Il ritrovo in piazza dei negazionisti del coronavirus non è interessante per la manifestazione in sé (quattro gatti che a stento occupano una piccola porzione di una piccola piazza di Roma), ma è interessante perché sdogana una novità finora inedita: anche i più cretini tra i cretini abbandonano il mondo virtuale dei social per rendersi fisicamente visibili, dando così ancora maggiore input all'opera già iniziata in rete di scavarsi la fossa del ridicolo da soli.
Sdoganati questi, mi aspetto a breve manifestazioni di piazza dei terrapiattisti, dei negazionisti dell'Olocausto, di quelli che sulla Luna non ci siamo mai andati, di quelli che le torri gemelle gli americani se le sono buttate giù da soli e compagnia bella, tutti appartenenti a un'unica grande famiglia che potremmo tranquillamente denominare i no-brain.
"...e il mio maestro m'insegnò com'è difficile trovare l'alba dentro l'imbrunire..." (Franco Battiato)
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sabato 5 settembre 2020
sabato 25 luglio 2020
Oltre il limite
Ogni tanto mi chiedo se la stupidità umana abbia limiti. Mi dico di sì, che c'è un limite oltre il quale non è possibile andare. Poi vedo cose come questa, una protesta leghista contro l'arrivo di migranti potenziali portatori di coronavirus, e mi tocca ricredermi. Il problema è che piano piano ci si abitua a tutto, si digerisce tutto, anche la stupidità senza limiti.
mercoledì 1 aprile 2020
Salvini, D'Urso e l'Eterno riposo
Ci sono tre modi, credo, di reagire all'abisso di populismo in cui siamo precipitati, al confronto del quale la Fossa delle Marianne è una pozzanghera primaverile: incazzarsi, rassegnarsi o riderci su. Forse è meglio riderci su, anche se c'è ben poco da ridere.
domenica 23 febbraio 2020
Dai terrapiattisti precolombiani a quelli odierni
Chi ha visto 1492, la scoperta del paradiso, con un immenso Gerard Depardieu nei panni di Cristoforo Colombo, ricorda sicuramente una delle scene iniziali del film. Si vedono di spalle Cristoforo Colombo e il figlioletto primogenito Fernando seduti su una spiaggia mentre guardano il mare. Al largo c'è una nave che si sta allontanando. Il padre invita il figlio a guardarla insistentemente e a intervalli regolari gli chiede cosa veda. "La nave intera" gli risponde il figlio. Dopo dieci minuti glielo chiede di nuovo e il figlio risponde: "Adesso vedo solo le vele". Dopo altri dieci minuti: "Adesso è sparita."
"Cosa significa, secondo te?" gli chiede quindi il padre. Il bambino rimane pensoso qualche secondo, finché Colombo lo anticipa: "È rotonda."
Cinquecento e passa anni dopo Cristoforo Colombo c'è gente, e non poca, che ancora pensa come si pensava prima che arrivasse lui, e pur di tentare di dimostrare questa assurdità ci lascia pure le penne.
Mi è venuto in mente, mentre leggevo questa notizia, un saggio di Vittorino Andreoli che lessi un paio d'anni fa: Homo stupidus stupidus. Il declino di una civiltà, un libro illuminante sulla stupidità umana in tutte le sue innumerevoli forme e varianti, stupidità di cui giornalmente vengono fornite ampie prove.
"Cosa significa, secondo te?" gli chiede quindi il padre. Il bambino rimane pensoso qualche secondo, finché Colombo lo anticipa: "È rotonda."
Cinquecento e passa anni dopo Cristoforo Colombo c'è gente, e non poca, che ancora pensa come si pensava prima che arrivasse lui, e pur di tentare di dimostrare questa assurdità ci lascia pure le penne.
