"...e il mio maestro m'insegnò com'è difficile trovare l'alba dentro l'imbrunire..." (Franco Battiato)
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lunedì 25 luglio 2011
Prezzi popolari
Niente che non si sapesse già, intendiamoci. Ma diciamolo lo stesso: fanno un po' schifo, eh?
giovedì 7 gennaio 2010
Se neppure l'antitrust capisce
Se in questo ultimo periodo siete passati a far visita a un distributore di benzina vi sarete accorti che il carburante è "leggermente" aumentato. Ieri e oggi di questi aumenti hanno parlato diversi organi di informazione. L'Ansa, ad esempio, poco fa scriveva:
Come accade quasi sempre in questi casi, qualcuno si è accorto che gli aumenti alla pompa non corrispondono agli aumenti della quotazione del greggio.
Ora, come sapete, c'è un organismo, l'Antitrust, che tra le altre cose si occupa di vigilare su intese e/o cartelli che possono risultare lesivi o restrittivi per la concorrenza o per i consumatori. Ecco, sentire il presidente di tale organismo dire: «Dal punto vista razionale non riesco a capire, ma da punto di vista tecnico, giuridico ed economico non ho la prova che questo sia un illecito» fa un certo effetto. Insomma, se non riesce a sbrogliare la matassa l'antitrust, chi deve farlo? il consumatore? E, soprattutto, cosa ci sta a fare tale organismo?
Dal monitoraggio diffuso da quotidianoenergia.it emerge che i prezzi di riferimento per la benzina e il diesel sono aumentati per tutte le compagnie e sono ormai nella fascia tra 1,336 euro al litro e 1,352 euro. Al livello più alto di prezzo la Shell (+0,015 a 1,352 euro) mentre la Esso vende il carburante a 1,336 euro al litro (+0,012).
Come accade quasi sempre in questi casi, qualcuno si è accorto che gli aumenti alla pompa non corrispondono agli aumenti della quotazione del greggio.
I consumatori ricordano che il petrolio il 29 dicembre si attestava a 78 dollari al barile con un prezzo della benzina a 1,27 mentre oggi è a 82 Dollari (+4%) mentre la benzina ha raggiunto in alcuni distributori quota 1,35 (+7%).
Ora, come sapete, c'è un organismo, l'Antitrust, che tra le altre cose si occupa di vigilare su intese e/o cartelli che possono risultare lesivi o restrittivi per la concorrenza o per i consumatori. Ecco, sentire il presidente di tale organismo dire: «Dal punto vista razionale non riesco a capire, ma da punto di vista tecnico, giuridico ed economico non ho la prova che questo sia un illecito» fa un certo effetto. Insomma, se non riesce a sbrogliare la matassa l'antitrust, chi deve farlo? il consumatore? E, soprattutto, cosa ci sta a fare tale organismo?
martedì 29 dicembre 2009
Ryanair-Enac, è solo questione di regolamenti?
Non so quanti di voi stiano seguendo la vicenda, ma quello che sta accadendo tra uno dei principali vettori aerei privati che operano anche nel nostro paese e l'Enac forse ha implicazioni che vanno al di là delle semplici apparenze. Faccio un velocissimo riepilogo della vicenda.
Ryanair è una compagnia aerea privata irlandese. Ha sede a Dublino e fa parte delle cosiddette "low cost". Collega tutti gli stati europei e alcuni del nord Africa. L'Enac, invece, è l'ente italiano che si occupa dei regolamenti e della vigilanza nell'ambito dell'aviazione civile. Perché i due soggetti sono in contenzioso? E, soprattutto, perché Ryanair ha deciso di sospendere a oltranza tutti i voli nazionali a partire dal 23 gennaio? Il motivo principale (e ufficiale) è che l'Enac pretende che la compagnia aerea accetti al check-in, per i voli nazionali, qualsiasi documento di identità, mentre invece Ryanair accetta solo passaporto o carta d'identità (valida per l'espatrio). La diatriba è tutta qui. Almeno quella ufficiale. A svelare che forse, dietro, potrebbero nascondersi altre motivazioni, è stato sabato scorso il Corriere con questo articolo: Roma fa guerra alle compagnie low cost.
A questo si aggiunge - scrive sempre il Corriere - che sull'aereoporto di Ciampino il Dipartimento di Epidemiologia della regione Lazio ha chiesto di ridurre i movimenti aerei giornalieri dagli attuali 162 a un massimo di 60, ma dei suddetti voli 100 sono low-cost e 62 dell'aeroporto militare. Il motivo? Non si sa. E' certo solo che in questo modo Ryanair dovrà abbandonare quello scalo.
