato parecchio ma non ho trovato conferma di questa cosa. Tutte le ricerche che in qualche modo sembrano avallare questa tesi si rifanno, direttamente o indirettamente, a questo articolo pubblicato nell'estate del 2008 dal Blick (versione tradotta dal tedesco qui). In questo articolo si racconta la vicenda del contadino Bruno D., residente nel Canton San Gallo (uno dei tre indicato nel testo), il quale afferma di cibarsi una volta all'anno (in passato lo faceva più spesso) di carne di cane affumicata. E' sufficiente questa singola testimonianza per affermare, genericamente, che nei cantoni menzionati è ancora abitudine consolidata questa pratica? Non so, e comunque a me pare di no. Da molte parti ho trovato che in molte località della Svizzera era effettivamente pratica diffusa, in passato, quella di cibarsi di cani e gatti, ma qui non mi sembra ci sia niente di strano. Anche in molte parti d'Italia, specie in periodi di particolare carestia o miseria, c'era questa usanza - chi ha nonni o bisnonni può chiedere per conferma.

Ma la parte più discutibile dell'appello che circola è quella in cui si dice che questa pratica sarebbe permessa dalla legge. "La nuova legge federale sulla protezione degli animali, che permette di macellare il proprio cane e gatto e di mangiarseli, non è per nulla adeguata", recita il testo. Naturalmente manca un link alla legge menzionata, o quantomeno all'articolo della legge che consentirebbe tale pratica. Anche qui ho fatto le mie ricerche e ho trovato alcune cose interessanti. Innanzitutto mi pare utile segnalare questa pagina del Portale Svizzero, che riguarda espressamente la legislazione in tema di animali, nella quale si legge:

La legislazione sulla protezione degli animali vieta le pratiche che compromettono in modo inutile ed ingiustificato il benessere degli animali; in particolare è proibito infliggere agli animali ingiustificatamente dolori, sofferenze o lesioni e di arrecare loro spavento senza motivo.

Mi pare abbastanza chiaro. Per la vigente legislazione svizzera è quindi "proibito infliggere agli animali ingiustificatamente dolori, sofferenze o lesioni". La macellazione privata per il consumo personale rappresenta una solida giustificazione? Sì può affermare in base a quanto scritto qui sopra che "la legge lo permette"? Mi pare un tantino azzardato.

Proseguendo, ho poi trovato sul sito de Le autorità federali della Confederazione Svizzera anche il testo della Legge federale sulla protezione degli animali, che dovrebbe essere quella a cui si fa riferimento nell'appello che circola. Si tratta della legge n. 455 del del 16 dicembre 2005. Mi sono spulciato tutto il testo, ma non ho trovato niente che sia interpretabile come un indiretto permesso a macellare privatamente cani o gatti per il consumo personale. L'articolo che regola la macellazione è il n. 21, e i primi due commi recitano:

1) I mammiferi possono essere macellati soltanto se sono stati storditi prima del dissanguamento.

2) Il Consiglio federale può assoggettare all’obbligo dello stordimento anche la macellazione di altri animali.

Naturalmente qui ci si riferisce alla macellazione legale degli animali, quella che avviene nei mattatoi, non a quella privata, tanto è vero che il successivo comma 4 dello stesso articolo parla esplicitamente di "organizzazioni del settore" e di "formazione" e "perfezionamento professionali del personale dei macelli". Insomma, nessun riferimento alla macellazione privata casalinga. L'unica macellazione presa in considerazione dalla presente legge è quella autorizzata nei mattatoi. E non ne sono previste altre, tanto è vero che il successivo art. 28 dice chiaramente: "Chiunque, intenzionalmente: [...] viola le prescrizioni sulla macellazione di animali; [...] è punito con l’arresto o con la multa".

Alla fine, tirando un po' le conclusioni, (1) è fortemente improbabile che in alcuni cantoni svizzeri sia in voga la pratica di cibarsi di cani e gatti. In più (2) mi pare che occorra una notevole forzatura per affermare, sempre a proposito di questa pratica, che "la legge lo permette". Mi pare anzi, come osservano molti, che la legge svizzera sulla tutela degli animali sia tra le più restrittive a livello europeo. Insomma, io non lo farei girare questo articolo. Naturalmente, se avete osservazioni, precisazioni o correzioni da segnalare, lo spazio dei commenti è sempre a disposizione.

martedì 16 febbraio 2010

Cucinare il gatto nel brodo dell'ipocrisia



Prima di dire quello che devo dire sono necessarie due premesse. La prima è che a me Bigazzi sta antipatico; non per un motivo particolare, intendiamoci, ma avete presente quella forma di antipatia verso le persone che nasce quasi innata, che non ha una spiegazione razionale? Ecco, di quell'antipatia lì sto parlando. Saranno i suoi modi di fare, le sue battute che spesso e volentieri scadono nel pecoreccio, non lo so. La seconda premessa è che io soffro, come molti dei miei lettori più affezionati sanno, di una grave forma di gattofilia e sono amante degli animali in genere. Eppure non sono vegetariano, anzi, la carne mi piace eccome. E' una contraddizione amare gli animali pur non essendo vegetariano? Probabilmente per molti sì; per me no.