Mi è venuto in mente, mentre leggevo questa notizia, un saggio di Vittorino Andreoli che lessi un paio d'anni fa: Homo stupidus stupidus. Il declino di una civiltà, un libro illuminante sulla stupidità umana in tutte le sue innumerevoli forme e varianti, stupidità di cui giornalmente vengono fornite ampie prove.
giovedì 24 ottobre 2019
Calendari
Dopo i soliti papa Bergoglio, Padre Pio, Che Guevara, Mussolini (ebbene sì, c'è gente che compra i suoi calendari), Madre Teresa, cani, gatti, cavalli, lati B vari assortiti, quest'anno fa il suo ingresso nelle edicole il felpato. Per dire come si progredisca sempre, no?
(Dio, che orrore riferire a lui quel "Capitano, mio capitano", memoria nobile di uno dei più grandi film del secolo scorso.)
sabato 1 gennaio 2011
Tributi (alla stupidità)
Un morto, un edificio sventrato e un miracolato che ha espulso il proiettile starnutendo. Oltre naturalmente ad alcune centinaia di feriti, più o meno gravi, sparsi nella penisola. Anche quest'anno la stupidità umana ha preteso il suo tributo.
mercoledì 13 ottobre 2010
Entrata libera (allo stadio)
Questo articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.
Penso che chiunque abbia visto la partita della nazionale, ieri sera (anzi, la non-partita, visto che alla fine non si è giocato), si sia fatto almeno una domanda: come hanno fatto quei "tifosi" a entrare nello stadio? Attualmente è in corso una diatriba, con tanto di immancabili risvolti politici, tra la Serbia e il Viminale e tra l'opposizione e Maroni - Pd e Idv ne chiedono le dimissioni.
A me, sono sincero, non interessa tanto la questione politica. A me interessa che qualcuno, alla fine, risponda alla domanda qui sopra. Io non sono abituale frequentatore degli stadi, ma so che generalmente i controlli agli ingressi durante le normali partite di campionato sono piuttosto meticolosi (ti controllano il contenuto degli zaini, ad esempio). Questi qua sono entrati con bengala, fumogeni e attrezzi per tagliare la recinzione. Non c'era nessuno all'entrata a controllare?
Maroni potrebbe spiegare qualcosa, oltre a limitarsi a dire che "la Polizia ha sventato una strage". Attendiamo fiduciosi.
Aggiornamento 17,56.
Maroni non si è fatto vivo. In compenso ha dato voce Roberto Massucci, portavoce dell'osservatorio delle manifestazioni sportive, il quale ha detto che i controlli all'entrata sono stati carenti (ma va?). Poi, però, ha aggiunto anche: "cio' e' stato dovuto a diversi fattori, tra cui 'la vera e propria determinazione criminale' dei tifosi violenti che hanno 'letteralmente assalito le forze di Polizia'". Cosa significa questo secondo voi?, che i controlli sono stati superficiali perché i delinquenti erano molto determinati? Spero di avere capito male.
Penso che chiunque abbia visto la partita della nazionale, ieri sera (anzi, la non-partita, visto che alla fine non si è giocato), si sia fatto almeno una domanda: come hanno fatto quei "tifosi" a entrare nello stadio? Attualmente è in corso una diatriba, con tanto di immancabili risvolti politici, tra la Serbia e il Viminale e tra l'opposizione e Maroni - Pd e Idv ne chiedono le dimissioni.
A me, sono sincero, non interessa tanto la questione politica. A me interessa che qualcuno, alla fine, risponda alla domanda qui sopra. Io non sono abituale frequentatore degli stadi, ma so che generalmente i controlli agli ingressi durante le normali partite di campionato sono piuttosto meticolosi (ti controllano il contenuto degli zaini, ad esempio). Questi qua sono entrati con bengala, fumogeni e attrezzi per tagliare la recinzione. Non c'era nessuno all'entrata a controllare?
Maroni potrebbe spiegare qualcosa, oltre a limitarsi a dire che "la Polizia ha sventato una strage". Attendiamo fiduciosi.
Aggiornamento 17,56.