Ricapitoliamo: Ryanair è un operatore "low cost" che opera in regime di libera concorrenza e fa volare i passeggeri con notevole risparmio di soldi - utilizza internet per le prenotazioni e il check-in online - facendo perdere consistenti quote di mercato ad Alitalia. Forse, al di là della futile questione dei documenti di identificazione, si potrebbe fare due più due e arrivare a qualche conclusione, come quella ad esempio di Andrea Giuricin:
Anche Daniele, sul suo blog, ha affrontato la questione. Ma lui, si sa, esagera sempre... :-)
Ryanair è una compagnia aerea privata irlandese. Ha sede a Dublino e fa parte delle cosiddette "low cost". Collega tutti gli stati europei e alcuni del nord Africa. L'Enac, invece, è l'ente italiano che si occupa dei regolamenti e della vigilanza nell'ambito dell'aviazione civile. Perché i due soggetti sono in contenzioso? E, soprattutto, perché Ryanair ha deciso di sospendere a oltranza tutti i voli nazionali a partire dal 23 gennaio? Il motivo principale (e ufficiale) è che l'Enac pretende che la compagnia aerea accetti al check-in, per i voli nazionali, qualsiasi documento di identità, mentre invece Ryanair accetta solo passaporto o carta d'identità (valida per l'espatrio). La diatriba è tutta qui. Almeno quella ufficiale. A svelare che forse, dietro, potrebbero nascondersi altre motivazioni, è stato sabato scorso il Corriere con questo articolo: Roma fa guerra alle compagnie low cost.
Le compagnie low cost, che anche durante queste festività stanno facendo volare milioni di persone con voli economici, sono di nuovo nell'occhio del ciclone. L'Enac - l'Ente nazionale per l'aviazione civile - punta il dito contro Ryanair ed Easyjet.
La prima, protagonista di un lungo contenzioso legale sui diritti di volo a Ciampino, viene richiamata dall'Enac - con varie ordinanze - a accettare più semplici «forme di identificazione per i passeggeri che viaggiano sulle rotte domestiche».
A questo si aggiunge - scrive sempre il Corriere - che sull'aereoporto di Ciampino il Dipartimento di Epidemiologia della regione Lazio ha chiesto di ridurre i movimenti aerei giornalieri dagli attuali 162 a un massimo di 60, ma dei suddetti voli 100 sono low-cost e 62 dell'aeroporto militare. Il motivo? Non si sa. E' certo solo che in questo modo Ryanair dovrà abbandonare quello scalo.
Ricapitoliamo: Ryanair è un operatore "low cost" che opera in regime di libera concorrenza e fa volare i passeggeri con notevole risparmio di soldi - utilizza internet per le prenotazioni e il check-in online - facendo perdere consistenti quote di mercato ad Alitalia. Forse, al di là della futile questione dei documenti di identificazione, si potrebbe fare due più due e arrivare a qualche conclusione, come quella ad esempio di Andrea Giuricin:
«L'Enac negli ultimi anni non si è comportato come regolatore indipendente» e la politica è sembrata «voler favorire un determinato vettore» cercando di «limitare la concorrenza» delle low cost. Fra gli esempi, l'economista dell'Ibl cita la chiusura di Ciampino e il piano degli aeroporti, «che serve a regolare in modo che le low cost abbiano maggiori difficoltà ad entrare nel mercato italiano».
Anche Daniele, sul suo blog, ha affrontato la questione. Ma lui, si sa, esagera sempre... :-)
lunedì 31 agosto 2009
Scontrini diversi a seconda di chi si presenta alla cassa
Esistono veramente in certe zone d'Italia esercizi commerciali (bar, ristoranti, ecc...) che lavorano col sistema del doppio scontrino? Quello che finora era più che altro solamente ipotizzato, ha trovato conferma a Milano, dove i cosiddetti "furbetti del barettino" userebbero con una certa frequenza questo sistema per spennare i turisti.
L'esperimento l'hanno fatto due giornalisti di Repubblica girando per alcuni bar di Milano. Ecco parte del loro racconto:
Ed ecco qui sotto il raffronto di uno degli scontrini emessi (le immagini degli altri le trovate qui):

Ora, forse ricorderete che durante l'estate sono spesso balzati all'onore della cronaca episodi riconducibili a questo accaduti in varie parti d'Italia, tipo ad esempio i due turisti giapponesi che a Roma hanno pagato più di 500 euro per un pranzo in un noto ristorante - del caso si interessò pure il ministro Brambilla.
Ecco, non mi pare che, come italiani, da episodi come questi ne usciamo bene.
L'esperimento l'hanno fatto due giornalisti di Repubblica girando per alcuni bar di Milano. Ecco parte del loro racconto:
In due, ci siamo seduti in tavolini diversi del medesimo bar consumando le stesse, identiche cose: una con la piantina di Milano alla mano, una rivista francese e un inglese sicuro; l’altro con un quotidiano italiano, il casco e l’aria da milanese rimasto in città a lavorare. Il risultato? Tra spremute d’arancia, caffè, acqua minerale, toast e gelati in quattro locali su dieci la “turista” ha pagato molto di più, in un paio di casi addirittura il doppio. In altri tre casi, il conto era lo stesso, ma alla “straniera” non è stato consegnato lo scontrino fiscale.