Fatte queste due premesse veniamo al fatto. Il suddetto Beppe Bigazzi è stato sospeso dalla trasmissione quotidiana "La prova del cuoco" per aver detto quello che avete sentito nel filmato qui sopra: la carne di gatto è buona e negli anni '30 e '40 il gatto in umido era una ricetta prelibata dalle sue parti. Dove sarebbe lo scandalo? E' un motivo sufficiente per censurarlo da una trasmissione televisiva? Scrive Repubblica che le associazioni animaliste avrebbero contestato il fatto che "i gatti come tutti gli altri animali d'affezione, sono tutelati dalla legge 281 del 1991 che nell'articolo 1 comma 1 recita: 'Lo Stato promuove e disciplina la tutela degli animali di affezione, condanna gli atti di crudeltà contro di essi, i maltrattamenti e il loro abbandono, al fine di favorire la corretta convivenza tra uomo e animale e di tutelare la salute pubblica e l'ambiente'".

Mi sembra un'ottima legge. D'altra parte nessuna persona sana di mente sarebbe favorevole ai maltrattamenti sugli "animali d'affezione". Allo stesso tempo però mi pare una legge un tantino ipocrita. Perché il gatto sì e il coniglio no? Perché il gatto non lo posso cucinare e il coniglio sì? Non mi posso affezionare anche a un coniglio? Oltre a questo sarebbe interessante capire cosa c'entra il giornalista con questa legge. Mica ha detto: se volete fare il gatto in umido fate così, così e così; mica ha spiegato la ricetta. Ha solamente detto che ai suoi tempi era un piatto prelibato. E l'ha detto oltretutto in una trasmissione in cui tutti i giorni si spiega e si fa vedere come cucinare e "lavorare" mucche, vitelli, uccelli, maiali, pecore, conigli, lepri, ecc., tutti animali che non hanno la fortuna di rientrare nella categoria che la legge protegge dai maltrattamenti.

Sarà un'impressione, ma mi pare che ultimamente in Rai - vedi ad esempio il caso Morgan - stia prendendo piede una poco simpatica, ma molto ipocrita, tendenza a censurare qualsiasi cosa non corrisponda al cosiddetto politically correct.

martedì 9 febbraio 2010

Caccia, ce la stanno facendo sotto il naso

Ne avevo già parlato qui, in occasione dell'approvazione del testo al Senato. Adesso, mentre tutti sono occupati con leggi ad personam, dichiarazioni di Ciancimino e via di questo passo, il testo, quatto quatto, sta per approdare alla Camera per essere definitivamente convertito in legge. Quale testo? Ma quello sulla famosa deregulation dell'attività venatoria, naturalmente.

Ne ha parlato ieri Cianciullo su Repubblica. Sintetizzando, questa legge, se mai dovesse passare, darà facoltà ad ogni regione di gestire in piena autonomia il calendario venatorio, con la possibilità di sforare senza problemi il periodo temporale che finora andava obbligatoriamente da settembre a gennaio. E ciò in barba alla minaccia di sanzioni da parte dell'UE per eccesso di deroghe sulla caccia e alle prese di posizione dello stesso ministro dell'Ambiente, che in occasione dell'approvazione al Senato ha parlato apertamente di "colpo di mano" dell'esecutivo.

E' difficile facile comprendere i motivi per cui il governo si ostina in questo modo a portare avanti questo disegno di legge: le regionali sono alle porte e la lobby dei cacciatori è un serbatoio di voti troppo ghiotto per non essere tenuto in debita considerazione.

venerdì 29 gennaio 2010

Caccia libera?