Maroni non si è fatto vivo. In compenso ha dato voce Roberto Massucci, portavoce dell'osservatorio delle manifestazioni sportive, il quale ha detto che i controlli all'entrata sono stati carenti (ma va?). Poi, però, ha aggiunto anche: "cio' e' stato dovuto a diversi fattori, tra cui 'la vera e propria determinazione criminale' dei tifosi violenti che hanno 'letteralmente assalito le forze di Polizia'". Cosa significa questo secondo voi?, che i controlli sono stati superficiali perché i delinquenti erano molto determinati? Spero di avere capito male.
martedì 14 settembre 2010
Caccia al tricolore
Riporto integralmente l'articolo pubblicato ieri da Piero Ricca sul suo blog. Forse è il caso di rifletterci un po' su.
Passeggiare con il Tricolore è rischioso, può apparire come una provocazione politica, può essere considerato un gesto offensivo rispetto alle idee del secondo partito di governo, il partito che esprime il ministro degli interni.
Sembra incredibile ma può capitare, girando sul territorio nazionale con la bandiera del proprio paese sulle spalle, di venire bloccati, identificati e forse denunciati dalla polizia, di essere minacciati e insultati in ogni modo da patrioti di una nazione inesistente: la “Padania”,
Questo ci è capitato ieri, domenica 12 settembre, a Venezia, in una bella giornata di sole, punteggiata dal colore verde delle bandiere e delle casacche dei tifosi leghisti, giunti da tutto il nord Italia per la rituale celebrazione del “dio Po”.
Sul palco Umberto Bossi e i principali leader del partito secessionista. Ai balconi di Venezia decine di bandiere tricolori, a ripetere il gesto famoso della signora Lucia, veneziana sensibile al valore dell’unità nazionale.
Eravamo una decina: con noi Marco Gavagnin, consigliere comunale a Venezia per la lista civica a cinque stelle, e l’amico Paolo Papillo, del blog Informazione dal Basso. Sbarcati a Venezia, abbiamo acquistato una bandiera da un venditore ambulante che ce ne ha regalata una seconda.
Dopodiché ci siamo incamminati verso Riva dei Sette Martiri (patrioti giustiziati mentre gridavano “Viva l’Italia Libera!”), dov’era in programma la manifestazione leghista, ad incrocio con via Garibaldi. A un certo punto siamo stati bloccati da un plotone di poliziotti e carabinieri. Motivo? Grave rischio di disordini a causa della nostra “provocazione”.
Intanto erano partiti gli insulti del popolo verde, proprio mentre gli amplificatori diffondevano la voce roca (e le parole poco comprensibili) del capo. “Comunisti di merda” è stato l’epiteto più gentile. Alcuni ci gridavano “froci” e “culattoni”. Un tipo inneggiava: “Forza Paraguay!”. Poi sono partiti i coretti da stadio: “Padania! Padania!”. Per loro il Tricolore è “da buttare nel cesso”, come insegna il grande leader, perché “l’Italia non è mai esistita e mai esisterà”.
Soltanto il cordone di polizia ha evitato l’aggressione fisica da parte di individui fanatizzati, incattiviti da decenni di violenta demagogia. Siamo stati tutti identificati, noi, non i linciatori. E poi allontanati tra due ali di folla inferocita.
Insomma, a 150 anni dall’Unità d’Italia e 65 dalla Liberazione, gli italiani restano da fare. Ma certi giorni viene il dubbio che sia troppo tardi.
(fonte articolo: http://www.pieroricca.org/2010/09/13/caccia-al-tricolore/)
Passeggiare con il Tricolore è rischioso, può apparire come una provocazione politica, può essere considerato un gesto offensivo rispetto alle idee del secondo partito di governo, il partito che esprime il ministro degli interni.