Ed ecco qui sotto il raffronto di uno degli scontrini emessi (le immagini degli altri le trovate qui):

Ora, forse ricorderete che durante l'estate sono spesso balzati all'onore della cronaca episodi riconducibili a questo accaduti in varie parti d'Italia, tipo ad esempio i due turisti giapponesi che a Roma hanno pagato più di 500 euro per un pranzo in un noto ristorante - del caso si interessò pure il ministro Brambilla.
Ecco, non mi pare che, come italiani, da episodi come questi ne usciamo bene.
venerdì 7 agosto 2009
Benzina, aumenti e risate
La benzina è la benzina, gli aumenti sono gli aumenti ad hoc di quest'ultima e le risate sono quelle che emergono spontanee dopo aver letto del fallimento della trattativa governo-petrolieri nell'incontro di ieri al Ministero dello Sviluppo Economico.La storia è nota, anzi stranota: siamo in agosto, ci sono le ferie, la gente si sposta in massa (per la maggior parte con l'auto), e le compagnie petrolifere che fanno? Aumentano i prezzi, naturale no? Qualcuno ricorda per caso qualche agosto degli anni passati in cui è successo qualcosa di diverso?
Scajola ha fatto la faccia cattiva, ma loro, i petrolieri, duri, neanche a pensarci a fare dietrofront, neppure per abbassare i prezzi alla pompa di quei 2 cent al litro che secondo il governo rientravano nel margine possibile di riduzione.
E quindi, anche qui seguendo un inutile copione già visto e rivisto, le associazioni dei consumatori strillano, il governo si incavola, la gente pure, ci si appella all'antitrust, all'osservatorio dei prezzi; ma alla fine il tempo passa, agosto finisce e chi ha avuto ha avuto e chi ha dato ha dato: la speculazione è la speculazione.
E, d'altra parte, in quale altro periodo dell'anno, se non adesso, è possibile mungere contemporaneamente 16 milioni di italiani?
giovedì 23 luglio 2009
Un film visto e rivisto
Quello dell'aumento dei prezzi alla pompa in concomitanza dei grandi esodi.
Il solito copione prevede ora che le compagnie si giustificano con il ricaro del barile di petrolio e con l’aumento dei prezzi industriali dei carburanti sul mercato internazionale. Nella seconda parte del film il governo, dopo ripetuti allarmi, convoca i petrolieri e li persuade a darsi una calmata. Intanto è passato del tempo e chi ha dato ha dato.
(via La Stampa)
Il solito copione prevede ora che le compagnie si giustificano con il ricaro del barile di petrolio e con l’aumento dei prezzi industriali dei carburanti sul mercato internazionale. Nella seconda parte del film il governo, dopo ripetuti allarmi, convoca i petrolieri e li persuade a darsi una calmata. Intanto è passato del tempo e chi ha dato ha dato.
(via La Stampa)
domenica 3 maggio 2009
Ponte del primo maggio, tra "mini-esodo" e "maxi-aumenti" (autostradali)
La concomitanza delle due cose è sicuramente casuale, mica siamo tanto maliziosi noi. Mi riferisco agli italiani - 6,5 milioni secondo il Sole24Ore - che in questo weekend di inzio maggio scorrazzeranno in giro per l'Italia senza magari sapere che proprio nello stesso weekend quasi tutte le maggiori concessionarie autostradali hanno aumentato le tariffe.
Aumenti che, guarda un po', scattano proprio dal 1° maggio. Eccoli società per società:
Come dicevo, la concomitanza è naturalmente casuale, così come sono casuali gli aumenti dei prezzi alla pompa in occasione dei grandi esodi estivi (ricordate cos'è successo lo scorso agosto?); ma quello che forse è ancora più difficile da mandare giù è che in paesi come Belgio, Danimarca, Finlandia, Francia (parzialmente), Germania, Gran Bretagna, Norvegia, Olanda e Svezia le autostrade sono totalmente gratuite.
Prima o poi ce ne faremo una ragione.