Forse questa è la volta buona. D'altra parte il 3 è notoriamente il numero perfetto, e quindi non si vede perché questa volta debba fare eccezione. Se ieri avete seguito un po' i fatti della giornata vi sarete sicuramente accorti che c'è stata un po' di bagarre sul tema della caccia. Cosa è successo? Per farla breve, il governo ha approvato, per ora solo al Senato, un emendamento all'art. 38 della legge Comunitaria. L'articolo in questione è quello che prevede che i calendari venatori "possano essere modificati nel solo senso di riduzione del periodo di attività venatoria e devono essere comunque contenuti tra il primo settembre e il 31 gennaio". Cioè, detto in soldoni, i termini temporali della stagione venatoria per alcuni mammiferi rimangono quelli attualmente in vigore; l'emendamento incriminato, quello che ha scatenato il putiferio, dà però facoltà alle regioni di regolarsi a piacimento per altri mammiferi e uccelli migratori.

Ovviamente le associazioni ambientaliste, ma non solo, non hanno preso bene questa decisione. In primo luogo perché con un colpo di mano sono stati ignorati i già noti pareri negativi del Ministero dell’Ambiente e dell’ISPRA, l’autorità scientifica nazionale che si occupa della materia; senza contare quelli, pure questi già precedentemente espressi, delle commissioni competenti della Camera e dello stesso Governo. E ciò è dimostrato dal fatto che pure Stefania Prestigiacomo, ministro dell'ambiente di questo governo, ha parlato di "colpo di mano del Senato". A questo punto c'è da chiedersi per quale motivo il governo abbia deciso, in maniera così repentina, per la caccia no limits. Che voglia ragranellare una manciata di voti dai fanatici delle doppiette? (sapete com'è, le regionali sono alle porte).

Tra l'altro va ricordato, a proposito del numero 3 di cui parlavo sopra, che questo è il terzo tentativo di questo governo di liberalizzare, con modalità più o meno simili, la caccia. E' già accaduto a marzo dell'anno scorso e a maggio - per fortuna tutto è finito in un nulla di fatto. Occorre poi ricordare, a volte qualcuno se lo fosse dimenticato, che sempre questo governo aveva messo in campo, a marzo, l'idea di dare il fucile in mano ai sedicenni. Mi sembra che il cerchio si sia chiuso.

martedì 6 ottobre 2009

Topo Gigio


Li avete riconosciuti, vero? Sono Topo Gigio e Bonaiuti in Parlamento. Commentare mi sembra superfluo...

giovedì 20 agosto 2009

Come cucinare un gatto morto (mentre è in corso una collisione)

Pare che mentre il piccolo Piper impattava con l'elicottero sopra l'Hudson, il controllore di volo stesse parlando con la fidanzata di come cucinare sul barbecue un gatto morto. Ecco, io l'avrei licenziato solo per questo...

venerdì 10 luglio 2009

Incornato e ucciso dalla... tradizione

Tutti gli anni, l'Encierro, la tradizionale corsa dei tori che si svolge a Pamplona, si conclude con un bilancio più o meno grave a seconda del numero di feriti che finiscono in ospedale. Ovviamente della manifestazione a me non importa un fico secco, così come non me ne frega assolutamente niente di quelli che sono costretti a ricorrere alle cure dei medici, visto che non li obbliga nessuno a mettersi a correre davanti ai tori per le strade della città.

Quest'anno - non accadeva dal 2003 - pare che ci sia scappato il morto: un giovane che sarebbe stato incornato in maniera grave da un toro distaccatosi dal gruppo.

Lo so, sarò cinico, ma in casi come questo neppure di fronte alla morte di un giovane riesco a dispiacermi.

martedì 19 maggio 2009

Caccia selvaggia, ci stanno riprovando

Questo articolo è stato modificato dopo la pubblicazione iniziale.

Ricordate, agli inizi di marzo - ne avevo parlato qui -, la proposta del Pdl di liberalizzare la caccia? Una serie di norme, tra cui il prolungamento della stagione venatoria e la possibilità di dare il fucile in mano ai sedicenni quelle più insensate, che sono state alla fine ritirate anche grazie all'opposizione di molti esponenti della stessa maggioranza? Pensavate che fosse finita lì? Manco per idea!

Nel quasi silenzio generale, infatti, ci stanno riprovando grazie ad alcuni emendamenti presentati dalla Lega. Emendamenti che, come spiega Legambiente, vanno palesemente non solo contro il buon senso, ma contro le regole europee in materia di caccia (come se l'Italia non avesse già abbastanza pendenze con l'Unione Europea).