Sembra incredibile ma può capitare, girando sul territorio nazionale con la bandiera del proprio paese sulle spalle, di venire bloccati, identificati e forse denunciati dalla polizia, di essere minacciati e insultati in ogni modo da patrioti di una nazione inesistente: la “Padania”,
Questo ci è capitato ieri, domenica 12 settembre, a Venezia, in una bella giornata di sole, punteggiata dal colore verde delle bandiere e delle casacche dei tifosi leghisti, giunti da tutto il nord Italia per la rituale celebrazione del “dio Po”.
Sul palco Umberto Bossi e i principali leader del partito secessionista. Ai balconi di Venezia decine di bandiere tricolori, a ripetere il gesto famoso della signora Lucia, veneziana sensibile al valore dell’unità nazionale.
Eravamo una decina: con noi Marco Gavagnin, consigliere comunale a Venezia per la lista civica a cinque stelle, e l’amico Paolo Papillo, del blog Informazione dal Basso. Sbarcati a Venezia, abbiamo acquistato una bandiera da un venditore ambulante che ce ne ha regalata una seconda.
Dopodiché ci siamo incamminati verso Riva dei Sette Martiri (patrioti giustiziati mentre gridavano “Viva l’Italia Libera!”), dov’era in programma la manifestazione leghista, ad incrocio con via Garibaldi. A un certo punto siamo stati bloccati da un plotone di poliziotti e carabinieri. Motivo? Grave rischio di disordini a causa della nostra “provocazione”.
Intanto erano partiti gli insulti del popolo verde, proprio mentre gli amplificatori diffondevano la voce roca (e le parole poco comprensibili) del capo. “Comunisti di merda” è stato l’epiteto più gentile. Alcuni ci gridavano “froci” e “culattoni”. Un tipo inneggiava: “Forza Paraguay!”. Poi sono partiti i coretti da stadio: “Padania! Padania!”. Per loro il Tricolore è “da buttare nel cesso”, come insegna il grande leader, perché “l’Italia non è mai esistita e mai esisterà”.
Soltanto il cordone di polizia ha evitato l’aggressione fisica da parte di individui fanatizzati, incattiviti da decenni di violenta demagogia. Siamo stati tutti identificati, noi, non i linciatori. E poi allontanati tra due ali di folla inferocita.
Insomma, a 150 anni dall’Unità d’Italia e 65 dalla Liberazione, gli italiani restano da fare. Ma certi giorni viene il dubbio che sia troppo tardi.
(fonte articolo: http://www.pieroricca.org/2010/09/13/caccia-al-tricolore/)
martedì 24 agosto 2010
martedì 13 luglio 2010
L'idiozia televisiva non conosce confini

E poi ci si lamenta della cosiddetta trash-tv in Italia (per la cronaca, il filmato mi sono rifiutato di guardarlo).
(via metilparaben)
martedì 18 maggio 2010
venerdì 23 aprile 2010
Negozi in italiano
Scusate, ma voi, quando entrate in un negozio, qual è la prima cosa a cui badate? Che i prezzi siano decenti e la qualità di ciò che viene venduto sia buona, oppure che chi ve la vende parli bene l'italiano?
martedì 25 agosto 2009
Nuove forme di turismo
Mi sono sempre chiesto - e forse anche qualcuno di voi lo ha fatto a volte - cos'abbiano da festeggiare quelli (come definirli?) che saltano e urlano fuori e dentro le ricevitorie quando esce una vincita grossa al superenalotto, magari prima ancora che si sappia che è il fortunato di turno - sempre che ciò accada.
Assieme a questo, mi chiedo anche il senso di quella che sembra essere l'ultima tendenza del momento: il "turismo della fortuna", che altro non è che il pellegrinaggio nella ricevitoria dove si è verificata la vincita (e dove fino a poco prima gli innominabili stappavano le bottiglie). Pare infatti che Bagnone, paesino del nord della Toscana recentemente baciato dalla fortuna, da sabato scorso sia méta di vere e proprie spedizioni vacanziere da parte di turisti che vogliono respirare l'aria della fortuna. Addirittura, scrive Repubblica, "I telefoni squillano senza sosta, gli assessori si riuniscono perché - dice il sindaco - c'è da sfruttare turisticamente la vincita più alta d'Europa: l'immagine del paese della fortuna va spesa sul mercato delle vacanze".