Aumenti che, guarda un po', scattano proprio dal 1° maggio. Eccoli società per società:
Aspi, 2,40%; Ativa, 6,57%; Milano Serravalle, 2,48%; Centro Padane, 2,61%; Brescia-Padova, 1,59%; Cisa, 1,61%; Satap, tronco A4, 19,46%, Satap, tronco A21, 12,63%; Venezia-Padova, 0,66%; Autobrennero, 1,57%; Rav, 0,51%; Torino-Savona, 0,73%; Sitaf, 4,57%; Fiori, 1,83%; Tangenziale di Napoli, 6,63%; Salt, 4,55%; Sat, 5,14%; Sam, 4,89%; Sav Autostrada, 2,90%; Raccordo Gran S. Bernardo, 2,71%; Asti-Cuneo, 9,30%. (fonte)
Come dicevo, la concomitanza è naturalmente casuale, così come sono casuali gli aumenti dei prezzi alla pompa in occasione dei grandi esodi estivi (ricordate cos'è successo lo scorso agosto?); ma quello che forse è ancora più difficile da mandare giù è che in paesi come Belgio, Danimarca, Finlandia, Francia (parzialmente), Germania, Gran Bretagna, Norvegia, Olanda e Svezia le autostrade sono totalmente gratuite.
Prima o poi ce ne faremo una ragione.
martedì 3 marzo 2009
Onorevoli abbuffate
Lo so, quando si parla di queste cose si corre sempre il rischio di fare dell'inutile e fastidiosa demagogia, ma d'altra parte è inevitabile.
Voglio dire, quando a gente che viaggia a 14.000 euro al mese viene fatto uno sconto del 20% in modo che un pranzo a base di pasticcio di maccheroni, seppioline con patate o pesce spada, contorno, composta di frutta fresca e caffè costi 5 euro e 92 centesimi, a me un po' di incazzatura viene naturale.
E al diavolo la demagogia.
Aggiornamento 04/03/2009.
Pare che Schifani non abbia gradito le polemiche sorte intorno alla vicenda.
Voglio dire, quando a gente che viaggia a 14.000 euro al mese viene fatto uno sconto del 20% in modo che un pranzo a base di pasticcio di maccheroni, seppioline con patate o pesce spada, contorno, composta di frutta fresca e caffè costi 5 euro e 92 centesimi, a me un po' di incazzatura viene naturale.
E al diavolo la demagogia.
Aggiornamento 04/03/2009.
Pare che Schifani non abbia gradito le polemiche sorte intorno alla vicenda.
giovedì 8 gennaio 2009
Canone senza pubblicità (in Francia)
Ieri, da bravo contribuente ligio al dovere (anche se con un lieve giramento di scatole), ho pagato il canone Rai. Un balzello che continuo a pagare più che altro per amore del quieto vivere (non mi va di avere rogne con l'agenzia delle entrate) e perché, comunque, l'apparecchio tv in casa ce l'abbiamo, anche se sono rimaste solo le mie figlie che ogni tanto lo utilizzano ancora.L'eufemistico giramento di scatole (in realtà una vera e propria incavolatura) è stato determinato principalmente da due motivi:
- è aumentato rispetto all'anno precedente (107,50 € contro 106,00).
- è gravato da un'imposta ("commissione d'incasso", recita la ricevuta di pagamento) di 1,55 € perché l'ho pagato in tabaccheria, se lo pagavo alla posta era solo di un euro.
E neppure vale la pena soffermarsi più di tanto sulla "commissione d'incasso" di cui parlavo prima, in pratica nient'altro che un costo accessorio applicato alla riscossione di una tassa. Una sorta di tassa sulla tassa, verrebbe da dire. Vabbè...
La cosa interessante, invece, mi pare sia la notizia apparsa in questi giorni sui media, guarda a caso proprio in concomitanza col periodo in cui qui da noi si paga l'amato obolo televisivo, e cioè che in Francia ha ufficialmente esordito la tv senza pubblicità. In pratica, l'emittente pubblica di stato - applicando una legge fortemente voluta da Sarkozy - sarà senza interruzioni pubblicitarie a partire dalla cosiddetta fascia prime time, cioè dalle 20 fino alle 6 del mattino.
I risultati - scontati - non si sono fatti attendere. In pratica, da adesso, in Francia la tv di stato (anche lì gravata dal canone) sarà senza pubblicità. Cosa dite, la Rai prenderà esempio?
sabato 22 novembre 2008
La crisi finanziaria vista da Capello
Che sia in atto una crisi finanziaria globale mi pare che sia sotto gli occhi di tutti; se poi a confermarlo (con contorno di fosche previsioni) è pure Trichet, non c'è più alcun dubbio. Una crisi finanziaria che non guarda in faccia nessuno e che colpisce indistintamente ricchi e poveri (con effetti ovviamente differenti).Tra i ricchi che loro malgrado hanno risentito della suddetta crisi, va sicuramente menzionato l'allenatore Fabio Capello (nell'immagine qui sopra in un gesto piuttosto eloquente), che a causa del deprezzamento della sterlina rispetto all'euro ha perso più di un milione di euro. Scrive Tuttosport:
Capello ha firmato un quadriennale da sei milioni di sterline a stagione, ma viene pagato in Italia. Quando aveva raggiunto l'accordo con la federcalcio inglese, lo scorso inverno, il cambio sterlina-euro era di 1,39, precipitato 11 mesi più tardi a 1,18. Ciò significa - puntualizza il Sun - che se l'anno scorso il contratto di Capello valeva 8,28 milioni di euro all'anno, oggi equivale a 7.08: una svalutazione di 1,2 milioni di euro.