“Appare davvero clamoroso – oltre che palesemente inammissibile per il regolamento della Comunitaria - che, proprio in occasione della legge comunitaria finalizzata a sanare le gravi infrazioni commesse dall’Italia in tema di caccia, ci siano Deputati che chiedono meno regole per la caccia e ripropongono l’idea di caccia no limits, con l’allungamento della stagione venatoria ai mesi di agosto e febbraio. Ma le proposte di deregulation vanno persino oltre, con la cancellazione di vari reati venatori, la riduzione del già scarso controllo dello Stato sulle deroghe contra legem, la liberalizzazione dell’utilizzo dei richiami vivi e della caccia ai migratori”.

Insomma, i "talebani della doppietta", come li chiama Repubblica, non si arrendono e spingono per poter utilizzare liberamente le civette appese a testa in giù come richiami, per dare un fucile a tutti a 16 anni, il tutto condito da varie proposte per alleggerire le pene in caso di violazione delle regole.

Bisogna stare in campana perché l'estate si avvicina.(*)

(*) Chi ha capito cosa ho voluto dire lo può scrivere nei commenti.


Aggiornamento 20/05/2009.

Il tentativo di deregulation della caccia è stato bocciato.

mercoledì 18 marzo 2009

Per i cani randagi c'è la "soluzione finale"

Nel nostro paese se non ci inventiamo una nuova emergenza ogni due o tre giorni non siamo contenti. Adesso, dopo il tragico fatto avvenuto a Modica domenica scorsa, leggendo i titoli dei giornali pare che siamo di fronte - neanche non ne avessimo già a sufficienza - a un'altra gravissima emergenza: i cani randagi.

Naturalmente il fatto accaduto è tragico e grave, così come è grave quello analogo che, neanche a farlo apposta, si è verificato giusto ieri più o meno nella stessa zona; ma se di emergenza si tratta, non si tratta di una di quelle che all'improvviso piovono dal cielo, come sembra vogliano darci da intendere i giornali, ma si tratta solo delle conseguenze che derivano dall'abitudine tutta italiana di scansare i problemi.

Pur con i dovuti e necessari distinguo, si sta infatti verificando quello che è accaduto con la vicenda Englaro: i problemi si rimandano, si evita di affrontarli quando sono ancora in fase embrionale finché questi si trasformano in emergenza e per risolverli si ricorre a misure drastiche, inutili e partorite sull'onda emozionale degli avvenimenti, come appunto la decisione della Procura di Modica che - secondo quanto scrive Repubblica - ha autorizzato i Carabinieri ad abbattere i cani randagi senza tanti complimenti. Decisione che ovviamente ha provocato le proteste dei veterinari.

"La proliferazione dei randagi incontrollati e le conseguenti ipotesi di abbattimento rappresentano il fallimento della prevenzione nel campo della sanità pubblica". Carlo Scotti, dell’Associazione Nazionale Medici Veterinari Italiani, responsabile del progetto Leavet, dichiara che «l’emergenza randagismo è un fenomeno cronico nel nostro Paese, tanto più nel Sud, sottovalutato da decenni e ancora affidato ad una legge della prima Repubblica, la 281 [questa, nda], che ha palesato nel tempo tutti i suoi limiti attuativi, ritardi scientifici e sprechi economici. Nel frattempo la medicina veterinaria ha fatto passi da gigante sul fronte della prevenzione e della gestione degli animali senza proprietario, elaborando studi e programmi di intervento nei canili. Tutte conquiste ignorate». (fonte)

Come al solito (in Italia), quando si verifica un'emergenza comincia il penoso spettacolo dello scaricabarile, in questo caso gentilmente offerto da comuni e stato. I primi affermando che manca una legislazione di riferimento a cui attenersi e i fondi per poter gestire il fenomeno, e il secondo - lo stato - affermando che la legislazione invece c'è eccome, e pure i soldi.

«Comuni e Regioni colpevoli di non aver controllato il fenomeno». L'accusa, scagliata dal sottosegretario al Welfare, Francesca Martini, è condivisa da etologi, animalisti e da chi, politicamente, ha posizioni opposte a quelle del governo. «Dal 2001 a oggi in base alla legge per la lotta al randagismo sono stati stanziati 30 milioni di euro. Le pubbliche amministrazioni non li hanno utilizzati, le domande sono rimaste inevase nei nostri uffici perché prive di documentazione», punta l'indice la Martini, intervenuta in modo rigoroso ed efficace nelle politiche per il benessere animale. (fonte)

Chi ha ragione? Non si sa. Per adesso abbattiamo tutti i cani e non pensiamoci più. Poi si vedrà.

mercoledì 4 marzo 2009

Nel totale disinteresse si sta silenziosamente liberalizzando la caccia selvaggia

E' da poco ripartita in Senato la discussione di un disegno di legge sulla regolamentazione della caccia. Il relatore di questo disegno di legge è il senatore del Pdl Franco Orsi (qui la sua scheda al Senato e qui il suo sito), mentre il testo si rifà al ddl di un altro senatore sempre del Pdl, tale Domenico Benedetti Valentini (scheda qui). Il disegno di legge, che potete leggere in versione integrale qui, ha appunto lo scopo di modificare l'attuale disciplina dell'attività venatoria. Il problema è che - almeno stando alle proteste che si stanno levando in queste ore da parte di varie associazioni ambientaliste - si tratta di una regolamentazione che definire liberalizzazione selvaggia è forse riduttivo.