Probabilmente il senso di tutto questo si inserisce in qualcosa di più grande, qualcosa che ha un respiro più ampio e che passa attraverso il boom di maghi e cartomanti, della superstizione e di telegiornali che trasmettono cose simili senza che nessuno si indigni.
Assieme a questo, mi chiedo anche il senso di quella che sembra essere l'ultima tendenza del momento: il "turismo della fortuna", che altro non è che il pellegrinaggio nella ricevitoria dove si è verificata la vincita (e dove fino a poco prima gli innominabili stappavano le bottiglie). Pare infatti che Bagnone, paesino del nord della Toscana recentemente baciato dalla fortuna, da sabato scorso sia méta di vere e proprie spedizioni vacanziere da parte di turisti che vogliono respirare l'aria della fortuna. Addirittura, scrive Repubblica, "I telefoni squillano senza sosta, gli assessori si riuniscono perché - dice il sindaco - c'è da sfruttare turisticamente la vincita più alta d'Europa: l'immagine del paese della fortuna va spesa sul mercato delle vacanze".
Probabilmente il senso di tutto questo si inserisce in qualcosa di più grande, qualcosa che ha un respiro più ampio e che passa attraverso il boom di maghi e cartomanti, della superstizione e di telegiornali che trasmettono cose simili senza che nessuno si indigni.
venerdì 21 agosto 2009
Rimbalza il clandestino
domenica 26 luglio 2009
mercoledì 12 novembre 2008
Ddl antiblog, ritorna lo spauracchio del "Levi-Prodi"
Questo articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.Non c'è niente da fare, internet sta sulle scatole: è palese. Non si spiegherebbe altrimenti la riesumazione del defunto progetto "Prodi-Levi", meglio noto come l'"ammazzablog", che alla fine dell'anno scorso ebbe il merito di aver mostrato al mondo intero (qui il Times) la competenza, prossima allo zero, in fatto di internet e nuove tecnologie dei nostri politici. Il progetto, fortunatamente, ebbe allora vita breve; un po' per le proteste della blogosfera e di chi di internet ci capisce qualcosa, un po' per le prese di posizione di personaggi della cultura e dell'informazione di primo piano e un po' perché di lì a poco il governo Prodi sarebbe caduto con conseguente consegna al dimenticatoio di tutto il progetto.
La differenza tra quanto successe un anno fa e oggi sta solo nel fatto che allora, bene o male, quel disgraziato progetto di legge finì nell'home page di qualche giornale; oggi silenzio assoluto. Anzi, se non fosse per la stampa online specializzata la cosa non sarebbe neppure stata menzionata. E invece - fortunatamente - ne ha parlato l'altro ieri Punto Informatico riprendendo una segnalazione dell'avvocato esperto di internet Daniele Minotti, e quindi, a ruota, altri siti e blog.
In pratica il noto giurista ha scoperto che il suddetto progetto di legge, lungi dall'essere morto e sepolto, è tornato in circolazione nelle aule del Parlamento, seppur con alcune varianti rispetto all'originale dell'anno scorso. In sostanza il famigerato progetto di legge, realizzato con l'intenzione di riordinare e disciplinare il variegato mondo della stampa, equiparava i blog a una normale testata giornalistica, con l'obbligo quindi per il blogger di iscriversi al ROC, il registro degli operatori di comunicazione, con tutto quello che ne consegue: bolli da pagare e tutta una serie di formalità burocratiche da espletare. Il timore (neanche tanto infondato, a mio parere) degli oppositori a questo progetto era che in realtà il disegno stesso avesse una sorta di secondo fine, facilmente intuibile in presenza dell'obbligo di registrazione a un apposito registro, schedatura del blog e del blogger e relativo fardello burocratico da sobbarcarsi. Un progetto che, oggi come allora, dimostra (per l'ennesima volta) una sola cosa: i nostri politici non capiscono un'acca del funzionamento di internet. E qui, se proprio vogliamo dirla tutta, non ci sarebbe neppure niente di male; il problema è che forti di questa ignoranza pretendono di legiferare, con dispendio di tempo e risorse (nostre) che potrebbe essere utilizzato per cose più utili e urgenti (che non mancano).