Ora, gli effetti della crisi sullo stipendio di Capello sono sicuramente meno gravi di quelli prodotti ad esempio su un operaio in cassa integrazione a 750 euro al mese, tanto è vero che lo stesso allenatore pare in effetti non essersela presa troppo quando ha saputo ("rimane comunque soddisfatto del suo stipendio e non ha alcuna intenzione di chiedere un adeguamento").
Per quanto riguarda noi, comuni mortali, può essere utile provare a consolarsi con la benzina.
martedì 28 ottobre 2008
Petrolio e benzina, chi scende di più?
E' proprio vero, fa più rumore un albero che cade di una foresta che cresce, come dice un vecchio detto che non ricordo più da dove venga. In questo caso, però, la foresta non cresce ma cala. E già, perché più o meno nell'indifferenza generale il petrolio è arrivato a costare meno della metà di quanto cosatava esattamente 4 mesi fa.
Questa era infatti la quotazione ufficiale riportata ieri da oil-price.net:

E qui sotto invece trovate quanto costava il petrolio il 30 giugno scorso: più di 140 dollari al barile. Il grafico tra l'altro è molto interessante perché mostra le variazioni dal 1999 a oggi:
(fonte immagine: petrolio.blogosfere.it)
Come è noto - almeno a chi si reca con una certa frequenza al distributore - la benzina non ha subito un calo di prezzo proporzionale a quello del greggio. O mi sbaglio? Certo, un pochino in questo ultimo periodo è calata, ma mi pare che la forbice che indica la differenza tra il calo della materia prima e il calo del prodotto finito, se così si può dire, sia decisamente squilibrata (ovviamente a nostro svantaggio).
Vado a memoria, ma mi pare che quando il greggio era alla sua quotazione massima - 147 e rotti $ a luglio - la benzina costasse circa un euro e mezzo. Oggi, col petrolio a 62, la benzina è poco sotto 1,30 (fonte). Insomma, i conti ve li potete fare da voi.
Come sapete io non sono un esperto di queste cose e mi limito semplicemente a riportare i dati che si trovano qua e là; ma, a parte le facili battute che si sentono in giro (tipo quella che quando il petrolio cala a questi livelli e la benzina rimane sostanzialmente lì significa che Moratti sta pensando di comprare qualcun altro), sarebbe interessante sapere con quale criterio le compagnie perolifere applicano alla pompa le variazioni del prezzo del greggio. E soprattutto come mai questo benedetto prezzo alla pompa cresce subito e velocemente quando cresce il petrolio, ma rimane sostanzialmente lì quando viceversa il petrolio cala.
Bisogna che mi ricordi di chiederlo al mio benzinaio la prossima volta che passo.
Questa era infatti la quotazione ufficiale riportata ieri da oil-price.net:

E qui sotto invece trovate quanto costava il petrolio il 30 giugno scorso: più di 140 dollari al barile. Il grafico tra l'altro è molto interessante perché mostra le variazioni dal 1999 a oggi:
(fonte immagine: petrolio.blogosfere.it)Come è noto - almeno a chi si reca con una certa frequenza al distributore - la benzina non ha subito un calo di prezzo proporzionale a quello del greggio. O mi sbaglio? Certo, un pochino in questo ultimo periodo è calata, ma mi pare che la forbice che indica la differenza tra il calo della materia prima e il calo del prodotto finito, se così si può dire, sia decisamente squilibrata (ovviamente a nostro svantaggio).
Vado a memoria, ma mi pare che quando il greggio era alla sua quotazione massima - 147 e rotti $ a luglio - la benzina costasse circa un euro e mezzo. Oggi, col petrolio a 62, la benzina è poco sotto 1,30 (fonte). Insomma, i conti ve li potete fare da voi.
Come sapete io non sono un esperto di queste cose e mi limito semplicemente a riportare i dati che si trovano qua e là; ma, a parte le facili battute che si sentono in giro (tipo quella che quando il petrolio cala a questi livelli e la benzina rimane sostanzialmente lì significa che Moratti sta pensando di comprare qualcun altro), sarebbe interessante sapere con quale criterio le compagnie perolifere applicano alla pompa le variazioni del prezzo del greggio. E soprattutto come mai questo benedetto prezzo alla pompa cresce subito e velocemente quando cresce il petrolio, ma rimane sostanzialmente lì quando viceversa il petrolio cala.
Bisogna che mi ricordi di chiederlo al mio benzinaio la prossima volta che passo.
lunedì 25 agosto 2008
Tim e Vodafone? Si sbellicano dalle risate...