L'intento della legge, infatti, come si evince chiaramente anche dal titolo della bozza ("Abrogazione della legge 11 febbraio 1992, n. 157 e nuova disciplina dell’attività venatoria"), è esattamente quello di cancellare la citata legge, che è in pratica l'unica che tutela la fauna selvatica in Italia.
Il testo integrale è piuttosto lungo, ma la direzione in cui va tutta la legge si evince chiaramente leggendo le premesse iniziali, di cui cito questo estratto:

Occorre riconoscere che la vigenza della citata legge n. 157 del 1992 ha mostrato come questa sia caratterizzata da irrazionali pregiudizi aprioristicamente contrari all’esercizio dell’attività venatoria. Alcune disposizioni di tale normativa si sono rivelate del tutto vessatorie nei confronti di quanti esercitano l’attività venatoria, in quanto completamente prive di corrispondenti forme di vantaggio per le esigenze connesse alla protezione dell’ambiente e della fauna. La peculiare conformazione geografica della nostra nazione fa sì che le regioni italiane siano quasi esclusivamente territorio di transito per la selvaggina migratoria. Pertanto, la decisione di aprire in ritardo e di chiudere con eccessivo anticipo la stagione venatoria, anziché raggiungere l’obiettivo di proteggere le varie specie cacciabili, ha invece unicamente causato lo spostamento verso Ungheria, Romania, Polonia, Turchia, Egitto, Tunisia, Algeria, Spagna, eccetera, della gran parte dei cacciatori italiani, con il conseguente effetto di un notevole esodo di risorse economiche.

Ecco qua; il "notevole esodo di risorse economiche" determinato dai poveri cacciatori che sono costretti a recarsi in altri paesi per sfogarsi, è effettivamente un grosso problema, lo riconosciamo tutti. Non sappiamo esattamente a quanto ammonti questo danno economico, ma possiamo immaginare che sia piuttosto sostanzioso se merita una legge apposta per porvi rimedio.

A proposito, quali sono i punti salienti di questa legge? Sono tanti, tra cui, solo per citarne alcuni, la totale liberalizzazione dei richiami vivi, cioè i piccoli uccelli tenuti prigionieri in gabbie per attirarne altri; il ritorno all'uso degli zimbelli, tipo le civette legate per le zampe o le ali e usate come esca; la liberalizzazione dello sterminio di lupi, orsi, cervi, cani e gatti vaganti grazie a un articolo che dà ai sindaci i poteri di autorizzare interventi di abbattimento di questi animali anche se solo si ritiene che siano fastidiosi; l'abbassamento dell'età minima a 16 anni per poter imbracciare un fucile (ne avevo già parlato qui), la possibilità di cacciare sulle rotte migratorie, ecc...

Ma una delle trovate più geniali inserite nel testo è sicuramente il comma 18 dell'art. 10, che recita testualmente: (il neretto è mio)

Le regioni, in via eccezionale, ed in vista di particolari necessità ambientali, possono disporre la costituzione coattiva di oasi di protezione e di zone di ripopolamento e cattura, nonché l’attuazione dei piani di miglioramento ambientale di cui al comma 9, purché il territorio complessivamente inibito alla caccia non venga, in tal modo, a superare il 30 per cento del territorio regionale

Cioè, se non fosse chiaro, saranno fuorilegge le regioni che vorranno destinare più del 30% del territorio complessivo alla salvaguardia e alla protezione, che è un po' come se fosse reato creare aree faunistiche e naturalistiche protette. Queste sono solo alcune delle norme contenute nel disegno di legge (un riassunto completo di tutte lo trovate qui). Dispiace che notizie come questa non trovino posto nelle home page dei quotidiani (l'unico che ne ha parlato è stato l'Espresso qualche giorno fa) e si diffondano solo grazie al passaparola in rete, ma d'altra parte - ormai è noto - le priorità sono altre.

(fonte immagine:
ritrattidianimali)

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