La protervia con cui viene tenuto in vita questo aberrante progetto, dimostra anche che di fronte al gravissimo (secondo loro) problema di regolamentare internet, destra e sinistra sono uguali, perfettamente allineate di fronte al nemico comune. Internet, come osserva giustamente Antonio Di Pietro sul suo blog, è l'unico mezzo di informazione rimasto libero, che parte dal basso, dagli utenti, ed è guarda caso quello che regolarmente viene preso di mira. Il problema - e al tempo stesso la dimostrazione di quanto dicevo prima - è che è difficilissimo capirci qualcosa anche dell'ultima versione di questa aberrazione (qualche dettaglio lo trovate qui), tanto che viene il sospetto che lo scopo finale sia più quello di intimorire piuttosto che legiferare.
Comunque andrà a finire questa storia, rimane il cruccio e un profondo senso di tristezza mista a rassegnazione nel vedere che mentre il resto del mondo progredisce e si adegua all'inarrestabile avvento e consolidamente delle nuovo forme di comunicazione di massa (Obama ha messo al primo punto del suo programma la libertà di internet), da noi si regredisce, si continua a perdere tempo e risorse su progetti di legge che se fossero presentati in paesi normali gli autori si beccherebbero i ghigni e gli sberleffi dei colleghi.
Mi chiedo quale sarà il prossimo passo nell'assurdo caso in cui una tale mostruosità giuridica dovesse essere convertita alla fine in legge: l'obbligo di esibire la carta d'identità per parlare col megafono?
Aggiornamento 15,38.
La risposta della blogosfera, com'era prevedibile, non si è fatta attendere, come si può constatare qui. Punto Informatico segnala che sono online due petizioni: una contro l'iscrizione dei siti italiani al ROC (qui), e una rivolta al Presidente della Camera dei Deputati affinché stronchi sul nascere l'intero progetto (qui).
mercoledì 5 novembre 2008
Anche Antonio Di Pietro cade sulle... scie chimiche
Dispiace, sinceramente, vedere come anche Antonio Di Pietro (foto) sia caduto vittima delle famigerate scie chimiche, e sia quindi andato ad ingrossare le fila di quelli (tanti) che purtroppo continuano a seminare disinformazione e ingiustificato allarme riguardo all'argomento.Per quelli che non lo sapessero - una delle poche forme di ignoranza che non comporta conseguenze serie - le scie chimiche sono semplicemente una cosa che non esiste, ma che i sostenitori di questa strampalata teoria ("sciachimisti") continuano senza sosta a divulgare e a definire reali. In pratica, secondo questa gente qua, saremmo di fronte a una forma di complotto, dalle dimensioni non ben definite, che prevede che le normali scie di condensazione prodotte dagli aerei contengano in realtà agenti chimici e/o batteriologici che vengono volutamente rilasciati nell'atmosfera per scopi non ben precisati (c'è chi dice meteorologici, chi climatici, chi governativi o militari, ecc...).
Ovviamente, senza bisogno di consultare la Wikipedia o di scomodare il colonnello Giuliacci, è sufficiente il buon senso per capire che una cosa del genere può trovare posto solo nella testa di qualche paranoico con la fissa del complottismo a tutti costi, ma tant'è. Ecco perché dispiace che pure il buon (e a questo punto un tantino ingenuo) Antonio Di Pietro abbia praticamente avallato questa teoria presentando, il 17 settembre scorso, un'interrogazione proprio su questo tema.