Leggo sul Sole24Ore che anche Vodafone, dopo Tim, è stata multata dall'Antitrust per pratiche commerciali scorrette (un modo elegante di dire che ci prendono per i fondelli con gli spot).
Dall'articolo linkato:
Vodafone è finita sotto la scure dell'Antitrust per il suo dispositivo di connessione ad internet denominato «Internet Key», la "chiavetta" Usb che, collegata al computer, consente di accedere a internet attraverso la rete di telefonia cellulare. «Se ti abboni è gratis» era lo slogan della pubblicità televisiva. Secondo l'Autorità, «la scelta operata di enfatizzare», nel relativo spot «la gratuità della fornitura della chiavetta a fronte della condizione della sottoscrizione di un abbonamento presenta un carattere fuorviante». Non si evidenzia, infatti, adeguatamente che l'effettiva natura dell'offerta risiede in un abbonamento di durata prolungata nel tempo.
La multa, secondo quanto riporta il quotidiano di confindustria, pare si aggiri attorno ai 360.000 € (per Tim erano 300.000). "Cifre considerevoli", scrive sempre il Sole. Poi, magari, a uno viene voglia di farsi un giretto sul sito di Vodafone, vedere quanto ha tirato su solo negli ultimi tre mesi e pensare che è lì che ride...
Dall'articolo linkato:
Vodafone è finita sotto la scure dell'Antitrust per il suo dispositivo di connessione ad internet denominato «Internet Key», la "chiavetta" Usb che, collegata al computer, consente di accedere a internet attraverso la rete di telefonia cellulare. «Se ti abboni è gratis» era lo slogan della pubblicità televisiva. Secondo l'Autorità, «la scelta operata di enfatizzare», nel relativo spot «la gratuità della fornitura della chiavetta a fronte della condizione della sottoscrizione di un abbonamento presenta un carattere fuorviante». Non si evidenzia, infatti, adeguatamente che l'effettiva natura dell'offerta risiede in un abbonamento di durata prolungata nel tempo.
La multa, secondo quanto riporta il quotidiano di confindustria, pare si aggiri attorno ai 360.000 € (per Tim erano 300.000). "Cifre considerevoli", scrive sempre il Sole. Poi, magari, a uno viene voglia di farsi un giretto sul sito di Vodafone, vedere quanto ha tirato su solo negli ultimi tre mesi e pensare che è lì che ride...
giovedì 26 giugno 2008
Inquietanti segnali
La benzina e il gasolio aumentano tutti i giorni, e questo è facilmente verificabile da chiunque abbia una macchina, uno scooter o anche solo un Ciao. E' opinione comune e diffusa che le compagnie petrolifere facciano il bello e il cattivo tempo (per quanto riguarda i prezzi) contando sul fatto che l'italiano medio rinuncia a tutto ma non alla macchina.
Tito Boeri, ad esempio, scriveva qualche giorno fa su Repubblica:
Ovviamente la cosa non va presa alla leggera, né tanto meno sottovalutata, anche perché è proprio di questi giorni la notizia che una forte contrazione del consumo l'ha subìta addirittura anche il pane. Proprio così, il bene non voluttuario per eccellenza ha toccato nei primi tre mesi del 2008 il minimo storico, segno inequivocabile che pure questo comincia a non essere alla portata di tutti.
Non mi sembrano segnali molto tranquillizzanti.
Tito Boeri, ad esempio, scriveva qualche giorno fa su Repubblica:
Il fatto è che la domanda di carburante è poco reattiva a variazioni del prezzo. Ci vuole del tempo per cambiare abitudini, rinunciare ad andare al lavoro in macchina, dotarsi di fonti di riscaldamento alternative, investire in tecnologie che riducano la nostra dipendenza dal petrolio. Quindi le compagnie petrolifere e i distributori possono tranquillamente aumentare i prezzi per compensare il maggiore prelievo senza temere forti contraccolpi sulle quantità vendute.Probabilmente il giornalista quando ha scritto il pezzo non ha fatto i conti con alcune notizie che sono comparse qua e là sui giornali, e una proprio sulla stessa Repubblica di qualche giorno dopo:
I dati parlano chiaro: nelle grandi città il consumo di carburanti è crollato, con punte negative di -30%. A livello nazionale, nel mese di maggio 2008, la vendita di verde è calata del 9,1% rispetto a maggio 2007 e il gasolio del 3,5%. Non solo. Nei primi cinque mesi dell'anno le pompe hanno erogato 164mila tonnellate di combustibile in meno, rispetto all'anno precedente.Alla luce di tutto questo, se la tendenza prende piede non so per quanto ancora "le compagnie petrolifere e i distributori possono tranquillamente aumentare i prezzi per compensare il maggiore prelievo senza temere forti contraccolpi sulle quantità vendute", come dice Boeri.