In attesa che lo stesso leader dell'Italia dei Valori, conscio della cantonata presa, ritiri l'interrogazione, suggerisco la lettura di questo divertente articolo di Paolo Attivissimo, giornalista informatico e cacciatore di bufale, che è forse quello che più di tutti si è speso (e continua a spendersi) per tentare di ridurre alla ragione i complottisti delle scie chimiche.
giovedì 18 settembre 2008
Due parole su quanto accaduto alla mamma blogger al centro commerciale Carrefour
Ho preferito aspettare prima di riportare e dare visibilità all'episodio narrato da Barbara nel suo blog. Non perché non credessi verosimile la storia (non ne ho tuttora motivo), ma perché so per esperienza che internet, in virtù del fatto di essere libera e aperta a tutti, si presta spesso, purtroppo, a essere utilizzata come cassa di risonanza di bufale.
Brevemente, Barbara è la mamma di un bambino autistico che è stato vittima, venerdì scorso, di un grave episodio di discriminazione, umiliazione e intolleranza all'interno del centro commerciale Carrefour di Assago. "Tacere non ha senso", come dice giustamente mamma Barbara, la quale ha preso così carta e penna (virtuali) e ha pubblicato il tutto sul suo blog. Internet ha poi fatto il resto: al momento in cui scrivo, il suo post ha superato i 600 commenti e la storia è già di dominio pubblico in rete.
Non dò giudizi sulla vicenda prima di vedere come evolverà la cosa e prima di aver letto e valutato eventuali repliche degli interessati. Come genitore, anche se davanti a queste cose non è necessario esserlo per indignarsi, se la vicenda sta veramente in questi termini - cosa della quale, come dicevo prima, al momento non ho motivo di dubitare - posso solo dire di provare vergogna.
Vi lascio alcuni link.
Qui trovate il racconto di Barbara, qui trovate il suo post di ringraziamento per gli innumerevoli attestati di solidarietà ricevuti e qui trovate la lettera inviatale da CarreFour in risposta alla sua e-mail.
Brevemente, Barbara è la mamma di un bambino autistico che è stato vittima, venerdì scorso, di un grave episodio di discriminazione, umiliazione e intolleranza all'interno del centro commerciale Carrefour di Assago. "Tacere non ha senso", come dice giustamente mamma Barbara, la quale ha preso così carta e penna (virtuali) e ha pubblicato il tutto sul suo blog. Internet ha poi fatto il resto: al momento in cui scrivo, il suo post ha superato i 600 commenti e la storia è già di dominio pubblico in rete.
Non dò giudizi sulla vicenda prima di vedere come evolverà la cosa e prima di aver letto e valutato eventuali repliche degli interessati. Come genitore, anche se davanti a queste cose non è necessario esserlo per indignarsi, se la vicenda sta veramente in questi termini - cosa della quale, come dicevo prima, al momento non ho motivo di dubitare - posso solo dire di provare vergogna.
Vi lascio alcuni link.
Qui trovate il racconto di Barbara, qui trovate il suo post di ringraziamento per gli innumerevoli attestati di solidarietà ricevuti e qui trovate la lettera inviatale da CarreFour in risposta alla sua e-mail.
lunedì 1 settembre 2008
Idioti in trasferta e relative motivazioni
Come avrete sicuramente letto, la prima giornata di campionato di calcio ha subito fatto capire quale sarà il trend da qui al prossimo giugno. Ma non voglio sprecare un post per parlare del gruppetto (come definirli?) che ieri ha dato una così ampia dimostrazione di quanti guai possa fare un neurone che si trova a dover vagare solo soletto all'interno di una scatola cranica vuota.
Volevo semplicemente far notare il tenore e l'enfasi con cui è stata strombazzata l'immediata scarcerazione dei nostri eroi oggi stesso:
Ora, secondo voi, se altri decerebrati avessero avuto qualche dubbio se provarci o meno di nuovo domenica prossima, adesso ce l'hanno ancora?