Ovviamente la cosa non va presa alla leggera, né tanto meno sottovalutata, anche perché è proprio di questi giorni la notizia che una forte contrazione del consumo l'ha subìta addirittura anche il pane. Proprio così, il bene non voluttuario per eccellenza ha toccato nei primi tre mesi del 2008 il minimo storico, segno inequivocabile che pure questo comincia a non essere alla portata di tutti.
Non mi sembrano segnali molto tranquillizzanti.
mercoledì 14 maggio 2008
Sistemi operativi preinstallati, arriva la class action
La mai sopita questione, che si trascina da anni, dei sistemi operativi Windows preinstallati sui pc, si è arricchita di un nuovo e per certi versi inaspettato capitolo: una probabile class action.A darne notizia è tra gli altri PI, che in questo articolo segnala l'iniziativa presa dall'associazione dei consumatori Aduc.
Come è noto, quando si va ad acquistare un pc ci si trova nella stragrande maggioranza dei casi già preinstallato Windows. Si tratta dei famosi sistemi OEM (Original Equipment Manifacturer), tramite i quali Microsoft cede ai produttori di pc i diritti di preinstallazione.
Il motivo principale della class action, come si legge nella pagina del sito dell'Aduc che si riferisce all'iniziativa, va ricercato nella conclamata impossibilità - se non a prezzo di assurde e sfiancanti acrobazie burocratiche - di ottenere il legittimo rimborso per ciò che non si utilizza e non si vuole.
E' vero che oggi sono sempre in maggior numero le catene e i negozi che vendono pc privi di sistema operativo o con preinstallato Linux (ad esempio computerdiscount.it), ma, come documentato a suo tempo da Paolo Attivissimo, chi si vuole imbarcare in una impresa del genere deve armarsi di una titanica dose di testardaggine e pazienza. E tutto questo pure in presenza di sentenze che stabiliscono la legittimità della richiesta di rimborso.
A margine di tutto ciò, quello che lascia un po' di amaro e che rattrista è che si debba ricorrere a una class action per vedere riconosciuto un diritto legale, in questo caso espressamente previsto dal contratto di licenza Microsoft.
venerdì 25 aprile 2008
Quel sottile confine tra devozione e business

(fonte immagine: Repubblica.it)
Se si considera che per l'ostensione della salma di Padre Pio, o di quel che ne resta, si sono riversate a san Giovanni Rotondo circa 15.000 persone (e qualche centinaio di migliaia accorrerà nei prossimi giorni), che gli alberghi traboccano (e traboccheranno fino a settembre, periodo durante il quale la reliquia resterà esposta) e che sul sito ufficiale del santo c'è una sezione e-store con gadget, ricordini e ninnoli vari (con relativo tariffario), si capisce bene come il già sottile confine tra devozione e business sia sempre più sottile.
martedì 22 aprile 2008
Gadget tecnologici? Prima di acquistarli diamo un'occhiata ai prezzi in rete
Prendo spunto da questo post di maury, per segnalare la (dis)avventura capitata a Flavio all'atto di acquistare una videocamera digitale.
Morale della storia? Prima di acquistare un gadget digitale di qualsiasi tipo, diamo un'occhiata al suo prezzo in rete. Prevenire è meglio che curare...
Morale della storia? Prima di acquistare un gadget digitale di qualsiasi tipo, diamo un'occhiata al suo prezzo in rete. Prevenire è meglio che curare...
mercoledì 20 febbraio 2008
L'ennesima
Per l'ennesima volta il petrolio sfonda il tetto dei 100 $ al barile, per l'ennesima volta la benzina e il gasolio aumentano, per l'ennesima volta le varie associazioni dei consumatori lanciano un patetico allarme (che non serve a niente) per dire quanto costerà tutto ciò in un anno a una famiglia.
Per l'ennesima volta mi sento vittima di una globale e gigantesca presa per i fondelli.
Per l'ennesima volta mi sento vittima di una globale e gigantesca presa per i fondelli.
mercoledì 23 gennaio 2008
"Come, non lo sapeva?"
E' la frase che si è sentita pronunciare Chiara dall'esattore al casello autostradale. Ma andiamo con ordine.
Chiara (mia moglie), ha accompagnato lunedì scorso Michela (la più grande delle mie figlie) a Forlì per la visita bimestrale di controllo dal dentista. Il tragitto autostradale è sempre il medesimo: dal casello di Santarcangelo (Rimini Nord) a quello di Forlì e ritorno.

Fino a cerca metà dell'anno scorso il suddetto tragitto costava 1,80€. Poi è aumentato fino a 2 euro. All'arrivo al casello, Chiara stava per allungare la solita moneta da 2 euro all'impiegato quando ha visto sul display luminoso che la cifra indicava 2,10€. La risposta dell'addetto alla richiesta di chiarimenti di Chiara è stata: "Sì, l'aumento c'è stato dal 1 gennaio, non lo sapeva?"