Volevo semplicemente far notare il tenore e l'enfasi con cui è stata strombazzata l'immediata scarcerazione dei nostri eroi oggi stesso:
Ora, secondo voi, se altri decerebrati avessero avuto qualche dubbio se provarci o meno di nuovo domenica prossima, adesso ce l'hanno ancora?
venerdì 29 agosto 2008
Prodotti invenduti rimasti sulla bancarella
Questo articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.
La bancarella ovviamente è quella specie di asta in cui vengono messi in vendita al miglior offerente (in genere Rai e Mediaset) i diritti per la visione in chiaro del campionato di calcio alle porte. Se non ci saranno novità dell'ultima ora, sempre possibili quando si parla di calcio, il prossimo weekend sarà privo di "Tutto il calcio minuto per minuto" e tutta la sequela nauseabonda di trasmissioni radio e tv correlate.
Proprio così, e tutto perché Rai e Lega Calcio non solo non sono riuscite ad accordarsi sul "prezzo", ma continuano a lanciarsi accuse reciproche di essere responsabili del mancato accordo. Eh sì, perché da tempo ormai il calcio è questo: soldi, diritti, trattative, business e, solo per ultimo, è anche uno sport. Uno sport, appunto, trattato alla stregua di un prodotto per il quale nessuno ha più voglia di svenarsi per comprarlo.
Non uso mezzi termini: non me ne può fregare di meno! Se anche le parti "belligeranti" non riuscissero definitivamente ad accordarsi e negassero a tutti la possibilità di vedere il calcio in chiaro da qui all'eternità, per me sarebbe esattamente la stessa cosa. Lo so, qualcuno potrebbe obiettare che è facile parlare così non essendo io appassionato di calcio. E' vero, non sono appassionato di calcio, ma non posso farci niente.
Quando poi leggo di persone (persone?) che bloccano una stazione ferroviaria per protestare contro la retrocessione in b della squadra del cuore, vuol dire che abbiamo probabilmente toccato il fondo, e se questo può essere (ma ne dubito) l'inizio della risalita, ben venga!
Aggiornamento 16,56.
Il prodotto invenduto, rimasto sulla bancarella, ha alla fine trovato un acquirente.
La bancarella ovviamente è quella specie di asta in cui vengono messi in vendita al miglior offerente (in genere Rai e Mediaset) i diritti per la visione in chiaro del campionato di calcio alle porte. Se non ci saranno novità dell'ultima ora, sempre possibili quando si parla di calcio, il prossimo weekend sarà privo di "Tutto il calcio minuto per minuto" e tutta la sequela nauseabonda di trasmissioni radio e tv correlate.
Proprio così, e tutto perché Rai e Lega Calcio non solo non sono riuscite ad accordarsi sul "prezzo", ma continuano a lanciarsi accuse reciproche di essere responsabili del mancato accordo. Eh sì, perché da tempo ormai il calcio è questo: soldi, diritti, trattative, business e, solo per ultimo, è anche uno sport. Uno sport, appunto, trattato alla stregua di un prodotto per il quale nessuno ha più voglia di svenarsi per comprarlo.
Non uso mezzi termini: non me ne può fregare di meno! Se anche le parti "belligeranti" non riuscissero definitivamente ad accordarsi e negassero a tutti la possibilità di vedere il calcio in chiaro da qui all'eternità, per me sarebbe esattamente la stessa cosa. Lo so, qualcuno potrebbe obiettare che è facile parlare così non essendo io appassionato di calcio. E' vero, non sono appassionato di calcio, ma non posso farci niente.
Quando poi leggo di persone (persone?) che bloccano una stazione ferroviaria per protestare contro la retrocessione in b della squadra del cuore, vuol dire che abbiamo probabilmente toccato il fondo, e se questo può essere (ma ne dubito) l'inizio della risalita, ben venga!
Aggiornamento 16,56.
Il prodotto invenduto, rimasto sulla bancarella, ha alla fine trovato un acquirente.
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