La frase in sé ha sottinteso l'intenzione di far notare a Chiara che erano passati già ben 20 giorni dal 1 gennaio, molti (secondo lui) per non essere al corrente della questione (come a voler dire: "Scusi, lei dove vive?").
Altro scenario. Ieri mattina vado alla posta a pagare il canone Rai (quello che è stato trasformato furbescamente in "tassa di possesso") e scopro che è aumentato di 2€, arrivando così a 106€ (l'anno scorso costava 104€). Naturalmente non faccio una piega (mica posso prendermela con l'impiegato) e pago. Tornato a casa spulcio un po' il mio blog, memore di aver scritto qualcosa in proposito l'anno prima, e trovo infatti questo articolo.
Non so, vorrei incazzarmi con qualcuno ma non so da dove cominciare.
Chiara (mia moglie), ha accompagnato lunedì scorso Michela (la più grande delle mie figlie) a Forlì per la visita bimestrale di controllo dal dentista. Il tragitto autostradale è sempre il medesimo: dal casello di Santarcangelo (Rimini Nord) a quello di Forlì e ritorno.

Fino a cerca metà dell'anno scorso il suddetto tragitto costava 1,80€. Poi è aumentato fino a 2 euro. All'arrivo al casello, Chiara stava per allungare la solita moneta da 2 euro all'impiegato quando ha visto sul display luminoso che la cifra indicava 2,10€. La risposta dell'addetto alla richiesta di chiarimenti di Chiara è stata: "Sì, l'aumento c'è stato dal 1 gennaio, non lo sapeva?"
La frase in sé ha sottinteso l'intenzione di far notare a Chiara che erano passati già ben 20 giorni dal 1 gennaio, molti (secondo lui) per non essere al corrente della questione (come a voler dire: "Scusi, lei dove vive?").
Altro scenario. Ieri mattina vado alla posta a pagare il canone Rai (quello che è stato trasformato furbescamente in "tassa di possesso") e scopro che è aumentato di 2€, arrivando così a 106€ (l'anno scorso costava 104€). Naturalmente non faccio una piega (mica posso prendermela con l'impiegato) e pago. Tornato a casa spulcio un po' il mio blog, memore di aver scritto qualcosa in proposito l'anno prima, e trovo infatti questo articolo.
Non so, vorrei incazzarmi con qualcuno ma non so da dove cominciare.
domenica 6 gennaio 2008
Allarmismi (inutili)



A questo punto non ho più dubbi: si tratta di "terrorismo mediatico". Scusate, ma ogni santo giorno è proprio necessario titolare a piena pagina ogni minima variazione (verso l'alto) dei prezzi di gasolio e benzina? A cosa (e a chi) serve?
Se uno non usa la macchina, ma solo la bicicletta o le gambe, della cosa non gli frega ovviamente niente, mentre invece chi guida lo vede da sé quando va alla pompa.
Che ci sia sotto qualcos'altro?
domenica 18 novembre 2007
Tredicesima più leggera? Non è questa la brutta sorpresa
L'allarmismo serpeggia in rete alla notizia che quest'anno la tredicesima sarà più leggera del solito (già particolarmente pesante non è). Repubblica parla di "brutta sorpresa" perché, a seconda della fascia di reddito di appartenenza, si subirà una decurtazione che va dai 15 ai 75 euro. Secondo me c'è un meccanismo perverso nel riportare le notizie che ha l'intento di nascondere il vero nocciolo del problema.Ovvio, nessuno farà i salti di gioia nell'apprendere la notizia, ma il problema non è questo. Il problema è che il taglio tanto strombazzato è niente rispetto ai tagli più subdoli che vengono imposti sotto forma di aumenti più o meno reclamizzati. A me starebbe benissimo che la mia tredicesima venisse tagliata di 20 o 30 euro se i prezzi e il costo della vita fossero uguali al periodo della tredicesima dell'anno scorso. Per fare pari saremmo andati una volta di meno in pizzeria, per dire.
Mentre invece, a fronte di una sostanziale uguaglianza di reddito, si ha avuto nel corso dell'anno un aumento generalizzato di tutto quanto serve per vivere. Quindi, riepilogando: stipendi uguali, tredicesima un pelino più leggera e costi della vita a volo libero (verso l'alto). Qualche esempio? Basta spulciare qualche dato Istat che riporta il raffronto delle variazioni tra l'ottobre appena trascorso e quello dell'anno scorso:
- pane: +10,3%
- pasta: +6,4%
- latte: +5%
- frutta: +5,3%
- benzina: +6,8%
- gasolio: +7,2%
- luce: +2,1%
Le principali associazioni dei consumatori hanno calcolato che ciò si tradurrà per una famiglia in un aumento complessivo annuo valutato mediamente in circa 400 euro.
Altroché i 20 di decurtazione della tredicesima.
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